IDENTITA’ PERSONALI E COLLETTIVE

letto 753 voltepubblicato il 22/05/2014 - 14:03, in Open Government

Mi permetto di inserire un argomento che è il risultato di alcune riflessioni fatte mentre scrivevo la tesi di specializzazione e accenando anche proprio al sito magellano del governo. Poichè il testo finale è stato modificato e privato di questa parte mi sembra utile ed opportuno inserirla quì, dove ha maggior ragione d'essere. Poichè è una elaborazione tratta da studi chiedo fortemente venia se può risultare pendante o stancante. Mi sollecita il solo motivo dell'utilità. Utilità alla riflessione ed alla partecipazione. Dovrebbero accompagnare il testo alcune slide che ora non mi è possibile inserire. Spero di poterlo fare in seguito. Grazie.

QUESTIONE AMMINISTRAZIONE

Esiste una questione Amministrazione Pubblica. Essa è un derivato dello scontro generazionale tra antiche teorie dello Stato e le moderne sociologie che si sviluppano attorno ai progressi tecnologici. Ciò ha imposto un ripensamento dell'organizzazione dell'amministrazione pubblica in chiave logico-cognitiva, chiave che ha subito diverse trasformazioni nel corso del secolo scorso. La questione è cos'è e come deve essere una Amministrazione moderna ed efficiente .

Bauman, con una espressione divenuta proverbiale, ha paragonato il concetto di modernità e postmodernità rispettivamente allo stato solido e liquido della società. Nei suoi libri sostiene che l'incertezza che attanaglia la società moderna deriva dalla trasformazione dei suoi protagonisti in quanto l'omologazione è più sull'avere che sull'essere. Da ciò ne consegue un indebolimento dell'indentità valoriale ed un rafforzamento dell'indentità mediale, nel senso di mediata da tanti fattori esterni ed estemporanei. Al di là degli studi compiuti da Bauman possiamo renderci conto, quindi, che dagli albori del mondo moderno le questioni sociali si snocciolano tutte intorno al problema identitario. Compresa la questione pubblica amministrazione. E poiché non si può parlare di valori post-moderni oggettivi, perché la fine delle "grandi narrazioni" del Novecento, cioè le ideologie, ha reso impossibile la pretesa delle verità assolute, frantumando la società in tante morali identitarie e generando un deficit di sicurezze sociali, si fa sempre più importante la questione delle “istituzioni” intese come valori di senso comunitario da rafforzare, da rinnovare ed a cui rapportarsi . Soprattutto in tempi di globalizzazione.

 

L’obbligo per lo “Stato-Amministrazione” di dialogare con i propri cittadini, la necessità delle verifiche sugli atti di indirizzo e governo, l’interventismo della popolazione su tutto quanto non potesse funzionare empiricamente, nel concreto e quotidiano, si è appalesato subito: dall’investitura del primo “capo-tribù”. Ma dalle pergamene all'ostracismo, ai codici romani tramandati a voce, a Guttenberg ed alle prime “Gazete”, fino ad arrivare al Miniculpop, è un lungo avanzare e retrocedere sul piano della democrazia.

Fino agli anni '90 l'amministrazione pubblica è molto lontana dall'essere considerata strumento di governo, è al contrario strutturalmente interpretata come fine governativo.

Per parlare di una vera e propria cultura del servizio dobbiamo aspettare la Legge 142 del 1990 Dopo quasi vent'anni dal riconoscimento delle Autonomie Regionali e Locali.

