GESTIONE DELLA RISORSA UMANA E VALUTAZIONE DELLA PERFORMANCE - CONVEGNO DEL 18/06/2009 A ROMA: partiamo dalla fine!!
Partiamo dalla fine!!
La brevissima esposizione del consigliere del ministro dott. Mario Dal Co ha, sostanzialmente criticato alcune delle presentazioni precedentemente esposte dagli altri relatori, in quanto, secondo la sua opinione, evidenziavano troppe problematiche e troppe complessità all’interno della PA.
Alla richiesta di chiarimenti sui criteri che saranno adottati per ripartire il personale nelle famose percentuali ha, per sua ammissione, glissato per poi con quella che è sembrata una “battuta” rispondere di essere, sostanzialmente colto impreparato sulla questione.
Così si è concluso il convegno, negli altri aspetti molto interessante, del 18/06/2009.
Nel corso dei precedenti interventi, oltre ad evidenziare aspetti della diversità e complessità della macchina pubblica, tra l’altro reali, sono stati toccati molti interessanti temi, cito solo quelli che per il momento mi stanno più a cuore:
- agire sulla corretta gestione dei processi e sulla individuazione del personale;
- analisi delle risorse umane che dovrebbe passare attraverso le fasi della valutazione, valorizzazione, formazione personalizzata;
- infondere la cultura della collaborazione;
- tutto deve essere misurato e rendicontato;
- disegnare un sistema premiante;
- valutazione delle performance collettiva ed individuale che saranno influenzate dal grado di raggiungimento degli obiettivi pianificati e degli scostamenti tra il pianificato ed il consuntivo;
- si è detto di utilizzare il telelavoro ma poi quando qualcuno lo chiede sorgono complicazioni;
- di far viaggiare le pratiche invece delle persone e perché non farlo anche per la formazione? Immaginate quante indennità di missione sarebbero risparmiate. Ognuno potrebbe fare formazione dal suo pc e con i risparmi si potrebbe permettere a molti di più di fare corsi formativi,
- monitoraggio dell’assenteismo ma non è stato adeguatamente spiegato cosa si intende con questo termine “particolare”: chi sono gli assenteisti? Mi auguro non quelli che si assentano per giustificato motivo dal posto di lavoro altrimenti tutte le regole saltano;
- lotta ai fannulloni e trasparenza, ma anche qui è mancato un approfondimento sulle metodologie e sui criteri da adottare per raggiungere il risultato.
Come fare a realizzare questo ambizioso progetto?
Alcune amministrazioni operano già in quest’ottica ma il nodo cruciale del sistema, al momento, è la valutazione della performance sulla quale, purtroppo , non sono state spese molte parole, se non di carattere generalissimo.
E’ questo ilo tema che attualmente attanaglia le menti dei lavoratori dipendenti italiani.
E quando si parlerà di “performance individuale” sarà ancora peggio!!
Come fare tutto questo nel rispetto della trasparenza?? In alcune aziende non esistono nemmeno i carichi di lavoro.
Chi garantirà i lavoratori (in alcune amministrazioni ci sono stati già in passato esperimenti fallimentari in tal senso) che la valutazione che riceveranno sarà legata a criteri oggettivi e trasparenti e non, invece , alle simpatie o antipatie del “capo di turno, se a tutt’oggi ancora non abbiamo risposte in tal senso??
Perché l’alta dirigenza non si domanda perché alcune realtà lavorative (mi riferisco a singole unità di processo) funzionano meglio, lavorano meglio, collaborano meglio, sono più motivate in assenza del responsabile rispetto a quando quest’ultimo era in servizio??
La risposta viene da sé!!
Ma i capi di domani saranno come quelli di ieri e di oggi, perché i criteri per l’assegnazione degli incarichi di responsabilità, sono gli stessi di prima e tutti li conosciamo bene!!
E allora dove sta l’innovazione? Soltanto nello stabilire per decreto che il 25°/° dei lavoratori sono fannulloni?
E se una sede è composta da personale al 95°/° qualificato, produttivo, responsabile, motivato, ecc. il 25°/° saremo costretti ad estrarlo a sorte? Oppure dovremo fare le turnazioni?
Non ci è dato di sapere.
Come fare ad infondere motivazione nei lavoratori quando, sostanzialmente, la prospettiva che hanno, a tutt’oggi? È quella di trovarsi, probabilmente, “un contro l’altro armati” costretti a difendere a colpi di avvocati le briciole della loro “performance”?
Perché la dirigenza, fino ad oggi, ha permesso la “ sopravvivenza” nei loro incarichi a tutti quei soggetti che demotivavano, facevano pettegolezzi, non avevano alcuna capacità né organizzativa né professionale, ostacolavano, di fatto anche a causa delle loro scarsa competenza , l’andamento produttivo ma percepivano tranquillamente le loro, più o meno cospicue indennità?
Eppure gli strumenti legislativi per apportare correttivi c’erano anche prima!
Secondo la mia opinione sarebbe importante che venissero stabiliti a livello nazionale dei criteri, oggettivi , di valutazione con particolare riguardo alla “performance individuale”, senza permettere che ci si possa trincerare dietro alle consuete norme sulla privacy per scavalcare il diritto alla necessaria e doverosa trasparenza.
Inoltre dovrebbero essere stabiliti, sempre a livello nazionale, anche i criteri per valutare le performance della classe dirigente, a tutti i livelli, ed anche a queste valutazioni, dovrebbe essere data la dovuta pubblicità.
Ma rimane sempre un problema di fondo: chi si occuperà di controllare il controllore?
Daniela
commenti
Mobbing vs Stalking
Un interessante commento che mette a confronto, o meglio unifica, la visione dei due fenomeni.
http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_7307.asp
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per kar fi
Se un sindacalista affronta nel modo da lei descritto questa tipologia di problemi non merita certamente il ruolo che riveste; non solo ma declassa anche la categoria cui appartiene.
Anche nel sindacato, come in ogni cosa, ci sono aspetti positivi e negativi, in quanto composto da persone che, a seconda dei casi, possono essere migliori o peggiori.
In un caso come questo potrebbe essere risultato utile rivolgersi al segretario provinciale di categoria o della confederazione (a seconda del sindacato cui si fa riferimento). Magari si poteva ottenere un risultato diverso e poteva, e sottolineo poteva, discendere un cambiamento di approccio anche del primo sindacalista consultato.
Saluti
La mafia esiste
Egregio "illustre Ignoto",
la Mafia esiste perchè tutti preferiscono tacere, pagare piuttosto che parlare e nascondersi.
Il Mobbing esite perche tutti preferiscono lamentarsi piuttosto che reagire.
Il mondo moderno non è una fiaba, è lotta per la sopravvivenza e con i lamenti, i "j'accuse" altisonanti, e l'arrendersi al sistema non ne usciremo mai fuori.
Più il tempo passa e più le cose si incancreniscono.
Io ho iniziato questa mia provocazione perchè non posso fare altro di più effettivo.
Direte che è facile parlare senza rischiare: è vero. Nel corso della mia lunga vita lavorativa, per quanto ho potuto, ho sempre cercato di agire e, comunque, di non lamentarmi, ora tento di spronare chi può agire.
Ora, come diceva una canzone di de Andrée, cerco di "dare buoni consigli, perchè non posso dare cattivi esempi".
L'iroso amaro sarcasmo che l'ignoto Fikar cerca di mettere nelle sue note, in qualche modo lo capisco, sono solo parole ed inazione che al massimo potrebbe urtarmi, ma sicuramente non produce effetti.
Con questa nota penso che il problema lo abbiamo sviscerato a sufficenza e, per me, è ora di tacere, forse per qualche altro è ora di pensare a cominciare ad agire, prima che qualcuno. dall'alto, provveda per lui.
Per il noto Attilio, il mobbing NON Esiste. Come la Mafia.
