L'Etàt C'est moi - Individuo e innovazione al Barcamp Innovatori PA

letto 2449 voltepubblicato il 15/05/2009 - 16:55 nel blog di Fabio Masetti, in Barcamp "InnovatoriPA"

L’ho fatto decantare questo post per un paio di giorni, per raccontare l’esperienza al Barcamp Innovatori PA per bene. Splendidamente organizzato in una delle sale della Meetin Hall del Forum PA e pieno, pieno di gente, Innovatori PA è stao un Barcamp importante rispetto a tutti gli altri perchè ha messo in contatto due mondi che, fino ad oggi, viaggiavano paralleli.

Quello della cultura e della partecipazione dal basso, i nomadi della rete che ogni tanto si riuniscono per continuare l’incessante dibattiti in rete e quello dell’organizzazione gerarchica, della burocrazia e della legge tradotta in pratica amministrativa che ha bisogno di innovarsi e di innovare i modi di innovarsi.

Al barcamp non si sono ritrovati rappresentanti di uffici, amministrazioni, sigle sindacali, aziende e politica ma individui, cittadini che svolgono la loro attività professionale e di servizio in queste entità. Non è una questione di lana caprina ma un ribaltamento di prospettiva che tutto d’un tratto si è concretizzato attorno una decina di tavole rotonde alle quali ognuno ha potuto dare il suo contributo.

Al Tavolo numero 8 il tema era proprio questo:Individuo e innovazione e nelle intenzioni di chi scrive e ha fatto da “relatore” c’era la volontà di porre l’accento proprio su come un singolo individuo possa contribuire ad innovare anche se l’organizzazione nella quale lavora, non comprende, rema contro o semplicemente non è strutturalmente in grado di accogliere il cambiamento. Apparentemente. Apparentemente perchè basta saper cogliere i segnali e tralasciare le aspettative personali per riuscire ad innescare dei cambiamenti. Un segnale, si è acceso subito, ancora prima che la discussione partisse.

Al tavolo si è aggregato dopo una breve presentazione del tema il Vice Sindaco di Venezia. Una specie di metonimia perchè nelle mie intenzioni c’era proprio quello di introdurre il tema della politica come espressione massima dell’innovazione. Allo stesso tavolo sedevano una decina di persone individui, di cui non riporterò i nomi, (possono lasciare un commento loro al post per presentarsi e dire la loro) come non ho fatto il nome del politico Veneziano, perchè anche se il tema era individuo e innovazione, la parola individuo nella sfera della PA muta la sua accezione.

L’individuo è lo stato, conta e deve contare ma non rappresenta se stesso ma i cittadini e lavora e dovrebbe lavorare per loro. Lo sono parole che sembrano fuori dal mondo ma nonostante la realtà sia problematica restano vere. L’individuo nella PA fa e deve fare politica, fissarsi degli obbiettivi e lavorare, innovare e migliorare la pubblica amministrazione significa fare poltica.

Al Tavolo numero 8 abbiamo cominciato una discussione per vedere di costruire una piccola guida che aiuti l’individuo a realizzare, in piccolo, l’innovazione. Ho raccontato la mia esperienza alla Sapienza e di come, a mio modo di vedere, in qualsiasi ufficio ci si trovi, si possa cercare di innovare con pazienza e determinazione ma sopratutto cercando di lavorare sulla semantica per ampliare la propria sfera di competenza e costruire “organizzazioni” a legame debole. (i barcamp sono un esempio lampante di questo tipo di organizzazione).

Facendo accenno ad un libro che mi ha colpito molto in passato. The Starfish and the Spider: The Unstoppable Power of Leaderless Organizations di and , si è seduto al tavolo un nuovo tipo di dipendete pubblico, innovatore: Il catalizzatore.

