Tracciabilità, istruzioni per l’uso

letto 1707 voltepubblicato il 04/01/2012 - 15:17

Sul numero 11/2011 della Rivista Narcomafie è stato pubblicato un articolo dal titolo Tracciabilità, istruzioni per l’uso.

La tracciabilità dei flussi finanziari é uno degli strumenti finalizzati ad arginare la penetrazione economica delle organizzazioni mafiose nell’attività di esecuzione degli appalti pubblici. Recentemente anche la Commissione parlamentare antimafia si è occupata di tracciabilità -nella seduta del 31 maggio scorso- sottolineando, in particolare, che le relative norme sono di fondamentale importanza per reprimere la criminalità economica e che alle stesse deve essere data la massima diffusione ed attuazione. Nell’articolo vengono evidenziate -dopo una breve sintesi del quadro normativo- le più evidenti criticità emerse in sede di applicazione delle nuove norme, ma anche le importanti opportunità di miglioramento (nei metodi di lavoro della p.a., e, di riflesso, nei servizi offerti a cittadini e imprese) che possono derivare dall’implementazione delle nuove disposizioni. Con la tracciabilità si è infatti creata una formidabile occasione per approcciare questo nuovo tema in una logica di sistema, consentendo di comprendere le connessioni esistenti tra la tracciabilità dei flussi finanziari ed altri aspetti, quali, in primo luogo, il corretto svolgimento delle procedure per l’affidamento degli appalti pubblici ed il monitoraggio dei relativi contratti: monitoraggio che, se realizzato efficacemente e con convinzione da parte delle stazioni appaltanti, consentirebbe una riflessione costante ed attenta sull’intero ciclo di vita del contratto d’appalto. In questo senso, l’attuazione della tracciabilità dovrebbe comportare l’adozione da parte delle amministrazioni pubbliche di una serie di azioni strategiche, consistenti, in particolare, nella realizzazione di un’estesa condivisione delle informazioni, soprattutto per quanto concerne le nozioni di base (ad es. quando e come è possibile esternalizzare un servizio mediante l’affidamento di un appalto, oppure a quali condizioni è possibile prorogare un contratto senza procedere ad una nuova gara, e così via); parallelamente, appare essenziale realizzare specifiche attività di formazione sul tema della tracciabilità -ma, in senso più ampio, sull’affidamento dei contratti pubblici- con il fine di creare “un terreno comune”, ovverosia una base di informazioni spedibile nella tracciabilità ma anche al di là di essa (che cos’è un appalto pubblico? Quando è possibile procedere ad un affidamento diretto? Quali sono le fasi di una procedura di gara? Quali sono i criteri di aggiudicazione dell’appalto?). L’attuazione delle nuove norme potrebbe e dovrebbe inoltre comportare anche una correlativa razionalizzazione delle procedure di acquisto, troppo spesso frammentate, improvvisate e svincolate da qualunque forma di programmazione e di controllo da parte delle stesse amministrazioni che procedono agli affidamenti. Cosa fare per far funzionare la tracciabilità (ma non solo). La chiave vincente per rendere effettiva la tracciabilità dei flussi derivanti dagli appalti pubblici sembra quindi essere quella dell’integrazione con il sistema per l’affidamento degli appalti e, nel contempo, quello della semplificazione dei metodi di lavoro: la complessità burocratica (soprattutto nei casi in cui essa è fine a sé stessa e non si risolve nella produzione di un servizio o di un valore aggiunto per cittadini e imprese), comporta sempre margini di discrezionalità arbitraria e di inefficienza. E se la via giusta è proprio quella del semplificare l’applicazione delle nuove norme, la traduzione concreta di questo principio dovrebbe risolversi nel creare, praticamente, indirizzi e procedure omogenei all’interno dell’amministrazione, delineando un quadro normativo semplice e chiaro, di immediata percezione e di facile comprensione ed applicazione. Analogamente, l’attuazione pratica della tracciabilità impone di standardizzare i contenuti dei contratti, definendo in via generale le clausole del contratto e gli schemi delle comunicazioni che devono essere inviate dalla p.a. all’appaltatore (ad es. quando viene richiesto l’impegno a rispettare tutti gli obblighi di tracciabilità o quando viene chiesto di comunicare gli estremi del conto corrente dedicato ai pagamenti dei corrispettivi derivanti dagli appalti), ma anche predefinendo i contenuti delle comunicazioni che devono essere trasmesse all’amministrazione da parte degli operatori economici e da questi nuovamente ritrasmessi alle p.a.: si tratta, in sostanza, di formulare domande chiare e comprensibili, di dare alle imprese strumenti e modelli per trasmettere i dati in via semplice e spedita, e, infine, di controllare la veridicità dei dati forniti verificando che la catena della tracciabilità (committente pubblico – appaltatore - subappaltatore e così via) non si interrompa. In via più generale, per far funzionare realmente la tracciabilità e consentire di disegnare davvero la strada percorsa dai fondi pubblici destinati alla realizzazione degli appalti, sembra essenziale adottare azioni semplici ma strategiche, tra cui, in primo luogo, la realizzazione di un’attività di formazione continua –peraltro non solo tecnica, ma anche “valoriale”- rivolta ai funzionari responsabili del procedimento che devono attuare la tracciabilità, supportandoli negli adempimenti (ad es. nella richiesta del codice identificativo e del conto dedicato) e, più in generale, dando loro strumenti efficaci per procedere all’affidamento degli appalti nel rispetto delle norme e del principio di effettiva concorrenza, nonché dei principi fondamentali di legalità, economicità ed efficacia.