Forum dell'Osservatorio Spending Review: dare un taglio ai Comuni?

letto 17115 voltepubblicato il 17/10/2014 - 18:14 nel forum Forum generale, in Osservatorio Spending Review

In un articolo apparso nei giorni scorsi su la voce.info, si evidenziava il problema connesso alla polverizzazione dei Comuni nell’ordinamento italiano (). Come è noto, si tratta di un tema che ha ricevuto ampia attenzione nel dibattito della spending review, per quanto dai risultati ancora controversi.

Il DL n. 95 del  6  luglio 2012 ha difatti obbligato, all’art. 19, i Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti a esercitare in forma associata, mediante Unione di comuni o convenzione, le funzioni fondamentali. Sono stati previsti anche incentivi alla fusione di Comuni, il cui tetto è stato fissato dal recente DL 90/2014 a un massimo a 1,5 milioni di euro.

Il Presidente dell’ANCI Piero Fassino ha rilanciato a inizio settembre l’obiettivo di razionalizzare il numero dei Comuni, annunciando anche una campagna per il 2015 tesa a ridurne la quantità a circa 2.500, ovvero meno di 1/3 degli attuali (sono circa 8.100), azzerando del tutto quelli con meno di 15mila abitanti.

La proposta ha suscitato numerose reazioni, per lo più negative da parte dei Sindaci piccoli Comuni (oltre il 70% della popolazione italiana vive in Comuni al di sotto dei 5.000 abitanti). Se lo scopo dei “riformatori” è quello di generare economie di scala, evitando le evidenti duplicazioni di funzioni, e conservando il livello di servizi ai cittadini, gli oppositori evidenziano deficit e debiti accumulati per lo più dai grandi Comuni, alcuni dei quali hanno già oltrepassato il limite del default.

Va qui rilevato che non si tratta di una innovazione assoluta in campo europeo, dove le esperienze di riforme del governo locale non sono una rarità. Una delle più interessanti è quella varata dal governo danese nel 2007, basata sulla soppressione dei Comuni con meno di 20mila abitanti, la fissazione di un limite minimo di 30mila abitanti per i Comuni derivanti da fusione e la riorganizzazione del sistema delle Contee.

La riforma, attraverso un percorso durato 5 anni, ha portato alla istituzione  di una nuova “mappa” amministrativa basata su:

  • la riduzione a 98 municipalità dalle precedenti 271 (quasi 2/3 in meno), di cui solamente 33 preesistenti e le altre derivanti da fusioni;
  • l’abolizione delle 13 contee con la sostituzione attraverso 5 nuove regioni.

Essa è stata peraltro accompagnata da una revisione e riorganizzazione delle competenze, la cui “bussola” è il mantenimento e sviluppo del sistema di welfare, non certo la sua soppressione.

Di verso opposto la strada seguita dalla Francia, che vanta oltre 36mila Comuni con una dimensione media piccolissima (1.600 abitanti), ma che ha promosso fortemente la c.d. “intercommunalité”, basata sugli “enti pubblici di cooperazione intercomunale volontaria” (EPCI), a loro volta distinti in due macro-tipologie di aggregazione, ovvero a fiscalità propria o senza fiscalità propria. La prima tipologia è realizzata attraverso tre modalità: comunità urbane (oltre 500mila abitanti), comunità di agglomerazione (oltre 50mila abitanti raggruppati intorno a un Comune di almeno 15mila abitanti) e comunità di comuni (inizialmente istituite per favorire l’aggregazione dei Comuni rurali).

Oltre il 90% dei comuni e della popolazione francese rientrano in un EPCI a fiscalità propria, gestendo competenze distinte in funzione del tipo di comunità nel quale ricadono.

In entrambi i casi – Danimarca e Francia - emerge comunque un fattore comune: il ridisegno del governo locale è accompagnato da una revisione e definizione delle funzioni (e del sistema di fiscalità) tese a migliorare il servizio ai cittadini, non meramente a praticare riduzioni di spesa. I tagli ulteriori proposti dal Governo nella legge di stabilità 2015, che contemplano ulteriori ai Comuni (1,2 miliardi, da assestare nell’approvazione in Parlamento) sembrano rendere sempre meno sostenibile, anche nel nostro paese, la conservazione dell’attuale status quo.

Quale sarà l’evoluzione...se vi sarà?

