A che punto siamo?

letto 2448 voltepubblicato il 30/10/2009 - 11:51 nel blog di Attilio A. Romita, in Processo alla PA digitale

Nel forum PA 2009, qualche mese fa, è stata lanciata l'iniziativa di "Processo alla PA digitale".

Sono state iniziate le attività relative al Decalogo e al Manifesto.

E Iniziata la partecipazione dei un buon numero di persone e poi  in un "diminuendo Rossiniano", mi si passi la similitudine inversa, l'iniziativa è interessata sempre meno e va rapidamento verso la "morte per consunzione" in attesa, forse, di nuova linfa temporanea al ForumPA del 2010.

Mi rendo conto che la PA, con la sua elefantiaca massa, è difficile da smuovere, ma forse quest'anno si poteva fare qualcosa, magari sfruttando, anche se non condividendo a pieno, quanto il Ministro Brunetta sta cercando di portare avanti.

Sicuramente il periodo di crisi non ha facilitato la vita a nessuno, ma forse sono proprio le crisi che, dando inevitabili scossoni, aiutano a portare avanti i cambiamenti.

Vogliamo che anche questa nostra sia l'ennesima occasione perduta?

Soltanto identificando una strategia che abbia qualche possibilità di avere successo possiamo poi passare a definire tattiche relative ad ambiti particolari.

Proviamo a creare un vero movimento di pensiero allargato a molti e, se poi saremo le solite 10 persone su 3,5 milioni di dipendenti della PA, allora decidiamo di fare una filantropica ed onesta iniezione letale all'idea.

 

50 commenti

Attilio A. Romita

Attilio A. Romita16/11/2009 - 17:02
C'era una volta un Processo alla PA, da cui è nato un Decalogo che per non essere troppo apodittico ha dato la luce ad un Manifesto che generò un figlio che è andato fuori casa, il Mobbing. Crescendo il Processo diventò più colorato e con abito di frattali si è trasformato in Puzzle. Purtroppo è arivata una ventata e tutti i pezzetti si sono sparsi al vento confondendosi con mille altri puzzle. Il mio anziano cervello è andato in tilt! Propongo sia creato un comitato di Salute pubblica formato dalla due Laure, che, dopo essersi accordate per telefono, chiudano le fila di "A che punto siamo?", chiudano il gruppo "processo alla PA", aprano un nuovo gruppo (Puzzle, Frattale, Caos, ecco i nostri!, Speranza o qualsiasi altro nome vogliono) e scrivano 4 norme quattro di governance. Capisco che sto facendo una proposta autoritaria, antidemocratica, pesante e che viola tutte le leggi di buon vicinato, ma mi farebbe piacere proseguire il viaggio in autostrada piuttosto che per oscuri cunicoli cittadini. Grazie.
Rosa Fogli

Rosa Fogli17/11/2009 - 08:49
Ottima la proposta di Attilio ... 'bellissima' la favola che mi ha semplificato il processo di comprensione del tutto . Anche per me le due Laure sono le persone giuste per 'chiudere' e 'riaprire' ! Buona giornata a tutti ! ROSA
Laura Strano

Laura Strano16/11/2009 - 19:06
Attilio mi hai messo il buon umore :-))) con quest'ultimo intervento! Dalle discussioni del nostro gruppo è emerso che si discuteva non solo di problematiche "digitali", e inoltre che la denominazione manifesto è già stata utilizzata per il Manifesto 2.0 Forse non facciamo solo il processo alla p.a. digitale ma alla p.a. in tutte le sue componenti. E così pensiamo che occorrerebbe cambiare gruppo trovando una denominazione più appropriata, fermo restando che il decalogo resta tale e quale quale componente del Manifesto o del Puzzle delle proposte. A proposito ieri ho aggiunto tra le fonti del Decalogo la L.69 del 18 giugno 2009 che contiene modifiche e integrazioni al Codice Digitale. Quanto al Decalogo volevo chiederti, per chiarirci meglio, chi siano i destinatari. A mio avviso dovrebbero essere non solo i funzionari , Dirigenti ecc, ma anche i cittadini come memorandum informativo dei loro diritti. Che dici? Provo a sentirmi al tel. con Laura M. domani stesso.
Rosa Fogli

Rosa Fogli17/11/2009 - 13:46
Che dite vi va di osservare questa mappa e magari mettere la vostra bandierina ??? Si potrebbero scoprire vicini animati da principi simili ai nostri . Potremo unire alle nostre informazioni anche quella che facciamo parte della RETE INNOVATORI PA e che desideriamo trasformarla .... Magari con il PASSAPAROLA anche altri potrebbero incuriosirsi , entrare nella RETE e cooperare con noi sul nostro territorio ... Che dite ? Mappa di MondoNuovo Questa mappa ha la principale funzione di permettere a persone mosse dagli stessi ideali di incontrarsi virtualmente e conoscersi realmente. La mappa è lo strumento più diretto e indipendente per permettere a ciascuno di noi in un primo tempo di decidere se vogliamo far conoscere la nostra presenza e disponibilità, e in secondo tempo se vogliamo AGIRE la possibilità di incontrare la persona che nelle nostre vicinanze ha acceso la propria banderina di segnalazione. http://www.mappamondonuovo.org/
Laura Spampinato