Vorrei approfondire qui il tema che nel seguire la discussione forse non ho esposto chiaramente. L’individuo che vuole fare innovazione (leggi politica, non nel senso partitico ovviamente che, ormai, non è più senso) deve trasformarsi in un catalizzatore ovvero un individuo con le seguenti caratteristiche (Brafmat e Beckstrom sempre)

  1. prova un interesse genuino nelle altre persone
  2. Predilige un elevato numero di relazioni “deboli” piuttosto che poche, strette e vincolanti
  3. Ha una attitudine al social mapping.(termine diffice da tradurre in italiano)
  4. sono inclini ad aiutare chiunque glielo chieda
  5. Hanno la capacità di aiutare le persone ad aiutare se stesse ascoltandole comprendeno piuttosto che dando dei consigli
  6. Sono dotate di .
  7. hanno fiducia negli altri e nelle reti distribuite
  8. Sono loro malgrado degli ispiratori
  9. Sopportano l’ambiguità.
  10. Adottano strategie discrete (A hands-off approach) senza interferire o cerca di controllare il comportamento degli altri componenti la struttura decentralizzata.
  11. Sanno abbandonare l’organizzazione che hanno creato. dopo avre costruito una struttura decentralizzata i catalizzatori la ababndonano piuttosto che tentare di mantenerne il controllo.

Apparentemente non c’è niente di più di quello che serve a far un buon cittadino. Allora cos’è che colpisce nella semplicità di questo approccio?

Riflettendo su quanto emerso duraate la discussione credo che a far la differenza tra il buon senso e la banalità siano i punti 2, 9, e 11. Fino ad oggi, per sfuggire al meccanismo disumanizzante della burocrazia o per far valere i propri diritti e quelli dei cittadini di fronte a storture e inefficenze, si è dovuto cambiare famiglia di appartenza: dallo stato ad un partito, un sindacato, un gruppo portatore di interesse.

Tutti, comunque, tipi organizzativi fondati su legami forti e vincolanti (ad una persona, ad una ideologia ad una opportunità). Oggi grazie ad inernet le intermediazioni di queste strutture non sono più in grado di reggere e l’individuo ha l’opportunità di mantenere legami deboli ma efficaci con un numero elevato di altri individui che condividono il suo stesso modo di vedere le cose. Ha gli strumenti per organizzarsi e lavorare e raggiungere una massa critica, in taluni casi, anche notevole. Massa che lo aiuta ad innovare.

Nel Libro citato si fanno numerosi esempi di organizzazione decentralizzate e a legame debole “loosely coupled“. (Alcolisti anonimi, al Queida etc…). Siamo gli alcolisti anonimi della Aubblica Amministrazione. Il punto 9 è caro a tutti. sopportare l'ambiguità è un esercizio che qualsiasi impiegato ormai ha nel DNA. non sarà bello ma è anche molto molto istruttivo. Il punto 11 lo descriverei così. Il premio dell'innovazione è la possibilità di nnovare ancora. Quindi raggiunto un obbiettivo che diventi di tutti è nelle cose se ci si pone in quest'ottica. Nel pubblico ha una valenza in più. E' una missione istituzionale.

Ma al tavolo no ho parlato solo io. sono intervenuti un po tutti su questo tema, rilevando innanzitutto:

  • lo sdoppiamento di personalità nei confronti dell’innovazione. Ovvero, si propone di utilizzare un nuovo strumento o metodo di lavoro incontrando resistenze da parte di colleghi che il giorno dopo però gli raccontano di aver decriptato il segnale televisvo satellitare per guardare la partita.
  • questo a causa del sopravviere della cultura dell’adempimento e dall’assenza del benchè minimo sistema incentivante sotto il profilo personale e professionale.
  • L’assenza di tutela e difesa nei confronti dell’esercizio di potere e dissuasione di coloro che in difesa di interessi consolidati, reagiscono contro coloro che cercano di portare il cambiamento. L’innovazione rompe sempre equilibri ed interessi pre esistenti. si sa.

I tempi stanno cambiando però e l’uso consapevole della rete costituisce un nuovo grande strumento in mano a tutti coloro che vogliono intraprendere la carriera di catalizzatori e contribuire a decentralizzare la propria organizzazione. Il tentacolo di una stella marina ricresce un ragno senza testa muore. Bisogna ricordare sempre a noi stessi, ai dirigenti, ai ministri. “Lo Stato sono io” in carne ed ossa.