 

 

 

 

 

 

 

116 commenti

Claudia Leone

Claudia Leone27/10/2014 - 12:08

Ci tenevo a segnalare una notizia, che risale a qualche mese fa, relativa alla firma del patto di amicizia tra l’Unione dei Comuni della Bassa Reggiana ed il distretto svedese di Norra Hisingen con l’obiettivo di creare un network amministrativo e pedagogico ed un progetto comune sulle politiche dell’infanzia.

La sigla del patto è arrivata dopo una seduta del consiglio dell'Unione, alla presenza dei sindaci degli otto Comuni (Boretto, Brescello, Gualtieri, Guastalla, Luzzara, Novellara, Poviglio e Reggiolo) e di una delegazione svedese, composta da una dozzina di persone tra pedagogisti, amministratori, project manager, responsabili dell’area educativa e responsabili dei progetti europei.

C’è da sottolineare che:

“L’amicizia tra l’Unione dei Comuni della Bassa Reggiana ed il distretto svedese di Norra Hisingen (Goterborg) dura da almeno quindici anni, durante i quali i rapporti tra le due amministrazioni sono cresciuti e maturati grazie alla conoscenza reciproca.

I rapporti con gli svedesi nacquero negli anni Novanta, ed inizialmente si trattò di un progetto di studio destinato all’osservazione dei metodi di lavoro all’interno degli asili nido e delle scuole dell’infanzia. Sindaci e pedagogisti italiani e svedesi hanno fatto visita alla rispettiva comunità ospite con l’obiettivo di confrontarsi, prendendo spunto gli uni dagli altri, per riuscire a migliorare i propri servizi educativi.

Un ottimo esempio di Europa delle Persone, dove lo scambio tra realtà diverse porta ad un arricchimento e ad una crescita: il confronto con il metodo e l’organizzazione di lavoro, attuata nel campo educativo, dall’Unione dei Comuni della Bassa Reggiana ha permesso agli amministratori svedesi di trovare successivamente delle soluzioni alternative da applicare nel campo dell’istruzione, riuscendo in tale modo ad affrontare le problematiche nate dal rapido allargamento che il distretto di Norra Hisingen ha avuto negli ultimi anni.” ()

L’Unione Bassa Reggiana è stata costituita ben sei anni fa, nel 2008.

Ma non ci si è fermati alla semplice Unione dei Comuni… Visitando il sito web dell’Unione (), infatti, ho avuto modo di consultare il Protocollo di intesa con le Unioni Bassa Romagna e Reno Galliera, che allego.

Come si legge al suo interno, il Protocollo risponde alla volontà politico-amministrativa di cooperare per creare e sviluppare le condizioni per la realizzazione di una RETE di UNIONI DI COMUNI a carattere inter-provinciale, la quale si propone come finalità:

  • CONFRONTO: attivare il confronto con altre realtà associative, contribuendo all’arricchimento reciproco e alla condivisione di conoscenze, esperienze ed iniziative;
  • INDIRIZZO: elaborare in modo congiunto linee di indirizzo su politiche di bilancio delle Unioni di Comuni; gestione e sviluppo organizzativo e del personale; sviluppo dei servizi associati e dei diversi modelli gestionali;
  • SINERGIE: sviluppare sinergie e condivisione di progetti finalizzati al miglioramento dei servizi al cittadino;
  • VALUTAZIONE: attivare procedure comuni di valutazione dei risultati raggiunti dalle gestioni associate;
  • RAPPRESENTANZA DELLE FORME ASSOCIATIVE: elaborare e redigere proposte politiche e tecniche sulle riforme istituzionali, con specifico riferimento alle riforme e programmi regionali.
Claudia Leone

Claudia Leone27/10/2014 - 11:38 (aggiornato 27/10/2014 - 11:38)

Oltre alle esperienze già ricordate, ci tenevo a citarne altre due, che sono state oggetto di segnalazione sul nostro Osservatorio, quella dei Comuni di Sissa e Trecasali (),  e quella dell’Unione dei Comuni del Miranese ().

