Spending review in Sanità:gli hospice convengono ma sono ancora pochi

letto 4213 voltepubblicato il 31/08/2015 - 16:37 nel forum Forum generale, in Osservatorio Spending Review

Il sistema italiano delle cure palliative è regolato da una normativa con pochi paragoni a livello europeo (Legge n. 38/2010 ), ma purtroppo si è sviluppato a macchia di leopardo. Anche il rapporto annuale del ministero della Salute al Parlamento ne ha recentemente evidenziato questo aspetto critico: l'assistenza a domicilio, che costa 100 euro a notte conto i 700-900 in ospedale, non sempre è disponibile in tutte le regioni. Le strutture residenziali dedicate, dove la spesa giornaliera è di circa 300 euro, sono 60 in Lombardia e appena 37 in tutto il Mezzogiorno.  Eppure si tratta di un modello efficiente di reti locali in cui lavorano sia medici di famiglia sia servizi specialistici in grado di generare vantaggi sia per i pazienti sia per il Ssn, attraverso l’ottimizzazione dell’uso delle risorse.

Attualmente tali risorse  sono distribuite  tra vari contesti assistenziali con costi differenti: ospedali, strutture residenziali dedicate, assistenza domiciliare. In media un giorno di ricovero in hospice costa dai 300 ai 370 euro; un giorno a domicilio costa circa 100 euro mentre una giornata di ricovero in ospedale, può costare dai 700 ai 900 euro.

Naturalmente i costi variano da regione a regione, a causa delle forti disomogeneità in attesa della definizione di standard nazionali.

In tale contesto, la rete delle cure palliative sta crescendo negli anni: i dati registrano nel 2015 un aumento di 10 unità rispetto all’anno scorso, arrivando a un totale di 231 strutture e 2.551 posti letto, con una durata media del ricovero di 22 giorni. La regione capofila è la Lombardia, con 60 hospice per un totale di 738 letti; invece il Sud e le isole sono ultimi: Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna dispongono complessivamente di 37 strutture.

Il processo di diffusione degli hospice è in corso, ma va accelerato. Non dimentichiamo che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito quello degli hospice un approccio “che migliora la qualità della vita dei malati e delle loro famiglie alle prese con le problematiche associate a malattie inguaribili.”

7 commenti

Rita Pastore

Rita Pastore12/10/2015 - 12:26 (aggiornato 12/10/2015 - 12:26)

Ciao a tutti, volevo segnalare alla vosta attenzione questo interessante e aggiornato paper redatto dalla The Medicare Payment Advisory Commission del Governo americano, relativo proprio all'analisi dell'impato degli Hospice su costi sanitari.

Allegato: 
Carlo Pastore

Carlo Pastore16/09/2015 - 16:28

Volevo segnalare che è possibile consultare la varie normative e delibere a carattere regionale che regolano la materia delle cure palliative al seguente link:

E' vero, in Italia si contano 235 Hospice e 118 unità di cure palliative domiciliari e nelle Regioni in cui si è investito nelle cure palliative si assiste a un rilevante risparmio sulla spesa sanitaria pubblica. Eppure, a più di quattro anni dalla legge 38, solo il 30% dei malati oncologici inguaribili accede alle cure palliative, l’obiettivo fissato al 65%. Inoltre, soltanto quattro provincie (Trento, Lecco, La Spezia e Bologna) garantiscono le cure palliative a domicilio allo standard di 14 malati ogni 10 mila abitanti. Restano quasi completamente esclusi i bambini e i malati con patologie evolutive non oncologiche, i quali per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dovrebbero rappresentare il 60% del bisogno di cure palliative.

In un momento di evidente scarsità di risorse è fondamentale un uso appropriato dei fondi pubblici.