Un ringraziamento a qusto punto va a Gigi Cogo per lo sforzo profuso nella costruzione di quella fantastica loosely couple organisation che è , a Flavia Marzano per la sua cortesia e contagioso entusiamo e tutti coloro che ho incontrato e rivisto e che non ho citato. Il post è già abbastanza lungo ma ho ancora qualcosa da raccontare dell’esperienza vissuta al TAvolo del Processo alla PA. magari nei prossimi giorni.

8 commenti

Attilio A. Romita

Attilio A. Romita17/05/2009 - 23:27
Vorrei ribaltare il paradigma di Fabio Masetti:"Nous sommes l'etat". Per tanti anni la Pubblica Amministrazione è stata il regno del bollo tondo, del "lei non sa chi sono io", delle regole burocratiche fisse ed immutabili perchè cambiare è faticoso. Pian piano il Popolo Bue ha iniziato a prendere consapevolezza e qualche Politico "più sveglio" ha cercato di introdurre qualche innovazione che è stata subito fagocitata dai burosauri. Le iniziative simili a quella cui abbiamo partecipato hanno hanno iniziato a spingerci verso una certa consapevolezza senza bisogno di "Grilli Urlanti" o di "Critici tristi". Proviamo a non perdere il passo, cerchiamo di consolidare le idee che sono nate in proposte per i politici ed impegnamoli perchè le portino avanti. Le regole della democrazia rappresentativa ci permettono di farlo. Non perdiamoci dietro a lamentose diatribe mono o bipartisan. Lo Stato siamo noi e noi dobbiamo impegnarci e NOI saremo felici.
stefano laurenti

stefano laurenti17/05/2009 - 19:07
Partecipando ai lavori del "tavolo 8", ho annotato alcune parole chiave che sono state pronunciate e che considero fondamentali per l'innovazione. Sono: passione, fiducia, attenzione, professionalità, abilità, comunicazione,valorizzazione. Sono sempre più convinto che l'innovazione debba passare attraverso la responsabilizzazione dei singoli individui attraverso il processo di diffusione della conoscenza. E' in questo modo che si crea valore, è così che possiamo trasformare la cultura di chi lavora per l'adempimento in cultura di chi lavora per il risultato. E non bsta neppure la "politica del fare", se gli obiettivi non sono condivisi e ben definiti: dobbiamo arrivare alla "politica del costruire" con l'apporto di ciascuno, secondo le proprie competenze e i propri ruoli. Il barcamp è uno degli strumenti che consentono di far circolare la conoscenza, le esperienze e le idee. Nella rete, insieme, riusciamo anche a far circolare quelle energie che ci servono per poter continuare ogni giorno a coltivare il valore della persona, perché possa crescere e perché possa essere trasformata da oggetto, qual'è considerata oggi, a soggetto degno di attenzione e di rispetto. Al prossimo appuntamento, Stefano.
Flavia Marzano

Flavia Marzano16/05/2009 - 12:35
Grazie a te, Fabio, grazie a tutti voi per esserci stati, per aver portato la vostra passione, la vostra competenza e la vostra storia! Continuiamo qui e prepariamo il prossimo incontro... :-) Flavia
Rosa Fogli

Rosa Fogli16/05/2009 - 11:18
Faccio una riflessione : I punti sopra risuonano dentro di me perchè fanno parte del mio cammino di crescita . Nel quotidiano , mi sono progressivamente avvicinata ai 'simili' per sentirmi bene perchè ci si sente meno soli , si vive meglio e si fa squadra per trasmettere ad altri . E' davvero grande gioia scoprire che siete simili e che possiamo continuare anche fuori BarCampa costruire con azioni per innovare la PA. Faccio una piccola proposta : Potremo fare nascere un' idea condivisa che viene dall' esperienza di tutti e portarla avanti insieme in un Comune dove c'è un politico intelligente e un Direttore Generale Innovatore ? Buona giornata a tutti. ROSA Vorrei dirvi che nel nostro Comune il Direttore Generale non permette accesso a Facebook e neppure, ho notato. si puo' accedere a INNOVAORI PA ... Quindi lo faro' da casa in giorni e orari moltro strani :-))).
marina rossi

marina rossi16/05/2009 - 10:27
Dopo aver percorso durante gli anni '90 e nei primi anni del nuovo millennio (quasi in solitaria ed abbandonando infine il viaggio) le strade tortuose della riflessione sulle Politiche Pubbliche del Territorio e dopo quasi un decennio di sconfortante lavoro nella Pubblica Amministrazione, sono incappata quasi casualmente (partendo da FORUM PA e dal profilo di un innovatore, che ho votato) in questo sito e, letto il messaggio di Fabio Masetti, ho sentito di dover condividere la gioia di aver scoperto l'esistenza di un mondo di persone che lavorano con e per la pubblica amministrazione in Italia credendoci, riflettendo sul significato di ciò che fanno, studiando ed aggiornandosi per farlo sempre meglio e dandosi concretamente da fare per innovare. Mi ha dato una grande speranza in una Italia che attraverso il filtro della stampa e della Tv o anche di quel che trovavo nei social network più diffusi mi appariva senza via d'uscita. Grazie Marina
Rosa Fogli

Rosa Fogli16/05/2009 - 10:55
Sono in perfetto accordo con le tue parole e ringrazio con tutto il CUORE chi mi ha fatto sapere che esisteva Barcamp in Forum PA (Miranda) . Ora mi trovo in questa Comunità e sono felice. CIAO ROSA
Alessandro Morales

Alessandro Morales15/05/2009 - 20:13
Ciao Fabio, c'ero anch'io al tavolo 8. Piccola permessa. Ho partecipato a vari altri barcamp (anche quelli organizzati da te al LinuxClub ed alla John Cabot University) e penso che, pur avendoli personalmente apprezzati, la nuova formula introdotta delle discussioni intorno ad un tavolo debba essere adottata anche nei prossimi appuntamenti, perchè molto funzionale alla partecipazione reale. Vorrei chiederti di spiegare meglio il punto 9: "Il punto 9 è caro a tutti. sopportare l'ambiguità è un esercizio che qualsiasi impiegato ormai ha nel DNA." Altra cosa. Spesso succede che, se si è propositivi o proattivi, si viene visti male anche dai colleghi "adagiati", che non vorrebbero si cambiasse mai nulla, tantomeno qualora ciò richieda uno skill aggiuntivo in un ambiente di lavoro ormai "normalizzato" da decenni. L'innovatore si trova quindi tra incudine e martello. Molto dipende dal suo carisma e dalle doti di leader, ma non sempre tutti questi elementi sono presenti nello stesso individuo. Forse quindi l'approccio migliore consiste nel muoversi inizialmente da soli, e far sì che gli altri desiderino adottare spontaneamente le tue idee. Un esempio calzante è quello che è stato citato proprio in quella sessione al tavolo 8 e che ripeto per chi non era con noi: fornitura di cellulari aziendali con allegata mega risma cartacea di numeri telefonici interni da importare "a mano" ...Una volta che mostri come fare tutto via bluetooth in 2 minuti, non credo che nessuno penserà più di tornare al cartaceo ;-) Alla prossima, Alessandro Digital Worlds
Antongiulio  Bua

Antongiulio Bua15/05/2009 - 18:51
Il libro citato "Senza leader Da Internet ad Al Qaeda: il potere segreto delle organizzazioni a rete" è pubblicato il italiano da Etas http://etaslab.corriere.it/dynuni/dyn/Catalogo/13738_Brafman-Beckstrom_S... . Il gruppo di persone con cui lavoro lo ha letto e lo condivide. Per quanto ci riguarda il tema non è "essere o non essere catalizzatori", ma capire quanto la rete appiatisce l'organizzazione. Praticarlo al Comune di Milano per noi ha significato riuscire a fare molto velocemente attività che con la struttura organizzativa che conosciamo non saremmo mai riusciti a fare. Rete come strumento di forte pressione organizzativa oltre a strumento del cambiamento. Antongiulio Bua