La prima era stata segnalata proprio da me e riguardava i risparmi che potevano essere conseguiti grazie alla fusione delle banche dati anagrafiche dei due Comuni in Provincia di Parma. Circa un anno fa la Regione aveva approvato la fusione, prendendo atto delle popolazioni interessate, espressa con il referendum consultivo del 6 ottobre 2013, che aveva visto una schiacciante maggioranza dei cittadini a favore della fusione, segno del fatto che gli stessi avevano capito i vantaggi che potevano derivare dall’operazione.  Alla consultazione avevano infatti partecipato 2.439 persone, il 44% dei residenti di Sissa e il 31% di quelli di Trecasali. L’86,9% dei voti sono stati a favore della fusione, quota ancora più alta a Sissa (93,4%), il più grande dei due paesi. Anche la denominazione è stata scelta dai cittadini tra 5 possibilità di scelta.

Lo scorso luglio invece è stato firmato l’atto costitutivo dell’Unione dei Comuni del Miranese dai Comuni di Martellago, Mirano, Noale, Salzano, Santa Maria di Sala e Spinea. Vengono gestite in forma associata le funzioni di protezione civile, polizia locale e messi, mentre le altre funzioni si aggiungeranno in itinere.

Francesco Farina

Francesco Farina28/10/2014 - 16:14

Come già segnalato qualche mese fa () una delle Unioni dei Comuni che già hanno accumulato esperienza nella condivisione e gestione integrata di attività è quella del Medio Brenta ().

 Le funzioni delegate sono:

  • Polizia Locale e Amministrativa
  • Videosorveglianza territoriale
  • Sportello Unico delle Attività Produttive
  • Commercio ed esercizi pubblici
  • Servizi di mensa e trasporto scolastico
  • Gestione sistemi informatici e telematici
  • Gestione economica del personale
  • Controllo di gestione
  • Servizi assicurativi e di brokeraggio assicurativo mediante una gestione unitaria delle gare; 
  • la gestione dei tributi comunali

All'interno dell'Unione possono anche esser gestite attività relative ai singoli comuni che ne fanno parte come per il comune di Cadoneghe l'Ufficio Stampa e la gestione complessiva dei servizi scolastici, incluso l'Asilo Nido;  le funzioni relative all''Edilizia Privata e l'Urbanistica; l'organizzazione dei grandi eventi culturali. Mentre per il Comune di Vigodarzere l'unione gestisce parte del piano di riassetto idrogeologico. Nasce invece  all'interno dell' Unione dei Comuni lo Sportello F.a.r.e. (Fonti Alternative Risparmio Energetico).

Roberto Formato

Roberto Formato28/10/2014 - 22:48 (aggiornato 28/10/2014 - 22:48)

Sembra molto interessante lo sportello F.A.R.E. Francesco, credi che sia possibile sapere qualcosa di più circa il suo funzionamento? Si rivolge a cittadini ed operatori? Svolge anche funzioni di "Energy Manager" per l'Unione? E' sicuramente un tema molto interessante, tenuto conto che alcuni studi - come anche segnalato in altre discussioni del presente Osservatorio - evidenziano risparmi potenziali sino anche al 20% rispetto alla spesa attuale.

Francesco Farina

Francesco Farina31/10/2014 - 12:32

Ciao Roberto 

Non posso dire con certezza che lo sportello operi anche come Energy manger per i due comuni, ma cerco di verificarlo. Intanto un breve aggiornamento sulle sue funzioni.

Lo sportello Fare (Fonti alternative risparmio energetico) allestito dall’Unione dei Comuni del Medio Brenta è specificamente dedicato alla promozione dell’efficienza energetica ed è  rivolto ai cittadini, agli imprenditori e agli operatori professionali di settore.

Guida i cittadini che ne fanno richiesta nella scelta dei più opportuni interventi di risparmio energetico, dalla sostituzione di serramenti all’isolamento termico di pareti e coperture, dalla sostituzione della caldaia all’installazione di impianti solari per la produzione di acqua calda sanitaria e di impianti fotovoltaici.

Fornisce inoltre informazioni,  chiarimenti e assistenza di base sulle forme di incentivo statale promosse per gli interventi di risparmio energetico (ad esempio detrazione IRPEF del 55% o  “conto energia”). Assistenza di base nella definizione degli interventi finalizzati al miglioramento dell’efficienza energetica ed indicazione delle procedure da avviare per realizzarli.

Da approfondimenti legislativi in campo nazionale e regionale, specifiche sui Regolamenti Comunali ed indicazioni sulle modalità di presentazione delle richieste di autorizzazione per la realizzazione degli interventi

Organizza inoltre eventi ed iniziative promozionali e di animazione locale su questi temi specifici.

