Il G20 promuove la riduzione dell’orario di lavoro

letto 1802 voltepubblicato il 30/07/2010 - 17:17, in Servizi per l'Impiego

Il rapporto “Accelerare una ripresa ad alto contenuto di lavoro nei paesi del G20: costruire sulle esperienze” [ il documento, in inglese] traccia uno scenario di ripresa ad alto contenuto di occupazione, basandosi su una dettagliata rassegna di politiche del lavoro e sociali internazionali.

Tra le varie misure considerate, il rapporto riconosce che invece di estromettere lavoratori dalle aziende in crisi può essere utile mantenerli nelle forze di lavoro occupate attraverso strumenti come la diminuzione dell’orario di lavoro, che riducono la disoccupazione effettiva, tengono vive le competenze e i legami tra i lavoratori che altrimenti sarebbero in esubero e il mercato del lavoro.
Peraltro, si evidenzia come i licenziamenti possano determinare una carenza di determinate professionalità al momento della ripresa.

Il ricorso a settimane di tre o quattro giorni, la riduzione degli orari di lavoro e la sospensione di determinate attività sono stati strumenti largamente utilizzati tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009.

Esemplare è il caso della Germania, dove la riduzione dell’orario di lavoro è un vero e proprio programma gestito dai servizi pubblici dell’impiego. Circa 1,5 milioni di lavoratori in Germania hanno tratto beneficio da questo progetto a metà 2009; in termini equivalenti al full time ciò corrisponde a circa 500 mila posti di lavoro salvati, l’1% della forza lavoro. Il tasso di disoccupazione in Germania è cresciuto infatti solo dello 0,5% tra novembre 2008 e novembre 2009, nonostante un notevole calo del Pil. Canada, Francia, Italia, Giappone, Messico, Paesi Bassi, Sudafrica, Turchia e Stati Uniti hanno introdotto o espanso varie forme di riduzione dell’orario di lavoro.

Nello scenario della crisi mondiale, i servizi pubblici per l’impiego stanno affrontando il drammatico aumento di coloro che stanno cercando un posto di lavoro.

Molti paesi (ad esempio Argentina, Canada, Germania, Giappone, Messico, Turchia e Regno Unito) hanno risposto alla crisi rafforzando gli strumenti di incrocio domanda-offerta di lavoro e assumendo più personale a questo scopo. Alcuni servizi pubblici per l’impiego (inclusi quelli di Francia, Italia e Regno Unito) hanno invece rafforzato le partnership con le agenzie private per estendere i servizi che poggiano sulle competenze di chi lavora nelle agenzie private del lavoro.

Un nuovo corso nelle politiche del lavoro in molti paesi avanzati nell’ultimo decennio è stato l’implementazione di strategie di attivazione di chi non aveva un lavoro, attraverso la combinazione di servizi di reimpiego e incentivi a una ricerca attiva di un’occupazione.

Il rapporto conclude sottolineando l’importanza dello scambio delle informazioni e del dialogo tra nazioni sulle politiche: gli sforzi in questo senso potranno massimizzare i benefici della ripresa e favorire una crescita sostenuta ed equilibrata.