Discorso sulla religione

letto 49 voltepubblicato il 24/09/2021 - 18:58

A mio avviso tutte le religioni sono delle superstizioni. A titolo d'esempio possiamo ricordare l'istituto romano della evocatio, che consisteva nell'attirare il dio delle popolazioni nemiche nell'ambito del Pantheon cittadino al fine di rendergli omaggio e fare così in modo che questi cessasse di proteggerle aumentando la forza di Roma. Questo è un bell'esempio della superstiziosità della religione, ma anche dello stretto intreccio fra questa ed il potere, come lo rileviamo in ogni tempo e Paese. Per il Pontefice Massimo Mucio Scevola, la religione può essere di vari tipi, ma la sua funzione basilare è quella di avvincere le masse ai culti ed ai riti per motivazioni civiche. Anche Giordano Bruno la pensava più o meno allo stesso modo, considerando le religioni positive utili a governare i "rozzi popoli". Egli patrocinava l'idea di una religione puramente razionale e naturale, e, nel suo umanesimo, stigmatizzava le età decadenti dei popoli, quando si diffondono gli "angeli del male", e buoni e cattivi si trovano a condividere la stessa mensa e a convivere nella stessa società. Di Giambattista Vico è famosa l'intuizione dei corsi e dei ricorsi delle nazioni, con la quale egli intendeva sostenere che i "beni" della razionalità e della civiltà non sono conquiste eterne degli uomini, ma sono suscettibili di essere da loro perse. La "Storia ideale eterna" delineava le tre fasi deterministiche della storia delle Nazioni: la fase degli dei, quella degli eroi ed infine quella degli uomini.  Degna di nota è l'opinione "laica" di Seneca il filosofo che diceva all'amico Lucilio: "dio è con te, è dentro di te"; oppure: "dio è la totalità delle cose che vedi e che non vedi". Tale approccio illuminato alla religione, secondo me, ha ancora molto da insegnare a noi moderni. Ma le religioni non sono solo quelle che tradizionalmente consideriamo tali. Pensiamo alla "religione dell'Umanità" del positivista francese Auguste Comte, malato di nervi, che ne delineò addirittura le festività ed i culti. Mi sembra di avvertire in queste idee un preciso collegamento con l'ideologia religiosa rivoluzionaria della "Dea Ragione" nella Francia di fine '700, che scimmiottava le divinità astratte romane come la dea Mens, con la creazione di un calendario del tutto nuovo e  francamente ridicolo.  Anche in ambito politico notiamo lo stesso atteggiamento imitativo delle istituzioni romane, come i giuramenti, che erano atti rivoluzionari della Plebe contro il potere patrizio. Questo atteggiamento è ben motivato, se pensiamo che il popolo Romano, a detta di Rousseau è "il modello di tutti i popoli liberi": la tradizione romana repubblicana ben a ragione poteva servire da ispirazione a un movimento rivoluzionario che voleva affermare i principi della libertà e dell'eguaglianza. (lasciamo da parte la fraternità, che ha il sapore un pò dolciastro del buonismo).