I Comuni e la prevenzione del randagismo in tempi di spending review

letto 10700 voltepubblicato il 09/07/2014 - 10:08 nel forum Forum generale, in Osservatorio Spending Review

I processi di revisione della spesa pongono continuamente le amministrazioni locali di fronte a veri e propri dilemmi. Queste si trovano difatti sempre più spesso costrette tra la necessità di ottemperare a cogenti obblighi normativi e l’opportunità di indirizzare la spesa corrente e gli investimenti verso gli usi socialmente più sensibili.

Un caso emblematico riguarda la prevenzione del randagismo, la cui competenza – già demandata dallo Stato alle Regioni e Comuni dalla legge quadro n. 281 del 14 agosto 1991 – è disciplinata a livello regionale da norme che affidano generalmente ai Comuni un ruolo fondamentale. Ad esempio attraverso la legge regionale n. 16/2001 ( ) la Regione Campania prevede che ai Comuni spetti tra l’altro la costruzione di canili, in forma singola o associata; il ricovero, la custodia e il mantenimento dei cani nelle strutture sotto il controllo sanitario dei servizi veterinari delle AA.SS.LL e, inoltre, la promozione di campagne di sensibilizzazione per favorire gli affidamenti e le adozioni degli animali ricoverati presso i canili pubblici.

Il FormezPA, nell’ambito del progetto “Performance PA” ha esaminato il caso di alcuni comuni della Valle Caudina, un territorio ricompreso tra le province di Avellino e Benevento, effettuando uno studio comparato i cui risultati – insieme a un ventaglio di possibili soluzioni - saranno presentati nel corso di un seminario in programma il 29 luglio presso il Comune di Pannarano (BN).

Attraverso lo studio è stato rilevato, ad esempio, come alla gestione del randagismo siano state destinate negli ultimi anni quote assai rilevanti dei bilanci comunali, pari a circa 140mila euro all’anno per un Comune di circa 13mila abitanti come Montesarchio (BN); oppure quasi 70mila euro per il Comune di San Martino Valle Caudina (AV), attraverso affidamenti a canili ubicati all’esterno del territorio.

Lo studio, promosso dalle stesse amministrazioni comunali, ha dunque esaminato le alternative a disposizione per ridurre una spesa che appare sempre più controversa agli occhi degli amministratori e dell’opinione pubblica, contrastata tra le esigenze di tutela degli animali e la necessità di salvaguardare altri servizi ritenuti essenziali come la gestione degli asili o il trasporto pubblico.

13 commenti

Rita Pastore

Rita Pastore18/09/2015 - 15:51 (aggiornato 18/09/2015 - 15:51)

Segnalo alla vostra attenzione, una scelta in controtendenza, operata dal Comune di Ogliastro Cilento (SA) in questi giorni. E' troppo costoso mantenere i cani randagi in un canile convenzionato, per cui è meglio lasciarli liberi di vagare per la strada e magari dargli anche da mangiare. Diversamente da tutti gli altri comuni italiani che puntano a combattere il fenomeno del randagismo, Ogliastro Cilento  non ha problemi ad incentivarlo. Attraverso una delibera di giunta, infatti, l'amministrazione comunale ha impegnato cinquecento euro per acquistare croccantini per i cani del paese. La scelta ha per lo più ragioni economiche considerato che il comune dell'alto Cilento spende due euro al giorno (iva esclusa) per pagare il mantenimento e la custodia di ogni singolo cane ad un canile convenzionato con sede a Crotone. Un prezzo troppo alto in un clima di spending review. Da qui la decisione di impiegare i fondi per sfamare gli animali e lasciarli liberi per il paese anziché rinchiuderli in una gabbia. Una volta acquistati i croccantini verranno distribuiti ai cani rionali presenti sul territorio. L'iniziativa andrà avanti fino a quando Ogliastro non avrà un suo canile, per la cui costruzione manca solo il parere dell'Asl. Il Sindaco ha spiegato che si tratta di un gesto di solidarietà, in quanto i cani staranno bene e inoltre si elimina una voce di spesa dal bilancio comunale.

