Pensieri sulla democrazia

letto 83 voltepubblicato il 16/08/2021 - 22:18

Di là da ogni dotta definizione o dissertazione, io definisco la democrazia come "una situazione politica fortunata in cui la gente riesce a convivere più o meno pacificamente". Altro non mi viene da dire. Anche la etimologia della parola, dal greco démos e cràtos, e cioè potere del popolo, pare essere troppo pretenziosa e storicamente mal collocabile. La stessa democrazia di Pericle, nell'Atene del V sec. A.C., quando si rivendicò il principio "un uomo un voto", non è stato altro che un esperimento passeggero, esaltato oltre misura. La verità è che spesso e volentieri le città greche erano preda di guerre civili tra le fazioni dei democratici e degli aristocratici. Come si può parlare seriamente di democrazia in un clima di continui rivolgimenti e quando manca il requisito di una stabile pace sociale ? La quale deve essere accompagnata, beninteso, dall'altro requisito di una credibile equità pubblica, e cioè da un convincente atteggiamento delle classi dirigenti rivolto ad instaurare un benessere il più possibile esteso, che giunga a lambire, per quanto possibile, gli strati più umili della popolazione. Perché il sintagma "potere del popolo" è per sua natura ambiguo, al limite un'illusione od un'ideologia, come taluno dice. Di quale popolo si parla ? Di tutto il popolo? Compresi i ceti più disagiati ? Ciò mi pare improponibile. Gli stessi capi-fazione democratici greci erano uomini facoltosi e lo stesso avviene a Roma, dove i Gracchi e Giulio Cesare erano esponenti della nobiltà. E' inoltre sicuro che nei torbidi che spesso avvenivano nelle città antiche, manovravano loschi demagoghi, mossi da ambizione personale o prezzolati, facciamo il caso di Roma, dal Senato. A Roma una situazione di concordia sociale, nella quale la maggioranza del popolo, sia pure diviso in base al censo, tributava il suo consenso alla classe al potere, raccolta nell'oligarchia senatoria, resse fino alle guerre puniche, o, al più tardi, immediatamente prima delle riforme agrarie proposte dai Gracchi; dopodiché si scatenò il putiferio, destinato a durare fino all'avvento del Principato. Nel quale possiamo individuare un'oasi felice nella dinastia degli Antonini, o Imperatori adottivi, durata all'incirca un secolo, da Nerva fino a Marco Aurelio (secondo gli storici francesi). Allora veramente si concretizzò un governo illuminato, dai tratti che potremmo definire "democratici", che diffuse la cultura e l'alfabetizzazione e si prese a cuore la sorte della fanciullezza più sfortunata, sostenendola con le Istituzioni alimentari.Ma presto tutto questo finì con la barbarizzazione dell'esercito sotto Settimio Severo e l'avvio del cinquantennio di anarchia militare finito solo con Diocleziano. Nel mondo moderno abbiamo l'esempio della Francia rivoluzionaria, che sembra aver affermato i principi autenticamente democratici di fratellanza, eguaglianza e libertà. In realtà questa celebrata rivoluzione fu motivata solo dalla disperazione della gente meno abbiente e tutto finì nel "terrore" e poi con l'Impero di Napoleone ed infine con l'ascesa delle classi borghesi.Il cane che si morde la coda. In Inghilterra il principio democratico nasce nell'ambiente ristretto dei "benestanti", per poi diffondersi, con la rivoluzione industriale, praticamente a tutta la popolazione mondiale. Peccato che il trionfo dello spirito democratico occidentale sia andato di traverso a molti popoli e genti soprattutto medio-orientali che, ritenendo insidiata la loro cultura ed identità, reagiscono con violenza. Ma allora dove sta di casa realmente la democrazia ? Non è piuttosto un fantoccio o un boomerang che minaccia di insidiare la pace sociale di Paesi ancora non usi alla pratica delle armi ? Staremo a vedere.