Buone pratiche?No, grazie!

letto 2342 voltepubblicato il 05/01/2009 - 14:45 nel blog di Laura Manconi

Sempre di più, si sta affermando in Italia e non solo, un vasto movimento d'opinione contro le "buone pratiche" intese in senso classico (progetti, politiche, iniziative, azioni ed esperienze alle quali si attribuisce la capacità di contribuire a migliorare l'intervento pubblico, nei diversi livelli di governo).

Di recente, anche a seguito di alcune delle iniziative assunte dal Ministro Brunetta, si è discusso nei giornali e su web, sulla utilità di portare avanti nuove strategie di modernizzazione della PA basate sulle .

Ho provato, per pura curiosità, a fare una ricerca su Google: il risultato è stato di 561mila pagine di siti web in italiano che rimandano, nella maggior parte dei casi, ad archivi online di buoni esempi censiti e rigorosamente classificati nei settori più vari.

Utilizzando lo stesso criterio per le cattive pratiche, si ottengono "solo" 273mila pagine, nessuna però che rimandi a siti nei quali "apprendere dagli errori" ma piuttosto orientate alla denuncia di comportamenti potenzialmente dannosi o di cattive pratiche aziendali.

Quello che invece ci si aspetterebbe e che tutti penso, riterrebbero utile trovare, sono degli archivi, altrettanto strutturati dei primi, su progetti e iniziative "sbagliate", classificati e analizzati per evidenziare gli errori da non ripetere e quindi utili a condividere una conoscenza concreta, necessaria per chi nella PA deve compiere delle scelte o valutare delle idee progetto.

Non credo dipenda dalla assenza di "bad practices" in Italia (chiunque di noi ne potrebbe citare diverse...) quanto dalla naturale resistenza di ciascuno (e delle organizzazioni) a raccontare pubblicamente gli errori e le cose che non hanno funzionato, nel proprio campo lavorativo.

E' anche risultato di un condizionamento culturale (vogliamo tutti imparare dai migliori) e dalla disponibilità di risorse finanziarie sia nazionali che comunitarie, da destinare al censimento dei buoni esempi, alla realizzazione di cataloghi online o a viaggi e iniziative per lo scambio di esperienze (il turismo delle buone pratiche...).

Ci sono però degli esempi su web (non italiani, almeno io non ne ho trovato!) di risorse online dedicate a chi vuole imparare dagli errori e ve le segnalo come elementi di riflessione per una futura raccolta di "nostre" cattive pratiche:

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- .... to help best practice for Energy and Environmental Management;

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2 commenti

Bernardino Pandolfo

Bernardino Pandolfo12/02/2009 - 21:27
Devo rafforzare il pensiero di Laura, addirittua c'è un progetto per la realizzazione di un "Catalogo nazionale delle Buone pratiche del Fondo Sociale Europeo e dei Programmi e Iniziative comunitarie realizzate in Italia" (http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/Europalavoro/Progetti/BuonePratiche.htm)-, mettere un pò d'ordine non dispiace, ma la realtà è che l'interesse non stà nell'applicazione delle buone pratiche e l'esclusione di quelle cattive, ma la ricerca di nuove (perche!!).Ho dovuto constatare di persona il disinteresse di una Amministrazione che dopo aver partecipato in qualità di partner ad un progetto che determinava una metodologia (processi partecipativi dei cittadini alla PA) adottatta dalla commissione come buona pratica, veniva in seguito disattesa e non applicata.In tanti convegni l'uso di best practice è di moda, ma come si dice tra il dire e il fare..........
Laura Manconi

Laura Manconi16/02/2009 - 12:14
Ciao Bernardino, in effetti quella che segnali è una "cattiva pratica" (investire in progetti per promuovere le buone pratiche da non attuare) emblematica del paradosso delle best practice: sono oggetto di studio, vengono raccontate, premiate ai convegni, classificate nelle banche dati ma non devono assolutamente trasformarsi in agire concreto nelle amministrazioni!