L'Italia è una scienza ?

letto 167 voltepubblicato il 13/08/2021 - 18:24

Nella precedente segnalazione abbiamo cercato di individuare una "scienza" italiana. Ora ci chiediamo invece se l'Italia stessa sia da considerare una vera e propria scienza. Gli appigli in tal senso non mancano.Gli scienziati sono tutti presi dalla questione se il protone decada. Questione di lana caprina, se pensiamo che l'universo è una macchina termodinamica in cui la freccia del tempo favorisce l'aumento costante dell'entropia, quindi del massimo disordine. Alla legge dell'entropia, noi crediamo, obbediscono anche i corpi sociali, almeno quando sono sottoposti a certe condizioni di evoluzione e di decadenza. Altro discorso, invece, va fatto per situazioni di immobilismo sociale e culturale, laddove, cioè, un dato gruppo sociale permane in uno stato di quiete. In questo caso la legge dell'entropia, se pur opera, lo fa in maniera alquanto lenta, permettendo il perdurare di una società per interi millenni. Soprattutto l' isolamento è alla base di tale evenienza; isolamento che non è stato mai caratteristica dell'Italia. Originariamente,in epoca proto-storica,  il Paese era diviso pressappoco in quattro grandi aree etnico-culturali: al Nord i Celti, al Centro-sud gli Etruschi e gli Italici, a loro volta suddivisi in numerose popolazioni come i Sanniti, i Volsci, gli Umbri e gli Equi ecc, ed al Sud ancora gli Italici ed i colonizzatori Greci, la cui commistione  ha dato vita alla cultura c.d. Italiota. In tale quadro, l'impresa di Roma è stata quella di unificare tutti questi popoli e popolazioni. Ma Roma, pur avendo un rapporto privilegiato con l'Italia, andò oltre, superando i suoi confini, per creare l'Impero. La mentalità romana era quella di andare sempre avanti, per inglobare sempre nuovi popoli e genti, e questa mentalità, man mano che l'espansionismo faceva il suo corso, è stata affiancata senz'altro dalle prospettive dei lauti profitti e guadagni che si aprivano di fronte alla classe dirigente patrizio-plebea. Roma quindi è stata una civiltà fortemente dinamica ed inquieta e l'incidenza dell'entropia "sociale" la possiamo scorgere in tutte le fasi del suo ciclo storico, fin dall'epoca dei Re. Alla fine di questa evoluzione, con la sua dissoluzione come organismo politico, sopravvivevano ancora alcuni riti sacri e cerimonie religiose, come quella dei Lupercali e fino a circa tutto il VI sec. A.C. possiamo rintracciare le vestigia della tradizione politeista;  le scuole di retorica fiorivano ancora in Africa poco prima della conquista islamica. Ma la Chiesa, se poteva tollerare il patrimonio giuridico, era invece intransigente con quello religioso: la religione doveva essere una questione unicamente cattolica. E così, da un gruppo di contadini, pastori e montanari,ossequiosi del diritto divino e sacro, nell'arco di circa 1.200 anni, attraverso numerosi rivolgimenti e guerre civili, si è passati ad una società caotica e divisa in sette ed eresie fra di loro confliggenti. Possiamo stimare che la discesa dei Longobardi diede il colpo di grazia alla vecchia tradizione romana che, già estenuata, si spense. Ovviamente non si spense la cultura latina, se consideriamo il lascito giuridico, linguistico e più latamente culturale che è ben presente ancora non solo in Italia, ma in tutta Europa ed anche fuori di essa. Possiamo rimpiangere "l'eta dell'oro" di cui parlano i poeti latini, quando gli uomini vivevano liberi allo stato di natura e non esisteva la schiavitù, ma è certo che senza Roma l'Italia non sarebbe mai stata una Nazione unitaria. Nel Medioevo giunsero gli influssi germanici, arabi e normanni, che tuttavia non riuscirono a piegare l'eredità latina. Parlavamo di entropia sociale. L'Italia ne ha fatto già esperienza nell'evo antico e medio con la discesa dei Barbari ed il formarsi di sette e fazioni religiose, avversate a volte sanguinosamente dalla Chiesa cattolica, in un caos che appariva senza fine. l'Italia è quindi la scienza della disgregazione dei corpi sociali, sul perché e sui modi in cui essa avviene.Mi sembra che il periodo attuale possa riproporre il problema, per cui bisogna agire con la massima prudenza e circospezione, tanto più che l'Italia, nell'evo moderno, non possiede credibili tradizioni imperialistiche e quindi ha minori debiti nei confronti del popolo nero od arabo. A ragione, dunque, dicevamo che l'Italia è una scienza, i cui ammaestramenti, nel bene e nel male, sono utili per la comprensione della realtà in cui viviamo.