Le videointerviste di ASCARÉ: una anteprima del "caso ORCHESTRA"

Scrivendo il titolo di questa sintesi non ho potuto fare a meno di fermarmi un momento a riflettere sulla ambiguità della parola "caso". Perché, da un lato, la parola può esprimere una condizione di "casualità", qualcosa cioé che sta fuori da una scelta, che è indeterminato, qualcosa che succede, appunto, "per caso". Dall'altro, come in questo contesto, dove presentiamo un possibile "caso di studio" la parola contiene invece un significato praticamente opposto: è un caso nel senso che è uno tra molti, ma ha qualcosa di così precisamente determinato da essere scelto per farne una occasione di confronto. Credo, con voi che leggete, siano naturalmente molti i "casi di studio" che insieme al gruppo di lavoro dei miei colleghi in ASCARÉ avrei potuto presentare per discutere dei temi che tratterò nel mio incontro con uno dei partner del "", e che entra nel nostro racconto sulle prospettive dello sviluppo locale. Ma trattandosi appunto di un racconto, c'è una precisa scelta narrativa. La testimonianza, il punto di vista che poteva offrirci una multinazionale come IBM - che sceglie per un momento di smettere le vesti di interlocutore sulla dimensione delle politiche sull'innovazione tecnologica, per esercitare direttamente le proprie competenze all'interno di un progetto di sviluppo territoriale - risponde proprio all'esigenza narrativa di portare in primo piano il tema della pluralità delle competenze e il tema della relazione tra le competenze necessarie a "creare valore" in un processo di sviluppo locale, attraverso gli strumenti della Programmazione (della Programmazione Nazionale, nella circostanza). La prima domanda che scrivo preparando l'intervista, e che farò aprendo l'intervista, è proprio questa: perché uno stakeholder, un soggetto cioè che rappresenta a livello internazionale interessi diffusi negli ambiti dell’innovazione tecnologica, decide di farsi attore di un processo di sviluppo locale, entrando nel partenariato di un progetto co-finanziato da risorse comunitarie? E come si confrontano i soggetti istituzionali del partenariato, in particolare i soggetti del Governo locale, con una realtà multinazionale?
#039;intervista" src="/sites/default/files/ibm_standgc2.jpg" width="399" /> Il mio ospite è Giuseppe Capocelli, Dirigente di IBM Italia, con cui ho appuntamento alla sede di Napoli di Formez PA per realizzare l'intervista. Il tempo di sistemare telecamere e microfoni in questa calda giornata di ottobre, e di ripercorrere insieme la scaletta che ho predisposto prima di cominciare. Il significato preciso dell'acronimo di "ORCHESTRA" ve lo lascio però scoprire sul : per il racconto su pluralità e relazioni è sufficiente la suggestione di armonia che la parola necessariamente evoca.
E inizio con la prima domanda, quel "perché" sulla scelta di una azienda di dimensioni internazionali di partecipare ad un partenariato di progetto che ha come obiettivo strategico la "messa a sistema" delle risorse del territorio per il suo sviluppo economico. Chiedo all'Ing. Capocelli se per IBM sia una prassi partecipare a progetti co-finanziati dai fondi europei, o se sia trattato di una scelta, determinata dalla volontà di condividere risorse e competenze con le istituzioni locali. "La domanda è assolutamente pertinente e per rispondere è necessario fare una premessa" - ci dice Capocelli. "IBM è un’impresa globale in un settore estremamente competitivo come quello delle tecnologie e compete sul mercato mondiale. È per questo che IBM, a prescindere dalle politiche nazionali dei 170 paesi in cui opera, destina una considerevole quantità di risorse economiche proprie in ricerca e sviluppo. Almeno il 7-8% del fatturato globale sono destinati alla ricerca e cioé circa 6 miliardi di dollari l'anno. Quando nel 2012 ci è stato chiesto di far parte di una compagine pubblico-privata di alto profilo per presentare una proposta al bando PON Smart Cities & Communities, abbiamo scelto con il top management di aderire, consapevoli che avermo potuto calare le esperienze sviluppate in altre parti del mondo su un territorio, come quello del Sud Italia, sicuramente difficile da un punto di sviluppo socio-economico, ma così ricco di intelligenze e peculiarità".
