Il diritto pubblico nell'esperienza odierna

letto 244 voltepubblicato il 07/08/2021 - 20:10

Oggetto della presente segnalazione è una breve analisi del  diritto pubblico nella società moderna. Ricordiamo preliminarmente che il rapporto tra diritto pubblico e diritto privato è per lunga tradizione sbilanciato a favore del secondo, che ha avuto nella storia una ben maggiore elaborazione dottrinaria e giurisprudenziale. Basti pensare, a tacer d'altro, alla Pandettistica, movimento di studi tedesco affermatosi tra '700 ed '800, di cui l'opera Sistema del diritto romano attuale di von Savigny, tutto incentrato sulla soggettività del diritto, quindi sulla sua "privatezza", è l'opera più rappresentativa. Eppure non poco vi è da dire anche sul diritto pubblico. Il quale nasce in Roma come un bene gestito direttamente dai cittadini, che prendevano collettivamente tutte le decisioni riguardanti la comunità, come le questioni inerenti la pace e la guerra ecc. Agli inizi della Repubblica, l'esercito non era altro che una milizia territoriale, cui contribuivano i cittadini in base al censo e ai distretti amministrativi in cui era diviso il giovane Stato. Solo successivamente, con lo sfaldarsi della Repubblica, si assiste al pernicioso fenomeno della "professionalizzazione" dell'esercito, ormai composto da mercenari fedeli ai "Signori della guerra", come Mario, Silla e lo stesso Cesare. E' la fine dello spirito autentico della Romanità, fondato su un'equilibrio così sapiente tra Senato, popolo e magistrati che, per lungo tratto di storia, non vi fu una una reale contrapposizione tra l'aristocrazia senatoria, che esprimeva dal suo seno magistrati competenti e ben preparati, e la moltitudine, i cui interessi venivano difesi dai Tribuni della Plebe. E la tragedia delle guerre civili scoppiò non soltanto per  motivi egoistici, ma anche "identitari", cioè per la pretesa di una classe oligarchica ormai vecchia e corrotta di incarnare il vero popolo, ad esclusione delle masse emarginate e sbandate che si erano andate formando in secoli di immigrazione. In Italia le cose sono messe diversamente. Il nostro Paese, a differenza ad es. dell'Inghilterra, non ha mai avuto un popolo ben amalgamato nelle sue componenti e conscio del suo valore unitario. Con ciò non si si vuol certo negare l'esistenza del popolo italiano, ricco di una fortissima identità culturale e politica; si vuole solo dire che regionalismi e campanilismi hanno nuociuto ed in parte continuano a nuocere alla sua considerazione d'insieme. Certo è un'utopia pensare di ritornare alla prisca Repubblica romana o pretendere che il popolo comune possa autogestirsi. Ai vertici della società, più in alto della classe politica, del Governo e del Parlamento, si è ormai costituito un sistema di interessi che di fatto, anche se non giuridicamente, ha in mano le redini del gioco, decidendo autonomamente su ogni questione di interesse pubblico. Il diritto pubblico tradizionale, quello incentrato per intenderci sullo Stato di diritto, ha così perso inesorabilmente terreno a favore degli interessi privati, che appartengono ad una minoranza di maggiorenti di cui spesso non si conosce né il volto né la reale identità. Colpa di questa società fluida in cui non esistono più valori stabili e predeterminati. E' d'uopo ricorrere alla nozione di Costituzione materiale, creata dall'insigne giurista Costantino Mortati, oggi più che mai di attualità: essa si oppone a quella formale ed è forgiata dal libero gioco degli interessi contrastanti, i più forti dei quali prendono il soprevvento. L'ordinamento statuale interno e quello europeo cercano sì di regolamentare questa situazione, ma il loro ruolo è più che altro ridotto a recepire e prendere atto di tutte le novità che provengono loro ab externo. Un fatto preoccupante è lo scadimento della legge nel regolamentare gli interessi comuni. Da un pò di tempo il suo posto è stato preso dagli atti dell'esecutivo. Teniamo presente che l'Italia, fino a prova contraria è una democrazia rappresentativa ed è al Parlamento che è demandato il compito di esprimere la volontà popolare. La legge fissa i principi-cardine della convivenza civile, come quelli in materia di libertà: il ricorso alla legge dovrebbe essere consentito solo ove si verta sui principi generali che riguardano tutti i membri dell'ordinamento. E' ben vero che tante leggi e leggine non sono in realtà altro che regolamenti, donde la spinta alla delegificazione tipica degli ultimi decenni.