"non vedo nulla di strano che l'Ufficio del Personale, voglia conoscere bene il nuovo venuto anche per collocarlo al posto giusto",
Scrive l'eccellentissimo, illustrissimo ed ahimé notissimo Attilio. Il povero impiegato Josef K vorrebbe che rispondesse ad alcune semplici domande: quali sono le modalità corrette che un "ufficio del personale" dovrebbe porre in essere per conoscere e collocare al giusto posto il J.K. di turno? Questo colloquio dovrebbe essere riservato oppure svolto per delega collettiva? E quali sarebbero le domande pertinenti da rivolgere al J.K. di turno per trovargli la giusta collocazione nella economia di un servizio? Al povero J.K. che durante l'interrogatorio non vedrà mai il suo "Ufficio del Personale" pur dovendo rispondere con voce forte e chiara alle domande che gli vengono incessanti per ore e tutti i giorni da ogni angolo spesso per mesi ed a volte per anni, potrà essere consentito di conservare per sé le risposte sulla sfera razziale, religiosa e sessuale come pure prescrive la legge? E se il nostro J.K. di turno decidesse che è venuto il momento di non rispondere perché si è oltreppassato il confine del lecito come dovrà reagire alle minacce? E se il nostro J.K. di turno non credesse di essere matto e si rivolgesse ad un sindacalista e questi gli suggerirebbe di cedere alle lusinghe perché tutti devono vedere e sapere come se la cava il nostro J.K. di turno LEI, notissimo Attilio, chi qualificherebbe "strano": Josef K. o "l'ufficio del personale"?
La mafia NON esiste rispondevano alcuni ed un intero popolo si è convinto per secoli che la mafia non esisteva perché quello era l'ordine naturale delle cose. Poi qualcuno ha cominciato a scavare, ha scoperto che coloro che negavano l'esistenza della mafia ne erano parte attiva ed integrante e che dalle regole di quel mondo associativo spesso regolato da codici e tradizioni arcaiche ne traevano ingiusto profitto alcuni mentre altri restavano nella ignoranza più assoluta.
"Pazzo è" signor giudice! E si finiva per essere assolti. Poi qualcuno ha cominciato a leggere i curricula, a controllare i conti correnti, a verificare i risultati di tanto lavoro ed è finito in aria.
Ma non è finito però nel nulla. Adesso sappiamo che i pazzi erano savi ed i savi erano furbi.
per Josef k.,
fikar e l'ignoto Karfi.
Il mondo reale ed il mondo ideale
Signori,
tutto il mondo del lavoro è uguale e la parola establishment lo descrive bene.
Il nuovo arrivato è quasi sempre un disturbo e tutti vorrebbero fargli fare ...le fotocopie, soprattutto se è più preparato.
Tante volte i giovani hanno una certa "spocchia" che non è altro che l'aspetto esterno della loro paura dell'ignoto, e questo non li aiuta.
La frase che segue è tratta da un sito di un mobbizzato combattente: Da non sottovalutare infine, che occorre smascherare i finti mobbizzati, coloro i qual che si atteggiamo a mobbizzati per coprire il loro disservizio: non è per fare dei luoghi comuni, ma sicuramente all’interno della P.A. esistono personaggi che non rendono quel che il loro contratto impone. (http://www.stopmobbing.it/mobbing_di_stato.htm). Sullo stesso sito (http://www.stopmobbing.it) tanti altri consigli pratici.
Un proverbio francese dice "a la guérè comme a la guérè", il mondo del lavoro è guerra e lamentarsi non basta. Nel mondo del mobbing esistono già molte sentenze (http://www.stopmobbing.it/sentenze.htm): sono primi passi importanti da seguire.
Piangere serve solo a farsi venire gli occhi rossi e la gola rossa, combattere ed urlare fa venire solo la gola rossa: è solo un primo risultato.
per Attilio e Kar fi
Attilio, quello che il nostro amico Kar fi ha espresso, con toni che forse possono sembrare quasi da "romazo letterario"è, anche se con le dovute differenziazioni legate alle singole circostanze, purtroppo una realtà, giustamente, a mio parere, da combattere.
Si viene sottoposti alle doande più imbarazzanti e solo i "più forti" hanno la capcità di mettere al loro posto gli "invasori della vita privata".
E questo nulla a a che fare con il lavoro.
Quando entri in una pubblica amministrazione Non è l'ufficio personale ( spesso non sarebber neppure in grado) o chi per esso, che ti fa un colloquio attiudinale anzi, le tue attitudini non interessano ad alcuno.
in primo luogo il nuovo arrivato, specie se "acculturato" è considerato una vera minaccia, da tenere a debita distanza e dal quale difendersi; in secondo luogo se hai delle attitudini o specializzazioni utilizzabili per qualche tipo di professinalità stai certo che esse non verranno prese in considerazione, salvo che tu faccia già parte del ........ "gruppo".
Conosco casi di soggetti provenienti da altre amministrazioni che non sono stati assewgnati a compiti che avrebbero potuto svolgere al meglio perchè il capo processo non voleva nel suo ufficio i LAUREATI: e questo non è un romanzo ma storia vera contemporanea.
Ed ora non posso continuare per mancanza di tempo ma spero di poter proseguire il nostro dibattito, per arrivare a cosa........?
Staremo a vedere.....
Il tema è grande , importante e diffuso molto più di quello che si posssa pensare.
La paura di parlare di molti lo è ancora di più.
Bisogna armarsi di molto coraggio per riuscire a fare qualcosa contro queste "non buone prassi"
Un saluto.
Daniela
Il processo kafkiano
Egregio FIKAR o KARFI,
la descrizione un po kafkiana dell'iniziazione del nuovo adepto mi sembra un po eccessiva.
Qualsiasi ingresso di un nuovo elemento in un gruppo da luogo a curiosità talvolta eccessive. E' normale che vecchi elementi e nuovi elementi debbano integrarsi e spesso è proprio il nuovo venuto che domanda come meglio operare nel gruppo.
Che talvolta qualcuno sfrutti questo cammino di integrazione per suoi scopi personali, può sicuramente capitare.
Inoltre non vedo nulla di strano che l'Ufficio del Personale, lo chiamo così per comodità, voglia conoscere bene il nuovo venuto anche per collocarlo al posto giusto, che poi qualcuno sfrutti le informazioni, rientra nella media.
L'ufficio ideale che misembra di intravedere nelle tue parole, mi sembra qualcosa a metà di un antico monastero dove una massa di amanuensi a testa china facevano ciascuno il proprio dovere ed una fabbrica moderna popolata di robot.
Lavorare conoscendo il proprio lavoro e conoscendosi è il modo più produttivo.
Purtroppo nella realtà non accade così, ed a questo punto è "il movimento degli onesti" che deve intervenire per isolare i pochi cattivi lavoratori e per arrivare alla loro eliminazione, vorrei dire fisica.
Se il 90% della PA è kafkiano, allora siamo messi molto male, se la percentuale è molto più bassa, come credo, allora occorre far nascere anticorpi.
Con questo credo che abbiamo chiarito bene le posizioni e che quindi sia ora di agire "in campo aperto" in una guerra sicuramente molto lunga e con molti morti. Oppure aspettiamo con calma che la malattia, già in fase avanzata, compia il suo ciclo ed il caos finale vinca.
al noto Attilio
Quesiti:
1) che fai?
2) come sei? Il dottore vuole sapere...guarda che se non lo dici veniamo tutti!
Proviamo a spiegare più chiaramente al noto Attilio ed agli Innovatori tutti il "questionario di accesso" alle comunità della P.A. i cui risultati vengono "inseriti nel c.v. narrativo" ed accompagnano il lavoratore anche in caso di trasferimeto; soluzione questa prospettata per risolvere i casi di mobbing duro spesso dai sindacalisti che sanno bene ogni cosa e non potrebbe essere altrimenti.
Soluzione inutile perché finché lo scopo non è raggiunto l'estraneo resta tale anche al nuovo ufficio.
quesito n° 1: che fai?
Non sta a significare quale è il lavoro che meglio ti riesce o per il quale possiedi migliore inclinazione. Non ci interessa, qui ci sono tanti che lavorano. Noi vogliamo sapere quali sono i tuoi "gusti", i tuoi "appetiti"!
quesito n° 2: come sei?
non sta a significare quali sono gli studi che hai compiuto, quale è la tua cultura di riferimento, i costumi che pratichi ed i valori nei quali credi e che meglio descrivono la tua personalità. Non ci interessa, qui siamo in tanti, tutti buoni ed ognuno ha il suo sappiamo tutto di tutti, conosciamo tutti. Noi vogliamo conoscere la tua condizione, vogliamo sapere le tue esperienze emotive, dobbiamo sapere se sei ancora in grado e quali bisogni hai. Vogliamo conoscere tutte le tue miserie e devi convincerci che nulla altro puoi fare perché altrimenti mandiamo qualcuna/o a scoprirti.
