Cgil e mercato del lavoro: timidi segnali di ripresa

letto 1352 voltepubblicato il 15/10/2013 - 11:15

Nel primo semestre 2013 il quadro degli avviamenti al lavoro in provincia di Bergamo resta negativo ma ci sono lievi segnali di ripresa (+2%) rispetto al secondo semestre 2012: il dato, in controtendenza rispetto a quello nazionale (-7,1%) e a quello lombardo (-11%), è emerso da un’analisi del mercato del lavoro condotta dalla Cgil orobica ed elaborata su dati della Provincia di Bergamo.

Un dato sicuramente significativo perché, basandosi su informazioni che arrivano direttamente dai Centri per l’Impiego della provincia, è effettivo e realistico del mercato del lavoro: 57.535 avviamenti contro i precedenti 56.362 dell’ultima rilevazione. Per “avviamento al lavoro” si intendono i rapporti di lavoro instaurati e non le persone che possono avere attivato più rapporti di lavoro.

Se il confronto con gli ultimi sei mesi del 2012 restituisce un timido segnale di speranza, il confronto con i livelli pre-crisi, ovvero il primo semestre 2008, la flessione degli avviamenti al lavoro è nettissima: allora furono 72mila con un tasso di rapporti di lavoro a tempo indeterminato del 35,8% contro l’attuale 28,3%.

Resta comunque negativo per 3.282 unità il saldo tra avviamenti e cessazioni anche se la realtà bergamasca rispetto al secondo semestre 2012, quando era negativo per 12.053 unità, mostra un quadro meno instabile rispetto ai dati lombardi e nazionali con il lieve aumento degli avviamenti e deciso calo delle cessazioni (da 68.415 a 60.817).

Rispetto allo stesso periodo del 2012, però, si assiste a un calo degli avviamenti generalizzato in tutti i distretti (Zogno, Treviglio, Trescore, Romano, Ponte San Pietro, Lovere, Grumello del Monte, Clusone, Bergamo, Albino) con una particolare sofferenza nella zona dell’Isola che perde il 20%. Di pari passo diminuiscono in maniera minore anche le cessazioni.

Come detto l’Isola è il territorio che nel primo semestre del 2013 sta soffrendo di più: Ponte San Pietro, con il 9,5% degli avviamenti provinciali, contribuisce al 27% (-887) al saldo negativo tra avviamenti e cessazioni mentre in passato era una delle zone che andava meglio.

La crisi ha ridisegnato la geografia occupazionale dei territori: se Bergamo tra 2008 e 2013 conserva la sua leadership come peso sul numero totale degli avviamenti (nonostante il calo più significativo dell’1,2%) cresce l’incidenza di Grumello del Monte (+1,3%) e, soprattutto, di Treviglio (+2,2%).

Rispetto al 2008 sono dimezzati gli avviamenti in edilizia, che oggi pesano per il 9%, mentre si assiste ad una netta espansione del commercio e del terziario, passato dal 56 al 62%. Nel primo semestre 2013 solo l’agricoltura mantiene un saldo positivo tra avviamenti e cessazioni mentre nel 2012 solamente le costruzioni facevano segnare un segno meno. Stangata in particolare sul commercio, passato in un anno da un attivo di 1.400 a un passivo di 1.853.

Di particolare interesse il confronto tra le varie tipologie contrattuali: a crescere, rispetto al primo semestre 2012, sono solamente i tirocini che, pur costituendo ancora una fetta marginale (3,1%), crescono del 23,4%. A farne le spese sono soprattutto l’apprendistato, formula sulla quale i sindacati puntavano forte come porta d’ingresso nel mondo del lavoro e che invece stanno quasi scomparendo, e il lavoro a tempo indeterminato. Significativo, inoltre, che il tirocinio sia inserito tra le tipologie contrattuali pur non costituendo un rapporto di lavoro: segno che, purtroppo, gli stage sono diventati la peggior forma di precariato. Impietoso il confronto dei dati con quelli del 2008: avanzano con grande evidenza le forme contrattuali più precarie con il tempo indeterminato che pesa sul totale degli avviamenti per il 26,7% quando, 5 anni fa, era al 35,4.

Difficile, per le ragioni appena esposte, interpretare il dato sull’avviamento al lavoro dei giovani under 30: il saldo è positivo in questa fascia d’età ma pesano il fatto del precariato che permette a una singola persona di instaurare più di una rapporto di lavoro durante l’anno. Drammatica la situazione per la fascia dai 30 ai 49 anni (saldo a -3.314) e per gli over 50 (-2.557).

“Un dato che deve far riflettere e che non è riportato nella ricerca – ha sottolineato Fulvio Bolis, responsabile del settore del Mercato del Lavoro per la Cgil di Bergamo – è quello relativo alla Cassa, aumentata del 30% rispetto a settembre 2012 quando in Italia è calata dello 0,4 in Regione aumentata del 9%. Sono state utilizzate oltre 30 milioni di ore, pari a più di 3 milioni di giornata lavorative che equivalgono a oltre 19mila lavoratori sempre in cassa nel 2013”.