Laura Spampinato18/11/2009 - 09:16
considero molto utile lo strumento delle mappe ma se ben finalizzato all'interno di un gruppo (ad alcuni amici ho proposto di fare la mappa delle aziende in crisi, ad esempio, proprio per dare il colpo d'occhio). Voglio dire che potremmo utilizzarlo (penso che tecnicamente sia possibile) anche qui tutti. Faccio esempio: avete visto che ho lanciato un argomento e ho detto che avrei sintetizzato da quali aree mi fossero giunte richieste del progetto indipertutti? Invece di star lì a fare io il conteggio con excel, se fosse acclusa mappa dove mettere bandierina interesse, il conteggio sarebbe automatico e visibile direttamente da parte dei componenti. Sto cercando nel mio paese un club per iscrivere la mia ultratrentenne 500, e la mappa delle sedi (o riferimenti telefonici) dei vari circoli (non specifico circolo, ma l'insieme) non c'è ....
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita17/11/2009 - 18:50
ROSA, carina l'idea della mappa. Vorrei dire però che noi gia abbiamo stabilito la piazza dove incontrarci, perchè cercarne un'altra? Tu stessa per un certo tempo ti sei allontanata, poi hai deciso di vedere che aria tirava e sei tornata al vecchio punto di appuntamenti ed ha ritrovato tutti, amici e nemici, simpatici ed antipatici, ma sempre con lo stesso spirito e voglia di inventarsi la strada migliore cui indirizzare gli sforzi per una PA meglio organizzata. Ora siamo non tantissimi, ci conosciamo virtualmente tutti e talvolta ci stringiamo fisicamente la mano in qualche incontro pubblico. E' vero non abbiamo ancora una clubhouse attrezzata, ma sicuramente abbiamo contrastanti idee comuni. Un caro saluto.
Rosa Fogli

Rosa Fogli18/11/2009 - 09:11
Non volevo proporre una piazza alternativa a questa . Questa è la PIAZZA degli Innovatori. Quello che volevo dire è che per diffondere la Piazza degli Innovatori e il lavoro che si sta facendo abbiamo tutti scritto che occorre trasmetterlo. Questo , a mio avviso , è piu' semplice farlo verso soggetti già motivati e preparati a fare Squadra. Trattasi di punto di vista comunque . UN ABBRACCIO ROSA
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita18/11/2009 - 09:29
..... una Piazza per Vederci e da cui inviare inviti ad amici favorevoli ed un "tampinamento ossessivo" a chi non vuole capire!!!
Antonio Pandolfi

Antonio Pandolfi16/11/2009 - 21:33

mi piaceva tanto il progetto dei veneziani (), perciò sottopongo alle nostre diarche "CAmbieReSti PA ?"

Attilio A. Romita

Attilio A. Romita16/11/2009 - 20:07
Mi fa piacere portare un po di buonumore. Riguardo i destinatari del decalogo e del manifesto, se fosse possibile, ci tappezzerei i muri cittadini con nome e cognome di chi non fa le cose.... In pratica la maggior diffusione possibile, rompendo l'anima ad amici, conoscenti, debitori e parenti che abbiano accesso alla pubblica comunicazione. Un idea sarebbe di provare "scatenare un certo Ministro...." Ci sono due possibilità: -o otteniamo qualcosa -o qualcuno penserà di gambizzarci.
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita14/11/2009 - 14:57
Per assonanza mi ricorda il Grande Fratello e questa nostra PA è un fratello spurio che non ci ama. Riguardo il CAOS, potrei dire che per studiare il CAOS le leggi statistiche spesso trovano una soluzione. Frattali potremmo essere noi che stiamo tentando di capire la nostra, eufemisticamente, caotica PA per trovare un piccolo bandolo di sopravvivenza.
Rosa Fogli

Rosa Fogli17/11/2009 - 10:05
In effetti è un nome RIUSATO creato da una ragazza di Roma , Chiara Bolognini . Il nome era stato scelto per rappresentare un evento organizzato dalla nostra PA che aveva come metafora l'ORDINE e il CAOS e coinvolgeva i ragazzi. Giustamente ti ricorda come assonanza il Grande Fratello perchè è stata una scelta. ... Attilio io mi chiamo Rosa Fogli ... Laura Fogli era quella che faceva la maratona :-))))
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita17/11/2009 - 10:49
Ciao ROSA, ti rispondo nell'ordine: 1. scusa per averti cambiato nome, ma in questo sito impazzano la Laure!:) 2. non conoscevo la maratoneta perchè non sono un grande praticante del camminare. 3. è un eufemismo pensare che nella nostra PA ci possa essere, anche metaforicamente, un po di ordine! 4. Riguardo al nome, va tutto bene, basta che poi non si risolva tutto in chiacchieriamo, armatevi e ....partano gli altri! Un caro saluto e a presto risentirci ...sul campo!. Attilio
Rosa Fogli