 

Roberto Formato

Roberto Formato31/10/2014 - 16:36 (aggiornato 31/10/2014 - 16:36)

Grazie Francesco per la risposta.

La tua spiegazione è chiara: si tratta di uno sportello a servizio dei cittadini dell'Unione dei Comuni del Medio Brenta, a presidio di questa funzione strategica. Fin qua l'utile funzione informativa e anche di sensibilizzazione sul tema. Sarebbe effettivamente utile, date le competenze che verosimilmente avrà maturato, che gli venisse delegata anche l'operatività "interna" ovvero sul versante del monitoraggio e controllo dei costi energetici dell'Unione. Se riesci a verificarlo tienici aggiornati! Grazie ancora.

Irene Salerno

Irene Salerno27/10/2014 - 13:11

Il tema delle Unioni dei Comuni è stato affrontato in uno dei convegni che si sono tenuti nell’ambito di Smart City Exhibition 2014. In particolare, vorrei condividere alcune riflessioni emerse nel convegno “Legge 56/14 e riforma della governance locale in una prospettiva di sviluppo delle economie territoriali”.

Il convegno ha previsto l’apertura dei lavori da parte del presidente di Forum PA Carlo Mochi Sismondi il quale – postulando nella legge n.56/14 un’occasione per lo sviluppo dei territori in termini di benessere equo e sostenibile per la popolazione – ha invitato i partecipanti a riflettere su come cogliere tale opportunità e su quali siano le leve da attivare a tal fine.

Il primo ad intervenire è stato Antonio Naddeo – Dipartimento per gli Affari Regionali, le Autonomie e lo Sport della Presidenza del Consiglio. Naddeo ha costatato il fallimento dei Commissari per la spending review che si sono succeduti partendo da un’assunzione di base: come può un solo Commissario esaminare la spesa di 35.000 amministrazioni pubbliche? Con riferimento all’operato dell’ultimo Commissario, Naddeo ha sottolineato la non sufficiente attenzione dedicata al “cosa fanno” le amministrazioni e a quali sono le competenze delle persone che in esse lavorano. Per Naddeo, al fine di uscire dalla logica dei tagli lineari – unica spending review realizzata in Italia – è necessario chiedersi come le amministrazioni utilizzano le proprie risorse, finanziarie ed umane. Con riferimento a quest’ultime Naddeo ha affrontato il tema della mobilità, il quale, a suo parere, non può prescindere da un’attenta analisi della professionalità, dell’età e della remunerazione delle RU. Infine, con riferimento all’asserzione di Cottarelli – riportata anche nel nostro Osservatorio – sulla eccessiva numerosità dei Comuni, Naddeo si è chiesto cosa avrebbe inteso fare in tal senso Cottarelli: sopprimere alcuni Comuni o favorire l’Unione dei Comuni e quindi l’accorpamento di enti per svolgere determinate funzioni.

All’intervento di Naddeo è seguito quello del Prefetto Silvana Riccio, responsabile dell’Autorità di Gestione del Programma Nazionale Servizi di cura all'infanzia e agli anziani non autosufficienti gestito dal Ministero dell’Interno. Il Programma si pone come obiettivo quello dello sviluppo economico-sociale dei territori attraverso la riduzione del gap di qualità tra i servizi offerti e prevede l’assegnazione di risorse direttamente ai Comuni – senza passare dall’imbuto delle Regioni. Il Prefetto ha sottolineato le difficoltà incontrate nel far spendere tali risorse  ai Comuni, per i quali esiste un problema legato non solo alla difficoltà di rendicontazione, ma soprattutto un problema legato alla difficoltà di pianificazione, gestione e realizzazione dei progetti. Questo ci fa riflettere sull’importanza di accrescere le competenze managerali dei dirigenti degli enti locali, al fine di metterli nelle condizioni di cogliere tutte le opportunità e sfruttare tutte le risorse a disposizione per l’erogazione dei servizi ai cittadini.

Il successivo intervento è stato quello del neo Presidente della Provincia di Reggio Emilia Giammaria Manghi, già sindaco del Comune di Poviglio e Presidente dell’Unione dei Comuni della Bassa Reggiana. Manghi ha messo in evidenza la diseguale distribuzione sul territorio delle Unioni dei Comuni le quali sono presenti in via prevalente nel nord del Paese. Da ciò deriva il timore di un’assenza della necessaria maturità per assegnare le funzioni delle Province alle Unioni dei Comuni, dato che poche realtà sarebbero pronte per cogliere tale sfida. Infine, Manghi ha sottolineato la presenza di diverse tipologie di Unioni di Comuni, alcune “autentiche” e tese a fornire servizi ai cittadini con maggiore efficienza ed efficacia, altre definite come “unioni scatole” che poco apportano al miglioramento del governo del territorio.

