Sistema giuridico e sistema informatico

letto 102 voltepubblicato il 16/03/2021 - 17:39

Per introdurre l'argomento di questa segnalazione è opportuno definire i termini "sistema" e "ordinamento". Leggo sul Dizionario Hoepli che il termine sistema è così definibile: " Complesso di elementi che, mantenendo le proprie caratteristiche, formano un tutto organico, integrandosi a vicenda." E, dalla medesima fonte traggo la definizione di ordinamento: " Complesso di norme, leggi, precetti e sim. che ordinano, regolano il funzionamento di un'attività, un ente, un'istituzione." A prima vista, dunque, pare che il concetto di ordinamento ( o di ordine), a differenza di quello di sistema, abbia una valenza più strettamente giuridica, essendo il sistema un "tutto integrato" che trova il suo spazio naturale soprattutto nel campo della scienza e della tecnologia, Come vedremo, le cose non stanno esattamente in questo modo. Di certo l' ICT è configurabile come un sistema che evolve rapidamente nel tempo e, che per sua natura, è anomico e sregolato, imponendo al Legislatore e alla giurisprudenza (per non parlare della dottrina) un continuo sforzo di cambiamento e adattamento. Riprendendo il problema dei rapporti tra sistema ed ordinamento, questa volta nel campo giuridico, giova ricordare che i due termini, spesso confusi tra di loro, non sono sinonimi: il sistema è propriamente il risultato dell'attività astraente della scienza giuridica su di una materia di per sé non sistematica. "Ordinamento" allude invece ad un complesso di elementi giuridici tra loro interdipendenti il cui insieme è superiore alle singole parti componenti (almeno nella versione classica kelseniana). In generale, il termine ordinamento, come nota Norberto Bobbio, è proprio di una ristretta area geo-culturale, quella italiana e spagnola, mancando nelle lingue tedesca, inglese e francese. Ma ritornando alla definizione di "sistema", è facile notare l'elemento dell' Integrazione fra elementi che mantengono le proprie "caratteristiche", formando "un tutto organico", elemento assente nella definizione di "ordinamento". L'ordinamento è il "sistema" dei singoli Stati nazionali di civil law, mentre il common law, ricalcato sulle dottrine romane, può essere definito come un sistema sovrannazionale a tutti gli effetti. In effetti, ciò che distingue il sistema dall'ordinamento sta in ciò, che il primo ha natura "aperta" e tende ad espandersi senza limiti né spaziali né temporali, mentre il secondo è tipico di una determinata realtà storico-giuridica ed è perciò "chiuso". Così noi parliamo di ordinamento italiano, francese, spagnolo od anche di ordinamento della stessa Unione Europea. Esempio classico di sistema è quello romano, con la sua vocazione all'universalismo ed al progressivo abbattimento delle barriere fra i popoli. Il sistema romano è triplice: o si fonda sulle norme, ed allora è detto "normativo"; o si fonda sulla riflessione della giurisprudenza ed allora è "scientifico"; o è composto da principi generali, desunti dalla natura delle cose, come l'equità, la buona fede, l'umanità e via discorrendo. I tre aspetti non sono altro che sfaccettature di una unica realtà. Come ben sappiamo, il sistema informatico, o i vari sistemi informatizzati, aspirano all'internazionalità, fenomeno questo che va sotto il nome di globalizzazione. Quale diritto per questa realtà? Sistematico od ordinamentale ? Non vi è alcun dubbio che il "diritto globalizzato" non possa essere che un sistema normativo governato da principi generali. Non un sistema scientifico nel senso dialettico, stante l'immensa mole della materia che è chiamato a regolare. Abbondante è la legislazione italiana ed internazionale, ma sempre si cerca di imbrigliarla in principi e concetti fondamentali che fungano come punto di riferimento per orientarsi in questa variegata e stratificata normativa. Pensiamo ai 23 principi che regolano la Contabilità pubblica e che hanno indubbiamente risentito dell'influsso della transizione al digitale. O, ancora meglio, pensiamo ai principi enunciati dall' art. 1 della Legge 241/90: " L' attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità di pubblicità e di trasparenza..." o all'art. 2-bis: "I rapporti tra il cittadino e la pubblica amministrazione sono improntati ai principi della collaborazione e della buona fede." In materia di privacy è tutto un richiamo a criteri generali: il principio di correttezza, la trasparenza, la limitazione della finalità, la minimizzazione, l'esattezza, la limitazione della conservazione, l' integrità e riservatezza, l'accountability ecc. La normativa varia in continuazione per adeguarsi ai mutamenti tecnologici: per fare un esempio, citiamo il CAD (o Codice dell'Amministrazione digitale: D.lgs 82/2005), superato e ben presto integrato, soprattutto i materia di privacy, da un Regolamento e due Direttive UE.