Domande e risposte

Gli incarichi dirigenziali a tempo determinato devono rientrare nei limiti complessivi della spesa di personale prevista dall'ente pubblico?

letto 303 voltedomanda inserita il 12/05/2016 - 15:58, in Osservatorio Spending Review
Sì! Gli incarichi dirigenziali a tempo determinato devono rientrare nei limiti complessivi della spesa di personale prevista dall'ente pubblico, limiti in osservanza dei quali  «ai contratti a termine non può essere destinata una somma superiore al 50% di quella sostenuta allo stesso titolo nel 2009. Lo ha stabilito la Corte dei Conti, Sezione delle Autonomie, con delibera n. 14 del 03/05/2016, che ha risposto al quesito relativo alla computabilità degli incarichi dirigenziali conferiti ex articolo 110, comma 1, D.lgs. n. 267/2000, nel tetto di spesa stabilito dall'articolo 9, comma 28, del D.L. n. 78/2010. La Sezione si discosta dal precedente orientamento reso con  delibera n. 12/2012, dove escludeva  queste spese dai vincoli generali, sul presupposto che detti incarichi fossero disciplinati da un limite "su misura", scritto nel testo unico del pubblico impiego (articolo 19, comma 6-quater del D.Lgs. n.165/2001). Invero, come sottolinea la Sezione «il decreto Madia del 2014 (ha chiarito che) quella norma si applica solo agli enti di ricerca», pertanto attualmente  unico  riferimento normativo in materia è dato dal Tuel, ove si  precisa che le amministrazioni locali non possono coprire con incarichi a tempo determinato più del 30% dei posti previsti in dotazione organica. A riguardo, la Corte costituzionale,  nella sentenza n. 173/2012 ha ribadito che il tetto complessivo previsto nella normativa del 2010 ha «l'obiettivo generale di contenimento della spesa relativa ad un vasto settore del personale», di qui l'impossibilità di sottrarre al vincolo gli incarichi dirigenziali negli enti locali». I Giudici Contabili, concordando con tale pronuncia hanno affermato come «l'art. 9, comma 28  lascia alle singole amministrazioni la scelta circa le misure da adottare con riferimento ad ognuna delle categorie di rapporti di lavoro da esso previste. Ciascun ente pubblico può determinare se e quanto ridurre la spesa relativa a ogni singola tipologia contrattuale, ferma restando la necessità di osservare il limite della riduzione». La Corte ha poi  concluso precisando che « indipendentemente dalla prestazione oggetto del contratto di impiego - dirigenziale o no - e dalla modalità organizzativa dell'inserimento del personale nell'organizzazione del lavoro - in o extra dotazione organica - ciò che rileva ai fini della delimitazione dell'ambito di applicazione della normativa in materia di contenimento della spesa imposto dall'art.9, comma 28, del d.l. n.78/10, è la tipologia contrattuale che, ove a tempo determinato, incide ai fini delle limitazioni dalla stessa previste». Infatti «a tale tipologia contrattuale a tempo determinato si richiama ex adverso l'art.9, comma 28, del d.l. n.78/2010, al fine di individuare le modalità di contenimento della spesa là dove richiama un settore del personale rappresentato da quanti collaborano con le pubbliche amministrazioni in virtù di contratti diversi dal rapporto di impiego a tempo indeterminato». Pertanto «le spese riferite agli incarichi dirigenziali conferiti ex art. 110, primo comma, del decreto legislativo n. 267 del 2000 devono essere computate ai fini del rispetto del limite di cui all'art. 9, comma 28, del decreto legge n. 78 del 2010, convertito con modificazioni dalla legge n. 122 del 2010». Per approfondimenti, consulta la Deliberazione n.14 del 03/05/2016: https://servizi.corteconti.it/bdcaccessibile/ricercaInternet/doDettaglio.do?id=1638-04/05/2016-SEZAUT Leggi

I dipendenti pubblici che percepiscono incentivi alla progettazione in appalto di servizi, rispondono di danno erariale?