Negli anni '90 avviene quel cambiamento ormai entrato nelle coscienze e tanto auspicato, per contrastare gli effetti di una società sempre più liquida e priva di contenuti essenziali. Si parla finalmente di sussidiarietà e di città metropolitane. Da allora le ulteriori rivoluzioni possono essere interpretate come assestamenti alla evoluzione sempre più veloce imposta dalla globalizzazione. Inutile fare l'elenco che parte dalla 241/90 in poi. Bisogna, tuttavia, accennare al cambiamento essenziale apportato dalle leggi Bassanini. E' il “cambio di verso” con cui si avvia quel processo concreto di “rivoluzione” culturale della Pubblica amministrazione che passa da una concezione e da una legislazione ottocentesca di gestione del potere centralistico secondo gli obiettivi di indirizzo politico, ad una concezione più moderna e snella di “servizio” al cittadino. Da una concezione di competenza come attribuzione parziale di potere gestionale ad una concezione di competenza come delega di funzioni di servizio per l'ottenimento degli scopi sociali. Da una impostazione direttoriale ad una “Agenda” suggerita dal basso, in base alle proprie esigenze e necessità.

Fino all'avvento dei social network.

Oggi viviamo tutti, come si diceva, una crisi di identità. Non ci riconosciamo più nelle istituzioni politiche ma anche in quelle sociali. L’identità è al crocevia delle scienze sociali, lo diceva Claude Lévi-Strauss.

Quindi il punto è quali sono le regole che una società sana deve darsi per consentire a tutti – volenterosi o meno, funzionali o meno – di sentirsi inseriti in un contesto sociale. Questo perchè il mondo moderno, dopo tante guerre e “filosofici ragionamenti” è pervenuto alla conclusione che escludere ha un costo sociale enorme e che l’unica via “economica” per poter vivere una “buona società” sia offrire a tutti l’opportunità di esprimere la propria posizione e di collaborare in ogni modo alla buona riuscita della comunità umana.

Ma non sarà pericoloso consentire a tutti la partecipazione? A questa domanda, dopo le premesse fin qui portate avanti, non bisognerebbe nemmeno rispondere. Eppure è doveroso farlo.

La rivoluzione che dagli anni 90 ha investito la Pubblica Amministrazione è di ampio respiro internazionale ed è stata imposta dalla globalizzazione, come si diceva, e dal sempre più diffuso uso dei social network e del web.

Ciò ha aperto un fronte di pensiero non solo sociologico ma anche economico-organizzativo di ampio respiro internazionale, che guarda alla Pubblica Amministrazione in qualità di “organizzazione trasparente” ossia “accessibile” e "conosciuta" al cittadino utente, facile da consultare e da “fruire”. La trasparenza è il punto di contatto che elimina le ombre e le pericolosità. Purtroppo è ancora un filone di pensiero: in Italia l'accessibilità dei dati pubblici è ancora un obiettivo difficile da raggiungere. Lo si può evincere dal portale della Funzione Pubblica () dedicato al monitoraggio della normativa sulla trasparenza dei siti web della pubblica amministrazione Le norme ci sono. Ma non tutte le amministrazioni sono in grado di attuarle. Anche quelle che possono apparire eccellenti in materia, in realtà nascondono opacità tutte ancora da risolvere. Non è grave ma certamente bisogna porvi rimedio. L'unica consolazione per i cittadini è che adesso possono scoprire con facilità quanta strada è stata fatta e quanta ne resta da fare. Non è molto ma è già qualcosa soprattutto perché, grazie ad alcune recenti innovazioni, la trasparenza della Pa è, letteralmente, visibile ad occhio nudo. Il portale della presidenza del Consiglio che tiene sotto controllo il livello di adempimento alla normativa ha infatti introdotto un "cruscotto" interattivo (più altri grafici) che permettono non solo di visualizzare lo stato della situazione sui siti delle Pa ma anche di interagire per individuare più facilmente, e con il concorso dell'utenza, i “buoni” e “cattivi”. Ma non è questione di buoni e cattivi, è questione di competenze.

