Seminario in materia di disagio abitativo e di servizi per i senza dimora - Catanzaro 11 aprile 2013

letto 529 voltepubblicato il 25/07/2013 - 09:56 nel forum Forum generale, in Marginalità estreme e persone senza dimora

Il seminario è partito con un inquadramento delle politiche per l’inclusione sociale e la lotta alla povertà nella programmazione comunitaria 2014-2020, con l’intervento di Chiodi di Formez Pa, che ha focalizzato le caratteristiche della nuova politica di coesione, sottolineandone le principali novità rispetto al periodo precedente, tra cui il contributo dei fondi comunitari agli obiettivi della Strategia Europa 2020, l’orientamento ai risultati e la concentrazione tematica. Sia il FSE che il FESR prevedono obiettivi e priorità d’investimento finalizzati a promuovere l’inclusione sociale e a combattere la povertà. Il 20% delle risorse FSE, inoltre, dovrà essere destinato a quest’area. È stato inoltre illustrato il Social Investment Package, iniziativa comunitaria che orienta gli sforzi degli Stati Membri destinati a ridurre la povertà ed il disagio (2.200.000 persone sottratte al rischio di povertà è l’impegno italiano nell’ambito del quinto obiettivo della Strategia Europa 2020).

Quindi, durantel'intervento di Berliri del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di cui è disponibile il , sono stati presentati i risultati del Tavolo “Qualità della vita e inclusione sociale”, organizzato ai fini della preparazione dell’Accordo di Partenariato, in cui è stata posta forte attenzione al disagio abitativo e alla riduzione della marginalità estrema e si è delineato un quadro preciso di risultati, indicatori ed azioni da mettere in campo nel prossimo settennio, tra le quali interventi per incrementare la disponibilità di alloggi sociali e servizi abitativi per categorie fragili, in particolare i senza dimora, e la sperimentazione di modelli innovativi sociali e abitativi, avvalendosi a questo scopo anche della combinazione di fondi FSE e FESR per integrare interventi infrastrutturali (es. la costruzione di infrastrutture fisiche, alloggi, strutture sia abitative sia sociosanitarie) rivolti ai senza dimora integrati con servizi e interventi di accompagnamento verso l'autonomia abitativa delle persone.

La necessità di ripensare l’intero comparto dell’edilizia sociale, assegnandogli una nuova centralità e legandolo ad interventi di natura sociale, differenziati per tipologia di rischio di esclusione, è stata sottolineata da Rosa del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha chiarito come, l’obiettivo di rendere tutti gli italiani proprietari di una casa perseguito dal dopoguerra in Italia, ha provocato diversi squilibri tra i quali l’attuale deficit di alloggi sociali e un mercato delle locazioni proibitivo per le fasce più deboli.

Il legame tra povertà e disagio abitativo è stato approfondito da Marco Iazzolino, FIOPSD - Federazione Italiana degli Organismi per le Persone Senza Dimora (Allegato 3) e da Liz Gosme, FEANTSA -  European Federation of National Organisations Working with the Homeless (Allegato 4). Il concetto di disagio abitativo si è arricchito di connotazioni negli ultimi anni, andando a ricomprendere non solo, e non più, chi non ha una casa, ma anche chi è costretto a vivere in un ambiente in cui subisce violenze, chi è ospitato da parenti o amici, chi perde l’alloggio a causa di separazioni, disoccupazione o subentrati problemi di salute, per cui è più corretto parlare di “abitar precario”. Sulla base di questa consapevolezza entrambi gli interventi hanno segnalato la necessità di passare da un approccio emergenziale, basato sui ricoveri nei dormitori, ad un approccio basato sul sostegno all’abitare. La disponibilità dell’alloggio è anche il nucleo centrale ed attivatore di una altra serie di azioni o servizi a favore delle marginalità estreme. L’evidenza empirica dimostra infatti che la stabilità alloggiativa, invece di essere il momento finale di un percorso de reintegrazione sociale, quando viene posta al suo inizio innesca un circuito virtuoso di comportamenti positivi da parte dei senza fissa dimora che permettono ai servizi agire in modo molto più efficace nei loro confronti, sia in funzione preventiva che di sostegno. La dott.ssa Gosme, a questo proposito, ha sottolineato anche l’effettività degli interventi di de-istituzionalizzazione dell’accoglienza e del recupero, in linea con gli orientamenti della CE circa la necessità di privilegiare servizi community-based.

La sessione pomeridiana del seminario è stata arricchita dalle presentazioni di tre esperienze realizzate in realtà regionali diverse, tutte caratterizzate da un approccio integrato (delle politiche, degli strumenti e delle risorse FESR e FSE) ma con un diverso modo di fronteggiare il problema del disagio abitativo: il progetto AbitAzioni, che sostiene l’accesso all’alloggio da parte di cittadini stranieri attraverso la ristrutturazione di beni pubblici già esistenti in Regione Lombardia; l’esperienza di autocostruzione assistita della Campania, che prevede la partecipazione diretta dell’assegnatario dell’alloggio alla costruzione della propria casa; l’iniziativa della Regione Calabria, che ha messo a bando la realizzazione di 1.200 alloggi caratterizzati dal rispetto dei criteri di sostenibilità ambientale e volti al recupero e alla conversione di alloggi ubicati nei centri storici.