Rosa Fogli17/11/2009 - 11:35
1. E ' vero ; 2. Altri mi confondevano con lei ... ! 3. Saremo noi a metterlo infatti l'ordine :-)) 4. Io mi sono distaccata per alcuni mesi perchè, confusa dalle troppe parole, non riuscivo piu' a seguire i lavori.Ora vedo chiarezza di obbiettivi e desiderio di trasformarli in azioni.Sono disponibile a mettermi in gioco e a portare avanti il mio pezzo di puzzle . CIAO ROSA
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita13/11/2009 - 14:28
Salvatore, amico mio, la tua proposta "ispettiva" in assoluto è valida, in partica è inapplicabile. Cerco di spiegare il perchè. Gli ispettori, per esplicare bene la loro opera e per non essere messi in buca ogni cinque minuti, dovrebbero conoscere bene leggi, regolamenti, norme, consuetudini, abitudini, locazioni, bolli todi e bolli quadrati. L'unico posto dove trovare gli ispettori è la PA e a questo punto il cane è riuscito a mordersi la coda e gira in tondo senza soluzione. La mia seconda proposta è più semplice: creiamo un diaframma tra PA e cittadino e lo protremmo chiamare Agenzia Tuttofare. L'Agenzia si pagherà con i diritti che i vari sportelli statali a tutti i livelli chiedono per i documenti e, se va in rosso può, nell'ambito della legge, aggiornare qualche procedura inutile o tagliare documenti inutili. Se qualche legge è inapplicata, l'Agenzia potrebbe avere la forza di reazione per es. dotandola di un "Difensore Civico" con amplissimi poteri di intervento. Il Cittadino sarà contento anche di pagare qualcosa pur di evitarsi spese e fastidi. Lo so che il mio è tutto un sogno di un banale "costruttore di muri" che mai si abituerà alle circonvolute bellezze della burocrazia. Ma io ci spero!!!!!!!!!!!!!!!
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita12/11/2009 - 19:35
Molto interessante il documento cui fa riferimento Salvatore e molto esatto nelle sue varie parti anche se, a mio avviso, un po difficile da seguire in quanto si parte dalle considerazioni su i vincoli da tener presenti per una "liberalizzazione della PA", poi si passa ad una analisi statistica e molto dettagliata per dimostrare che la PA italiana, comunque la si esamini, non funzione. Quello che manca, secondo me, è una conclusione del tipo: visto che è dimostrato che il servizio al cittadino è il peggiore che ci possa essere, allora è il caso di trovare una soluzione "funzionante". Secondo me questa mancanza di arrivare a proporre una cura dopo aver fatto una diagnosi praticamente perfetta è la costante di tutte le "chiacchere" che si continuano a fare sull'organizzazione della PA. Secondo me esiston due momenti diversi che, per svariate e più o meno nascoste ragioni, vengono confusi. Un momento riguarda "le leggi", cioè è giusto che la vita del Cittadino in uno Stato Civile sia regolata da leggi in grado di contemperare efficacemente le esigenze di tutti. Il secondo momento riguarda "l'applicazione delle leggi" o, come comunemente si dice, la burocrazia cioe la santificazione di percorsi contorti per diluire compiti e responsabilità in un complesso macchinario malamente oliato e ben nascosto. Che per "esplicare un certo compito" sia necessario essere maggiorenne è la legge che giustamente lo impone; ma che per dimostrare di essere maggiorenne io debba certificare la mia identità, fare una richiesta dell'atto di nascita, ottenerlo su carta bollata dal mio comune di nascita, portarlo al primo ufficio che aprirà una pratica, inserirà la mia richiesta e l'atto di nascita e dopo qualche tempo mi fornirà un altro pezzo di carta, magari bollato, che certifica che io sono maggiorenne e posso "esplicare un certo compito" ......e l'iter continua. Non voglio arrivare all'eccesso di dire che una Carta d'Identità Elettronica, già santificata dalle legge, eviterebbe tutto questo giro, ma quantomeno che un semplce accesso dell'ufficio "esplicare un certo compito" all'archivio della mia città natale basterebbe. Voglio dare una soluzione "da matto". Qualcuno dice: "Ma dove li mettiamo tutti gli impiegati che svolgono compiti che con un po di organizzazione diventano inutili?". Rispondo: "Li mandiamo a casa e gli paghiamo vita natural durante, così non penalizziamo nessuno e..risprmiamo su luce e riscaldamento di uffici inutili". La legge è salva, la socialità è salva ed il cittadino ha un servizio migliore!
Antonio Pandolfi

Antonio Pandolfi16/11/2009 - 21:41
..siamo almeno in 2. Sottoscrivo la "soluzione Romita", ed attendo la prossima iniziativa delle due Lauree per il seguito della discussione. Saluti a tutti
Salvatore Agostino Aiezza

Salvatore Agostino Aiezza13/11/2009 - 09:53
Quello che hai detto con l'esemio riportato nel tuo intervento è o specchio perfetto del rapporto che,ancora oggi,purtroppo,corre tra p.a. e cittadini.L'antico retaggio della p.a. di non fidarsi dei cittadini che ha dato luogo nel tempo alla nascita di leggi vessartorie e disequilibrate per i cittadini ostacola ancora l'attuazione di un rapporto paritario con la p.a. Mentre nei Paesi anglosassoni,per esempio,e almeno sino all'esplodere del terrorismo che ha putrtroppo richiesto misure eccezionali,nessuno si sarebbe mai sognato di chiedere ai cittadini un documento che attestasse la qualità di ciò che -o r a l m e n t e - riferivano,tanto che non era previsto,contrariamente a noi, di munirsi obblòigatoriamente di un documento che attestasse l'identità. I controlli venivano e vengono fatti tutti a posteriori senza pesare sul cittadino. Questo modo,sbagliato,di porsi rispetto al cittadino italiano,da parte della p.a.,ha dunque contribuito a creare questo farraginoso sistema che ora è difficile da eliminare; difficile perchè la vecchia,in senso proprio dell'età, dirigenza non ne vuole sapere di mutare atteggiamento e ti posso testimoniare di tanti colleghi sparsi in Italia,con i quali sovente mi incontro,che litigano, rischiando persino sanzioni disciplinari, con questi vecchi capi, per cercare di apportare piccoli miglioramenti (tipo la corrispondenza e.mail, la pubblicazione di informazioni su pagine web ecc) Però,le cose non dovrebbero andare più così perchè ci sono,oggi ,Leggi,regolamenti,decreti che come tu dici,se fossero applicate cambierebbero la nostra vita.(pensiamo all'autocertificazione,ai termini di conclusione dei procedimenti, alla partecipazione dei cittadini ecc.ecc.) e se non vengono applicate,caro Attilio,e questa volta sono completamente d'accordo con te, propongo un sistema facile facile,senza eccessive spese e senza imbracciare fucili;questo:un efficace sistema di controlli,del tutto ora assente. Il nostro buon ministro potrebbe creare un pool di ispettori,esterni per l'amor di Dio all'amministrazione, che si dedichi esclusivamente a girare per l'Italia e fare ispezioni per verificare lo stato di attuazione delle Leggi sulla semolificazione e sburocratizzazione della p.a., e dove non si rispettano le norme sull'autocertificazione,sul rispetto di termini e procedure ecc,giù punizioni esemplari. E' difficile? credo proprio di no......speriamo bene! ciao
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita09/11/2009 - 20:37
Continuo a vedere un grande sfilacciamento di temi, tutti giusti, tutti corretti, ma che tutti, come un colosso dai piedi d'argilla, poggiano su una unica idea "creiamo la pa digitale", ma purtroppo non esistono le fondamenta, i pilastri su cui poggiarla, manca la cultura d'impresa perchè è troppo comodo sopravvivere lasciando discutere dei massimi sistemi. Al Forum PA 2009 abbiamo iniziato un processo, nelle due accezioni di analisi delle colpe e condana ed allo stesso tempo di definizione di un percorso virtuso. Poi ci siamo persi in mille rivoli, tutti giusti, ma inefficaci. E' vero siamo 4 gatti, ma se non ci organizziamo con idee chiare e bersagli definiti, resteremo 4 gatti. E allora è meglio .....l'iniezione letale!
Salvatore Agostino Aiezza