Roberto Formato

Roberto Formato20/09/2015 - 21:31

Ciao Rita,

sicuramente in controtendenza, anzi molto in controtendenza, anche se nella normativa nazionale e regionale è previsto che possano esistere "cani di quartiere", accuditi a cura della comunità locale, se non vi sono rischi per la stessa. Certo è una pratica in genere fortemente scoraggiata dalle aziende sanitarie.

Anche per il canile la scelta è in apparente contraddizione con le raccomandazioni comuni, anche se occorrerebbe valutare la dimensione del canile ed eventualmente se ha scopo di rifugio solo temporaneo ed eventualmente (e concretamente) finalizzato all'adozione.

Roberto Formato

Roberto Formato16/03/2015 - 23:27

Il Comune di Messina, su iniziativa del Dipartimento Sanità e Ambiente, ha aderito al progetto "Performance PA" gestito dal Formez promuovendo una ricerca sul tema del randagismo esteso ai 110 Comuni che costituiscono l'intera Provincia, i quali sono sono organizzati in 10 distretti sanitari (Barcellona Pozzo di Gotto; Lipari; Messina Centro, Messina Nord; Messina Sud; Milazzo; Mistretta; Patti; Sant’Agata Militello; Taormina).

Lo studio ha preso spunto proprio dall'esperienza della "Città Caudina" che è stata presentata nell'ambito di questo Osservatorio e specificamente in questo forum, per indagare le modalità di gestione attuale, i costi e le possibilità per lo sviluppo di azioni congiunte tra i Comuni.

Ci auguriamo di potere ospitare in questa sede i risultati raggiunti una volta che il Comune avrà preso atto degli stessi. Per il momento pubblichiamo il questionario utilizzato nell'ambito dello stesso precisando che, anche per la forte azione di animazione svolta dal Comune, è stato ottenere una percentuale molta alta di risposta al suo invio via mail. Per tutti i distretti la quota di questionari compilati e restituiti è risultata superiore all'80% con punte pari al 100%.

Roberto Formato

Roberto Formato30/11/2014 - 08:49 (aggiornato 30/11/2014 - 08:49)

Volevo segnalare che, sulla scorta dell'esperienza maturata dalla Valle Caudina, anche il Comune di Messina ha deciso di avviare uno studio relativo all'individuazione delle migliori soluzioni per la gestione del fenomeno del randagismo, con l'intenzione di coinvolgere anche le oltre cento amministrazioni della provincia.

La Giunta Municipale ha difatti aderito con Deliberazione n. 887 del 18/11/2014 al Progetto Performance PA - Linea modelli e strumenti per la razionalizzazione delle risorse finanziarie, gestito dal Formez. La delibera è stata pubblicata all'albo pretorio del Comune di Messina al seguente link: 

L'ipotesi di partenza è di attivare una rete di micro canili/ganili diffusi a livello provinciale, anche a livello intercomunale. Tale ipotesi verrà comunque valutata sulla base dei risultati di una indagine sul campo che sarà tesa anzitutto a rilevare le dimensioni, i costi e le modalità di gestione attuale del randagismo. Solo successivamente sarà possibile identificare gli interventi più opportuni che, come nel caso della Valle Caudina, dovranno presumibilmente considerare anche l'attuazione di campagne di adozione e sterilizzazione.

In allegato il questionario che è stato approntato per il Comune di Messina e la diffusione ai Comuni della provincia.

Rita Pastore

Rita Pastore28/09/2014 - 11:15

In riferimento al tema di questo forum, volevo segnalare un'esperienza avviata in questi giorni dal Comune di Ailano, in provincia di Caserta. Per evitare abbandoni, il proliferare dei randagi e abbattere i costi del canile, l'Amministrazione comunale ha avviato un'iniziativa che consiste nell'applicazione di chip, visita e esami ematici. Il tutto gratuitamente in collaborazione con Regione e Asl Caserta.
Accanto a questa operazione, già partita, il Comune ha avviato uno studio per verificare la possibilità di dar vita a un microcanile gestito in proprio per incentivare le adozioni e migliorare il benessere degli animali.