#039;Ing. Giuseppe Capocelli parla ad ASCARÉ dell&;esperienza del Progetto ORCHESTRA" src="/sites/default/files/ibm_standgc1.jpg" width="399" /> "Il progetto ORCHESTRA - prosegue l'Ing. Capocelli - affronta secondo il paradigma delle Smart Cities i temi del turismo e dei Beni Culturali legati alla mobilità del centro storico di Napoli. Napoli ha condiviso questa esperienza sin dall’inizio candidandosi come Ente sperimentatore. Abbiamo portato avanti il progetto con un partenariato che raccoglieva il meglio delle competenze scientifiche nel campo della ricerca pubblica, come l'Università di Napoli “Federico II” e il CNR, e del settore privato campano...".
#039;intervista per ASCARÉ" src="/sites/default/files/ibm_standgp2.jpg" width="399" /> Ecco: sul piano dei contenuti abbiamo scelto questo "caso" anche perché in grado di esemplificare come una iniziativa che può apparire verticalizzata sulla dimensione della Smart City possa creare invece una condizione di sistema proprio per le politiche di sviluppo locale, mettendo in relazione la valorizzazione del patrimonio materiale ed immateriale di una Comunità (attrattori culturali, storici e ambientali) con la gestione efficace del territorio e delle infrastrutture (come ad esempio la gestione dei servizi fondamentali dell’Ente locale). In altri termini, proponiamo all'Ing. Capocelli, quella di Smart City è una vera e propria infrastruttura, possiamo vederla cioé come una infrastruttura di governo di una “Comunità intelligente”, e come uno dei presupposti per lo sviluppo del territorio.
#039;impresa nel partenariato di progetto" src="/sites/default/files/ibm_standgc1b.jpg" width="399" /> "Assolutamente si... la giusta infrastruttura abilitante è rappresentata dal punto di raccordo fra i vari stakeholders della filiera", concorda Capocelli, che prosegue "Naturalmente nè la disponibilità di piattaforme e competenze, seppur valide e consolidate, nè lo sviluppo di applicazioni verticali possono da sole essere sufficienti al funzionamento dell’intero sistema e ad uno sviluppo socio-economico del territorio. Il vero punto critico di tutto il  percorso di cui parliamo è che i Comuni e gli altri stakeholders riescano a svolgere il proprio ruolo..."
Svolgere il proprio ruolo, spiega Capocelli, vuol dire creare le giuste condizioni affinchè i progetti come ORCHESTRA possano “scaricare a terra” i risultati raggiunti e lasciare quindi, sul territorio, soluzioni concrete e servizi rivolti a cittadini e imprese, un impulso per nuove opportunità di mercato per le imprese e, insieme, un impulso per innalzare la qualità della vita dei cittadini. Un modo per restituire concretezza e sostenibilità anche al significato di "Comunità intelligente", aggiungo io. Mentre Capocelli prosegue: "Il ruolo di una corporation come IBM non può essere un ruolo operativo né gestionale all’interno di tale sistema economico di sviluppo, ma può essere invece quello di contribuire a costruire una visione complessiva mettendo, nel contempo, a disposizione le tecnologie e le competenze necessarie a rendere concreta e fattibile la realizzazione di un tale disegno"
#039;intervista per ASCARÉ" src="/sites/default/files/ibm_standgp1.jpg" width="399" /> E siamo, con questo, evidentemente sul punto-chiave: la disponibilità di competenze, lo scambio ed il confronto tra le competenze. Il percorso didattico di ASCARÉ si è dato come obiettivo anche la composizione di un “linguaggio comune”. Per interventi che dovrebbero avere una natura strutturale, progetti cioè che devono iniziare a creare valore per la collettività proprio una volta conclusi, questo linguaggio comune è anche il presupposto per il confronto e lo scambio di competenze tra i diversi soggetti di un partenariato, e perché l’idea progettuale possa effettivamente rivelarsi produttiva una volta realizzata.
