La staffetta generazionale (o patto generazionale)

letto 3245 voltepubblicato il 23/05/2013 - 11:39, in Servizi per l'Impiego, Servizi innovativi per il lavoro

Il nuovo governo, con l’obiettivo di creare in poco tempo 100 mila nuovi posti di lavoro per i giovani e rendere un po’ più flessibile la contestatissima riforma delle pensioni Monti-Fornero è pronto a rilanciare l’idea della “staffetta generazionale”. Idea non certamente nuova, già il precedente Ministro del Lavoro (Elsa Fornero) nel dicembre del 2012 aveva preannunciato un apposito decreto in tal senso.
Il provvedimento legislativo (allora in corso d’opera) prevedeva la possibilità di concludere un accordo fra cinque attori diversi: soggetti pubblici, Enti previdenziali, imprese, lavoratori anziani, lavoratori giovani. In base a tale accordo il lavoratore anziano accetta di trasformare il proprio rapporto di lavoro da tempo indeterminato a part-time; il lavoratore giovane viene assunto con contratto d’apprendistato o a tempo indeterminato (condizione necessaria è che il saldo finale in termini di posti di lavoro sia positivo); il soggetto pubblico si fa carico di versare all’Ente previdenziale i contributi previdenziali aggiuntivi in favore del lavoratore anziano, in tal modo garantendo a quest’ultimo un livello di copertura pensionistica adeguato. In pratica, ai dipendenti che hanno ormai pochi anni di carriera davanti a sé prima della pensione, verrà offerta la possibilità di lavorare part-time, cioè con orario e stipendio ridotti.
L’idea della staffetta generazionale, in teoria sembra buona, potrebbe per davvero creare nuove opportunità occupazionali. Bisognerà però verificare se gli attori chiamati in causa siano tutti disponibili a rimetterci qualcosa.
C’è chi sostiene che la staffetta generazionale potrebbe funzionare solo tra padri e figli (perché solo il padre potrebbe rinunciare a dei benefici economici in favore del proprio figlio).
Al momento il primo caso in Italia del c.d. “patto generazionale” è quello della Regione Lombardia che, in data 11 dicembre 2012, ha sottoscritto, insieme ad Assolombarda e all'Inps regionale, un'intesa che prevede la possibilità, da parte delle aziende associate ad Assolombarda nei territori di Lodi, Milano e Monza, di assumere un giovane a fronte di ogni lavoratore che a fine carriera sceglie il part-time.
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