Popolo e massa

letto 197 voltepubblicato il 09/08/2021 - 13:42

Cicerone definiva il popolo come un "insieme di uomini astretti dal vincolo del diritto e dall'utilità comune". Definizione certo intelligente ma incompleta. Un popolo, per essere tale, deve avere la coscienza della propria identità, passata, presente e  futura. I singoli cittadini devono anzitutto partecipare ad un patrimonio comune di idee, valori e sentimento di appartenenza alla propria tradizione. In precedenza abbiamo individuato nell'umanesimo e nella cultura neolatina le componenti essenziali dell'identità del popolo italiano. Perché non anche il Cristianesimo ? Perché esso, nella sua qualità di religione universale, è rivolto a tutti gli uomini indiscriminatamente. Non che ciò sia un male, soprattutto in un periodo di grandi migrazioni e spostamenti di popolazioni. E ,tuttavia, questa mentalità va  indubbiamente contro alla conservazione dell'identità culturale e politica. Se non opportunamente assimilati nel corpo sociale, con un lavoro che dia dignità e benessere, tutte queste persone rischiano di diventare massa, ovvero un conglomerato sociale volubile e pronto a qualsivoglia manipolazione ideologica. Beninteso, la cristianità è parte della storia e della cultura di questo Paese e molti cittadini vi si riconoscono, ma nel suo trascendere la particolarità dei singoli popoli, essa crea un organismo sovraordinato nel quale va smarrito il senso di appartenenza nazionale.Diciamo, più chiaramente, che in Italia vi è già tanta massa che, seguendo una politica di indiscriminata accoglienza, tende ad aumentare, mentre il popolo, viceversa, è destinato a diminuire. Il pericolo è perciò quello del formarsi di una moltitudine di sradicati e di alienati, privi di reali possibilità di inserimento e gratificazione sociale nel Paese ospitante.Perché, in generale, l'immigrazione è determinata dalla ricerca del benessere, lontano dalla miseria e dalle lotte fratricide che insangunano spesso i Paesi di provenienza degli immigrati.Come direbbe Cosciani, essa è il risultato dell' "effetto di dimostrazione", per il quale il più "povero", venuto a conoscenza della migliore qualità di vita di uno Stato, ambisce ad ottenerla. E' venuto forse il momento di aiutare in loco queste popolazioni, aiutandole a costruire una società migliore e più tollerante, in cui possano vivere in pace e civilmente. Le risorse marginali non sono infinite, e di ciò è bene rendersi conto. Meglio prevenire che curare. Anche perché in futuro, se si dovesse creare una situazione di grave dissesto sociale, quale potrebbe essere la cura? L'esercito, la repressione poliziesca ? Meglio lasciar perdere.