Se essere informati è sempre meglio che non esserlo, il “cruscotto” è certamente un passo avanti. Anche se quello che racconta non è grandemente piacevole. A quattro anni ca.dall'introduzione di quella che era stata sbandierata come una rivoluzione, la trasparenza della Pa è ancora lontana. Tanto che, come ha sottolineato l'ultimo rapporto della Commissione per la valutazione, la trasparenza e l'integrità delle amministrazioni pubbliche, il problema è forse nelle norme stesse che avrebbero dovuto introdurla, giudicate “molto generali” e “applicate con difficoltà se non declinate in norme di dettaglio”. La cosa buona è che ora abbiamo gli strumenti per misurare facilmente gli evntuali fallimenti. Questa è la nostra modernità ora.

Ma quello che mi preme più di tutto sottolineare, qui ed ora, è la necessità di un maggior adeguamento alla società da parte della pubblica amministrazione per potersi poi proporre come istituzione identitaria e valoriale, oggettiva.

Qui, nonostante la mia ignoranza tecnica, mi sento di poter affermare che veramente siamo molto indietro. E mi spiace dirlo. Non tutte le amministrazioni pubbliche, soprattutto quelle locali, sono in grado di coordinare ed organizzare il cambiamento per aprirsi al dialogo con la cittadinanza. Non tutte impostano la modernizzazione correttamente. Ad esempio la legge sull'uso delle competenze giornalistiche all'interno della PA andrebbe fortemente rivista e lo sottolineo con forza. Tra l'altro è un punto nodale della comunicazione-informazione. E' il nodo del coordinamento e dello spoylsistem.

All'origine del terzo millennio il termine organizzazione è indentificabile con modernizzazione, che a sua volta è assimilabile all'idea di efficienza ed efficacia, che tradotto in termini economici vuol dire : minori costi, migliore qualità, più servizi = snellezza. Questa trasformazione di Organizzazione=Qualità della vita è sociologicamente rilevante per capire le dinamiche, le virtù ed i mali del nuovo millennio. La competenza non vuol dire solo tecnicismo, s'intende anche come esperienza ed attitudine.

Organizzare crea mondi e dota gli attori e le organizzazioni di nomi, ruoli e identità. Attraverso l’uso del linguaggio la gente attribuisce alle azioni significati e si dà identità come attori. Per comprendere un dato processo organizzativo, si deve capire i significati e le identità che il processo produce. Questa prospettiva rende possibile una ri-definizione di realtà organizzative quali leadership, genere, pianificazione finanziaria e contabilità. Lo dicevano Czarniawska-Joerges nel 1993. E' implicito nel concetto che è necessaria una buona dose di attitudine per fare di un tecnico un buon tecnico e di una organizzazione, una buona organizzazione impostata socialmente.

Ciò vuol dire che il cambiamento avviene anche in rete. Rete sociale e rete social. Il medium e' il messaggio, come vettore del cambiamento, e la PA deve affermarsi con forza lungo tutto il vettore. Invece non sempre sa far uso dei social network. Non sempre ne possiede le competenze, tranne rare ma evidenti eccezioni.

La comunicazione istituzionale è comunicazione principalmente di servizio. Lo strumento attraverso il quale essa esprime le sue informazioni è l’URP (Ufficio Relazioni con il pubblico) ed è improntata principalmente sull'accessibilità e contenuto minimo di informazioni come risultato e scopo della trasparenza. Quindi il fine è l'accessibilità. La partecipazione attraverso internet è l'obiettivo. La comunicazione politica, invece, è comunicazione d’intenti, di scopo e d’indirizzo. Quindi la trasparenza non è più il mezzo ma il fine. Quando la comunicazione politica esprime l’attività di un organo o istituzione essa persegue la trasparenza attraverso l’accessibilità. Ossia le parti s’invertono: la trasparenza diventa lo scopo e internet e l’accessibilità lo strumento. In fondo il confine è molto sottile anche se tecnicamente ben delimitato. Se la comunicazione politica esprime una persona, più che la trasparenza il suo scopo è la chiarezza, il pensiero politico; l’obiettivo è il contenuto e finalità del pensiero politico. Se la comunicazione ruota intorno alla persona inserita nell'organo istituzionale la trasparenza diventa rigore - direi – numerico: emolumenti, indennità, attività certificata, responsabilità amministrativa ...