Per molti non è un peso spudorarsi, per altri è bene rimuovere e superare, per alcuni diventa un danno grave ed irreversibile. Intere generazioni hanno vissuto e lavorato nel silenzio assoluto. Certe pratiche sono state elaborate come l'iniziazione inevitabile che porta al riconoscimento sociale. Per fortuna da un pò si intravede una nuova sensibilità ed infatti siamo ancora qui nonostante il caldo.
Noi siamo convinti che sul posto di lavoro si debba rispondere esclusivamente dei compiti assegnati; che ogni uomo ed ogni donna debba poter conservare per sé certezze, incertezze e fare le proprie scelte senza alcuna accellerazione od induttanza.
Così non è, lavoriamo per il pubblico e pubblicamente dobbiamo smettere ogni cosa.
Io penso invece che ciò accada nella P.A. perché le troppe garanzie, i molti addetti ed il poco lavoro spostano l'attenzione riducendo il lavoro stesso ad ultimo degli interessi. Noto Attilio, Noi tiriamo diritto ma sdradicare le radici della tradizione è una fatica che durerà ancora a lungo.
Forse un punto fermo lo potremo trovare quando finalmente sarà varata la nuova Riforma del Pubblico impiego e per la prima volta avremo la possibilità di incastrare, non si sa bene ancora come, gli ispiratori di questi comportamenti. Le sanzioni sono importanti, il licenziamento è un deterrente efficace. Se dovessimo riuscire a colpirne uno probabilmente ne educheremo cento! Ma ripeto, il punto fondamentale è che questa cultura è assunta a motivo di fattore conoscitivo sociale, ribaltarla in nome della libertà e del rispetto degli uomini che hanno diritto tutti di essere riconosciuti per il lavoro del quale sono capaci e per la cultura che professano sarà difficile. Innanzitutto bisognerà fare ogni sforzo per rompere quella tacita intesa datori di lavoro/sindacati/politici senza il cui compiacimento nulla di quanto abbiamno descritto potrebbe realizzarsi negli uffici pubblici.
l'ignoto Flick.
Metodologia ed altro.
La soluzione per la cronologia è semplice: tutte le risposte devono esssere inserite cliccando sul tasto "COMMENTA" posto dopo la nota intruduttiva a questa sezione del blog e NON sul tasto risposta posto sotto ciascun commento. Se siamo capaci di rispettare questa piccola regola, la cronologia è automatica.
Riguardo amici PA. Molte delle chiaccherate che scrivo sono state spesso discussiioni con qualche amico PA o exPA anche di livello elevato.
Non ho ben capito le domande dell'ignoto Flik, ma se il loro significato era che ogni nuovo entrante è catalogato per una successiva omologazione, allora sono certo che tutti, nessuno escluso lo hanno subito.
Allora altro compito per il movimento è di farsi scudo per i nuovi entranti per evitare l'omologazione.
La strada è dura, ma se non ci si incammina non si arriverà mai.
Nota metodologica
Vorrei suggerire che tutti i commenti in questa, come in altri blog, fossero inseriti all'inizio. In questo caso subito sotto l'apertura. "GESTIONE DELLA RISORSA UMANA E VALUTAZIONE DELLA PERFORMANCE - CONVEGNO DEL 18/06/2009 A ROMA: partiamo dalla fine!!". Con questo sistema la trattazione dell'argomento, quale che sia, è più lineare e soprattutto più semplice da seguire. La struttura ad albero con rami, rametti, foglie e foglioline frammenta enormemente l'argomento e crea duplicati di risposte o risposte inutili in quanto sono state già date.
E' un piccolo sforzo per una migliore organizzazione e l'innovazione è fatta anche di piccoli sforzi.
Saluti
ordine cronologico
sono d'accordo Attilio, c'è bisogno di una visualizzazione cronologica della pagina diversamente il dibattito appare al visitatore confuso ed è questo un aspetto importante perché non abbandoni repentinamente il Blog a causa della scarsa trasparenza di lettura. Credo che solamente la detentrice della titolarità possa rimediare magari cercando aiuto al webmaster.
saluti
Strategia, mobbing ed altro ...
Rispondo qui anche al post su mobbing di fikar (http://www.innovatoripa.it/posts/2009/08/635/il-mobbing#comment-1037)
Siamo tutti d'accordo sulla capacità dell'azione di MOBBING e come questa azione possa ridurre un uomo (od una donna) ad uno stato semilarvale.
Siamo d'accordo che qualsiasi azione di Mobbing debba essere evitata.
Dalle parole sconsolate di Fikar sembra che la PA sia un malato terminale assolutamente inabile a qualsiasi reazione perchè tutto mobbizzato e quasi lobotomizzato.
IO MI RIFIUTO DI SOLO PENSARE UNA SITUAZIONE DEL GENERE!
Io penso che solo una azione dall'interno può essere terapeutica, perchè solo chi è all'interno conosce "le segrete cose" ed "DEVE" essere in grado di reagire.
Non serve creare altri blog e simili: quello che stiamo usando è più che sufficiente!
E' necessaria la voglia di agire e la voglia di far penetrare gli anticorpi giusti.
E' necessario isolare chi vuole soltanto approfittare di una situazione di comodità (magari con un sano mobbing).
E' necessario operare e non cercare soluzioni solo con argomentate parole.
Questa mia nota può sembrare un "armiamoci e PARTITE"! Dall'esterno posso far questo e poco altro: ne scrivo, sollecito, cerco altri consensi.
Auguri per Voi che siete chiamati ad operare in prima linea e per tutti noi che vorremmo avere una PA efficente, ma non basata sul sacrificio di pochi o meno pochi bravi.
Attilio A. Romita
Attilio ha un amico?
Gent.le Attilio
innanzitutto tengo a scriverLe che il Suo attivismo è estremamente apprezzabile soprattutto perché viene da un cittadino non direttamente interessato dunque motivato esclusivamente da senso civico. Non è poco coi tempi che corrono...
Io La invito però a cercarsi un amico se ancora non l'ha, che lavori nella P.A.
Uno di quei amici coi quali si può parlare con franchezza, senza riserve certi che dopo una discussione anche animata le ragioni che tengono l'amicizia non risultino minate.
Chieda a questo Suo amico quali sono state le domande e gli atteggiamenti assunti dal gruppo nei suoi confronti appena messo piede nella P.A. non importa a quale latitudine, da nord a sud non fa differenza.
Mi faccia sapere se non è stato intercettato e non ha dovuto rispondere a queste due innocue e semplici domande:
1) che fai?
2) come sei? Il dottore vuole sapere...guarda che se non lo dici veniamo tutti!
Si faccia spiegare e per favore ci trascriva in rete le risposte. Vogliamo sapere e conoscere anche noi cibernauti.
saluti Attilio, dall'anonimo scrittore
La battaglia degli Onesti
Daniela,
comprendo il sano realismo e la pregressa esperienza che fanno vacillare la tua spinta al miglioramento.
Purtroppo, stavolta sono costretto a dirlo io, sono esterno alla PA e qualsiasi azione nata all'esterno rischia di essere commentata come una delle tante azioni "alla Brunetta" contro quei poveri statali che sono tutt'altro che fannulloni.
Io non so quale è la percentale di "cattivi" a tutti i livelli, ma so che che questa percentuale piccola che sia è un "sacco di sabbia", non un granello, che inceppa il meccanismo.
Una azione dall'interno avrebbe ben altra valenza e forza. Chiaramente occorre iniziarla e perseguirla con chiarezza, forza e continuità.
Mi dite che i sindacati fanno solo quello che conviene loro ed aiutano solo "gli amici"; va bene ma io leggo sul Sole24Ore che "nel pubblico impiego c'è un sindacalista ogni 728 dipendenti" e in un'altra parte Epifani dichiara di rappresentare il 51% degli statali e forse numeri simili valgono anche per gli altri. Non voglio fare estrapolazioni matematiche, ma se è vero che queste organizzazioni non rappresentano i buoni, perchè questa parte sana non risparmia i 20€ di iscrizione e si mobilita per un effettivo miglioramento.
Se viceversa il numero degli iscritti e dei rapprentati è millantato credito, allora è bene chiarire, perchè le conclusioni che si potrebbero trarre da questo "teorema" sarebbero molto tristi ed il sunnominato Brunetta forse avrebbe qualche ragione a combattere troppi fannulloni.
Io suggerisco, come ho già detto" che i buoni, che penso siano la maggioranza, inizino una azione di sano mobbing verso i "cattivi" siano essi pari grado, superiori od inferiori. Se non c'è altro strumento, anche questa sorta di pulizia etnica potrebbe servire.