Mi sembrano entrambe iniziative interessanti, da monitorare nei prossimi mesi  per seguirne le evoluzioni e capire se possano o meno dare luogo a "buone prassi" riproducibili anche in altri contesti amministrativi.

Roberto Formato

Roberto Formato18/10/2014 - 13:52

Grazie Rita per la segnalazione.

In effetti, come messo in evidenza nello studio riportato per la Valle Caudina, la strada della collaborazione con le ASL parrebbe quella destinata a sortire i migliori effetti nel medio termine. Le Regioni inoltre dispongono di risorse, derivanti dai trasferimenti nazionali, che possono consentire di praticare campagne di prevenzione e sterilizzazione.

Il micro-canile, poi, secondo il modello proposto dall'ANCI e segnalato anche da Lucia Ciambrino in un precedente commento a questa discussione, può consentire di gestire i cani presenti sul territorio.

Come dici tu, si tratta sicuramente di iniziative da monitorare per verificare le evoluzioni e l'eventuale trasferibilità ad altri contesti.

Grazie!

Alberto Monda

Alberto Monda08/11/2014 - 13:05

Mi inserisco nel forum per segnalare che il Comune di San Giovanni La Punta in provincia di Catania ha promosso un buon esempio per combattere il fenomeno del randagismo e diminuire i costi per la collettività. L'Amministrazione ha stabilito con la delibera di giunta “Adotta un amico a 4 zampe”, che i cittadini che decideranno di adottare un cane custodito nel canile convenzionato con il comune, riceveranno per tutta la vita dell’animale un contributo economico annuale.

L'obiettivo è dare una casa ai cani ancora senza padrone ma anche permettere un notevole risparmio per le casse dell’amministrazione. Il documento, stabilisce un contributo di 500 euro, in due rate semestrali, per i primi 12 mesi, che passa a 400 per i successivi 12 mesi dalla data dell’ultimo contributo.
Il provvedimento prevede l’erogazione di un contributo annuale per tutta la durata della vita dell’animale a favore dei cittadini (residenti o domiciliati nel Comune o che ospiteranno il cane in un luogo ubicato all’interno del territorio comunale) che adottano un cane o al massimo due per nucleo familiare. La concessione del contributo è subordinata all’accertamento della verifica da parte della Polizia Municipale e dai veterinari dell’Asp del corretto mantenimento dell’animale e delle sue buone condizioni di salute.
Le somme risparmiate, circa mille euro per ogni cane adottato, saranno destinate al miglioramento dei servizi per i cani, come ad esempio la realizzazione di aree a loro dedicate ben attrezzate in varie zone del territorio ed ulteriori acquisti di dog toilet. Ricodo, infatti, che la convenzione con un canile privato a un'amministrazione può costare fino a 7 euro al giorno, come dimostrato da indagini della LAV.
Il bando per la concessione del contributo è consultabile sul sito online del Comune nella sezione Ufficio Diritti Animali.

Per approfondimenti:

Roberto Formato

Roberto Formato08/11/2014 - 16:21 (aggiornato 08/11/2014 - 16:21)

Grazie Alberto, la tua segnalazione è molto interessante e dimostra che in tutta Italia amministratori intelligenti e volenterosi riescono a sottrarsi alla malattia terribilmente diffusa nel settore pubblico (e non solo) che gli inglesi chiamano "path dependance" (ovvero...faccio le cose come ho sempre fatto...).

Invece, il caso di San Giovanni La Punta dimostra che una semplice innovazione organizzativa (affido i cani a famiglie di volontari) consente nell'ordine di:

1. Ridurre i costi per le casse comunali (l'affido alle famiglie costa meno che quello a rifugi convenzionati)

2. Offrire, appunto, una piccola integrazione economica alle famiglie che accolgono i cani che ne riceveranno, come dimostrano molte ricerche, un benessere dal rapporto con l'animale

3. Assicurare all'animale un contesto più amorevole che non un purtroppo spesso anonimo canile

Insomma, una soluzione in cui una saggia azione pubblica porta a configurare una sorta di "ottimo paretiano".

