L'illusione del progresso

letto 132 voltepubblicato il 24/08/2021 - 21:21

Dagli evoluzionisti e positivisti specie dell' '800 e degli inizi del '900, eredi degli illuministi, veniva affermato il principio che "la funzione crea l'organo", principio ritenuto valido sia nel campo biologico sia in quello degli organismi politici. Si affermava ancora che la guerra, era necessaria per lo sviluppo dell'umanità verso stadi di maggiore civiltà e consapevolezza e che essa progredisce anche attraverso il conflitto cruento. Si giustificava quindi la guerra come motore del progresso. A me sembra che la violenza armata sia invece sintomo di un profondo malessere o, per meglio dire, di una situazione patologica che porta, al contrario, ad una regressione delle condizioni umane. A parte che l'Umanità, come termine e concetto unitario, è un'astrazione che non trova riscontro nella realtà dei fatti. E' vero che tutti gli uomini sono biologicamente eguali, condividendo anzi il proprio patrimonio genetico con le forme di vita più umili, ma nella realtà quotidiana è facile constatare la loro diversità, dovuta a molteplici fattori, per cui, per usare un proverbio popolare che ben rende l'idea, "ognuno porta l'acqua al proprio mulino". Così è nelle cosiddette società democratiche, ed in primo luogo negli Stati Uniti, Paese contrassegnato da un tasso notevolmente alto di violenza e così è pure in India, la prima democrazia del mondo, dove esistono rivalità e profonde spaccature religiose. E non staremo neppure a prendere a modello lo stato di natura, nel quale si possono individuare scontri tribali, che però sono frutto di ignoranza e non di strategie pianificate. Ebbene si: il progresso è in realtà regresso e ciò affermo aderendo a teorie totalmente anti-evoluzionistiche. E' regresso perché non fa altro che aumentare il disordine sociale e culturale delle comunità umane, in esito al quale sorge il totalitarismo, che per riportare l' "ordine", esige però il sacrificio incondizionato della libertà e della dignità umane. Esso è come un buco nero "coscienziale", nel quale scompaiono i più elementari rapporti sociali, come siamo abituati ad intenderli, dall'amicizia alla famiglia, dalla cittadinanza all'associazionismo dei più vari generi.E' regresso perché pone l'uomo in una situazione peggiore da tutti i punti di vista da quella originaria. Sembra che questo sia il destino ineluttabile dell'uomo, ed è vano pensare di fermare questo processo che prosegue lentamente ma instancabilmente. Il sistema diventa sempre più aggressivo e presto esigerà forme di adesione e di consenso,tacite e soprattutto espresse, erodendo il diritto alla libertà di coscienza, che è come il pilastro su cui si regge la dignità umana.Si aggiunga che questa volta il sistema non è limitato a determinate aree geografiche, ma tende a diventare universale, ragion per cui non vi sarà più via di scampo. L'uomo finirà con il rimpiangere il vero ordine, quello della natura, come un bene perduto per sempre.