letto 229 voltedomanda inserita il 03/05/2016 - 14:41, in Osservatorio Spending Review
Sì! I dipendenti pubblici che erogano o percepiscono incentivi ex art.92 del D.Lgs. n. 163/06 (vigente al tempo di indizione della gara) per l'attività di manutenzione del verde pubblico e per il servizio di raccolta differenziata, affidata a società esterne, rispondono del danno erariale cagionato all'ente-datore di lavoro. In particolare, tali attività «erano state qualificate dalla stazione appaltante come "lavori", ancorché caratterizzate da una spiccata ed oggettiva natura di "servizi"». Dunque  «l'indebita percezione e/o erogazione del compenso incentivante con riferimento ad attività non riconducibili alla categoria dei lavori e alla relativa progettazione, parametrato sui lavori fatturati dall'impresa e non già sull'importo a base d'asta d'appalto, configura un illecito erariale». Lo ha stabilito la Corte dei Conti Sezione Giurisdizionale per la Regione Calabria con la sentenza n. 67 del 01/04/2016: https://servizi.corteconti.it/bds/doVisualizzaDettagliAction.do?sptomock=&id=18100425&cods=18&mod=stampa   Leggi

La mancata pubblicazione sul sito dell'amministrazione dei compensi riconosciuti a professionisti esterni determina un danno erariale per l'ente pubblico?

letto 157 voltedomanda inserita il 03/05/2016 - 14:36, in Osservatorio Spending Review
Sì! La mancata pubblicazione sul sito dell'amministrazione dei compensi riconosciuti a professionisti esterni l'assetto organizzativo determina un danno erariale per l'ente pubblico. La Corte dei Conti - Sezione Giurisdizionale Regionale della Puglia - con la sentenza n. 132 del 12/04/2016 ha chiarito come l'art. 1, comma 127 della L.n. 662/1996, ora confluite nell'articolo 15 del D.Lgs. n. 33/2013, impone alle «pubbliche amministrazioni che si avvalgono di collaboratori esterni o affidano incarichi di consulenza, per i quali è previsto un compenso (di) pubblicare sul proprio sito, la pubblicazione di provvedimenti completi di indicazione dei soggetti percettori, della ragione dell'incarico e dell'ammontare erogato». In caso di omessa pubblicazione «la liquidazione del corrispettivo per gli incarichi di collaborazione o consulenza costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale del dirigente preposto». Consulta la sentenza alò seguente link: https://servizi.corteconti.it/bds/doVisualizzaDettagliAction.do?sptomock=&id=17109599&cods=17&mod=stampa   Leggi

L’approfondimento - Spendere meglio è possibile? Le esperienze di spending review raccolte dall’Osservatorio. Le misure di riduzione della spesa nel biennio 2015/2016 della Regione Basilicata