Chiedo allora al nostro ospite come agiscono, nell’ambito di un partenariato di attori istituzionali e soggetti privati, queste dinamiche di confronto? Come si governano i diversi “ruoli” durante lo svolgimento di un progetto come “ORCHESTRA”? "Anche in questo caso si tratta di una domanda non solo pertinente ma anche molto realistica. Nel corso del progetto, nato tre anni fa, ci siamo trovati a dover fare i conti con un partenariato molto composito e variegato con tante personalità, ruoli e competenze di estrazione, storia ed approcci diversi e quindi abbiamo dovuto trovare il giusto equilibrio per gestire al meglio le varie situazioni per il buon andamento del progetto. Naturalmente non è stato né semplice né immediato soprattutto riuscire a far in modo che strategie, obiettivi ed approcci – spesso in totale contrapposizione (penso alle differenze fra mondo pubblico e mondo privato) - ma ci siamo riusciti grazie ad un’efficace ed efficiente organizzazione della governance del progetto". L'Ing. Capocelli ci spiega che questa governance di progetto si è articolata in due organismi di coordinamento e in un adeguato numero di gruppi di lavoro operativi. In particolare, un Comitato di coordinamento gestionale, un Comitato Tecnico-Scientifico per il confronto e le decisioni relative allo sviluppo scentifico del progetto, e un gruppo di lavoro per ciascuno degli ambiti di progetto: comunicazione, sviluppo delle piattaforme informatiche, rendicontazione.
#039;intervista per ASCARÉ" src="/sites/default/files/ibm_standgc3.jpg" width="399" /> Per la conclusione dell'intervista, scelgo di tornare al punto della sostenibilità e, soprattutto, al punto della replicabilità di esperienze complesse ma, credo, paradigmatiche come questa. Il confronto sulle competenze è anche una conseguenza della disponibilità di risorse, di risorse per investimenti da dedicare allo sviluppo secondo la visione di insieme che è emersa anche dal confronto con l'interlocutore di questa testimonianza. 

"Quando parliamo di risorse e di investimenti", conclude Capocelli "ci riferiamo al fatto che il ruolo dei Comuni può essere anche circoscritto all'impegno di competenze e del personale, in progetti come questi. Perché magari in un modello di business sostenibile si può immaginare ci siano imprese private sul territorio che trovino conveniente e, soprattutto, produttivo, utilizzare le soluzioni sviluppate ricavandone fatturati e nuovi mercati... da quelli che possono essere i servizi da erogare sul territorio. Le imprese devono fare il proprio gioco, secondo le proprie specificità, credendo in queste iniziative e co-investendo insieme alle Istituzioni, e le Amministrazioni sul territorio devono dare il loro contributo in termini di convinzione e determinazione nell'utilizzo delle soluzioni che possono essere sviluppate"

Alla conclusione dell'intervista, mi piace pensare che competenze, capacità e relazioni, guidate in una dinamica corretta e soprattutto condivisa, motivata, adeguatamente sostenuta dalla visione di ciascun attore della filiera, rappresentano effettivamente gli strumenti da accordare nella "Orchestra" dello sviluppo locale. Probabilmente non potevamo trovare un luogo più idoneo della sede Formez PA a Pozzuoli, in una parte di quello e inaugurato esattamente sessant'anni fa, per ragionare di tutto questo - e per farlo nell'ambito della Comunità professionale. Non un "caso", o forse un caso molto determinato, probabilmente.

La versione video integrale dell'intervista "" è disponibile sulla piattaforma didattica dedicata al Progetto