Salvatore Agostino Aiezza12/11/2009 - 09:57
URL della Fonte: http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/index-2008-14-pubbamm.pdf Per Attilio che è sempre preciso e pungente nei suoi interventi,che però colgono il segno della "malattia profonda" di brontosaurismo che affligge,! ahimè! la nostra amministrazione.Ma anche,naturalmente,per tutti quanti sono decisi a fare qualcosa di concreto,segnalo questo articolo di Ugo Arrigo,molto interessante dal quale si rileva come il nostro Paese si classifichi buon ultimo tra i sistemi burocratici europei. ma la pubblicazione è interessante anche perchè parla di liberalizzazione della p.a. intesa com "libertà" possibili come autonomia,libertà dallo Stato,libertà dei citadini ecc.
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita12/11/2009 - 13:44
Agistino, sarà sicuramente un articolo molto interessante ....peccato che il link non funziona! Ciaio
Salvatore Agostino Aiezza

Salvatore Agostino Aiezza12/11/2009 - 17:00
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita08/11/2009 - 23:43
CitazioneLaura Manconi scrive: parto dall'elenco delle tue proposte per aggiungere il mio commento: 1) mi sembra siamo tutti daccordo sull'utilità di strutturare il lavoro svolto finora: il gruppo che ha contribuito a scrivere nel wiki potrebbe ricondurre a unità le varie parti e riarticolarle in un documento condiviso? 2) su http://manifestopa.pbworks.com/ non è ancora disponibile la versione del Manifesto integrata con le proposte scaturite dal VeneziaCamp ma sono descritti i prossimi passi per favorire la condivisione del documento. Innovatoripa è uno dei network di riferimento per il processo di diffusione del manifesto, sul come farlo e con quali strumenti, la discussione è aperta; 3) sono daccordo sulla proposta di cambiare nome al documento ma che dire del nome del gruppo?ho l'impressione che "Processo alla PA digitale", nato con l'obiettivo iniziale di raccogliere i contributi per il DAE, stia evolvendo verso qualcosa di diverso, forse...si può pensare di trovare un nuovo nome? 4) programmare la partecipazione ad eventi pubblici per una rete informale non è facilissimo ma l'esperienza del Barcamp dimostra che è possibile. Sul "nostro punto di vista" però ho qualche dubbio.. leggendo i commenti scaturiti dal post di Titti (http://www.innovatoripa.it/posts/2009/11/763/la-pa-digitale-non-decolla#...) mi sembra che sia sull'analisi dei problemi che sulle possibili soluzioni i punti di vista siano tanti, e tutti diversi! Sono d'accordo che è il caso di ristrutturare o meglio riorganizzare il lavoro sin quì svolto, sonora abbiamo fatto una sorta di brain storming su i problemi per i quali la PA è ferma "alla penna d'oca" e sono state esaminate le molte situazioni che sono di imedimento ad una reale innovazione. Lo riconosco, io, avendo una visuale esterna, ho cercato di stressare il concetto che per una reale innovazione è necessario che questa sia condivisa dai molti che per incapacità o per comodità impediscono, con cavilli ed argomentazioni speciose, tra l'altro anche l'applicazione delle Leggi dello Stato, regolarmente emanate. Non sono d'accordo a cambiare il nome del gruppo "processo alla pa digitale" perchè mi sembra molto più incisivo del generico "manifesto" che mi sembra una proclamazione d'intenti, più che un piano d'azione. Propongo inoltre una ristrutturazione dei Gruppi di innovatoripa, suddividendoli in due aree principali: 1. Azioni strategiche per avviare una vera riforma innovativa della PA. 2. Azioni di supporto che possono accompagnarsi alla riforma della PA. Solo se riusciremo ad intenderci chiaramente sul percorso da fare potremo poi arrivare al WEB2.0 o 3.0. etc. Non voglio fare la rivoluzione, vorrei soltanto che il "nascita delle esigenze civili -emanazione delle leggi-applicazione delle leggi" avesse il suo percorso naturale. Sono un illuso o un pazzo che vuole sfondare il muro di gomma della burocrazia inutile: forse. Siamo ad un punto di svolta, o riusciamo a fare questo salto culturale o saremo più arretrati dei tempi di "de' Tappetti, Ufficiale di scrittura". La teoria la conosciamo tutti, la rete per la PA, anche se non usata, c'è, i PC sono diffusi molto di più di quanto siano usati, forse servirebbe vietare per un anno l'acquisto di carta, matite e, soprattutto, BOLLI TONDI!! Se siamo d'accordo su questa impostazione di base, sono contento di essere riuscito a farvi riflettere. Se la riflessione prenderà una strada contraria, mi dispiace perchè dovrò continuare a forzare la mano e la penna per cercare la via della convinzione. Scusate l'eccessiva "convinzione" delle mie parole, ma penso che non sia più tempo di "pettinare le bambole"!
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita07/11/2009 - 16:29
Leggendo le varie note e contronote della discussione "A che punto siamo" che ho voluto lanciare per tentare rendere produttiva l'azione di Innovatori PA mi sembra di capire, ma puo darsi che mi sbagli, che stiamo facendo due ragionamenti paralleli che, geometricamente parlando, non riusciranno a ritrovarsi. Il mio, e forse di qualche altro, punto di vista è quello che potremo definire dell'acquirente del servizio. Il secondo e sicuramente più popolato, quello degli addetti ai lavori che ritengono che solo dall'interno possono essere compresi i problemi e quindi risolti. Sono sicuro che le Persone PA sono quelle che conoscono meglio tutti gli anfratti delle procedure, protocolli, leggi, leggine, regolamenti, circolari, etc. Non sono sicuro che le persone PA, dall'interno, siano in grado di risolvere malfunzionamenti, lungaggini, regole astruse, applicazione ridotta di leggi, etc. Tra l'altro noto nei vari interventi interni una sorta di "atteggiamento seccato" verso coloro che vorrebbero che le cose funzionassero e disturbano "il manovratore" con richeste burocraticamente assurde. E sia ben chiaro che non credo che la quantità di "scarso facenti" della Pa sia particolarmente alta, ma sono ragionevolmente certo che esiste una buona quantita dei 3.500.000 dipendenti pubblici che sono, per consuetudine o convenienza, impaniati in procedure, protocolli, leggi, leggine, regolamenti, circolari, etc. Se prima non spezziamo questo circolo vizioso, è inutile parlare di WEB 2.0 e e.gov. Se prima non spezziamo questo circolo vizioso, è inutile addestrare le persone per i nuovi strumenti....avranno tutto il tempo di dimenticare quello che hanno impararato. Se la mia auto non funziona io la porto in officina e chiedo che venga riparata. Se l'uomo dell'officina mi dice che vedrà di fare quel che potrà, perchè prima deve controllare se i suoi operai sanno cosa devono fare e se non lo sanno, deve mandarli a scuola, poi deve parlare con la sua amministrazione per controllare che gli ordini di acquisto possono partire ....etc. etc, io che faccio ...saluto e cambio officina. Purtroppo non posso fare la stessa cosa con la pubblica amministrazione che agisce in regime di semi-monopolio. Ma posso tentare di cambiare il fattor comune tra Cittadino e PA, la Politica e a questa posso chiedere che cambi qualcosa .....e sarà forse per questo che il Ministro Brunetta è tanto inviso agli Statali!
Laura Strano