Problemi di approccio..
".....purtroppo informare spesso non serve." con questo titolo iniza una risposta di Daniela Orfei e quel "purtroppo" iniziale mi rende molto preoccupato, perchè indica che anche una persona, che appare combattiva e determinata, ha deciso di arrendersi.
Io penso che arrendersi o non cimentarsi è la via che, prima o poi, richiederà decisioni pesanti perchè l'attuale "non funzionamento" della PA nnon è più sostenibile.
Come in tutte le rivoluzioni, ad un periodo iniziale di terrore succederà un periodo di miglioramento. Se qualcuno non cerca di trovare strade di miglioramento immediate, nel periodo di terrore cadranno teste giuste e teste colpevoli.
Quando parlo di "qualcuno", per forza di cose occorre far riferimento a forze interne della PA che si coagulino intorno a poche idee semplici e chiare per trovare l'efficenza.
Vorrei sottolineare che la strada per l'efficenza non si costruisce su mille piccoli esempi di reali ingiustizie interne, piccoli privilegi o piccoli malfunzionamenti: ormai siamo passati dall'influenza allo HIV. Sicuramente qualche bambino sarà buttato con l'acqua sporca, è il prezzo da pagare per aver tollerato troppa acqua sporca.
Dall'esterno, e sono costretto a dire "purtroppo", io, e tanti altri come me, posso solo suggerire una "rivolta degli onesti interni".
L'unica arma che noi esterni possediamo è la politica, attraverso il voto, e non vorrei che ad un voto pensato dovesse succedere un voto di protesta che potrebbe, come molte volte è successo, produrre più danni che benefici.
Purtroppo, sono costretto a dirlo, nel corso della storia questo fatto si è ripetuto molte volte da quando un certo Signore disse: "Muoi Sansone con tutti i Filistei"!
........."gli onesti interni"
Carissimo Attilio, comincio davvero ad appassionarmi alla nostra "querelle".
Non sto gettando la spugna, non è nel mio carattere ma l'analisi della realtà è doverosa.
La tua idea della "rivolta degli onesti" è veramente originale.
Dall'interno, non saprei come riuscire a proporre un movimento con caratteristiche tali da riuscire a portare, i tempi raginevolmente brevi, ad un reale cambiamento, senza rischiare di incorrere in violazioni di norme, regolamenti ecc. e non rischiare di finire oggetto di gravi ritorsioni, o peggio; insomma rispettando tutte le regole.
Le organizzazioni sindacali: altro nodo cruciale, ognuna ha un approccio diverso al problema, se fossero almeno tutte su un fronte comune ci sarebbe chiarezza, ma questo non scavalcherebbe l'annoso problema degli "amici".
La politica: penso tu intenda questo termine in senso diverso dal mio, da elettore. Perchè dall'interno l'ingerenza della politica ha sempre costituito privilegi........
L'idea del "MOVIMENTO degli onesti", comunque, mi piace, ed è anche molto stuzzicante....!!
Domanda: chi ha proposte su come poterlo realizzare?
Saluti a tutti.
Problemi generali ed aspetti particolari
Chiedo scusa, Daniela Orfei, ma mi sembra che il problema delle fasce sia un aspetto estremamente particolare di un problema molto più generale.
La macchina statale ha mille guasti ed uno o due grossi graffi alla carrozzeria non sono indicativi.
Al nostro anonimo scrittore Fikar vorrei dire che sono d'accordo che non è più epoca di pannicelli caldi e quindi occorre andare verso una soluzione.
La mia indicazione diretta ad individuare chi poteva aiutare a trovare una soluzione era metà seria e metà provocatoria.
Sono d'accordo che i Sindacati forse non sono gli assistenti sanitari migliori e per questo forse erano nati i cobas.
E' ora che i "buoni statali" si diano da fare.
Fikar, affermi che è inutile pagare i 20€ per la tessera sindacale perchè i sindacati non proteggono i dipendenti: allora perchè tanti iscritti, sonono forse tutti i fannulloni ad iscriversi per essere protetti? La consaeguenza da trarre è facile vista l'alta percentuale di iscritti.
Non sono un fautore delle pulizie etniche, ma talvolta vorrei dare una mano a chi le fa!
Un certo sig. Brunetta, anche con metodi non sempre completamente condivisibili, sta provando a farlo e non c'è uno statale che condivida la sua azione.
Amleto in un tragico momento esclama "c'e del marcio in Danimarca": mai frase fù più adatta per la nostra PA.
A questo punto o partono degli anticorpi efficienti o buttiamo tutto il pesce indipendentementa da dove inizia il marcio, se poi è vero che questo inizia dalla testa.
faccio ammenda ma le fasce erano efficaci deterrenti
gent.ma d.ssa Orfei
Mi scuso per essere incorso in un macroscopico errore ma resto della mia opinione: 11 ore di "allerta" erano un valido deterrente antiassenteismo. Se non malato, mi sarei sicuramente annoiato a restare tappato tutto il giorno in casa, così non è con le sole 4 ore di "pericolo" controllo. Mi lasciano 7 ore libero per andarmi a fare una bella partita di calcio.
Parlano i numeri d.ssa Orfei, 50% di assenteimo in meno da giugno 2008 a Luglio 2009 sono dati del Ministero. Si potrà sempre dire che queste sono politiche repressive ma se Lei si mette nei panni del contribuente e dà una occhiata alla busta paga, perverrà ad una semplice conclusione: "non voglio pagare uno stipendio per vederlo giocare a pallone"!
Gent.le d.ssa Orfei,
molti degli assenteisti ai quali Lei vuole rendere la vita più facile hanno il secondo lavoro (in nero) ed in una sola giornata intascano un doppio stipendio e sottraggono alla economia generale risorse che potrebbe essere indirizzate all'incremento degli stipendi di quanti si armano di buona volontà, ad esempio.
Il cancro non si cura con i pannicelli caldi ma con il bisturi e soprattutto ribadisco: è stato un pessimo segnale di arretramento quello della abolizione delle fasce; la solita maniera di mediare non per il giusto ma per garantire gli interessi di privilegio corporativi. Se un datore di lavoro privato ha sentore che un suo dipendente fa il furbo non aspetta il referto dell'inps per rivendicare quanto da questi dovuto, nel settore pubblico non vi sono strumenti correttivi e sono pochini quelli che si prendono la briga di promuovere azioni disciplinari e rompere il "quieto vivere". Dopo, sarebbero trasferiti o promossi d'ufficio.
Le leggi non hanno il fine di colpire coloro che adempiono il proprio dovere ma dettano regole per la convivenza civile; Le rammento che per riabilitarsi dalla Sua frattura poteva farsi redigere una normale certificazione specialistica con prescrizione di una terapia riabilitativa FKT presso struttura pubblica o privata esterna od anche di una semplice passeggiata quotidiana. Armata di tanto lasciapassare, telefonava all'ufficio come richiesto (circolare Uppa n° 7 e 10 del 2008), informando che si sarebbe spostata da casa nelle ore di controllo e tutto sarebbe andato per il meglio: Lei si riabilitava regolarmente a passeggio e il finto malato doveva rassegnarsi ad una passeggiata notturna e forse avrebbe scelto suo malgrado di tornare in ufficio.
La saluto, fikar
......non era prorpio così facile!
Ho chiesto informazioni anche presso gli uffici della asur e le assicuro che una semplice certificazione non mi avrebbe escluso dall'obbligo di reperibilità nelle fasce orarie.
Comunque, a parte il mio caso, nessuno vuole giustficare coloro che abusano è solo che, come ho già detto molte altre volte, anche prima che lei si inserisse nella rete, i problemi vanno affrontati con metodologie relistiche, non a colpi di accetta.
Non mi è molto chiaro che tipo di lavoro lei svolge e da quanti anni è, se lo è, nella pubblica amministrazione. Io ci sono da più di diciotto anni.
Anche io vorrei vedere applicata la meritocrazia, ma quella vera ........ non quella a "sorteggio" o non so di quale altro tipo!
Per adesso posso solo dire che, nonostante tante bellissime parole, moltissime anche condivisibili, io non ho visto, nei fatti, cambiare alcunchè!!
Tutto è come era, e per quello che sto vedendo probabilemte così rimarrà ancora per lungo tempo. E questo non certo per colpa dei lavoratori ("scansafatiche a parte") che non possono prendere alcun tipo di decisione di carattere decisionale.