Collegandomi al link del Comune ho inoltre riscontrato un altro elemento interessante, vale a dire il fatto che la famiglia che adotta ha diritto anche, se lo richiede, alla sterilizzazione gratuita presso il servizio veterinario della Asp di riferimento. Questo è un ulteriore vantaggio e incentivo offerto alla famiglia adottante che in genere si può legare agli incentivi previsti dalle legge nazionale di riferimento attuata attraverso i trasferimenti annuali alle Regioni.

Una mia personale osservazione, suffragata dall'opinione di diversi esperti del settore, è che la sterilizzazione dovrebbe essere obbligatoria, poichè il rischio è che i cani affidati ai privati generino cucciolate che alimentano a loro volta il randagismo, caso tutt'altro che raro. E' comunque un elemento di discussione, rispetto al quale possono confrontarsi varie sensibilità.

 

Roberto Formato

Roberto Formato02/08/2014 - 21:53

Martedì 29 luglio si è svolto presso il Comune di Pannarano, in provincia di Benevento, il seminario di presentazione dei risultati dello studio condotto dal Formez sul tema della gestione del randagismo, cui ha partecipato tra l’alto anche l’ASL di Benevento. Lo studio è stato promosso in collaborazione con l’associazione dei comuni della Città Caudina, che riunisce la maggior parte dei comuni dell’omonima valle posta a cavallo delle province di Avellino e Benevento, per una popolazione complessiva di circa 55mila abitanti.
Lo studio ha evidenziato come le amministrazioni, per ottemperare alle norme regionali e nazionali (L. 281/91; LR 16/201), che impongono loro tra l’altro il ricovero, custodia e mantenimento dei cani in appositi rifugi, sono destinate a investire, nei prossimi dieci anni, non inferiore ai 3 milioni di euro. Un esborso che, al momento, fuoriesce totalmente dal territorio caudino, per rivolgersi a strutture di accoglienza tutte ubicate in altre zone della regione Campania. Si tratta peraltro di un costo difficilmente comprimibile nell’attuale modello di gestione, perché il costo medio di affidamento (tra 2,1 e 2,7 euro al giorno per cane) risulta già tra i più bassi in Italia (dove in altri casi si arrivano anche a pagare 7-8 euro al giorno).
Per migliorare la performance dell'azione pubblica è tuttavia possobile considerare modalità di gestione alternative, alcune delle quali sono state messe a confronto nell’ambito dello studio. Tra queste appare imprescindibile la realizzazione di vaste e ripetute campagne di sterilizzazione, rivolte ai cani randagi ma anche di proprietà. La loro attuazione, che peraltro potrebbe beneficiare anche degli incentivi pubblici statali messi a disposizione annualmente attraverso la Regione, secondo lo studio potrebbe portare quasi a dimezzare la spesa in un decennio. Oltretutto, potrebbe consentire di coinvolgere e disciplinare l’attività delle associazioni che già si prodigano sul territorio, cui potrebbe essere demandato il compito di coordinare le attività in collaborazione con i Comuni e le ASL di riferimento.
Tale soluzione non esclude peraltro l’attuazione di soluzioni pubblico-private attraverso le quali potenziare anche l’offerta di servizi a valore aggiunto, che potrebbero integrare quelli obbligatori rivolti ai cani randagi. L’ipotesi analizzata è quella che si riferisce alla realizzazione di rifugi intercomunali capaci però di offrire anche servizi a domanda individuale che possono beneficiare di un mercato, quelli di servizi e prodotti rivolti ai proprietari di cani che sembrano non essere stati intaccati neppure dalla crisi economica (secondo alcune ricerche il 55% degli italiani possiedono un animale e il 59% di questi non badano a spese per la loro custodia).
Meno conveniente appare invece la sostituzione tout-court delle attuali convenzioni esterne con un nuovo canile intercomunale gestito “in economia” ovvero direttamente da un ufficio intercomunale associato. Difficilmente tale nuova struttura potrebbe competere con i rifugi esistenti e sarebbe probabilmente destinata a far crescere i costi attualmente sostenuti. Più percorribile, anche se sub-ottimale rispetto alle prime soluzioni sopra menzionate, appare la revisione dei contratti di servizio in essere con i rifugi esistenti, che presentano limitati incentivi e controlli per favorire comportamenti virtuosi quali la promozione di adozioni così da ridurre i tempi di permanenza dei singoli cani e ottenere dunque un più elevato turn-over degli animali.
Al termine del seminario tutti i partecipanti, sindaci, presidenti di consiglio e consiglieri dei principali comuni della Valle Caudina (Montesarchio, Cervinara, Airola, San Martino Valle Caudina oltre a Pannarano ospitante), insieme con le associazioni presenti, hanno condiviso l’idea di costituire, in seno alla Città Caudina (in procinto di formalizzare l’Unione dei Comuni) una cabina di regia per l’attuazione del progetto, nell’intento di trasformare quella che attualmente è una mera spesa (di cui peraltro non beneficia il territorio) in una occasione di sviluppo e di creazione di micro-imprenditorialità a livello locale.
 