Tuttavia oggi è difficile fare una seria distinzione tra organi, istituzioni e soggetti politici in quanto questa separatezza si è fatta sempre più labile data la elevata esposizione alla personalizzazione della politica.

A questo punto riporto un brano di un recente scritto da Paolo Mancini per gli studi di settore:

“Introducendo un volume collettaneo sulle tendenze più recenti negli studi sulla comunicazione politica, Dan Nimmo e David Swanson notano come progressivamente negli anni si sia passati da quello che essi chiamano the voter persuasion paradigm, da un paradigma cioè che privilegia soprattutto la dimensione persuasoria che collega l'azione dei partiti, dei candidati e dei media al singolo elettore, ad una prospettiva “sistemica” [ sistemico è il termine per eccellenza per spiegare il livello di penetrazione nella società moderna della comunicazione politica e del suo linguaggio] che esalta la dimensione del rapporto tra istituzioni differenti. Secondo Nimmo e Swanson i primi studi, a partire dal classico The People Choice (Lazarfeld – Berelson – Gaudet, 1944), si soffermavano in modo particolare sui tentativi e sulle strategie di persuasione messe in atto nella ricerca del voto, e quindi sulla loro efficacia. In questi studi l'elettore, secondo la classica prospettiva dei powerful media (¹), è un soggetto passivo ed isolato che, con il progressivo sviluppo dei mezzi della comunicazione di massa, sempre di più rimane esposto alla loro grande capacità persuasoria anche per quanto riguarda la decisione di voto. Questo paradigma della persuasione è stato progressivamente sostituito da una sempre maggiore attenzione verso gli aspetti e i vincoli derivanti dal funzionamento delle istituzioni (i vincoli posti dai sistemi elettorali dalla raccolta fondi) e della loro reciproca competizione. Tale sistema entra in una situazione di competizione/scambio con gli altri sistemi sociali. Di conseguenza si può affermare che la comunicazione pubblica identifica quell'area dell'attività simbolica di una società in cui, a seguito dei processi di differenziazione sociale, sistemi diversi interagiscono e competono per assicurarsi visibilità e per sostenere il proprio punto di vista su argomenti di interesse collettivo. Tale area è in particolare caratterizzata dall'azione del sistema dei mezzi della comunicazione di massa tanto che spesso si parla di spazio pubblico “mediatizzato” (Ferry, 1989). Di tale definizione interessa in particolare mettere in luce alcuni aspetti, in primo luogo il fatto che la comunicazione pubblica riguarda argomenti di interesse collettivo che coinvolgono funzioni socialmente rilevanti e valori di interesse collettivo … “