Forse negli enti locali,se leil avora lì, alcuni rapporti di forza saranno più marcati ma nella altre amministrazioni, anche se in modo diverso, esistono ugualmente.
Il segretario comunale di un comune discretamente importante di Italia, ad una lezione tenuta ad uno dei master che ho frequentato disse una grande verità : " Il pesce puzza sempre dalla testa".
Questa persona con metodologie tutt'altro che repressive ma risultato di evidente impegno di carattere organizzativo e gestionale era riuscita a riorganizzare l'intero comune, categoria dirigenziale compresa.
Bisogna scegliere le persone che hanno la "stoffa" per occupare certi ruoli e la volontà per farlo. E se si verificà che sono "incapaci", bisogna avere il coraggio di rimuoverli e destinarli ad altri compiti, dove almeno non rischieranno di fare troppi dannni.
Alla prossima.
Assenze per cure, valutazione della Utilità della Visita fiscale
gent.ma Daniela d.ssa Orfei,
mi permetto di segnalarLe in tema di visite fiscali la circola Uppa n° 1/2009 che può facilmente reperire sul sito del nostro Ministero all'url: http://www.funzionepubblica.it/dipartimento/docs_pdf/circolare_n1_09.pdf
alla pagina 2 Lei potrà leggere che è nella facoltà di ogni amministrazione valutare le circostanze di utilità nel disporre la visita fiscale nei casi di assenza per cure prolungate o per terapie salvavita. Dunque, informi la Sua "asur" che Le è stato riservato un trattamento non ortodosso e certamente irriguardoso. Sarebbe stato Suo preciso compito però informare preventivamente e certificare adeguatamente la necessità di cure prolungate. Converrà che in casi come questo forse un ben assestato "colpo di accetta" eviterà ad altri colleghi di patire simile disagio in futuro.
Veniamo a me, lavoro come Le ho già scritto da circa 12 anni nella P.A.
Sono stato assunto dapprima in un Comune della Provincia Emiliana per svolgere compiti ausiliari mentre ora lavoro presso un Comune metropolitano. Le mie attuali mansioni sono quelle che rientrano nelle declaratorie della categoria B4.
Per ciò che riguarda la riforma che Lei giustamente NON vede ancora applicata, Le ricordo che il Decreto Attuativo del D.Lgs 15/2009 NON è stato ancora emanato, il Governo ha nove mesi ma credo che siamo oramai in dirittura di arrivo infatti la notizia delle fasce premiali (pagelle) e del licenziamento per mobbing viene proprio dalla lettura della bozza regolamentare approvata e trasmessa al Ministero della economia che troverà facilmente anche questa sul sito innovazione.gov.it
gent.le d.ssa Orfei
tengo a farLe sapere che La ringranzio molto della attenzione che dedica ai miei "colpi di accetta" e per concludere Le espongo una mia ultima opinione: le fasce premiali non sono a sorteggio ma la ratio sottesa è quella di costringere a fare una differenza perché sia riconosciuto a tizio il maggiore impegno che profonde rispetto a caio.
C'è un cancro metastatico nel pubblico impiego, è quello dell'egualitarismo: tutti uguali, tutti lo stesso stipendio, premi per tutti nessuno escluso. Le ragioni per le quali non si riesce ad estirparlo io credo di averLe esposte già a "colpi di accetta". Fanno male, come ogni verità.
cordiali saluti, fikar@libero.it
.....purtroppo informare spesso non serve.
Premetto che il dibattito, anche per il puro piacere "accademico", mi piace molto quindi, rispondere ai sui commenti è sempre molto "stimolante".
Probabilmente il suo aprroccio a certe problematiche e molto diverso dal mio ma questo non significa che, nella maggior parte delle volte, il fine ultimo che presumo vorremmo raggiungere non possa essere lo stesso.
Riguardo al mio caso probabilmente ha ragione, anche per altri fatti che non sto qui a raccontare, in quanto riguardano vicende del tutto personali e quindi di non interesse per la nostra "comunity", nonostate le regolari cerificazioni mediche, accompagnate da lettere che esplicitavano nel dettaglio i trattamenti terapeutici ed i relativi orari ......nessun effetto positivo: ma come le dicevo questa è un'altra storia.
Riguardo a tutto il resto, come mi sembra di aver già detto, aspetto di vedere i "risultati".
Non conivido affato il principio di "tutti uguali a tutti i costi", anzi tutt'altro e se questo il messagio che è passato penso sicuramente di essere stata fraintesa.
Ma desidero che alla base delle differenziazioni ci siano dei criteri oggettivi, certi, non ribaltabili all'ultimo momento per qualcuno che ci sta "simpatico" a danno di qualcun'altro che invece sono anni e anni che lotta per fare il prorpio dovere e per ricevere parità di trattamenti nei confronti dei "priviligiati di turno".
Riguardo ai conferimenti di posizioni organizzative, tema che è stato da me trattato altre volte prima della sua iscrizione, e che al momento, per una serie di ragioni, mi torna nuovamente in mente, non si può evitare di osservare che le assegnazioni che verrano fattte da oggi ai prossimi mesi, buone o cattive, le avremo comunque in piedi come minimo per i prossimi cinque/dieci anni; e riguardo a queste il tentativo di gettare fumo neglio occhi, riguardo ai "timidi" tentativi di spacciare per meritocrazia quello che in realtà non è, riusulta, da qualche parte della pubblica aaministrazione, piuttosto evidente.
La saluto.
evidentemente, la d.ssa Orfei NON sta con Loro
gent.ma Daniela d.ssa Orfei,
dalla lettura del Suo intervento io capisco una cosa: "Lei Non sta con loro". Il mio non vuole essere un lessico ermetico come potrebbe apparire a chi non è del settore.
Io penso che certe autorizzazioni negate o disattese come mi sembra di capire, le promozioni non riconosciute anche se legittimanente rivendicate, siano i segnali precisi con i quali si fa intendere che per raggiungere i traguardi prefissi bisogna assumere la giusta predisposizione. Quando si è certi di essere nel giusto e si continua a mantenere una propria linea corretta, accade nel pubblico impiego di essere impediti, di restare indietro. Tutto sommato è un punto d'onore e non bisogna farsene un cruccio. I migliori non stanno mai nel gruppo. Qualcuno ha detto che la solitudine è la misura della statura morale ed intellettuale degli uomini.
Aderisco al "Movimento degli Onesti della P.A.", assoluto è il valore della testimonianza in attesa di un mutamento generalizzato delle coscienze dei lavoratori pubblici anche nel campo dei rapporti e relazioni sociali.
Potremo cominciare ad aprire un Blog specifico anche su questo portale e chiedere nuove adesioni o continuare a riempire queste righe ed aspettare di diventare più numerosi per cominciare a discutere e lanciare un "manifesto" dove si elenchino i punti e gli obiettivi. Abbiamo una risorsa straordinaria: la rete. Le generazioni che ci hanno preceduto non l'avevano ed hanno lavorato accettando passivamente la realtà che trovavano sui luoghi di lavoro.
saluti, da fikar. collega
La ringrazio per le sue parole!
E grazie per la sua adesione al "movimento degli onesti nella P.A.", idea che in parte è nata dallo spunto fornito da Attilio, con alcune sue riflessioni: questa è la dimostrazione che parlare, comunicare, esternare, socilizzare, condividere, commentare serve poi a raggiungere un filo conduttore comune.
Anche nei posti di lavoro, la tecnica del silenzio non paga, anzi serve soltanto ad agevolare coloro che perpetuano discriminazioni.
L'idea di un gruppo che si occupi del mobbing, in tutti i suoi aspetti, anche in quelli più reconditi, mi stimola moltissimo è per questo che ho inserito nei bolg questo tema.
Mi informerò meglio e appena possibile vi farò sapere.
Spero comunque che al rientro dalle ferie il dibattito si allarghi anche ad altri e, per quanto interesssante, non resti limitato a noi tre ma possa avere l'apporto di tutti quelli che vorranno fornirlo.
Un saluto a tutti.
Ci attende un Duro Lavoro
Le posso assicurare d.ssa Orfei che nella realtà dove opero tutti sanno e conoscono la mia avversione alle tecniche conoscitive di affiliazione.
Sono una voce isolata. Sono certo che ai prossimi sarà riservato il medesimo esame.
Sono altresì convinto che sul posto di lavoro la gente debba restare libera di fare la propria vita senza dar conto di altro che del proprio impegno e dei risultati raggiunti col proprio lavoro.
Perseguire i reati è di gran lunga più facile che sovvertire culture radicate al punto da entrare nel costume di una parte cospicua della popolazione.
