La libertà ai tempi di Internet

letto 34 voltepubblicato il 21/09/2021 - 20:39

 A proposito di libertà, e cioè della facoltà di autodeterminarsi soprattutto nell'ambiente di lavoro, ho letto cose assai interessanti e, devo aggiungere, inquietanti. Un primo strumento di controllo è dato dal sistema automatico di rilevazione della presenza del lavoratore tramite badge. Altre tipologie di controlli appaiono più pervasive. Pensiamo a quelli operati su pc aziendale, email aziendale e smartphone, intorno ai quali è fiorita tutta una abbondante giurisprudenza che fatica a consolidarsi e prende strade divergenti. Un tema scottante è quello della geolocalizzazione del dipendente, effettuabile mediante dispositivi come il black box, smartphone e tablet. Ma i controlli maggiormente temibili sono quelli legati ai social network, per via della loro potenziale ( e già attuale) invasività nella sfera lavorativa del dipendente. Ma non basta. La continua evoluzione tecnologica favorisce, dice Raffaele Fabozzi, la crescente proliferazione di modalità e strumenti allo stato forse inimmaginabili e, dunque, difficilmente disciplinabili. Parole, inutile dirlo, che delineano un panorama fosco e pieno di ombre sul futuro della libertà dei lavoratori. Da un punto di vista strettamente giuridico, a mio avviso, potrebbero essere lecite solo le forme di controllo dirette a prevenire o scoprire un comportamento oggettivamente illegale, concretizzabile o concretizzatosi in un reato verso terzi o verso la stessa Pubblica Amministrazione od Impresa di cui fa parte il dipendente. Ma chi ci garantisce che questi strumenti di controllo non possano venire estesi anche alla "qualità" della prestazione creando così discriminazioni e ritorsioni ? Invero, già da oggi si dibatte, e giustamente, sul merito e sulla capacità dei prestatori di lavoro, ma non vorrei che in futuro i medesimi venissero equiparati essi stessi a dei robot, utili solo a produrre tacitamente il massimo, nel quadro di una perversa logica aziendalistica. Odiernamente va molto di moda il sostantivo "creatività". Si pensa che solo i più creativi abbiano il diritto al lavoro e quindi ad una retribuzione. Tutti gli altri, compresi i pensionati, per ovvi motivi, no. Ma chi in realtà può stabilire i parametri di questa creatività ? In ambiente parlamentare, ad es., le formule e formulette politiche, il continuo nascere e svanire di partitini o la fusione di più partiti sono indice di spirito creativo ? Se non vado errato Stefano Rodotà diceva pressappoco che "solo il giudizio del giudice unito a quello del robot può stabilire chi può essere libero" (citato a memoria). Ma questa affermazione è alquanto ambigua e può contenere tutto ed il contrario di tutto. Non vorrei che essa implichi anche la definitiva abdicazione del diritto alla libertà di coscienza.