Il pensiero italiano

letto 111 voltepubblicato il 26/09/2021 - 16:56

Vorrei qui tratteggiare brevemente linee e contenuti del pensiero italiano, secondo il mio punto di vista. Prenderemo ad esempio tre pensatori: il modenese Antonio Ludovico Muratori (1672-1750); il napoletano Gaetano Filangieri (1752-1788) ed il cosentino Gian Vincenzo Gravina (1664-1718). Il primo fu un illustre erudito, storico e letterato. Cresciuto culturalmente alla scuola dei benedettini di San Mauro, conquistò ben presto una sua propria originalità di studioso.Pubblicò, fra l'altro, gli "Scrittori di cose italiane" (Rerum italicarum scriptores), le "Antichità italiane del Medio Evo" (Antiquitates italicae Medii Aevi), ed infine, a completamento della sua opera di storico, gli Annali d'Italia. Non dobbiamo però dimenticare l'importante operetta intitolata Dei difetti della giurisprudenza, con la quale l'erudito criticava il sistema giuridico d'allora, soprattutto dal punto di vista della mancanza di certezza del diritto. Il secondo pensatore a mio avviso rappresentativo è Gaetano Filangieri. Sua opera principe è la celeberrima Scienza della legislazione, improntata ad un ottimistico spirito razionalistico nelle leggi "illuminate". Filangieri è mosso non soltanto da intenti razionalistici, per i quali lo Stato e le leggi non sono prodotti storici ma costruzioni intellettuali, ma anche da propositi pratici attraverso cui realizzare quelle riforme auspicate nella Scienza e  che avrebbero migliorato le condizioni del Regno di Napoli,  consistenti nella distribuzione della proprietà terriera, nella uguaglianza civile e nella libertà commerciale, in polemica velata con l'eccessiva ricchezza del clero. In economia Filangieri aderì alla teoria fisiocratica, asserendo  che, tramite un'adeguata legislazione, l'agricoltura avrebbe potuto avere uno sviluppo molto superiore. Terzo, ma non ultimo rappresentante di questa succinta rassegna è Gian Vincenzo Gravina, complessa figura di filosofo, giurista e letterato. In filosofia fu un sincretista, convivendo in lui elementi neoplatonici, cartesiani ed ermetici. Nel campo giuridico fu un critico acuto della giurisprudenza, che ai suoi tempi veniva identificata con la pratica forense. Punto di riferimento scontato e un pò ingenuo di Gravina è la Repubblica romana, sul presupposto che il diritto sia il portatore della giustizia, una delle quattro virtù cardinali. Più di ogni altro popolo ,infatti, i Romani si distinsero per civiltà, elaborando un ordinamento civile efficiente, in parte tratto dall'esperienza greca. In ambito letterario, ricordiamo le cinque tragedie, di cui la prima, intitolata Palamede è forse la più significativa, incentrata com'è sull'aspro confronto fra il saggio, assertore del bene comune, ed il tiranno che difende solo il suo tornaconto. (argomento sempre attuale). E' ora di tirare le conclusioni del discorso. in prima battuta osserviamo che il pensiero italiano è imperniato sul diritto ed, in particolare, nei migliori pensatori (cui possiamo aggiungere il milanese Cesare Beccaria), sulla critica di esso in quanto sistema giurisprudenziale o legislativo; problema con cui si confrontò anche Giulio Cesare con il suo progetto, non andato in porto a causa della morte prematura, di ridurre all'ordine l'immenso cumulo di leggi che si era venuto formando nei secoli.  Seconda caratteristica del pensiero italiano è la tendenza all'erudizione e non alla speculazione astratta. Di ciò è particolarmente testimone Muratori, che ebbe sicuramente a modello le "Antichità divine ed umane" ( Antiquitates divinarum et humanarum rerum) del romano Varrone, sorta di enciclopedia sulla universa cultura di Roma antica. Terzo carattere del pensiero italiano, quale lo possiamo ravvisare soprattutto in Gravina, ma anche in altri pensatori ( come Gian Domenico Romagnosi o i fratelli Verri), è la tendenza al sincretismo tra varie scuole di provenienza in parte straniera. A proposito del Romagnosi, dobbiamo aprire una parentesi. Egli fu fautore, a parte i suoi interessi di giurista e statistico, di una filosofia civile, sintesi di economia, politica e diritto. Questa è un'ulteriore prova del carattere erudito e sincretico del pensiero italiano, della sua inclinazione alla sintesi più che all'analisi e della predominanza in esso del modello enciclopedico di derivazione romana.  Certo, nessuno negherebbe al pensiero di Bruno, Vico o Croce la qualifica di sistema, ma si tratta solo di eccezioni che confermano la regola.