Lo testimonia anche il nostro dibattito che ha solamente tre interlocutori come giustamente anche Lei rileva. A leggere gli altri Blog della testata si ha l'ennesima conferma che vi sono due realtà nel pubblico impiego: quella delle "carte sempre a posto con timbri e date aggiornate" e poi la nostra, più modesta e "sconsolata" come scrive Attilio ma che è invece quella vera e vissuta nella quale anche il contribuente/cliente indagando riuscirà a comprendere meglio le ragioni profonde di tanti guasti ed inefficienze oltreché di sprechi di denaro malamente utilizzato e troverà molte delle risposte che sindacati, politici e dirigenti non gli potranno mai rendere per ovvi motivi.
Attendo curioso di veder crescere e divenire numerosi gli interventi di queste nostre sezioni innovatoripa.
Buone Ferie.
vedi commento....
....inserito all'inizio, subito dopo la nota iniziale che ha aperto questo capitolo del blog.
Comodità delle differenze
All'illustre ignoto sig. Fikar e a Daniela Orfei vorrei dire che tutte le considerazioni e discussioni su uguaglianze e differenze sono soltanto un modo per differire, e forse mai trovare una soluzione.
Come cittadino, utente e cliente della PA, vorrei che questa enorme macchina che dispone di circa un operatore ogni 20 clienti (3,6 milioni di dipendenti della Pubblica Amministrazione e dell'amministrazione pubblica - forse non tutti sano che c'è una differenza?) funzionasse bene visto che il datore di lavoro è lo stesso.
Come cittadino utente vorrei che premi e punizioni fossero dati sulla base delle stesse valutazioni di merito o colpa e non mi interessa che i puniti siano di più al Nord o al Sud: vorrei avere ovunque gli stessi tempi di risposta.
Come Cittadino Utente vorrei che il contratto implicito che mi lega all'amministrazione pubblica fosse sempre rispettato. Nel caso di un fornitore privato di beni e servizi, se il fornitore non mi soddisfa io lo cambio. Nel caso dell'amministrazione pubblica la legge crea degli obblighi e non posso cambiare fornitore.
Sicuramente la politica, sulla quale con il voto posso in qualche modo incidere, può cambiare qualche piccola cosa, ma il magma della burocrazia è capace di inglobare qualsiasi cambiamento senza cambiare niente.
Come si possono cambiare le cose?
La soluzione traumatica è imbracciare un kalanshicov e fare giustizia sommaria? Non mi pare una soluzione efficiente.
Altra soluzione è aspettare che una "politica forte" cambi alla radice le regole della pubblica amministrazione: forse potrebbe essere utile a me cittadino, ma sicuramente risulterebbe punitiva anche per i molti di quei 3,5 milioni di lavoratori che operano bene.
L terza soluzione è che un moto proveniente dall'interno della PA, supportato dalla maggioranza dei "bravi" ed aiutato da quelle organizzazioni che tentano di coagulare gli interessi degli operatori pubblici (Sindacati, Cobas, gruppi vari, etc) si diano da fare per una migliore organizzazione agendo con fatti, poche parole e soprattutto senza sempre colpevolizzare "l'altro o l'alto" come i veri responsabili del malfunzionamento.
In attesa di tempi migliori, buona giornata.
dirsi la verità
Illustre Attilio Cliente della P.A.
i "bravi" del pubblico impiego spesso non hanno tessera sindacale od altre volte non la rinnovano per risparmiare i 20€. mensili che aiutano a fare la spesa. Quelle che Lei chiama "organizzazioni che tentano di coagulare gli interessi degli operatori pubblici" hanno come fine statutario la difesa dei diritti dei lavoratori ma in realtà come potrà confermarLe un qualsiesi usciere, hanno enormemente allargato il loro campo di azione integrandosi perfettamente nel sistema dal quale ricevono deleghe e concessioni per servizi di ogni genere. Tra permessi e distacchi devono alla P.A. circa 10 milioni di euro (fonte ministero) che in buona sostanza non restituiranno mai. Li ha pagati Lei! E Lei pensa che simili baracconi abbiano interesse a promuovere un moto riformatore interno? Per fare cosa? Per restare disoccupati dopo?
In una intervista che le cito a memoria, il Giudice Giovanni Falcone a precisa domanda: ma a Lei chi glielo fa fare di combattere la Mafia? Ha fatto carriera, si è anche sposato...? Ed il Giudice Falcone rispondeva al giornalista televisivo: "il senso dello Stato"!
Giovanni Falcone è stato un "pubblico impiegato" sfuggito alle regole. Quel senso di cui parla, quella ambizione di dedicarsi al servizio della PATRIA bisogna ripristinare anche con leggi "cattive" se necessario, selezionando e differenziando il più possibile!
VALUTAZIONE
Ciao , ho letto i vostri ultimi contributi .
Posso esprimere limitatamente alla mia esperienza di dipendente pubblico in Ente Medio della Regione Emilia Romagna un mio parere.
Ritengo FONDAMENTALE una chiarezza di BASE tra i politici sulla Strategia che governa l'ENTE , a seguire una comunicazione efficace tra i Dirigenti affinchè operino in armonia con la Giunta per la pianificazione del lavoro.
Un Buon Piano di comunicazione verso cittadini e dipendenti a inizio anno e verifiche periodiche tra Dirigenti e Dipendenti e tra Dirigenti e Assessori per conoscere lo stato di avanzamento e le criticità.
Fatto questo chiederei ai cittadini di valutare i politici e ai dipendenti di valutare i Dirigenti rispetto agli obiettivi di mandato e all'ordinaria Amministrazione.
Tutte queste banalità a volte non vengono messe in atto perchè tutti dicono che ci sono troppe cose da fare ...
Io penso che quello sia un falso problema ...
Rispetto al mobbing, ci sono casi di diverso genere e nascono spesso da Dirigenti fragili psichicamente.
Penso sarebbe utile un nucleo di esperti in materia in grado di raccogliere le informazioni tra i dipendenti mobbizzati e poi valutare.
Non occorrono nuovi uffici
Gent.ma sig.ra Rosa,
per risolvere il problema del mobbing io non credo ci sia bisogno di mettere su nuovi uffici con a capo altri dirigenti/esperti, funzionari e via discorrendo. Sarebbe come mettere a difesa del gregge gli stessi lupi che aggrediscono le povere ed indifese pecorelle. Infatti Lei stessa scrive che il fenomeno è provocato da "dirigenti fragili psichicamente".
In realtà il problema più serio da studiare e risolvere sarebbe quello per il quale il mobbing non è percepito dalle coscienze della maggioranza dei lavoratori come una azione delittuosa, riprovevole e che reca danni al prossimo ma al contrario, è assunto come strumento di conoscenza sbrigativa e sicuramente impunibile di colui che ci è di fronte e del quale non sappiamo ancora e sarebbe giusto non sapere contro la sua volonta, la storia personale.
La quasi totalità dei dipendenti pubblici conosce bene i meccanismi dei rapporti di forza sul luogo di lavoro per i quali ha dovuto far proprie convinzioni di altri. Promuovere azioni disobbedienti capaci di rispondere con fermezza facendo maturare una coscienza diversa nella comunità presso la quale si opera ponendo al centro il lavoro e nulla altro come "passi" forse, potrebbe rivelarsi una via efficace e generalizzata che rimuova questa vergogna dagli uffici statali.
La strada è lunga ma bisogna che qualcuno vi si incammini per giungere al termine.
anche a Lei, distinti saluti da fikar
fare la differenza
Non mi trova d'accordo l'osservazione per la quale la Pubblica Amministrazione sia una macchina complessa. Ho sempre letto in questo approccio il tentativo maldestro di giustificare ogni inettitudine, inefficienza, negligenza come inevitabile. In realtà la P.A. è il posto di lavoro semplicemente con due diversità: è sicuro e non c'è padrone. In più è governata nei fatti da una classe politica che soprattutto nelle realtà locali prova a trarne gli interessi personali, di fazione, di consenso.
E' questo il "peccato originale" che in fondo alimenta ogni discussione fino a divenire per alcuni il palcoscenico ideale per il successo
sia politico, sia sindacale, sia carrieristico.
