Tra i gruppi ristretti e, a volte, chiusi delle comunità professionali, di pratiche e di apprendimento e le reti reti sociali non c'è contraddizione. Anzi sono due mondi che si integrano.
Perchè passo più tempo a fare cose inutili su Facebook che cose utili su InnovatoriPA? Forse la spiegazione più semplice si riassume in una parola: leggerezza. Questo è lavoro, per scrivere devo pensare, ricordarmi dove si trova quell'articolo che parla di legami forti e legami deboli in modo convincente.
L'ultimo fine settimana ho fatto un esperimento. La mia rete su linkedin era ferma da mesi sugli 80 nodi e mi chiedevo, ma questi che ne hanno 2300 come fanno? Passano tutto il tempo a fare networking? Prima scoperta: se sei in un gruppo non è necessario contattare i membri chiedendo la presentazione a qualcuno che conosci.
Non voglio scrivere un trattato, ma semplicemente riflettere su come tracciare una linea di confine semplice tra quelle che, dentro InnovatoriPA, possiamo considerare comunità di pratiche in senso stretto (nella accezione di Wenger) e le altre forme di aggregazione. Vado a memoria e, semplificando, mi sembra che gli ingredienti essenziali possono essere:
Mi limito a riprendere una citazione dell'articolo. «La mia speranza – osservava Berners Lee parlando della rete – è che questo nuovo modo di interagire produrrà nuovi modi di lavorare insieme in maniera efficiente e leale, da utilizzare a livello globale per gestire il pianeta nel suo insieme».
Al tavolo 3 del Barcamp InnovatoriPA 2010 si è discusso di social network nella PA, sulla scia degli interventi nella sessione Ignite di Flavia Marzano con "Social Network e PA: opportunità e rischi" e di Caterina Policaro con "Social Network: vietarli o educare all'uso".
Obiettivi: Favorire il dibattito sul tema della e-inclusion e incentivare il riuso di progetti ed esperienze in cui la tecnologia è di supporto nel superamento di barriere nella società dell'informazione. Uno dei temi focali per il riuso di progetti sarà quello dell'open source.
Dettagli: Bologna, 11 marzo 2011 (Hotel UNAWAY, Piazza della Costituzione)
Ho letto due post stamattina, entrambi sui social media:
-il primo, l'ha scritto Giovanni Arata e riguarda il rapporto degli enti locali con Twitter. Giovanni ha aggiornato la sua analisi e presenta ora alcune interessanti considerazioni a margine di questi nuovi dati. La più significativa mi sembra quella che riguarda l'uso prevalente di Twitter come strumento di broadcast, essendo le funzioni di dialogo disabilitate per la maggior parte degli account. Gli enti locali vogliono informare, non comunicare con i cittadini.
Il prossimo 12 aprile, presso l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia (Viale Allegri 9 - Reggio Emilia) saranno presentati i risultati di una ricerca sull'utilizzo dei social network nei comuni italiani di medie e grandi dimensioni, realizzata dal Comune di Reggio Emilia, in collaborazione con l’unità di ricerca OPERA dell’Università.
Esiste una strategia o una metodologia che la pubblica amministrazione può utilizzare per entrare nei Social Network? A questa domanda si è cercato di rispondere nel tavolo che si è occupato di Social Media negli Enti locali.
E' ormai risaputo che i canali informali sono quelli più utilizzati per il reclutamento del personale. In Italia, ricorre ad internet per il recruiting solo il 15,4 % delle imprese industriali e il 14,7 % di quelle di servizi.
Mettere in rete con creatività le proprie competenze e la propria personalità può aiutare a trovare o a cambiare lavoro. In questo articolo di Tiziana Testa pubblicato da Repubblica si parla di come il web 2.0 stia influenzando, soprattutto all'estero, i canali d'accesso al mondo del lavoro.