letto 243 voltedomanda inserita il 03/05/2016 - 14:30, in Osservatorio Spending Review
La Regione Basilicata ha conseguito importanti riduzioni dei costi per il biennio 2015/2016 senza ridurre o peggiorare i servizi erogati ai cittadini, sebbene siano proprio le Aziende Sanitarie e le Aziende Ospedaliere le voci di spesa che risentono più delle altre dei tagli. Con un risparmio stimato di 61.023.994 euro per gli anni 2015-2016 la Regione Basilicata ha attuato la revisione della spesa al suo interno e negli enti sub regionali. Gli interventi realizzati hanno portato nel complesso a una riduzione significativa delle spese improduttive, senza intaccare la spesa sociale. Tra le voci di spesa più importanti ad essere oggetto di attenta analisi e revisione figurano l'Azienda Sanitaria locale di Matera (9 milioni in meno), l'Azienda Sanitaria Potentina (5 mln di tagli), l'AO San Carlo (5,7 mln di risparmi) e il Consorzio di Bonifica (-1,6 mln). L'Azienda Sanitaria locale di Matera, ad esempio, non ha attuato tagli lineari ma è intervenuta in ogni settore, pulizia compresa, senza intaccare i servizi sanitari, come la sicurezza e la qualità. Ad esempio per le pulizie la riduzione del 5% è stata interamente riversata sul versante amministrativo, nel senso che la Asm ha chiesto alla ditta appaltatrice di lasciare intatta la pulizia e sanificazione degli ospedali, ambulatori e delle altre strutture sanitarie, e di ridurre – invece - la frequenza negli uffici amministrativi, a cominciare da quelli della direzione aziendale. Quindi, per il settore sanitario non si tratta di tagli, bensì di misure organizzative adottate dai dirigenti responsabili nella loro autonomia gestionale a tutela dell'efficienza complessiva del sistema aziendale e della sicurezza delle prestazioni per i cittadini. Tra i tanti interventi adottati vi è quello legato alla riduzione dei compensi apicali negli enti sub regionali con una previsione di risparmio di 324.000 euro annui. Tale risparmio è stato ottenuto applicando la riduzione degli emolumenti per i contratti stipulati posteriormente alla delibera di riduzione della spesa. Successivamente, nel momento in cui avverrà la novazione dei contratti, l’Amministrazione ritiene possibile ottenere un ulteriore risparmio. I risparmi stimati, inoltre, saranno ottenuti attraverso le seguenti misure di spending review: eliminando il costo delle sedi prese in affitto, riducendo il parco auto, ricontrattando i canoni di locazione, implementando una nuova governance, con l’efficientamento energetico, con la riduzione delle spese per consulenze esterne. Particolarmente importanti sono anche i risultati ottenuti grazie ad un unico soggetto aggregatore - la Stazione Unica degli Appalti - che accorpa, per specifici ambiti di intervento, i vari centri di spesa della Basilicata e che nel tempo potrà ottenere performance sempre più significative. I risparmi ottenuti concernono le seguenti voci di spesa: la vigilanza armata, il facility management degli immobili, i servizi di pulizia, la guardiania, la manutenzione degli immobili e degli impianti. Una ulteriore categoria di risparmi è stata conseguita grazie alla creazione di un unico Consorzio di Bonifica, che ha generato una diminuzione della spesa pari a circa 1.890.000 euro; nonostante siano state effettuate le stabilizzazioni del personale e non siano stati intaccati i servizi erogati. Il risparmio è necessario e obbligatorio, e gli sforzi dell’Amministrazione si sono concentrati per non causare alcun riverbero sul piano sociale. Leggi

L’approfondimento - Spendere meglio è possibile? Le esperienze di spending review raccolte dall’Osservatorio. Istituzione di un gruppo di lavoro per la riforma e la razionalizzazione della spesa presso il Comune di Palermo

letto 155 voltedomanda inserita il 19/04/2016 - 15:56, in Osservatorio Spending Review
L'iniziativa prevede l'istituzione di una task-force per spendere meno e meglio, per applicare anche al comune di Palermo la spending review. Il Sindaco e la Giunta hanno individuato nella nomina di un gruppo di lavoro ad hoc lo strumento per studiare nuove soluzioni che facciano risparmiare denaro pubblico ai cittadini e all’amministrazione. La squadra, formata dal Capo di Gabinetto, dal Ragioniere Generale, dal Dirigente dei Tributi e dai Capiarea all’Innovazione e Amministrazione delle Infrastrutture, dovrà stilare entro il prossimo giugno misure per la riforma e la razionalizzazione della spesa verificando le criticità dei flussi di entrata, anche per quanto attiene alla velocità di riscossione dei tributi. Il coordinamento è affidato all'assessore all' Energia, Innovazione, Comunicazione TLC e URP, Fondi Europei, Rapporti funzionali con AMG e SISPI e Rapporti funzionali con Università, centri di ricerca e formazione superiore nonchè all'assessore al Bilancio, Risorse Finanziarie, Patrimonio Comunale, immobili assegnati e da assegnare e loro gestione giuridico legale, Controllo finanziario sulle società partecipate. La task force si riunirà almeno una volta a settimana, con priorità assoluta, e sarà a costo zero per l'amministrazione. L'iniziativa si presenta interessante, in quanto una corretta spending review non può non partire da una attenta analisi degli acquisti di beni e servizi da parte del Comune. Troppo spesso il medesimo bene o servizio ha un costo molto diverso a seconda che l'acquirente sia pubblico o privato. Molti fornitori differenziano l'offerta a scapito dei soldi dei contribuenti. Il gruppo di lavoro, nell'eventualità in cui si verifichino tali circostanze al comune di Palermo, potrà intervenire con urgenza per proporre soluzioni utili fino a proporre di revocare eventualmente gli affidamenti. Leggi

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