Il dibattito è seguito con l’intervento del sindaco di Treviso Giovanni Manildo, il quale vede nell’area vasta una forte opportunità di sviluppo per il territorio che amministra ed ha individuato come l’Unione dei Comuni lo strumento più idoneo per fronteggiare le sfide da affrontare. Per il sindaco di Treviso bisogna pensare ad altre geometrie territoriali, sviluppare reti e comunità, superare i confini e non solo quelli comunali ma anche quelli tra settore pubblico e settore privato. Infine, Manildo ha individuato nelle Unioni dei Comuni uno strumento utile non solo per la condivisione dei servizi esistenti ma come uno strumento attraverso il quale costruire lo spazio per opportunità che prima non c’erano.

L’ultimo intervento è stato quello del vicesindaco di Ivrea Enrico Capirone, il quale ha sottolineato la difficoltà di applicazione della legge n.56/14 nel proprio territorio, un territorio frammentato nel quale si susseguono numerosissimi comuni di ridotte dimensioni. Capirone ha sollevato un’ulteriore questione: il peso e il ruolo della fiscalità locale. Secondo Capirone il riordino della governance locale deve essere necessariamente legato al tema della fiscalità locale: i diversi Comuni che fanno parte di un’Unioni di Comuni non possono avere fiscalità differenti.

Roberto Formato

Roberto Formato28/10/2014 - 22:44 (aggiornato 28/10/2014 - 22:43)

Cara Irene,

il convegno che citi solleva numerose questioni. Come da te segnalato una di queste riguarda le competenze manageriali, che vengono segnalate in diversi interventi (Naddeo, Riccio).  In realtà ci si meraviglia dell'assenza di tali competenze, ma in realtà questa appare piuttosto ovvia, dato che i criteri di selezione della classe dirigente pubblica prediligono tradizionalmente competenze di tipo giuridico-amministrativo rispetto a quelle economico-manageriale. Questo si traduce inevitabilmente in una sensibilità sicuramente pià spiccata alla conformità alla norma piuttosto che all'anelito a raggiungere risultati. Proprio per ovviare a tale "problema", la Danimarca da me richiamata nella discussione, da diversi lustri ha adottato una attenta politica di selezione del personale che porta a un più equilibrato bilanciamento delle diverse professionalità. A questo aggiunge inoltre l'obbligo, per i dirigenti, a sostenere impegnati Master in Public Management presso la Copenhagen Business School.

Personalmente condivido poi la distinzione che viene fatta tra Unioni di Comuni "autentiche" e altre "vuote". Il tema è un pò simile al precedente: in molti casi le Unioni dei Comuni vengono realizzate solamente per rispondere a imposizioni oppure per intercettare incentivi finanziari. Quello che conta è ovviamente però il servizio reso sul territorio e a favore dei suoi residenti. Questo ci porterebbe ad aprire il tema della valutazione degli interventi pubblici, sul quale molto resta ancora da fare.

Molto interessante, infine, il dibattito sulla fiscalità locale. Ovviamente non esiste un obbligo di tale genere a meno che non lo si scelga deliberatamente o si giunga alla fusione dei Comuni. Rappresenta tuttavia un tema di policy locale molto importante, che va visto non solo sotto il profilo della mera contabilità fiscale, ma quale strumento per determinare attrattività ed equanimità al territorio governato.

Claudia Leone

Claudia Leone26/10/2014 - 13:41 (aggiornato 26/10/2014 - 13:41)

Salve,

volevo segnalare ai partecipanti del Forum che proprio domani si svolgerà presso il Comune di Pietra Ligure,a partire dalle ore 9.30 presso il Teatro Comunale “G. Moretti”, un seminario dal titolo "Unioni di Comuni - Sfide ed opportunità". Il Seminario è promosso da ANCI Liguria in collaborazione con il Comune di Pietra Ligure, Fondazione IFEL ANCI e Regione Liguria. 

