Quali benefici dal decreto Brunetta?

Le Pubbliche Amministrazioni in Italia rappresentano un punto di debolezza del sistema a causa della scarsa efficienza ed efficacia, dei ritardi nell’erogazione dei servizi e nei pagamenti alle imprese per la fornitura dei servizi ed opere e dei costi della burocrazia.
A due anni dall’approvazione della riforma Brunetta i benefici non si vedono ancora per i cittadini e per le imprese.
Per la grave crisi economica e finanziaria che interessa l’Italia servirebbe una PA efficiente ed efficace che incida positivamente sulla competitività delle imprese nello scenario globale e sulla qualità della vita dei cittadini in particolar modo per le classi più deboli che pagano gli effetti sociali della crisi.
Secondo il rapporto di Transparency International sulla percezione della corruzione nella pubblica amministrazione l’Italia si classifica al 67° posto a livello mondiale su 178 paesi, subito dopo Ruanda e Samoa e con il punteggio più basso dal 1997. L’alta corruzione significa bassa trasparenza del nostro paese.
L’applicazione della total disclosure in Italia, disposta dal D. Lgs n. 150/2009, insieme ad altri fattori rappresenta una inversione di tendenza ed una nuova considerazione del nostro paese con una ricaduta positiva sullo scenario competitivo globale.
La maggior parte degli enti locali ha preferito mantenere lo status quo e non avventurarsi nell’attuazione operativa del decreto anche a causa dell’insufficiente presenza di norme obbligatorie, dell’assenza di controlli e di sostegno da parte del Governo.
Del cambiamento delle PA, previsto dal D. Lgs. N. 150/2009, ne parliamo con Pietro Micheli, ex componente della Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche, docente di performance presso l’Università di Cranfield e consulente di alcune agenzie di valutazione delle amministrazioni pubbliche britanniche.