Natura e Civiltà

letto 115 voltepubblicato il 24/07/2021 - 14:56

Riprendiamo il confronto tra natura e civiltà, ma in un ottica diversa, cercando di analizzare più attentamente le implicazioni sottese a tale confronto. Con la civiltà l'uomo occidentale ha voluto creare un suo spazio "vitale", in cui valorizzare le proprie idealità ed "arti". E' il mondo delle libere professioni, da cui possono trarre vantaggio una generalità di persone. Si pensi al bene che può fare un buon medico  o psichiatra ai propri pazienti. Si afferma che la vita media è statisticamente aumentata dal tempo dei Romani e che soprattutto è cresciuta la sua "qualità", e che l'uomo ha più tempo libero da dedicare ai propri interessi ed hobby. Ma, francamente, queste ed altre argomentazioni lasciano il tempo che trovano. In realtà la vita è qualcosa di effimero e "gratuito", di cui bisogna godere nella consapevolezza della sua limitatezza e caducità. La morte è ineluttabile ed è soltanto un fatto naturale, quando non sia procurata da omicidio. Parlare di "sacralità" della vita non è appropriato e comunque ci rimanda a concezioni arcaiche e non più attuali, ferma restando la saggezza in esse insita. Una persona intellettualmente "evoluta" può semmai esigere il rispetto per la propria ed altrui esistenza, facendo umanisticamente valere i sentimenti umani. Dicevamo della bontà della scienza umana, della sua effettiva capacità di guarire malattie fisiche e mentali come la schizofrenia che, in taluni casi, può essere vinta da una intelligente terapia farmacologica. Nei casi più gravi di questa patologia, causata da traumi affettivi familiari, viene compromesso l'intero sistema nervoso. Come è facile dirlo: il cervello ha la forma di un imbuto, all'imbocco del quale sta il cervelletto. Le azioni traumatiche producono una specie di otturamento di questo imbocco, in modo che il sangue non è libero di affluire nella scatola cranica. Non è facile dipanare questo ingroppo: nella maggior parte dei casi ciò avviene per opera di una causa esterna che libera la via ostruita. La terapia farmacologica può intervenire in questo secondo momento, contribuendo a sbloccare definitivamente il sistema cerebrale. Ma come vincere il cancro? A quanto ne so, due sono i fattori che scatenano questa malattia: l'uno è di ordine genetico, ereditario od acquisito, ed in questo caso qualche volta  la medicina può venirne a capo; l'altro dipende invece dalla legge dell'entropia, legge fondamentale della fisica, che consiste nella graduale degenerazione di un sistema verso il massimo disordine. In questo caso, per prevenire la sua insorgenza, non sempre scontata, è d' obbligo condurre una vita morigerata, aliena da eccessi, per rallentare il fenomeno entropico e quindi garantire una vita equilibrata e discretamente lunga. E allora quale migliore antidoto che vivere secondo natura? La quale soccorre l'uomo con una quantità stupefacente di rimedi e sostanze atte a guarire ogni tipo di malattia organica. La vita in natura non è idilliaca: per quanto ne sappiamo esistono odi tribali ed anche ignoranza. In particolare non vi è posto per le persone disabili, le quali vengono scartate in quanto "inutili" alla sopravvivenza del gruppo ed incapaci di badare a se stesse. Purtroppo la selezione naturale avviene proprio così: con l'eliminazione dell'individuo "degenere". il  vero compito delle future generazioni, per come la vedo io, è quello di favorire il ritorno ad una concezione naturalistica ed umanistica dell'esistenza, liberandosi da incrostazioni "culturali" false e deleterie, che conducono solo ad alienazione e smarrimento del senso delle cose. Il "progresso" sarà solamente servito a dare una nuova consapevolezza alle persone con i suoi insegnamenti negativi, come il mito della "democrazia liberale", per giungere ad una rifondazione radicale dei rapporti umani, finalmente calati in un mondo libero da contraddizioni come le sperequazioni e gli odi sociali. Il mio ovviamente non è un manifesto ideologico e seppure pecco di ingenuità ed idealismo, vedremo come l'umanità saprà risolvere i tanti problemi che la attanagliano senza fare ricorso ad un rinnovato e più maturo ritorno al contatto con la natura.