Il tema sarà oggetto di approfondimento grazie agli interventi di istituzioni nazionali e locali, amministratori comunali, associazioni sindacali e di categoria.

Sul sito dell'ANCI è possibile scaricare il programma della giornata 

Claudia Leone

Claudia Leone27/10/2014 - 13:29

Durante il seminario Luca Pastorino, Sindaco di Bogliasco, ha annunciato che “I Comuni di Bogliasco, Pieve Ligure, Sori si associano, ed entro 30 novembre 2014, costituiranno una nuova Unione di Comuni ai sensi del decreto legislativo 267/2000, la quarta in Liguria, la terza in Provincia di Genova, la prima nel Levante Ligure”.  

 

 

Donatella  Imparato

Donatella Imparato24/10/2014 - 14:56

Tema caldo quello delle unioni dei comuni in questo periodo di spending review. C’è chi le caldeggia e le incoraggia come soluzioni auspicabili per fronteggiare problemi di spesa, per migliorare i servizi, per rendere più efficiente ed efficace l’azione amministrativa; e c’è chi invece crede non siano la risposta giusta e adduce ragioni come: si annulla il senso di comunità, servono solo come strumento per accaparrarsi risorse aggiuntive, e quant’altro. Evitando di affrontare questioni sociologiche sul concetto di comunità e le sue evoluzioni, riguardo alla sostenibilità delle unioni dei comuni trovo più convincente la tesi di una valutazione ex ante dei suoi benefici in termini di efficienza economica e di qualità dei servizi potenzialmente erogabili in forma associata, piuttosto che farsi guidare da banali campanilismi e ideologismi. Ed è in tal senso che segnalo che anche nel panorama italiano esistono numerose esperienze significative di forme associate, unioni di comuni, fusioni di comuni, che siamo riusciti ad individuare ed analizzare durante la prima fase di raccolta di casi significativi di spending review del nostro Osservatorio. Vi evidenzio, ad esempio, le attività del Servizio Affari istituzionali e delle autonomie locali della Regione Emilia Romagna - - a sostegno della costituzione e del consolidamento delle unioni di comuni, che mirano a realizzare un miglioramento della qualità dei servizi, a risparmiare, e a diffondere l’innovazione e la semplificazione amministrativa¤. La Regione è, attualmente, impegnata nel ridisegno della rete degli ambiti territoriali per lo svolgimento associato dei servizi comunali; sostiene con incentivi finanziari le gestioni associate svolte dalle unioni ( e per il 2013 ha agevolato la trasformazione in Unioni delle Comunità Montane presenti sul territorio); e fornisce consulenza giuridica agli enti locali e alle loro forme associative. Accanto alle attività istituzionali sono, poi, in atto iniziative di promozione e comunicazione e di ricerca sulla tematica, tra le quali segnalo la banca dati delle gestioni associate - - che offre la possibilità di ricercare schede sintetiche delle gestioni associate in atto nella regione per tipo di servizio o funzione associata, per provincia e forma associativa. Le schede descrivono i servizi/ funzioni trasferite alle unioni e gestite in forma associata, danno informazioni sull’unione, e fornisco i documenti fondamentali della forma associata.  

Inoltre, segnalo le schede descrittive delle esperienze dell’Unione dei Comuni della Città Caudina - - sullo svolgimento in forma associata del servizio di polizia locale intercomunale e quella della Fusione dei Comuni di Rivignano e Teor - -, realizzata lo scorso gennaio.

 

¤Le attività del Servizio Affari istituzionali e delle autonomie locali della Regione Emilia Romagna sono state già segnalate nella Comunità nell'articolo  

Roberto Formato

Roberto Formato26/10/2014 - 12:13

Grazie Donatella per il tuo contributo ed i numerosi esempi riportati. Condivido senz'altro l'invito ad affrontare pragmaticamente la questione, attraverso "sane" valutazioni ex ante dei suoi benefici in termini di efficienza economica e qualità dei servizi potenzialmente erogabili in forma associata, piuttosto che farsi guidare da sterili contrapposizioni ideologiche.

A questo proposito può essere utile conoscere il panorama delle funzioni che, prima degli obblighi dettati dalla spending review per i piccoli Comuni, sono stati i più "gettonati", almeno sino al 2010 (a quando risale la ricerca che allego).