Roberto Formato

Roberto Formato31/07/2014 - 15:11 (aggiornato 31/07/2014 - 15:11)

Con riferimento alla gestione del randagismo volevo segnalare, come annunciato precedentemente in questa discussione, il convegno che si svolgerà martedì 29 luglio a Pannarano (BN). Il convegno avrà ad oggetto la presentazione di uno studio effettuato dal Formez a favore dei comuni della Valle Caudina. Lo studio è stato condotto nell’ambito del progetto “Performance PA” di cui è responsabile il dott. Elio Flora per conto del Formez.
Il convegno, cui parteciperà l’ASL BN2 attraverso la dott.ssa Rossella Tucci, unitamente a rappresentanti dei Comuni caudini e delle associazioni animaliste operanti nell’area, presenterà le alternative esaminate nel corso del progetto per ridurre strutturalmente i costi della gestione del randagismo mantenendo inalterate la sicurezza per la popolazione e la tutela degli animali ed offrendo eventualmente anche opportunità per l’attivazione di micro-imprenditoria a livello locale.
Le alternative esaminate comprendono diverse soluzioni possibili, spaziando ad esempio dalla revisione dei contratti di servizio con i gestori dei rifugi (attualmente tutti esterni al territorio) alla realizzazione di uno o più rifugi intercomunali per cani, oppure ancora a soluzioni esternalizzate attraverso il coinvolgimento di operatori privati che offrano anche servizi a domanda individuale. Ampio spazio è dedicato anche al tema delle campagne ripetute di sterilizzazione e adozione, che – anche in accoppiata con le soluzioni precedenti – potrebbero determinare rilevanti benefici in un’ottica di medio-lungo termine.
Il convegno non ha dunque l’obiettivo di presentare un’unica soluzione ottimale, ma di offrire alla discussione, comparazione e valutazione pubblica un set di alternative, tra le quali le amministrazioni potranno eventualmente scegliere quella che meglio si sposa con gli obiettivi e le sensibilità – pubbliche e private – esistenti nel territorio caudino.
 

Carlo Pastore

Carlo Pastore19/07/2014 - 12:54

Salve, questa discussione mi sembra molto interessante. Il problema del randagismo in Campania è stato a lungo sottovalutato e oggi più che mai è necessario aggiornare la legislazione esistente. La Regione Campania ha un elevato tasso di cani randagi o reclusi nei canili (circa 70mila nel 2013) sia in relazione al numero di abitanti, sia soprattutto come numeri assoluti. Eppure in sette anni sono stati spesi per combattere il fenomeno circa 11 milioni di euro una cifra considerevole. Il destino di molti di questi animali è quello di morire travolti dalle macchine; pochi vengono adottati, altri finiscono in un canile, solo qualcuno viene adottato.
Comuni e polizia locale si devono attivare per fare maggiori controlli e le Asl devono procedere alle sterilizzazioni. E’ importante anche intensificare la campagna di microcippatura degli animali e attivare un controllo demografico efficace, basato sull’educazione al possesso del cane. Anche le Asl devono essere dotate di maggiori strumenti per espletare i compiti di controllo a cui sono preposte.
A mio giudizio occorre passare in breve tempo dagli attuali canili a strutture di tipo dinamico, anche costituendo un protocollo unico con associazioni e privati, che preveda che gli animali non siano reclusi a vita ma che ci sia un ricambio tra animali ospitati e quelli adottati.
 

