Quale è la scienza italiana ?

letto 203 voltepubblicato il 12/08/2021 - 20:22

Sono convinto che in Italia abbia trovato particolare sviluppo la scienza più grande di tutte: quella dei sentimenti umani. Abbiamo già visto che l'Italia non brilla per cultura scientifica e tecnologica. Ed anche se in esse vorremmo ricomprendere l'economia politica, salterebbero fuori i nomi dell' Abate Genovesi e di Vilfredo Pareto. Per le scienze esatte potremmo fare i nomi di Galileo, Torricelli, Peano e Fermi, ed altri ancora, che tuttavia non riescono a  connotare l'Italia come il Paese della fisica e delle matematiche. La verità è che, fin dall'età romana, in Italia sono fiorite due scienze sociali particolari ed un'arte: il diritto la storiografia e la letteratura,  studiose dell'uomo e dei moventi del suo comportamento. Risuona nei secoli la domanda fatidica: "cosa c'è nel tuo cuore ?". Indubbiamente i Romani, in fatto di storiografia e non solo, sono stati alla scuola dei Greci, dei quali pare non siano riusciti ad eguagliare l'incomparabile razionalità. Basta mettere a confronto Tucidide e Tacito: nel secondo si accentuano gli elementi di un  umanesimo pessimistico, per il quale la storia umana è senza speranza. Anche Sallustio condivide questo amaro pessimismo, ma in più aggiunge aneliti platonici all'immortalità, elogiando le opere dello spirito come superiori alle imprese corporee. Non sfugga che il romanzo latino, per fare un esempio il Satyrichon di Petronio o l'Asino d'oro di Apuleio, ha una tonalità sociologica che lo rende diverso da quello greco, tradizionalmente più mitologico. Per non parlare della satira, genere letterario di cui i Latini rivendicavano orgogliosamente la paternità. Forse non è un caso che la tragedia latina, a differenza degli splendidi capolavori di Sofocle, Eschilo ed Euripide, sia naufragata nel vortice del tempo, a tal punto che ce ne rimangono solo pochi versi.Le uniche tragedie latine che ci sono rimaste sono quelle di Seneca il filosofo, opere peraltro dignitose.Ma su Seneca dobbiamo intenderci: egli elargiva perle di saggezza morale, mentre provocava una sommossa in Egitto causata dalla disperazione dei suoi debitori cui aveva prestato danaro ad usura.Ma chiusa questa parentesi sulle contraddizioni dell'umana natura, riprendiamo il filo del discorso. Anche con tutta la migliore volontà le tragedie del nostro Alfieri rimangono opera d'accademia. Piuttosto è nel teatro comico, nella commedia, che si può rintracciare un filo conduttore che porta da Plauto e Terenzio a Goldoni e Ruzzante. Abbiamo parlato di letteratura ed accennato alla storiografia. Gioverà continuare a parlare di quest'ultima, lasciando da parte per adesso il diritto. Come è noto i Romani coltivarono con passione questo genere di studi. Basti ricordare i nomi che abbiamo già fatto di Tacito e Sallustio, i più rappresentativi. Non è un caso che la moderna storiografia e scienza politica nascano nell'Italia rinascimentale, con Nicolò Machiavelli e proseguano con Francesco Guicciardini, che stigmatizza il suum particulare tipicamente italiano,  il veneto Paolo Sarpi, Pietro Giannone, che ebbe dei guai con l'Inquisizione, senza minimamente dimenticare Dante Alighieri, autore di un trattato De Monarchia o il trecentesco Marsilio da Padova che scrisse un Defensor pacis, opera di straordinaria preveggenza e modernità. Sul diritto abbiamo già parlato abbastanza: diremo solamente che soprattutto nei due rami del diritto privato e del diritto penale esso è un formidabile strumento per disvelare la psicologia e le effettive pulsioni umane. Quali conclusioni trarre da questo discorso ? Certamente che la cultura italiana è incentrata sull'uomo e che di esso fa una "scienza". Altri popoli hanno creato imponenti, quanto discutibili, sistemi di pensiero o creato nuove discipline e dottrine, come la sociologia o l'antropologia o la glottologia:  l'Italia è rimasta fedele alla rappresentazione della natura umana con i suoi pregi e difetti e, ahimé, con la sua inclinazione verso la piaggeria ed il conformismo.