Laura Strano07/11/2009 - 16:50
Anche se i punti di vista da cui partiamo sono diversi.. ci accomuna senz'altro la passione per il cambiamento! è per questo che propongo a te, a Daniela e a tutti gli altri Salvatore, Simone, Rosa, Danilo, Titti ecc. di continuare ad esprimere il nostro pensiero per concludere il manifesto della p.a. innovativa. Penso che solo dal confronto e dalla collaborazione di tutti (impiegati, dirigenti, privati ecc. ) (utenti del servizio lo siamo tutti!)possa venir fuori qualcosa di buono. Sto cercando di strutturare il documento di sintesi della p.a. innovativa. Non ha importanza se non è espresso in modo tecnico. Devono comprenderlo tutti, dall'usciere al Dirigente, dal politico al cittadino. Dobbiamo affrontare il tema del decalogo digitale che è un tema , a mio avviso, importante, essenziale, del manifesto. Vediamo poi come agganciarci al 2.0. Non penso sia un problema, anzi creo subito il link. Sono tutte idee. Poi proviamo come diceva Laura M. con le esperienze concrete. Infine proviamo con la campagna mobbing. E non ci lagniamo più tanto, non serve..! Laura
Rosa Fogli

Rosa Fogli07/11/2009 - 18:45
Ciao Laura , ti telefono nei prossimi giorni così ci riallineiamo. Intanto invito tutti voi a FE il 13 Novembre prossimo all'evento descritto al link http://www.comunicarecompartecipazionee qualcuno di .net/index.phtml?id=225 . ABBRACCIO ROSA
Laura Strano