Lucia Ciambrino

Lucia Ciambrino14/07/2014 - 15:02 (aggiornato 14/07/2014 - 15:02)

Volevo segnalare alla vostra attenzione una recente iniziativa per aiutare i Comuni a governare il fenomeno del randagismo. Anci, Federsanità, Fondazione Prelz onlus, ed Enpa onlus, ad aprile scorso hanno sottoscritto un protocollo di intesa che rafforza la loro collaborazione in materia di contrasto e prevenzione del fenomeno, che si incentra su tre progetti interessanti.
Innanzitutto, verrà realizzata una sezione del sito dell'Anci che ospiterà una informativa sul randagismo dedicata ai Comuni, con tutti gli strumenti normativi in grado di favorire una corretta convivenza tra cittadini ed animali, ed un contrasto mirato del fenomeno. Saranno quindi diffuse le linee guida per l'adozione di un regolamento comunale per la tutela degli animali, ed aperta una sezione per favorire la nascita, in ogni Comune, di una struttura di riferimento sui problemi degli animali, specie quelli di affezione.

Infine, partendo da una sperimentazione che sarà realizzata nel Comune di Macchia di Isernia, si cercherà di diffondere l'idea di costituire nei Comuni una rete di micro-canili certificati. Si tratta di un modello innovativo rispetto ai canili di grandi dimensioni fino ad oggi realizzati, che presenta sia la possibilità di un migliore controllo sanitario degli animali, sia una gestione economico-finanziaria più trasparente delle strutture. Queste strutture vanno considerate come delle sistemazioni provvisorie che ospitano cani in attesa della loro adozione, che possono essere gestite direttamente dai Comuni o affidate a piccole cooperative sociali, con la possibilità di creare anche nuova occupazione. Ma soprattutto il risparmio per l'accoglienza libererà importanti risorse dei bilanci degli enti locali (si stima che il costo pro capite al giorno per ciascun cane va dai 2,70 euro ai 7 euro), da utilizzare nella prevenzione del fenomeno randagismo.

L’investimento iniziale dovrebbe essere di circa 20-30 mila euro per strutture in grado di ospitare dai 25 ai 30 cani, a fronte dei costi di costruzione di un canile standard che possono arrivare anche ad alcuni milioni di euro. Il mantenimento di un micro-canile non supera i 50mila euro annui per strutture da 60 posti, cifra destinata a decrescere man mano che diminuisce il numero di cani da allocare.

L’impegno dell’ANCI sarà soprattutto di sensibilizzare tutti i Comuni ad individuare soluzioni condivise per una convivenza tra essere umani e animali d’affezione, che sia il più possibile agevole, rispettoso della salute degli animali e orientato alla tutela della salute dei cittadini.

Il protocollo è un’occasione di concreta collaborazione per mettere a disposizione dei sindaci le conoscenze ed esperienze elaborate dal volontariato.

 

Roberto Formato

Roberto Formato14/07/2014 - 15:32

Gent.ma Lucia,

grazie anzitutto della segnalazione ed anche del protocollo d'intesa allegato. La soluzione prospettata presenta senz'altro costi assai competitivi anche rispetto a quelli attualmente sostenuti dai Comuni della Valle Caudina (Campania) rilevati nell'ambito del progetto del Formez, che vedono una spesa per cane inferiore alla media nazionale (tra 2,1 e 2,7 euro per giorno per cane).

Sarebbe molto interessante potere ospitare un intervento dell'ANCI nell'ambito del convegno che stiamo preparando sul tema, previsto il 29 luglio a Pannarano (BN). In ogni caso attendiamo con interesse l'emanazione delle linee guida citate nel protocollo d'intesa.

Grazie