Come si vede, al primo posto risulta la polizia municipale, seguita un pò distanziata dai servizi culturali, sociali e dall'informatizzazione. In ultima posizione invece gli asili nido, per i quali la prossimità è per ovvi motivi un fattore discriminante rispetto ai costi e dunque alla gestione in forma associata.

Maria Fiore

Maria Fiore22/10/2014 - 15:17

Un esempio volontario di accorpamento di comuni ed un’opera pubblica: il palazzetto dello sport di Montoro Unita.

Mi piace segnalare un’esperienza che tocca due temi di interesse del nostro Osservatorio: la gestione/valorizzazione del patrimonio pubblico per i servizi al cittadino e l’unione di Comuni, considerate in un quadro di spending review. Un esempio di gestione pubblico/privata che ha consentito di sbloccare un’opera pubblica e che potrebbe in futuro rispondere alle esigenze sociali del territorio.

Il 18 ottobre scorso è stato inaugurato il palazzetto dello sport e la palestra di Montoro, paese della Provincia di Avellino nato dalla recente unione di Montoro Inferiore e Montoro Superiore, istituita il 3 dicembre 2013, dopo la consultazione referendaria del 26 e 27 maggio.

Il progetto era stato avviato nel 1997, quando il Comune non era ancora unito, sotto la gestione dell’allora ed attuale sindaco Bianchino. Sin dall’inizio, l’opera era stata impostata per servire l’intera area di utenza dell’attuale Comune di Montoro e tale scelta si è rivelata vincente.

Il progetto esecutivo fu approvato con deliberazione della Giunta Municipale n. 515 del 01/07/1997 con un finanziamento complessivo di Lire 1.380.000.000 di cui Lire 1.129.006.789 per lavori e realizzato con finanziamento delle risorse del Credito Sportivo.

Negli ultimi anni, però, il plesso è stato oggetto di varie azioni di vandalismo e di occupazione, tali da deturpare l’ambiente e renderlo per una gran parte impraticabile dal punto di vista igienico-sanitario. Con la delibera n. 178 del 19/09/2007 furono anche acquistate attrezzature per un importo di Euro 55.968,91 di cui solo una parte è stata ritrovata negli spazi del sito.

La struttura ha lo scopo di promuovere finalità sportive e di aggregazione sociale. E’ costituita da superficie totale di circa 1700 mq composta dall’area del palazzetto, di quasi 950 mq dedicata ad attività sportive di vario genere, ed annessa ad una palestra di oltre 260 metri quadrati e ad altri locali adibiti a spogliatoi (per atleti, arbitri e persone diversamente abili), uffici amministrativi, infermeria, bar e seminterrati.

La disponibilità della sede è rivolta con particolare attenzione agli istituti scolastici, i quali, senza alcun onere, potranno usufruire del palazzetto durante gli orari di lezione per lo svolgimento delle attività di educazione fisica. La palestra, invece, è rivolta soprattutto all’accademia di danza “Academy Dance”, la quale si è aggiudicata il bando di gara, avviato il 16/10/2013 con determinazione del Settore Amministrativo n. 167 e terminato il 04/03/2014 con determinazione del Settore Affari Generali n. 2, per la concessione in gestione e completamento dell’impianto sportivo.

Con l’unione delle due Montoro, non ci si è limitati ad accorpare due comuni contigui, ma si è inciso sul peso di un territorio rilevante per posizione e numero di abitanti. Perché se è vero che le due Montoro hanno 9 mila e 11 mila abitanti, è anche vero che sono di due agglomerati di piccole realtà. L’unione dei due agglomerati darà vita alla terza città per numero di abitanti della provincia di Avellino. Questo dato numerico, unito alla posizione del territorio montorese, renderebbe il nuovo comune un centro nevralgico e di cerniera di importanza strategica.

Montoro è infatti a due passi dall’unico vero distretto industriale della nostra provincia, quello della concia di Solofra, a dal Campus Universitario di Fisciano. Nel territorio si produce un’eccellenza dell’agricoltura campana, la cipolla ramata montorese. Il problema delle acque e la questione ambientale riguardano solfra ma anche Montoro.

L’Unione dei due comuni, uniformando il territorio dal punto di vista amministrativo, diventerebbe una importante piattaforma di scambio, cerniera tra le province di Avellino e Salerno laddove gli interessi economici e culturali sono notevoli. L’accorpamento, infatti non è solo una questione di burocrazia. La nascita di un nuovo comune con 20 mila abitanti modifica anche gli equilibri tra enti. Muta, ad esempio, la modalità di accesso ai finanziamenti Europei, l’accesso a bandi Regionali, senza contare il risparmio relativo ad una naturale spending review.