 

Alberto Monda

Alberto Monda19/09/2015 - 15:39

La grande sfida del sistema di cure palliative riguarda gli anziani, in costante crescita. Per quanto riguarda la rete pediatrica, invece, con la legge 38/2010 viene sancito che i bambini devono essere trattati con modalità specifiche in luoghi consoni all’età. Si stima che in Italia vi siano più di 30mila minori che hanno diritto alle cure palliative. La risposta che si è tentato di dare a questo bisogno è rappresentata dalla gestione domiciliare. Quando non è possibile, l’hospice pediatrico rappresenta “il modello assistenziale di riferimento sia perefficacia che per attuabilità”, specifica il rapporto del Ministero. Ma i dati non sono incoraggianti. Infatti, a 5 anni dalla legge, solo14 regioni hanno deliberato e appena in 6 la rete è parzialmente o totalmente funzionante.

Comunque, il dato ottimale sarebbe di un paziente in hospice ogni 4-5 a casa. Gli hospice dovrebbero essere usati come momento di formazione per la famiglia per poi prevedere un passaggio a domicilio. Secondo la relazione del Ministero, si è registrato un aumento del 30% in un anno del totale del numero dei pazienti assistiti, che sono arrivati a 52.109 pazienti, ma il problema anche in questo caso sono le differenze di sviluppo tra le regioni. Un ambito in cui si inserisce anche il no profit, ma anche in questo caso il problema è il doppio binario: la stessa associazione in regioni diverse è convenzionata con il Ssn, in altre no. E questo crea differenze al livello assistenziale.

Rita Pastore

Rita Pastore07/09/2015 - 13:13 (aggiornato 07/09/2015 - 13:13)

Volevo segnalare il progetto “Risparmio in pillole”, promosso dall’Hospice – Cure Palliative dell’Azienda Ospedaliera “Ospedale Sant’Anna”, dall’Asl di Como e dall’Associazione “Il Mantello” onlus, che nei primi sei mesi di attivazione è stato in grado di ridurre la spesa per i medicinali destinati ai pazienti delle cure palliative domiciliari di 13mila 500 euro.

L’iniziativa, partita a giugno 2014, ha consentito la ridistribuzione di 920 confezioni di medicinali donate dalle famiglie di pazienti dopo il decesso. Il tutto tramite una procedura rigorosa di selezione e catalogazione dei farmaci, validata e monitorata dall’Asl, che coinvolge anche l’Unità Operativa di Farmacia dell’A.O. Sant’Anna di Como. Tra i farmaci ricevuti, quelli che non sono impiegati nelle cure palliative vengono a loro volta donati alla Caritas di Como. La ditta Lutech di Cologno Monzese, ha donato il software per la gestione dei farmaci.

“Risparmio in pillole”, nato sulla base dell’esperienza della Fondazione “Gigi Ghirotti” di Genova, rappresenta sicuramente un esempio di come il settore pubblico, il no profit e il profit possono collaborare. Un notevole esempio di partnership interistituzionale che consegue risparmi di costi immediati!

L'iniziativa ha intercettato il desiderio delle famiglie di donare i farmaci secondo un protocollo che ne garantisce la tracciabilità. Il sistema informatico consente di avere in tempo reale formulazione e giacenza e avvisa quando il farmaco è in scadenza per avere sempre la massima sicurezza.

Fondamentale il lavoro dei volontari del Mantello: i I farmaci possono essere donati dai parenti dei pazienti che hanno usufruito delle cure palliative domiciliari al front office del Mantello, aperto dal lunedì al sabato mattina, che si trova all’ingresso dell’Hospice. Una volta alla settimana una farmacista del Sant’Anna, si reca a Mariano per la validazione dei farmaci e la catalogazione. I volontari provvedono poi a conservare i medicinali in un luogo appropriato e sicuro e i medicinali vengono resi riconoscibili dal timbro dell’associazione posto sulla confezione.