Le moderne tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) hanno assunto un ruolo sempre più centrale proprio in nome della mutata esigenza della domanda e dell’offerta politica. Il rifiuto di queste tecnologie, a priori, è un ancoraggio agli schemi del passato snocciolantesi sui messaggi indiretti ed occulti. La difesa del cittadino è il frame d’inserimento della moderna costruzione del sociale partecipativo passivo ed attivo. In soldoni la chiarezza e trasparenza è la cornice entro cui s’inseriscono le moderne candidature che vedono come componente essenziale la conoscenza e l’informazione anche attraverso i social network. Conoscenza ed informazione che non vogliono significare pubblicità e propaganda attraverso internet ma trasmissione ad un pubblico sempre più vasto delle idee e dei contenuti. Lo scardinamento dei sistemi televisivi catodici e il loro soppiantamento con quelli digitali ha rappresentato una rivoluzione nel campo comunicativo che ha segnato la fine del secolo scorso e segna sempre più il nuovo millennio. Il computer diventa, così, una leva fondamentale per potenziare la partecipazione (è notevolmente interattivo rispetto alla TV) e stimolare la cooperazione, la diffusione e condivisione dei processi di sviluppo e trasformazione sociale. E' una funzione. E’ una rigenerazione delle forme comunitarie che trovano oggi, e sempre più in futuro, riconoscimento nelle varie Agende Digitali che i governi disegnano. Sono sfide d’innovazione, allo stato attuale, dall’esito per nulla scontato. Ma sono molto importanti, anzi forse fondamentali, per la formazione delle coscienze. E’ evidente che la partecipazione e la conoscenza via telematica non possono eludere l’impegno fisico personale ma possono agevolarlo molto ed in alcuni casi estremi sostituirlo del tutto. Per esempio è’ il valore che porta con sé il telelavoro. Ma è anche e soprattutto il valore che ha agevolato la nascita della Società dell’Informazione che ha come obiettivo la creazione e lo sviluppo di una rete di contatti a livello imprenditoriale che possano costruire o ricostruire il tessuto economico di un luogo. La Società dell’informazione prevede un alto livello qualitativo delle risorse umane ed un piano strategico d’innovazione. Di questa Società dell’informazione ormai da tempo non se ne parla più anche se ebbe notevole sviluppo negli anni a cavallo tra il 1998 ed il 2000. Oggi, in virtù della crisi, siamo allo smantellamento del tessuto socio-economico del paese, dei paesi in generale. E non s’intravvedono nuovi piani innovativi se non gli ultimi dettati dell’Agenda Digitale che trova tuttavia difficoltà di applicazione sia in Italia che in tutta Europa.

Il mancato ritorno in termini economici, di sviluppo e progresso, di questo empasse, è facilmente intuibile.

Il settore pubblico si trova ad affrontare una delle tante tappe, piene di contraddizioni e difficoltà, che dovrebbero portarne ad un ridisegno coerente. La crisi del debito sovrano e dei vincoli dell’UE dovranno coinvolgere necessariamente tutti i diversi livelli di governo, richiedendo comportamenti responsabili e coraggiosi. In tale contesto, come appare chiaro da qualche anno ormai, occorre inserire le diverse riforme di cui necessita l’Italia. Ma non per forza di cose queste riforme devono seguire logiche rivoluzionarie o “agnostiche”. La logica per tagli lineari non è riuscita ad attivare un processo di razionalizzazione fondato su una riorganizzazione delle funzioni. L’ottusa impostazione delle politiche economiche fin qui perseguite a livello europeo ha messo in tutta evidenza la effettiva necessità che ha il mondo globalizzato di un sempre più inciso walfare razionalizzato e ben strutturato. Gli obiettivi perseguiti all’inizio degli anni ’90 di sviluppo di vaste nicchie e settori imprenditoriali e commerciali, supportati dalle nuove professioni che si vengono a delineare, qualora entrassero nell’Agenda Digitale, grazie alle moderne tecnologie, sarebbero lo startup ideale per ricreare fiducia e consenso ma soprattutto tessuto economico per un’ottima ripresa contro la crisi internazionale.

Qui hanno eccezionale ruolo sia la comunicazione politica che la comunicazione istituzionale ma soprattutto è fondamentale un governo che ne tenga molto conto.

Ciò in soldoni vuol anche significare che sono in gioco la credibilità, l’autorevolezza e affidabilità delle Istituzioni amministrative e politiche e della stessa Amministrazione Pubblica.

Cosa può portare una Amministrazione ed il suo cittadino utente ad intessere una relazione soddisfacente e democratica? Abbiamo visto è un problema di identità. Identità delle Istituzioni amministrative, politiche e sociali e di conseguenza identità del cittadino. Riconoscimento e riconoscibilità per la pubblica amministrazione. Rappresentanza e rappresentatività per la politica.

(1) Numerosi sono i testi che illustrano le diverse teorie sugli effetti dei mezzi della comunicazione di massa e quindi la teoria dei powerful media. Bompiani, Milano 1992.