LA GRAN DOTE DELLA CITTADINANZA

letto 255 voltepubblicato il 07/09/2021 - 17:00

Il fatto che gli assunti a vita nel mai-stato-pubblico impiego non l'abbiano mai raccontata giusta, in merito a Democrazia e Repubblica, allo scopo di conservare il posto fisso con tutti i privilegi connessi, ha introdotto un continuum ininterrotto di gravi problemi. Tra questi v'è anche il peggior approccio possibile al tema del diritto di acquisizione della cittadinanza d'un Paese. Rimediamo subito rivelando ciò che più ancora oggi ci nascondono.

La Democrazia qualifica una società in cui i cittadini posseggono una comproprietà chiamata con espressione antica: Res Publica, divenuta poi Repubblica, dunque genericamente cosa pubblica. Questa comproprietà nazionale comprende tanto un gran numero di istituzioni, norme e poteri quanto di beni, risorse e redditi. Un massiccio insieme, economico e politico, di proprietà comune. Una vasta proprietà collettiva di cui ogni italiano è comproprietario, socio paritario. Ogni italiano ha infatti tanto il dovere di sostenere la Res Publica (quando ve n'è necessità) quanto di goderne. Quando questa fruizione non può avere luogo simultaneamente, si ricorre al pro tempore, al tempo pre-determinato. In tal modo si assicura una partecipazione a staffetta che permette sia di apportare un proprio contributo alla vita pubblica sia di beneficiare di una adeguata ricompensa per il lavoro che s'è compiuto.

E' questo essere proprietari di qualcosa che ci unisce tutti, in un Paese, a creare la Società. Noi siamo una "società" non per modo di dire bensì a tutti gli effetti: condividiamo beni e pesi nonché il destino del Paese.

Sorge dunque evidente quanto sia grave il crimine che da 75 anni commettono coloro che si son fatti padroni della nostra Res Publica. Non solo si sono appropriati di qualcosa che non è loro bensì di tutti ma hanno anche impedito il sorgere di una coscienza collettiva, di comunione e responsabilità, che ci avrebbe permesso di vivere bene e fraternamente, come invece mai abbiam potuto fare, sempre ostili gli uni con gli altri, sommersi da conflitti.

Oggi, divenendo consapevoli dell'essere Soci, alla pari gli uni con gli altri, di una grande Società, dobbiamo riconsiderare ogni singolo aspetto che finora ci ha diviso per ritrovare infine una logica e razionale unità.

E' evidente, dopo questa imprenscindibile premessa, che l'attribuizione della cittadinanza ha un tal contenuto concreto, tanto economico quanto politico, di gran lunga superiore alla mera questione morale con la quale è stata finora servita, appunto per colpa degli assunti a vita nel mai-stato-pubblico impiego i quali mai ci rivelarono il senso della parola Democrazia ed il significato della parola Repubblica, per tenersi questa tutta per loro.

La cittadinanza è un bene con innumerevoli connotazioni, d'un valore economico e politico tale che non può essere oggetto di morale bensì solo d'un vero e proprio contratto. Si diviene cittadini per beneficio familiare, quasi una eredità, ma lo si può divenire anche pagando un corrispettivo di pari valore al bene acquisito e sottostando alle regole societarie. Se la persona non ha denaro per pagare la cittadinanza, sarebbe a dire l'ammissione tra i Soci della Società, può provvedervi in altro modo: procurando che il suo Paese d'origine conceda la cittadinanza ad un italiano che vi si volesse stabilire. In mancanza d'un pagamento, da parte del singolo o del suo Paese, nulla di più che un temporaneo asilo può essere concesso. La qual cosa vale anche in caso di nascita in un territorio.

Reciprocità: è il patto grazie al quale si rimane sempre nel giusto. La Repubblica è una comproprietà economica e politica, non intendendo per politica la sola arte legislativa ma ogni singola mansione all'interno della sfera pubblica, ogni singolo impiego pubblico. Se il singolo non può provvedere deve dunque rimediare il suo Paese.

Gli assunti a vita nel mai-stato-pubblico impiego hanno commesso e commettono tutt'ora crimini molto gravi contro i cittadini, il Popolo, il loro Paese. Con calma, legalmente, vi si provvederà. Ma intanto chi di loro comprende già d'essere circondato dalle evidenze si affretti a venir fuori dalla Cosa Pubblica per restituirla al Popolo Sovrano.

Alla luce di questa indebita appropriazione, di questa abominevole anomalia anti-democratica ed anti-repubblicana, ogni tema che si affronterà troverà immediatamente una sua incontrovertibile soluzione logica e razionale. Amen.

Danilo D'Antonio
Monti dell'Evoluzione

Ogni Studio Legale al mondo riguadagni l'umana fiducia
facendosi portavoce dell'illegalità della cessione a vita
di impieghi, poteri e redditi pubblici: beni comuni.

La Repubblica: accessibile, dinamica, fluida,
osmotica, partecipata, vissuta. Fe-li-ce.

Evviva la Banca dei Pubblici Impieghi!