Laura Strano07/11/2009 - 19:16
Finalmente, ho provato anch'io a chiamarti abbiamo bisogno anche di te cara per continuare a presto Laura
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita04/11/2009 - 20:13
Riprendo qui l’ottimo intervento, dall’interno, di Salvatore. La PA, quale organo dello stato, è tenuta a rispettare le leggi che lo Stato, attraverso i suoi organi, si dà. Le leggi non cascano dal cielo, ma nella maggior parte dei casi reali vengono proposte da un Ministro al Parlamento che le discute e se del caso le approva. Il Ministro, nella maggior parte dei casi, ha il mandato dal Consiglio dei Ministri, di proporre una legge che regoli una materia specifica. Il Ministro non scrive direttamente le leggi, ma ne demanda la compilazione ai suoi organi tecnici che sono praticamente i redattori della proposta di legge. Gli Organi Tecnici sono i funzionari di grado più o meno elevato che dirigono un Ministero e che, dopo l’approvazione della legge, la devono applicare. Per finire, gli Organi politici, governo e parlamento, secondo logica propongono leggi utili al cittadino, non solo perché sono bravi, ma perché vogliono essere rieletti. Queste regole del gioco, che tutti noi conosciamo, non funzionano essenzialmente perché la politica e l’amministrazione della PA camminano in modo asincrono. La politica segue il tempo battuto dalle cadute di governo e delle elezioni. L’amministrazione della PA segue un tempo lento e cadenzato uguale a quello dell’Esercito Romano in fase di trasferimento. Al fine di questa lunga premessa, sembra che il cane abbia raggiunto la sua coda e si è definitivamente appallottolato. Ma noi non vogliamo che continui a succedere questo! Allora proviamo ad esaminare il processo e a dargli qualche oliatina. I politici hanno tutto l’interesse a fare leggi che favoriscano il cittadino perché in questo modo hanno la possibilità di essere rieletti e se sono rieletti l’asincronismo con l’amministrazione della PA diminuisce. Se il tempo politico si allunga l’amministrazione PA può fare meno “melina” riguardo l’applicazione di una legge che ritiene “scomoda”. Come ottenere questa inversione di tendenza? Un punto di attacco, sulla base delle considerazioni precedenti, sono sicuramente i politici. A questi signori dobbiamo dedicare la nostra attenzione ed a loro dobbiamo dedicare i risultati delle nostre azioni di studio e l’indicazione dei rimedi. Saremo ascoltati perché il nostro interesse coincide con il loro desiderio di durare. In pratica come agire? In una nota precedente avevo indicato che è necessario definire tra noi quale deve essere il nostro focus, la nostra strategia e le tattiche. Tra le tattiche, al primo posto, è necessario individuare i politici che possano essere i nostri alfieri non per malintese false scelte di ideologia pura, ma per banale interesse scambievole. Forse la ricetta è troppo semplice, o peggio semplicistica? A voi tutti demolirla o condividerla o meglio criticarla costruttivamente nell’interesse di noi tutti perché stiamo parlando dell’Italia e non della Repubblica di Massurbia.
Laura Strano

Laura Strano04/11/2009 - 15:58
Ciao Laura, Daniela , Attilio Si è un momento di riflessione …, personalmente non ho potuto partecipare al Barcamp e quindi sconoscevo che l’idea di redigere un Manifesto fosse nata in quell’ambito. Mi sarebbe piaciuto che la redazione in progress del Manifesto Amministrare 2.0 fosse stata pubblicizzata sulla rete degli innovatori sin dall’inizio, in modo tale da consentire a tutti gli innovatori, anche a quelli che non riescono a partecipare con la propria presenza fisica, di poter dare il proprio contributo in maniera più consapevole. Condivido il contenuto del Manifesto 2.0 , ritengo che sia un lavoro importantissimo , ritengo importante anche continuare il nostro dibattito, accogliendo l’idea di Laura. Se siete d’accordo potremmo creare all’interno del wiki di Amministrare 2.0 un link al nostro contributo. La tecnologia è indispensabile, la p.a. è una realtà complessa e se il potere di cambiare è in mano ai Dirigenti, anche noi dipendenti della p.a., meritiamo di essere ascoltati. Faccio un esempio riprendendo l’intervento di Antonio Pandolfi: Solo un esempio: “Nell'amministrazione 2.0 hanno ragion d'essere stanze di direttori generali solitari - ampie come open space da 10 addetti? Ed è possibile richiamare il datore di lavoro a rimuovere le sperequazioni, quando nel medesimo Ente coesistono stanze identiche - ma dove lavorano 2, 3 o addirittura 4 e più addetti? …. queste situazioni di disagio, finché non rimosse, possono di per sé essere un impedimento all'attivazione di altre motivazioni "superiori" e in linea con la richiesta sociale di efficientamento.” E’ solo un esempio, per dire che una amministrazione innovativa e moderna è attenta principalmente e anzitutto alle sue risorse umane. Mi piacerebbe che trovassero spazio altre proposizioni e altri intenti innovativi all’interno del 2.0. Anzi per me il 2.0 è una parte dell’innovazione della p.a., indispensabile, essenziale, ma non è tutto. Ecco perché il decalogo digitale era uno dei temi del Manifesto. Concludendo, propongo di : 1) Continuare almeno a sviscerare qualche altro tema fra quelli in programma, strutturando contestualmente il lavoro già fatto in un documento. 2) Creiamo un link nel wiki di Amministrare 2.0 al lavoro del nostro gruppo. 3) Per evitare confusione potremmo cambiare la denominazione da “Manifesto della p.a. innovativa” in “ Innovazione nella p.a. : ascoltiamo anche il punto di vista di chi ci lavora!” 4) Diamo comunque il nostro contributo per la diffusione del Manifesto 2.0. (E’ un’occasione da non perdere!) 5) Se possibile, programmiamo che almeno qualcuno di noi sia presente al prossimo appuntamento per esprimere dal vivo anche il nostro punto di vista, in modo da valorizzare le eventuali differenze/integrazioni , anche se i punti di convergenza sono molti. 6) Cosa ne pensate? Laura
Laura Manconi

