La sostenibile leggerezza di una rete

letto 2696 voltepubblicato il 30/09/2008 - 01:19 nel blog di Salvatore Marras, in Comunità di pratiche e reti sociali

Perchè passo più tempo a fare cose inutili su Facebook che cose utili su InnovatoriPA?
Forse la spiegazione più semplice si riassume in una parola: leggerezza.
Questo è lavoro, per scrivere devo pensare, ricordarmi dove si trova quell'articolo che parla di legami forti e legami deboli in modo convincente.
Devo scrivere qualcosa che abbia un senso per chi mi potrebbe leggere.
Forse durante l'orario di lavoro sarei meno svogliato, ma sicuramente molti elementi esterni mi renderebbero più difficile concentrarmi (telefono, email, colleghi, riunioni, scadenze...).

Come posso fare in modo che lavorare per e con una comunità tematica sia leggero come sfarfallare su un social network senza scopo?

6 commenti

Gianluigi Cogo

Gianluigi Cogo04/02/2009 - 17:18
Resto dell'idea che non è il miglior modo per socializzare o per aggregare il "Lifestram". Inoltre, dipende molto dall'uso. Avete letto il mio ultimo post sull'argomento? Pagina o profilo? Profilo o pagina? http://webeconoscenza.blogspot.com/2009/01/come-creare-una-pagina-su-fac... Ciao
Laura Strano

Laura Strano04/02/2009 - 17:04
sarà il male assoluto come dice Gianluigi che sicuramente ha ragione, ma anch'io passo molto più tempo su fb, è divertente ....., leggera, quasi impalpabile, e puoi anche azzardare fb è informale e a volte ti consente anche un tuffo nel passato, la ricerca di vecchi amici ad esempio, fb è immediata , è comunicazione presente e anche ritorno al passato .....inutile beh, qui siamo un pò in vetrina... dobbiamo scrivere nella qualità di operatori indiretti o diretti della pubblica amministrazione e cmq, dobbiamo agire pensando ad un presente migliore ma soprattutto al futuro, all'innovazione .........., che certo non è immediata , abbandonando il passato, almeno il più delle volte, a meno che non si tratti di mettere a frutto valide esperienze del passato dobbiamo ricordare solo la normativa vigente poi, su fb una richiesta di amicizia in genere non la nega nessuno, almeno credo.. qui, ci sono gruppi di "addetti ai lavori", che possono anche decidere di non accoglierti nella rete..... e insomma prima di chiedere di entrare nella rete devi porti il problema: potrò dare un contributo? o, mi interessa ? a me ad esempio viene voglia di curiosare dappertutto......, ma mi son frenata. insomma, condivido quello che dice Fabrizio Lao, sul fatto che si dovrebbe favorire una comunicazione un pò più informale, forse favorirebbe fra le banalità anche creatività e spontaneità che mi pare abbiano anche a che fare con l'innovazione. Penso che utilizzare nella p.a uno strumento tipo facebook sarebbe eccezionale, in questo senso si, sarebbe presente e futuro, se fossi Dirigente lo adotterei subito, per cominciare per ogni singolo ufficio, (non mi pare ci siano divieti in tal senso!), ma non lo sono. scusate leggerezza e banalità
Fabrizio Lao

Fabrizio Lao16/12/2008 - 13:36
Mi soffermo solo sul "senza scopo". Siamo sicuri che si tratti di uno sfarfallare senza scopo? Forse gli scopi non sono espliciti, ma si sta rispondendo di fatto a qualche bisogno individuale, che potrebbe anche essere un semplice bisogno di socialità. E allora, perchè non è così semplice replicare il "modello di successo"? Forse dipende anche dal fatto che i tools disponibili non sono esattamente gli stessi: magari l'aggiungere uno strumento di instant messaging potrebbe aiutare, favorendo una comunicazione più informale, in affiancamento o propedeutica a quella del forum. La mia percezione, comunque, è che la PA potrebbe trarre beneficio dal costituirsi di reti interne, a partire dalla Community dei dipendenti, sino ad arrivare a gruppi di lavoro on line strutturati. E in questo il supporto professionale dei community manager non mi pare un elemento trascurabile . Saluti
Mario Marcello Verona

Mario Marcello Verona24/11/2008 - 20:16
...su questo ti posso dare indizi io :) Su Internazionale n.769 del 7 Novembre 2008 c'è un articolo di Clive Thompson del The New York Time Magazine che ne parla, anche se la definizione è di Mark Granovetter. Il testo tradotto in italiano è "La forza dei legami deboli e altri saggi" edito da Liguori (1998).
Flavia Marzano

Flavia Marzano06/10/2008 - 17:20
Eh Toto, mi sa che hai ragione, almeno per me... anche io ho lo stesso mood... :-)
Gianluigi Cogo

Gianluigi Cogo01/10/2008 - 12:31
Mmmhhhh. E' il male assoluto. Scherzo, ovviamente. Se vuoi vedere la leggerezza assoluta ti consiglio FriendFeed. Ma attento va preso a piccole dosi. Può essere letale :-D