Conflitto esistenziale e karma

letto 150 voltepubblicato il 29/09/2021 - 20:43

Che io sappia nella vita i conflitti esistenziali sono molteplici ed alcuni incredibilmente complessi, ma quasi tutti associati al principio karmico di azione e reazione. Quando si ha un conflitto ? Quando, ad esempio, ci si accorge di essere diversi dagli altri per motivi legati ad uno sbagliato (o disastroso) rapporto con i genitori e, più in generale con gli altri. In genere, tale conflitto prende l'avvio in età adolescenziale per poi risolversi di solito molto più tardi, con la razionalizzazione di tutte le sue componenti conscie e più di frequente inconscie, non dissociate da vittimismo ed autolesionismo. In questa età, fondamentale per la formazione della personalità del futuro adulto, può accadere che i traumi subiti in ambiente familiare e risalenti in una fase dell'esistenza assai precoce, vengano riversati dal soggetto in modo inconscio su di un altro soggetto. Questo fenomeno si chiama transfert, ossia trasferimento, ed è un meccanismo mentale neutro, nel senso che non comporta alcuna valutazione o giudizio da parte del trasferente nei confronti del soggetto passivo. Il riversamento di detti traumi, che sono turbe dell'affettività, pone naturalmente in colui che li subisce il problema di come reagire a questa situazione, ed è allora che scatta, per il trasferente, il problema karmico dell'azione da lui posta in essere e la reazione contraria del soggetto ricevente. Poiché siamo in un contesto di latente schizofrenia, accade di solito che la reazione, più o meno aggressiva, possa portare all'esplodere di forme  conclamate di ebefrenia, cioè di follia adolescenziale, posto che, come dicevamo, i traumi trasferiti sono di natura inconscia. In questo caso l'estinzione del karma è assai problematica. Il trasferente, infatti, deve prima razionalizzare il comportamento dei genitori e poi quello del soggetto passivo divenuto attivo. E' come essere presi tra l'incudine ed il martello. Se i traumi sono molto profondi, non c'è molto da fare e bisogna aspettare solo che qualche causa esterna, provvidenzialmente intervenuta, sblocchi la mente da tutte le stratificazioni ed incrostazioni traumatiche accumulatesi nel corso del tempo. Tutto ciò è causa di gravi squilibri mentali ed ovviamente fisiologici che possono anche essere mortali. Nei casi più fortunati l'esito non è infausto, ma è necessario aspettare decine d'anni prima che il cervello recuperi la sua piena funzionalità, ovvero il pieno regime. Una volta usciti fuori dalla fase che potremmo chiamare clinica, il conflitto si trasforma da irrazionale in razionale, e la recuperata lucidità serve solo ad indurre altra sofferenza, producendo un senso di solitudine e soprattutto la consapevolezza di non essere come gli "altri", come la gente "normale". Ci si accorge che la personalità deve essere ricostruita ex novo, e l'evoluzione della malattia è nel senso del disturbo bipolare. Un insegnamento che si può trarre da tutto questo discorso è, a mio avviso, che il karma è un principio agente di questa vita e che è illusorio ipotizzare, per estinguerlo, la necessità di vivere numerose vite, in una parola la reincarnazione. Essa ci appare in sostanza come una giustificazione di comodo delle disuguaglianze sociali e del sistema castale ancora vigente in India. Ciò sia detto, beninteso, a titolo personale e senza voler offendere in alcun modo la sensibilità induista.