Altra doverosa premessa prima di giungere al tema della valutazione è che fondamentalmente abbiamo in Italia DUE pubbliche amministrazioni: una a Nord che raggiunge anche vette di eccellenza dove il contesto, l'humus culturale è più esigente ed ottiene una qualità accettabile dei servizi ed una P.A del Sud che tutti gli indicatori statistici danno per scadente, lenta, spesso alla mercé di interessi che con il "pubblico" non hanno alcunché in comune, utilizzata per stemperare le tensioni sociali di una area che di occasioni produttive per una serie di problemi non ultimo quello della criminalità, dimostra di non essere capace di crearne a sufficienza. Insomma, una P.A. quest'ultima che proprio non ha o non vuole espiare il "peccato originale".
Ora, io penso che per motivare e gratificare quanti vogliono ed hanno nel pubblico impiego la loro principale fonte di reddito bisogna che si facciano le differenze. Qualcuno sa spiegarmi perché colui che mi siede di fronte dovrebbe impegnarsi più di me, dovrebbe mostrare tutto quanto sa fare, dovrebbe sentirsi motivato ad apporre più timbri di quanti ne appongo io in un giorno se mai alcuno gli chiede di più, se a fine mese incassiamo lo stesso stipendio e la medesima premialità?
Perché dovrebbe trascorre le ore libere del pomeriggio stretto in un banco come un ragazzino per aggiornarsi se sa che la progressione economica sarà per tutti? Perché io dovrei riconoscere come giusti i suoi suggerimenti se pur non avendo studiato so che con il trascorrere degli anni sarò promosso con una progressione per anzianità e diverrò il suo superiore diretto?
Fare la differenza come accade in ogni realtà lavorativa è la saggia leva della sana emulazione per aumentare la produttività, per spingere al miglioramento della qualità, per motivare, sostenere, indurre a cercare la gratificazione delle proprie capacità ed abilità.
saluti, fikar
Valutare differenziando .........senza differenze
Sono quasi completamente d'accordo con il sig. FI KAR (sarebbe più bello un nome vero da un nick più adatto a chat ludiche).
D'accordo che la PA, pur essendo un organismo grande e complesso, debba funzionare e chi in essa opera deve poter essere valutato e premiato o punito. Premiare è facile usando strumenti economici, punire è più difficile in quanto lo stipendio non si può ridurre. Allora una sano e forte mobbing diretto contro i lavativi forse potrebbe sortire qualche effetto.
Il problema è stabilire dei criteri oggettivi di valutazione: molte grandi aziende li hanno trovati ed è facile copiare se si mettono da parte inutili "sovrastrutture filosofiche" sulla diversità della PA da chiunque.
Riguardo l'ultimo aspetto, Nord-Sud, penso che sia un'altra "inutile sovrastruttura filosofica" perchè il rendimento deve prescindere da qualsiasi dimensione "personale". Per fare un esempio semplice: il premio va a chi fa più di x pezzi al giorno e la punizione a chi fa meno di y pezzi al giorno. I valori di x ed y possono essere sempre determinati se non ci si trincera dietro a logorroiche discussioni sul sesso degli angeli e sulla natura del demonio. Io sono convinto che più differenziazioni si tenta di fare, più è difficile trovare una soluzione.
La valutazione a posteriore, su i risultati, è il metodo più semplice e questo vuol dire una semplice valutazione dei ritardi su i tempi di risposta alle richieste del Cliente/Cittadino.
Considerato che gli atti e le azioni richieste dalla PA sono per definizione uguali per tutto il territorio nazionale, se molti Nordisti sono efficenti e molti Sudisti inefficenti nello svolgere le stesse pratiche si avranno molti premiati al Nord e molti puniti al Sud con buona pace di tutti.
piacere di ritrovarla
gent.le Attilio,
sembra proprio che ci siamo. Se non interverranno le solite considerazioni di opportunità politiche vedremo "punite" la sanità Calabrese e quella Campana con il Commissariamento. Hanno lavorato male, sprecato risorse immense per offrire servizi pessimi. Ma il caso della sanità meridionale è solo uno dei risultati della malapolitica come del cattivo sindacato che spesso fiancheggia quell'idea di impiego pubblico che vede tutti deresponsabilizzati in nome di un presunta organizzazione che non funziona per motivi sistemici misteriosi e che finisce per accreditare l'idea che il 27 arriva tutti i mesi puntuale, non c'è bisogno di sforzarsi basta fare quel poco per tenere in piedi la baracca. Provate a chiamare un infermiere di notte in un ospedale del Sud, sarete costretti dagli eventi a rivedere le vostre idee di giustizia sociale ed a riconsiderare l'istituto del licenziamento come male necessario...
ancora saluti da fikar!
...... e speriamo che sarà davvero così!
Pur condividendo fondamentalemte il principio per il quale è giusto valorizzare le differenze ( intendo quelle positive - ma anche su questo volendolo ci saebbe molto da dire) aspetto di vedere quali saranno i risultati delle prime "sperimentazioni" prima di esprimere opinioni al riguardo.
Posso dire in merito di avere la "memoria storica" di un esperimento di alcuni anni fa, non molti tra l'altro dovrebbe trattarsi del 2002, nel quale ho vissuto una vicenda abbastanza simile a questa che, purtroppo a causa di una gestione "poco consona" ha portato ad una serie di ingiustizie che hanno trovato, alcune, soluzione solo tramite ricorsi.
Rigurado al mobbing, Attilio, ti assicuro che nella pubblica amministrazione è molto più facile farlo contro chi lavora che contro i "lavativi"; i "lavativi" esistono perchè una serie di categorie di soggeti gli permettono di essere così, e non penso che sia necessario che vi spieghi nel dettaglio.......! Sono protetti, altrimenti come potrebbero permettersi di essere lavativi? Sarà molto più facile che siano loro a fare mobbing che a subirlo.
Comunque diamo tempo al tempo e staremo a vedere.
Vi invito tutti inoltre a leggere questo articolo e, se vi va, ad esprimere un vostro parere http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=70104&sez=NAPOLI
A presto.
Daniela
colpa delle fasce
gent.le d.ssa Orfei,
a commento dell'articolo de il mattino di Napoli sul ritorno dei fannulloni ammalati io non credo sia un caso fortuito ma certi comportamente hanno ripreso "coraggio" esattamente a Luglio 2009 con l'abolizione su dichiarata spinta del sindacato compresa la Cisl non solo la scontata Cgil, delle fasce di controllo restrittive di 23 ore giornaliere decretate dal 112/2008. Oggi come noto, i controlli sono ritornati quelli facilmente eludibili delle 4 ore giornaliere durante le quali si è ammalati per poi poter andare a cena con gli amici la sera già dopo le 19.
Se la stampa con le grandi "firme", il sindacato e certa politica interessata a mantenere compatto il proprio bacino di consensi si schiera contro legittime decisioni prese per contrastare abusi e non certo per vessare i lavoratori ammalati, il risutato non può che essere questo. Abbiamo un padrone generoso che non paga di tasca sua, non c'è da meravigliarsi.
piccola rettifica
Mi permetto di correggerla sulle 23 ore di restrizione.
Le fasce orarie di reperibilità che erano state precedentemente introdotte (con evidente disparità di trattamento tra dipendenti pubblici e di pendenti del settore privato) erano così articolate: dalle 8,00 alle 13,00 e dalle 14,00 alle 20,00.
Conosco alla perfezione questa questione, in quanto proprio lo scorso anno ho subito una fraturra piuttosto impegantiva alla gamba sinistra, che mi ha costretto oltre ad un intervento chirurgico e ad oltre tre mesi di impossilità di deambulazione (con le mie gambe intendo) ad una lunghissima riabilitazione. Infatti grazie a queste fasce orarie invece di poter esercitare la dembulazione, man mano che riuscivo a fare i miei piccoli recuperi, all'araia a perta, come mi è stato più volte consigliato da specialisti, sono stata costretta a camminare sul tapirulan di casa mia (e devo anche ritenermi fortunata perchè ne avevo uno di buona qualità).
Il ritorno alle vecchie fasce orarie è stato, a mio modesto parere, solamente il ripristino della parità di trattamento tra lavoratori dipendenti.
I modi per perseguire le storture dei sistemi sono sempre esistiti, l'altroieri,ieri, oggi e sicuramente ci saranno domani; l'importante è perseguire chi veramente non rispetta le regole mentre perseguitare è sicuramente sbagliato, nei confronti di tutti.
Saluti.
Controllare i controllori
Parto dall'ultima considerazione di Daniela.
Quandi si definiscono dei criteri di valutazione (vedi per es. la mia risposta sul calcolo dei Percentili), questi valgono per tutti i livelli e non possono prescindere da un cambiamento di mentalità accettato per convinzione o per costrizione.