Non possono essere accettati i farmaci che prevedono la conservazione in frigorifero, in quanto non vi può essere certezza che siano state osservate le precauzioni richieste. Il progetto si è posto come obiettivo un risparmio del 5%, ma l'obiettivo è stato superato attestandosi intorno al 20%.

Da sottolineare anche il contributo dell'Asl di Como, che svolge un ruolo di garanzia della qualità e della sicurezza della filiera di raccolta e ridistribuzione dei farmaci secondo criteri di scientificità e alla previsione di regole certe per tutto il processo. Si ricorda che l’Hospice di Mariano segue al domicilio ogni anno circa 250 pazienti in 56 comuni della Provincia di Como.

Carlo Pastore

Carlo Pastore16/09/2015 - 16:34 (aggiornato 16/09/2015 - 16:34)

Segnalo l'sperienza dell’hospice di San Vito al Tagliamento, a Pordenone, aperto dal 2007, e dalla rete di settore, che ha avviato il progetto di cure palliative a domicilio. Il progetto ha superato la fase sperimentale ed è stato confermato dall’Aas 5. Oltre 400 i pazienti seguiti nel primo anno, mentre nei primi tre mesi del 2015 il numero è aumentato del 10 %.

Nel 2014 l'hospice ha deciso di cambiare la strutturazione della rete per essere più incisivi e seguire tutti i pazienti. A occuparsene sono cinque giovani medici, specializzati dal Ceformed, il centro regionale di formazione per l’area della medicina generale, e formati in cure palliative. Curano a domicilio pazienti oncologici, persone colpite da Sla, malati neurologici e cardiopatici in fase terminale. Si tratta di pazienti che non vengono ricoverati in ospedale perché possono essere seguiti a casa, non presentano una elevata complessità sanitaria e hanno una famiglia che li assiste.

La nuova strutturazione consente ai pazienti di rimanere a casa anche nel periodo finale della malattia, dunque in un ambiente migliore e più confortevole rispetto alla struttura sanitaria. Meno giorni in ospedale significa anche risparmio per l’Azienda per l’assistenza sanitaria. I cinque medici hanno una loro zona assegnata e periodicamente – si va da visite quotidiane a settimanali – si recano nelle casa dei pazienti per le terapie. I medici svolgono l’attività dal lunedì al venerdì, mentre nel fine settimana e nei festivi ci sono turni di reperibilità.

Prescrivono la terapia, la avviano, ma sono formati anche per affrontare casi di una certa gravità senza spostare il paziente. Sono dotati anche di un ecografo portatile. Una convenzione con il Cro consente inoltre di svolgere altre attività.

L'iniziativa si avvale della preziosa collaborazione dei medici di medicina generale e degli infermieri dei distretti sanitari. Nel 2014, primo anno considerato di sperimentazione, i pazienti seguiti a domicilio sono stati 476 per un totale di 2 mila 560 visite. Il trend è in crescita: nell’anno corrente, già i primi tre mesi hanno fatto registrare un incremento del 10%.

 

Alberto Monda

Alberto Monda19/09/2015 - 15:46

Volevo segnalare la buona prassi dell’Asl-azienda ospedaliera della provincia di Lecco. Si tratta di un caso in cui la legge è stata applicata e il sistema funziona, bilanciando perfettamente assistenza in hospice e assistenza domiciliare. La caratteristica del sistema dell'A.O. di Lecco è quella sancita dal Patto della Salute 2012-2014, cioè l’organizzazione in rete che garantisca la continuità della cura tra i diversi setting assistenziali. Ogni giorno sono assistiti in linea 130 pazienti a domicilio e 12 in hospice. Tutto ciò contemperando forti risparmi economici e migliori condizioni psicologiche per i malati.

Lucia Ciambrino

Lucia Ciambrino01/09/2015 - 15:40 (aggiornato 01/09/2015 - 15:40)

Per chi volesse consultare per intero il Rapporto annuale del Ministero citato da Rita, segnalo il link sul sito web istituzionale: