Il "Cloud Computing" e l'opportunità strategica per i piccoli comuni italiani. Barcamp Tavolo 5 ore 15.

letto 3559 voltepubblicato il 16/05/2009 - 20:26 nel blog di Carlo Verdino, in Barcamp "InnovatoriPA"

Ho molto gradito la modalità di svolgimento del BarCamp e le opportunità di confronto con altri partecipanti. Mi permetterei di consigliare per il futuro l'opportuntà di avere dei decisori a cui sottoporre le idee per renderle operative in tempi rapidi.

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Considerando che in Italia vi sono più di 8.000 comuni, ed almeno 5000 di essi sono di piccole dimensioni, implica che la maggior parte non ha la possibilità economica e tecnica per accedere all'utilizzo di software per loro avanzati (fosse anche la possibilità dei dati catastali, per la firma digitale, il protocollo informatico per le buste paga etc.... ) e di utilizzo per le necessità immediate. Tutto è affidato a pochi PC, spesso senza server, ed attivare un servizio evoluto avrebbe costi elevatissimi per ogni realtà. Credo sia superfluo dire che in queste realtà (che ne avrebbero un enorme bisogno) tutti i processi di comunicazione avanzati sono inesistenti.

Le vari leggi sul riuso del software nella P.A. sono sostanzialmente inutilizzate per due motivi: il censimento del software e l'adattabilità (hardware e software) in altri contesti. La personalizzazione degli applicativi per altre realtà costa quasi quanto il rifacimento del software e spesso alcune aziende (grosse realtà come Telecom ed altri, solo per i grandi comuni) tendono a rivendere molteplici volte il software sviluppato una sola volta con altissimi (finti) costi di personalizzazione.

Nel valutare il potenziale impatto del mettere insieme il Cloud Computing inteso come una serie di applicativi disponibili ed altamente personalizzabili (come i software di produttività di Google) residenti su una "Nuvola" di server potrebbe modificare radicalmente lo scenario sia per il riuso di software che per tutti i servizi avanzati comprendenti anche nuove modalità comunicative.

Al momento si tratterebbe di definire gli ambiti progettuale per la creazione e gestione del "Cloud" pensando ad una sinergia e alla potenza di calcolo di più CED pubblici sparsi sul territorio italiano e una forma di struttura per il coordinamento e sviluppo delle attività. Per CED si potrebbe pensare o al rivolgersi con accordi specifici a Google o ad Amazon, oppure avviare un nuovo progetto definendo una "Cloud" data alla sommatoria delle potenze di calcolo residue dei vari Enti Pubblici, Università etc.

Questi nuovi strumenti indicano che nuovi metodi e strategie informatiche si stanno affacciando all'orizzonte. Essi sono un'evoluzione concettuale dei software di cui facciamo quotidianamente pratica con gli applicativi Web 2.0: non si installa nessun programma specifico sul computer, si inseriscono contenuti multimediali, non avendo particolari preoccupazioni di gestione della struttura che gestisce i dati, ci si può concentrare direttamente sui contenuti. Proprio partendo dall'idea che i programmi per il computer siano degli strumenti di produzione di contenuti, e quindi deve esserne facilitato al massimo l'uso e la sicurezza, si sta pensando di gestire i processi informatici come servizi "consumer oriented". Questa nuova forma di servizio è, quindi, basata sulla possibilità di utilizzare le risorse di calcolo in modo simile a come si utilizza l’acqua o l’energia elettrica, ovvero attraverso una rete di risorse distribuite accessibili a livello globale e gestite in modo diffuso dal provider del servizio. L’utente deve semplicemente “aprire il rubinetto” o “premere l’interruttore” per usufruire del servizio di cui ha bisogno ovvero, nel caso dell’IT, per avere a disposizione la potenza di elaborazione e le applicazioni. 

Il "Cloud Computing"

Il programma su cui è stato scritto post, per esempio, non si trova sul computer, l'interfaccia è simile al word classico e il file viene salvato solo su un server che ospita il sito si Forum P.A.
La possibilità di avviare enormi economia di scala passa attraverso il "Cloud Computing" inteso come un sistema di server remoti potentissimi e capacissimi (ne possiamo contare circa 150.000 per la sola Google) che consentono la massima affidabilità senza doversi più preoccupare di sicurezza dei dati, del loro back-up, di consentire una gestione personalizzata di software condivisi e personalizzabili in modalità "Open" o "Closed Source", creare sinegie di comunicazione in modlità web 3.0 consentendo l'accesso a grupppi di collaborazione orizzontali e trasversali. Il tutto gira su una "Nuvola" (Cloud) di server che elabora le informazioni e di cui si ha il pieno controllo sulla condivisione e gestione dei servizi.
E' un passaggio generazionale: si sta passando dalla "Rete" dove i punti sono rigidi e strutturati, alla "Nuvola" dove i punti sono indefiniti ed accessibili secondo modalità definite ed amministrate dagli utenti.
Il costo per cittadino diventerebbe molto più basso a seconda del grado di estensione del "Cloud".

I possibili utilizzi per la P.A.L.

Finora le attività di sviluppo del software per la P.A. presupponeva una rigidità nella creazione delle applicazioni e il costante intervento in fase di progettazione e realizzazione degli applicativi da parte dei committenti. La possibilità di intervenire per affinare gli applicativi secondo le esigenze dei fruitori era quasi impossibile, e la stessa azione di duplicazione delle attività per altri gruppi presupponeva l'intervento di tecnici, CED, burocrazia.

I comuni

Da varie fonti si considera che il costo di rinnovo dell'hardware, della manutenzione e della gestione degli applicativi incida per il 30% l'anno sul costo d'acquisto.

La necessità di implementare nuove applicazioni farà ulteriormente aumentare i costi di servizio. Una evoluzione in verso il "Cloud Computing" consentirebbe una serie di vantaggi riassumibili in:

  • Gestione integrata rete interna/esterna all'Ente tramite API che garantiscono un elevato livello di sicurezza ed autonomia di gestione.
  • Possibilità di avviare processi comunicativi in modalità Web 2.0 tra i dipendenti e verso l'esterno dell'Ente, utilizzando modalità di progettazione e di uso di software collaborativo in modalità "Open Source".
  • Opportunità di rendere effettive le direttive circa il riuso del software della P.A. I principali ostacoli all'effettivo riuso del software nella P.A. ricadono per il 90% dei casi nella difficoltà delle procedure di installazione, nella necessità di acquistare hardware dedicato, nell'esigenza di personalizzare l'applicativo. Da questo punto di vista il "Cloud Computing" potrebbe essere la soluzione ideale: l'implementazione avverrebbe in una soluzione "Cloud" anche direttamente gestita dalla P.A. dove potrebbero attingere in funzione di servizio i soggetti pubblici accreditati.
  • Opportunità di accedere a costi bassissimi a software avanzati da parte dei piccoli comuni italiani (oltre 4.000), sia per i servizi interni agli Enti che per i rapporti di E-gov con la popolazione o di geo-marketing. Il freno per i piccoli comuni consiste spesso nei costi di installazione dei macchinari e del personale qualificato per la gestione dei servizi. Tramite il Cloud Computing si potrebbero abbattere i costi di circa il 90%.

 

9 commenti

Alessandro Morales

Alessandro Morales29/06/2009 - 13:41
Vi segnalo alcune prese di posizione di un autorevole professore che ha pubblicato un articolo in proposito sulla rivista Science. http://www.microsmeta.com/DBLOG/articolo.asp?articolo=691
Alessandro Morales

Alessandro Morales29/05/2009 - 08:08
..Questo argomento proposto da Carlo è un tema attualissimo e INNOVATIVO (praticamente tutti i grandi nomi mondiali stanno investendoci (Microsoft,Apple,Google,Canonical) ...possibile che siamo i soli a cui interessa???
Flavia Marzano

Flavia Marzano29/05/2009 - 16:03
interessa a tanti, sempre di più... dobbiamo solo resistere un minuto più del "nemico"... :)
Laura Manconi

Laura Manconi29/05/2009 - 09:29
Ciao Alessandro, concordo con te, è un tema attualissimo e con un grande potenziale innovativo. Non credo interessi solo il gruppo di innovatori che popola questo network ma è pur sempre una materia per tecnici e molti, moltissimi amministratori non hanno nessuna competenza ICT (non è una colpa, sia chiaro) e avrebbero necessità di informazione/formazione su questo tipo di soluzioni (costi, opportunità, risorse da mettere a disposizione). In assenza di investimenti in iniziative di sensibilizzazione dei decisori pubblici, rimarrà un argomento per pochi, purtroppo. Laura
Flavia Marzano

Flavia Marzano28/05/2009 - 14:23
Dici "Mi permetterei di consigliare per il futuro l'opportuntà di avere dei decisori a cui sottoporre le idee per renderle operative in tempi rapidi."... già... sono anni che ci provo... se trovi il modo di farli partecipare io sono con te... sono sordi/restii/impreparati/spaventati/... non vogliono partecipare agli incontri con chi potrebbe metterli davanti alla "realtà"... Sono pessimista?
Carlo  Verdino

Carlo Verdino21/05/2009 - 12:06
Caro Alessandro, il mio pensiero ovviamente non va verso Google e le sue policy, bensì ad una rete fatta da soggetti istituzionali con elevati livelli di ridondanza e sicurezza. Il problema di Google è che sta con 5 farm house gigantesche (una per ogni continente). Nel caso della P.A. italiana i CED sono molto diffusi e non dovrebero esserci problemi per queste tematiche. Saluti Carlo
Alessandro Morales

Alessandro Morales21/05/2009 - 10:38
Salve, aggiungo un altro elemento per accendere i riflettori su questo argomento ;-) http://www.geekissimo.com/2009/05/21/cloud-computing-ci-si-puo-davvero-f...
Alessandro Morales

Alessandro Morales16/05/2009 - 21:14
Sono perfettamente d'accordo con la proposta. Consiglio di adottare il sistema operativo Linux, piuttosto che alternative di software proprietario (in ogni caso sono tutti servizi giovani e da migliorare) ed in particolare sperimentare il servizio gratuito UbuntuOne fornito da Canonical, per abbattere drasticamente i costi, pur potendo contare su una distrubuzione molto diffusa in Italia e supportata da tantissimi forum e blog. Sono state appena aperte le iscrizioni (ad invito) alla fase beta. Altre informazioni qui.