Laura Manconi08/11/2009 - 19:19
Ciao Laura, parto dall'elenco delle tue proposte per aggiungere il mio commento: 1) mi sembra siamo tutti daccordo sull'utilità di strutturare il lavoro svolto finora: il gruppo che ha contribuito a scrivere nel wiki potrebbe ricondurre a unità le varie parti e riarticolarle in un documento condiviso? 2) su http://manifestopa.pbworks.com/ non è ancora disponibile la versione del Manifesto integrata con le proposte scaturite dal VeneziaCamp ma sono descritti i prossimi passi per favorire la condivisione del documento. Innovatoripa è uno dei network di riferimento per il processo di diffusione del manifesto, sul come farlo e con quali strumenti, la discussione è aperta; 3) sono daccordo sulla proposta di cambiare nome al documento ma che dire del nome del gruppo?ho l'impressione che "Processo alla PA digitale", nato con l'obiettivo iniziale di raccogliere i contributi per il DAE, stia evolvendo verso qualcosa di diverso, forse...si può pensare di trovare un nuovo nome? 4) programmare la partecipazione ad eventi pubblici per una rete informale non è facilissimo ma l'esperienza del Barcamp dimostra che è possibile. Sul "nostro punto di vista" però ho qualche dubbio.. leggendo i commenti scaturiti dal post di Titti (http://www.innovatoripa.it/posts/2009/11/763/la-pa-digitale-non-decolla#...) mi sembra che sia sull'analisi dei problemi che sulle possibili soluzioni i punti di vista siano tanti, e tutti diversi! Laura :-)
Laura Strano

Laura Strano14/11/2009 - 20:04
ciao Laura M. il post precedente è "scappato" prima che finissi di completare il pensiero, saluti compresi quanto alla diversità di soluzioni vedremo di condurla ad unità in un documento pensavo infatti a un gruppo di discussione su come cambiare la p.a., un puzzle di proposte ognuno ci mette il suo pezzo, la sua idea desideravo avere un informazione di tipo pratico posso utilizzare un immagine da flickr licenza CC come immagine per il gruppo che mi piacerebbe aprire? è corretto aprire un nuovo gruppo e poi trasferire il wiki e il forum relativi al manifesto? o preferisci cambiare direttamente tu stessa nome al gruppo? grazie laura
Laura Manconi

Laura Manconi16/11/2009 - 12:41
Ciao Laura, quella di cambiare nome al gruppo era una proposta, da far valutare a voi (come mi sembra abbiate fatto!). Le soluzioni possibili sono tante: 1) chiudere il gruppo "Processo alla PA" e crearne uno nuovo nel quale visualizzare gli interventi dei forum originario e crearne di nuovi; 2) rinominare il gruppo esistente e modificare il logo (se l'immagine è rilasciata con licenza CC non dovrebbero esserci problemi ad utilizzarla). Occorrerebbe però anche: - rivedere il testo che descrive scopo e attività del gruppo; - chiudere i forum esistenti, lasciandoli magari in sola lettura e avviare nuove discussioni. Per quanto riguarda il wiki, sia che si scelga l'ipotesi 1 che la 2, crerei un nuovo documento condiviso, partendo però dalla versione strutturata alla quale state lavorando, da usare come punto di partenza per una nuova fase di scrittura collaborativa del Manifesto. Che ne pensate? Laura
Laura Strano

Laura Strano16/11/2009 - 16:05
Propenderei per un nuovo gruppo: Obiettivo del gruppo: 1)Rispondere alla domanda quali sono secondo noi i problemi per cui la p.a. funziona male? e quali potrebbero essere secondo noi le soluzioni ? 2)formulare a seguito del dibattito, man mano che si affrontano le diverse tematiche (i pezzi del puzzle), proposizioni sintetiche da racchiudere in un documento (ops! work in progress!) 3)tra le tematiche, il decalogo digitale è uno dei pezzi importanti, ma l'idea del puzzle nasce da questo: tanti sono i pezzi da incastrare per raggiungere l'obiettivo, ma nessun pezzo da solo completa il quadro occorre la formazione continua, l'accesso ad internet, ambienti meno grigi (opterei per pareti colorate!) 4)Il documento semplice ed il decalogo disponibili on-line saranno poi diffusi in tutti i modi, anche via e-mail alle Amministrazioni, e fra i dipendenti 5)Il decalogo in particolare, io cambierei la denominazione in memorandum digitale, che a mio avviso dovrebbe essere destinato sia alla p.a. che ai cittadini con l'obiettivo di rammentare ai cittadini i loro diritti e alla p.a. i doveri digitali , con parole molto semplici. Se siete d'accordo procediamo laura
Laura Strano

Laura Strano13/11/2009 - 16:22
Il documento di sintesi è in itinere, manifesto della p.a. innovativa confesso che mi piaceva molto. Ma pensavo anch'io di cambiare nome al documento per evitare confusione, e al gruppo Se sei d'accordo, aprirei o apriamo insieme un gruppo a parte dove trasferire il lavoro fatto fino ad ora, "come cambiare la p.a." o "il puzzle delle proposte per il cambiamento della p.a." (ho trovato qualche immagine carina a proposito di puzzle, ma desideravo sapere come regolarmi, per non incorrere in multe) Credo che un gruppo aperto e un nome semplice possano stanare un maggior numero di innovatori, per ampliare i contributi immagino comunque sempre un work in progress, non un lavoro da concludere, ma qualcosa in evoluzione che possa raccogliere più adesioni possibili on-line.
Rosa Fogli

Rosa Fogli14/11/2009 - 14:14
Vi Piace ? La geometria che studia il CAOS è quella dei Frattali ... Pemette di raggiungere ordine armonico nel disordine del caos. Anche noi abbiamo questo obbiettivo no ?Partire dal basso con azioni semplici per generare armonia in una situazione di caos ... Potremo anche farne un tormentone ... Il Grande Frattale della PA...
Daniela Orfei