Potere gestire i servizi in maniera unitaria potrà senza dubbio migliorare la loro efficacia e puntualità, senza contare la possibilità di istituire presidi più importanti per vigilanza e sicurezza territoriale. Insomma questo referendum non è solo una partita che mette in relazione o in contrapposizione le ragioni del campanile, questo referendum trasforma politicamente e geograficamente non solo Montoro. Perché mutano le relazioni anche all’interno della stessa provincia visto che verrà a trovarsi lì il terzo comune della provincia di Avellino.

 

Fonti: 

          

 

Roberto Formato

Roberto Formato23/10/2014 - 15:38 (aggiornato 23/10/2014 - 15:38)

Grazie Maria per l'interessante segnalazione. Questa mi da lo spunto per una riflessione.

Spesso la discussione tra coloro che sono pro e contro le Unioni o, come in questo encomiabile caso, Fusioni tra Comuni, assume caratteri per così dire "ideologici", che vedono le controparti aprioristicamente schierate senza una analisi dei costi e benefici che, in senso ampio, ne possono derivare (si veda per esempio la posizione della ANPCI (). Dal mio punto di vista gestire in maniera associata dei servizi non significa certo annullare il concetto di "comunità" ma semplicemente individuare (se ve ne sono le condizioni tecniche, amministrative, economico-finanziarie) delle soluzioni percorribili per aumentare il livello di servizi a parità (o addirittura diminuendo) di costi per i cittadini.

Questo può essere proprio il caso del palazzetto dello sport di Montoro. L'evidenza empirica dimostra che il nostro Paese è disseminato di strutture, spesso realizzate attraverso finanziamenti europei ma non solo, sovradimensionate rispetto alle esigenze dei piccoli Comuni. Strutture che avrebbero senso se destinate ad una platea più ampia, ma che sovente restano chiuse semplicemente perchè i costi di gestione sopravanzano nettamente i ricavi, senza sottovalutare i "costi-opportunità" sostenuti per realizzarle e i costi di manutenzione che restano a carico della collettività.

In questi casi la difesa a oltranza del campanilismo appare una ben magra consolazione, che paradossalmente finisce proprio per penalizzare il bisogno di servizi, socialità, ricreazione tipico delle “comunità”. Insomma, potremmo dire: meglio una comunità dotata di servizi ma priva di comune, oppure un comune senza servizi per la propria comunità?

Peraltro, la tua segnalazione apre indirettamente un’altra questione, ovvero quella del partenariato pubblico-privato (PPP). I palazzetti ricadono infatti tipicamente tra quelle opere c.d. “tiepide” per la cui realizzazione e gestione è sovente indispensabile coinvolgere le forze dei privati. Chissà quale è la situazione a Montoro…non vorrei però qui anticipare un tema che sarà oggetto di una prossima discussione… 

Roberto Formato

Roberto Formato21/10/2014 - 18:03 (aggiornato 21/10/2014 - 18:03)

Grazie Maria per il commento e il link all'audizione di Cottarelli.

Al di là degli adempimenti "formali" la strada non è semplice, anche solo per giungere a costituire una effettiva Unione dei Comuni, perchè ciascun servizio da associare richiede una attenta verifica di fattibilità. Esistono comunque anche in Italia alcune esperienze virtuose, che spero potranno essere messe in evidenza anche nel prosieguo di questa discussione!

Di seguito l'esempio dei l'Unione dei Comuni della Valdera, costituita il 30 ottobre 2008, che è stata la prima nata in Toscana. Ad oggi, con i suoi 13 Comuni aderenti, oltre 116.000 abitanti e circa 621 Kmq di territorio rappresenta una delle più grandi Unioni di Comuni italiane per dimensione demografica:

In allegato la macrostruttura.

 

Maria Fiore

Maria Fiore21/10/2014 - 16:14

"In linea con l’idea di ridurre il numero dei comuni italiani, rendendo più facile il coordinamento, e di prevedere meccanismi premiali per quelli che si mettono insieme o che mettono insieme le partecipate."

Questa l'opinione, o meglio, l'auspicio di Cottarelli nell’audizione alla Camera dello scorso 15 ottobre.

 

 

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