Rapporto CNEL sul mercato del lavoro 2009 - 2010

Prospettive per il 2010: il profilo più probabile è quello di una sostanziale stagnazione che, sovrapponendosi al graduale recupero del prodotto, ci condurrebbe verso fine anno su livelli della produttività del lavoro non distanti da quelli precedenti la crisi. Il livello della produttività del 2007 potrebbe, sulla base di tale profilo, essere raggiunto nuovamente nel 2011. [segue]

Le forze di lavoro, che nel corso del biennio 2008-2009 hanno registrato una significativa contrazione, dovrebbero avviare una prima fase di stabilizzazione in coerenza con l’andamento del ciclo economico. Il dato medio del 2010 potrebbe quindi già risultare positivo, con una variazione (+0.6%) sufficiente per compensare la flessione subita nel 2009.

Per la parte restante dell’anno in corso, il recupero del ciclo economico non basta comunque per imprimere una svolta al mercato del lavoro. Poiché l’occupazione risulta nello scenario base in leggera flessione, a fronte di un andamento leggermente crescente della forze di lavoro, la conseguenza più probabile è che il numero di disoccupati continui ancora a crescere. Il tasso di disoccupazione nell’ipotesi centrale sale all’8.7% nel dato medio del 2010. È solo nell’ipotesi più ottimista che il recupero congiunturale risulterebbe sufficiente per interrompere la fase di aumento del tasso di disoccupazione nel corso dell’anno, anche se naturalmente il valore del dato medio annuo risulta ancora in aumento. In ogni caso, l’aumento della disoccupazione che si registrerebbe anche nell’ipotesi pessimista non è drammatico, una volta considerata la dimensione delle perdite di prodotto subite nel corso della crisi.
Nella fase più acuta della recessione la strategia di puntare sulla riduzione delle ore lavorate pro-capite, assecondata dalle politiche di rafforzamento degli ammortizzatori sociali ha nel complesso sortito gli esiti auspicati, e contenuto le conseguenze sociali della crisi, pur in un quadro complesso, e tuttora non esente da aspetti problematici anche in chiave prospettica.

Con riferimento alle previsioni a lungo termine, viene sottolineato che nell’intero decennio 2010-2020 l’incremento totale dell’occupazione italiana risulterebbe, secondo le previsioni del Cedefop, di poco più di 500mila occupati. All’interno dei nove segmenti secondo i quali è ripartita la struttura dell’occupazione, si ha creazione netta di nuovi posti soprattutto nelle punte estreme, ovvero nelle tre classi a maggiore contenuto professionale, e soprattutto in quella della “professioni tecniche”, e in quella opposta dei “lavori non qualificati”. Cade, viceversa, il numero di impiegati e quello degli operai più qualificati.

[Fonte: Italialavoro.it]