Politiche del lavoro tra costi, diritti e primi incentivi agli investimenti.

letto 508 voltepubblicato il 18/09/2014 - 15:32, in Osservatorio Spending Review

Riduzione dei costi del lavoro e delle tutele dei lavoratori, politiche incentivanti per le nuove assunzioni ma anche, in prospettiva, riduzione dei costi della burocrazia e riscrittura complessiva del diritto del lavoro anche nel senso di maggiore equità sociale delle tutele esistenti, semplicità e qualità della regolazione: questi gli spazi in cui il Governo spera di muoversi a partire dalla presentazione avvenuta il 17 settembre dell’emendamento al Jobs Act in discussione al Senato ed, in particolare all’art. 4 della delega sul mercato del lavoro che, naturalmente, sta sollevando molte discussioni.

Per le nuove assunzioni si punta sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all'anzianità di servizio [1], che apre di fatto la strada al superamento dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sulla disciplina dei licenziamenti senza giusta causa. I nuovi contratti a tempo indeterminato, sia per i giovani sia per i riassunti, non avranno da subito le stesse tutele garantite dagli attuali contratti stabili, ma le otterranno gradualmente. I termini della gradualità dovrebbero essere indicati nei decreti delegati dell'esecutivo entro sei mesi dall’approvazione parlamentare. Il periodo di passaggio  alle maggiori tutele potrebbe durare 3 anni, intanto il lavoratore avrebbe immediatamente accesso alla Naspi, il sussidio di disoccupazione che il governo introdurrà con la riforma del mercato del lavoro. Quest’ultimo, nelle intenzioni dell'esecutivo dovrebbe durare la metà dei mesi lavorati negli ultimi 4 anni per un massimo di due anni. L'entità del sussidio ammonterebbe per tutti a 1.100-1.200 euro mensili all'inizio del periodo di copertura per poi calare fino a 700 euro. Le coperture sarebbero garantite dalla riforma di tutti gli ammortizzatori sociali.

Altre modifiche riguardano sempre l'articolo 4 con la previsione del superamento del divieto delle tecniche di controllo a distanza, e l'articolo 13 attraverso l’introduzione di fatto della possibilità del demansionamento del lavoratore in caso di necessità dell'azienda.

Viene esteso, eventualmente anche in via sperimentale, il compenso orario minimo applicabile ai lavoratori subordinati ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa nei settori non regolati da contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale, previa consultazione delle parti sociali comparativamente più rappresentative sul piano sociale.

L'emendamento dovrebbe essere approvato il 18 u. s. dopo il parere della commissione Bilancio, mentre l'approdo in aula è previsto il 23 settembre ed il via libera i primi di ottobre.

 

 

Fonti: Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Sole24 Ore, Rai News.it

 

[1] Per maggiori informazioni sulle proposte di contratto a tutele crescenti vedi