Tra i criteri di valutazione di un Capo, c'è la sua autorevolezza e la sua capacità di motivare le persone che a lui rispondono. Questa valutazione è fatta su due parametri oggettivi: il rendimento reale del servizio o gruppo o sezione che a lui risponde e sulle valutazioni che i sottoposti hanno avuto.
Un Capo che non rende o un capo che ha collaboratori tutti poco validi è un capo che non funziona ed è destinato a finire nel 25% dei lavativi. E questa è una legge reale che governa qualsiasi tipo di organizzazione.
Una ultima considerazione che ripete quanto ho detto all'inizio di questa nota. Non è possibile pensare al domani ragionando con gli stessi parametri di ieri. Le situazioni pregresse sono esperienza che ci può guidare per evitare grossi errori futuri, che deve essere lo stimolo a cambiare, ma non deve condizionare metodi e strumenti per cambiare.
Scusate il basso livello diplomatico di questa mia affermazione, ma ho tentato di essere chiaro.
Ciao
Ciao a tutti scusate se in questo periodo sono latitante , ma sn in pieno trasloco.
Vorrei mostrarvi nei prox gg se vi interssa una valutazione fatta da una scuola di cucina del padovano.Io credo varrebbe la pena si osservarla.
ABBRACCI
ROSA
re: valutazione sciola di cucina
Si, interessante. Inseriscila pure, la leggerò molto volentieri.
GRAZIE!!
Grazie atutti per aver letto e soprattuto per aver commentato il mio "logorrico testo".
Sono argomenti che mi stanno a cuore in modo veramente particolare. Spero di avere presto l'opportunità di approfondirli insieme.
Insieme ad altri tre colleghi della PA abbiamo, nel 2006, redatto un project work per un master di II livello "innovazione nella pubblica amministrazione", proverò a coinvolgere anche qualcuno di loro se ci riesco.
Niente di fntascientifico, solo l'analisi e la riprogettazione di un piccolissimo pezzetto di PA.
Posso cercare di metterlo in rete; mi piacerebbe ricevere i vostri commenti, positivi o negativi che siano: le critiche, quando sono sincere, sono sempre costruttive.
Pensate il paradosso: nonostante il titolo del master la redazione del lavoro, che avevamo progettato in power point, ha dovuto avere, su stretta indicazione da parte "tutor", formato tesina e cartaceo, perchè sarebbe stato meglio. E noi ci simo chiesti dove sta l'innovazione?
Purtroppo molto spesso solo nelle parole.
Ma io non mi voglio arrendere.
E mi fa piacere di aver conosciuto tante persone come voi che hanno voglia di "lottare".
Daniela.
Valutazioni: valori, onori, oneri, errori ed orrori
Premetto che conosco l'organizzazione della PA solo da "fuori dello sportello" e quindi poco o molto di quello che dirò potrà essere fuori tema o sbagliato.
Penso che valutare il lavoro delle persone sia una cosa estremamente difficile in quanto molto spesso fattori umani ci portano a fare inconsciamente delle valutazioni soggettive.
Negli ultimi 20 anni sono stati messi a punto, specialmente nel mondo anglosassone, dei metodi di valutazione e calcolo che disegnano delle griglie di valutazione sufficientemente esatte ed assegnano a ciascuno un "voto".
Il gruppo "da valutare" deve normalmente comprendere tutta una struttura abbastanza grande: un ministero, tutti gli uffici di un comune, tutte i tribunali di una regione etc.
Nel "gruppo da valutare" sono, per così dire, mischiati tutti i livelli dirigenziali ed impiegatizi.
Questi metodi prevedono che nella definizione della valutazione intervengano, oltre che ai "superiori", anche "inferori" e pari grado.
Tutte le valutazioni del gruppo vengono messe in un unico calderone e con un semplice calcolo matematico rapportate a 100.
A questo punto è facile suddividere il tutto in tre gruppi: 100-76; 75-26; 25-0.
Un fattore importante del sistema è che le valutazioni non sono fatte sulla base delle mansioni affidate, ma sulla base delle capacità di assolvere a quelle mansioni.
Chiaramente un metodo del genere ha bisogno di una taratura iniziale per la verifica di situazioni particolari che, posso affermarlo con una certa sicurezza, sono molto minori di quante se ne potrebbe pensare.
Infine vorrei dire che, come non è vero sicuramente che tutti sono Fannulloni, è altrettanto vero che non tutti sono eccellenti. La valutazione è un modo per premiare i bravi e scoprire i meno bravi.
analisi spietata
e realistica purtroppo
ciao Daniela
stabilire con decreto che il 25% non merita nulla è a dir poco umiliante per tutti i dipendenti pubblici italiani, se continuano su questa strada il contenzioso sarà altissimo
sui criteri di valutazione non vedo nulla di innovativo sino ad ora, è già previsto nei contratti di lavoro
il problema principale è stato fino ad ora la difficoltosa previsione nelle piattaforme di criteri oggettivi, di parametri cui ancorare i criteri, in assenza di dati concreti qualitativi e non solo quantitativi, riscontrabili, riferibili a carichi di lavoro mai assegnati , di valutazioni scritte in fretta per completare i compiti, da Dirigenti che non sanno e non vogliono valutare, da incaricati di posizioni organizzative selezionati perchè "fidati"
probabilmente chi pensa, scrive e approva queste norme o non conosce affatto la p.a. o la conosce troppo bene da pensare di poterla rendere meglio funzionale alla politica
prima di vendere fumo come dice Danilo, dovrebbero ascoltare chi lavora all'interno della pubblica amministrazione, con scarsi mezzi, senza accesso alla formazione, con la Dirigenza totalmente asservita alla politica, assistendo ad uno sfascio continuo tra sperperi e consulenze agli amici................, bilanci in rosso e soprattutto senza alcun rispetto per la legalità
speriamo che a tutte queste belle parole del convegno seguano regolamenti attuativi seri
potremmo continuare all'infinito e sfogarci e non servirebbe a nulla
a noi serve di più protestare, denunciare, proporre, dare fastidio, disobbedire, essere una spina nel fianco
è per questo che ,nel nostro piccolo, dobbiamo continuare a sognare e ad agire,
e probabilmente se ne parliamo qui ci viene anche naturale ...
Laura
purtroppo...
Mi pare che siamo alle solite, Daniela: squilli di trombe o fanfare, proclami e slogan, luoghi comuni e aria fritta. Cose che colpiranno pure l'immaginario collettivo, per il tramite della diffusione mediatica che vuol fare da amplificatore e non da coscienza critica del potere, di qualsiasi colore esso sia, ma sostanza poca.
Leggevo domenica questo tuo post, così come leggevo il rapporto Assinform e poi le slide del Piano Industriale del Ministro per l'Innovazione. E poi le note al piano provvenienti da varie fonti: sindacati, associazioni dei consumatori, associazioni dei datori di lavoro. Mi è mancato poi il tempo per risponderti, si è fatto tardi ed ho dovuto cedere al sonno che cominciava a pesare.
Che all'interno della PA, a tutti i livelli, il personale dipendente si sia conformato ad una "cultura dei privilegi" (chiunque fosse ad elargirli, a cominciare dai meccanismi di selezione) piuttosto che ad una "cultura dei diritti" mi era chiaro già da tempo. Che a questa "cultura dei privilegi" si potessero imputare tanti sfasci mi era, e mi è, ugualmente chiaro. Mi piacerebbe, personalmente, sentire una classe politica che prima di proclami del genere "via i fannulloni" facesse un pochino di autocritica: se nel Paese non avessimo avuto i posti vacanti negli organici delle PPAA a disposizione di centri di potere (politico o consociativo, non mi risulta che certi meccanismi li abbiamo sfruttati soltanto i politici, mi pare che pure i sindacati si siano conformati agilmente) da utilizzare come merce di scambio per altre prestazioni, dovremmo stupirci e magari sarebbe anche lecito chiedersi perché la PA è diventata ciò che è. Ma non se lo chiede nessuno, forse perché quando c'è da fare autocritica bisogna essere onesti intellettualmente, ed io di onestà intellettuale in giro ne vedo poca. Molti sanno com'è andata, ma di questi tempi pare che l'onestà intellettuale non paghi. Acqua in bocca, quindi.
No, non vedo uno sforzo reale verso il cambiamento. Vedo soltanto parole, fumo senza arrosto.
Che peccato.