Daniela Orfei13/11/2009 - 22:35
La parola puzzle, anche se devo ammettere che mi piace tantissimo, però genera in me l'immagine della "confusione"; forse potrebbe trasmettere un'idea di un qualche cosa di caotico, cosa che invece, immagino, noi non desideriamo perchè, invece, vogliamo portare le nostre proposte per cercare di mettere ordine dove ancora non c'è. Poi a voi la scelta se ........come cambiare la P. A. o .......... proposte per il cambimento nella P. A. o altra fraseologia simile. Certo che a volerlo questo sarà sempre un "work in progress" perchè ad ogni cambiamento ci sarà comunque qualcosa da aggiustare o qualcosa da migliorare ecc. Riusicire a raggiungere un qualche risultato concreto, porci un "obiettivo da realizzare"........... non mi dispiacerebbe, altrimenti il rischio potrebbe essere quello di replicare quanto già accaduto e cioè arrivare alla fase di "stasi" o "stanchezza", conseguenze entrambe anche di possibile carenza di motivazione; un obiettivo potrebbe essere sicuramente uno stimolo migliore. Un saluto. Daniela.
Laura Manconi

Laura Manconi16/11/2009 - 12:54
Per dare un contributo la dibattito, segnalo: http://it.wikipedia.org/wiki/Puzzle Più che l'idea di qualcosa di confuso, direi che ciò che dovremmo evocare è l'idea di qualcosa sì in costruzione ma che richiede il contributo di tutti per essere completata. Che ne dite dell'immagine al link qui sotto? http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Working_Together_Teamwork_Puzzle_...
Laura Strano

Laura Strano16/11/2009 - 15:24
Fantastico Laura! E' la stessa foto che piaceva a me! due giorni fà dopo aver cercato tra decine di pagine ho trovato questa foto che è carinissima e ho lasciato tra i commenti un quesito ingenuo, ho chiesto se potevo utilizzarla per il network (ci serve un aiuto dagli innovatori ) ( il mio nick su flickr è laurella2) http://www.flickr.com/photos/lumaxart/2137737248/in/set-72157603987562129/ ma nessuno mi ha ancora risposto, e non ho ancora capito come fare (bisogna citare la fonte?) mi sono ricordata che c'è il manuale CC ma non ho avuto tempo di guardarlo c'è scritto "alcuni diritti riservati" ...
Daniela Orfei

Daniela Orfei17/11/2009 - 00:07
Immagine è molto simpatica. L'idea di "ricominciare" pur con il bagaglio conoscitivo di quanto già fatto fino ad ora mi sembra buona. Spesso i cambiamenti portano qualcosa di positivo. Fateci sapere le decisioni definitive.
Rosa Fogli

Rosa Fogli16/11/2009 - 13:59
Cosa ne dite se riuscissimo a riunirci per affinità e vicinanza in microgruppi orientati alla concretizzazione di un sottoinsieme di attività ? Generalmente quando si ha un puzzle con molti pezzi si procede facendo pezzi di puzzle separati con occhio attento al quadro di insieme! Soggetti che abitano in città vicine possono anche incontrarsi e mettere in atto strategie di diffusione verso colleghi ed amici affinchè la rete si allarghi oppure organizzare microeventi in stile Barcamp sul TEMA . Importante sapere sempre a quale cabina di regia fare riferimento per poi portare i pezzi e completare il PUZZLE. ROSA
Daniela Orfei

Daniela Orfei09/11/2009 - 20:15
Quanto è stato scritto fino ad ora nel wiki può sicuramente essere sviluppato, integrato e riarticolato in un documento da condividere. Sono anch'io daccordo sul cambiamento al nome del gruppo: le nomenclature possono essere le più svariate, personalmente toglierei la parola "manifesto" per non ripetersi se, come mi è sembrato di capire, questa anlisi dovrebbe o potrebbe diventare una parte dell'altro manifesto; la proposta di Laura Strano mi è sembrata interessante ma forse sarebbe meglio riuscire a trovare una formula un pò più corta. Se i punti di vista sono più di uno non necessariamente questo deve essere un problema, può invece diventare uno spunto per ulteriori approfondimenti; nel caso si giunga a diverse conclusioni un eventuale documento, anche unitario, potrebbe tranquillamente riportare i diversi punti di vista, ovviamente sintetizzati nelle posizioni fondamentali. Daniela.
Daniela Orfei

Daniela Orfei08/11/2009 - 00:10
Carissima, il tuo esempio non riguarda solamente le stanze dei direttori generali, è sufficiente scendere molto più in basso per trovare le medesime "differenze"; ma queste " particolrità" come non avrebbero ragion d'essere nell'amministrazione 2.0 non avevano ragion d'essere anche in quella precedente. Diciamo che oggi la questione diventa più evidente perchè a fronte dei tanti sprechi di ieri e dei necessari risparmi di oggi, di domani e non si sa di quanto altro tempo ancora, prima che si riesca a pareggiare i conti, bisognerebbe che questi soggetti facessero un bellisimo gesto, dimostrando anche grande senso di responsabilità, e decidessero di ridimensionare le cose. In un altro post hai fatto riferimento alle organizzazioni sindacali: attenzione, come tutte le organizazzioni sono fatte da persone e, purtroppo, non ovunque i comportamenti sono i medesimi, perchè troppo spesso si avidenziano atteggiamenti diciamo "poco improntati a quelli che dovrebbero essere i principi ispiratori della loro attività". Sono certa che le tue conoscenze e la tua attività non rientrano in questa categoria ma è una realtà con cui siamo costretti a fare i conti. Ritorno al tuo post del 04/11/2009: interessante l'idea di poter essere presenti per esprimere, dal vivo la sintesi dei nostri lavori (sempre se ci sarà concesso); riguardo alla dispopnibilità a recarsi al prossimo appuntamento, per quanto mi riguarda non ci sono problemi, sempre che si possa essere informati con un pò di anticipo per poter organizzare gli spostamenti ed eventualmente potersi mettere in relazione con gli altri che dovranno intervenire, anche per essere INFORMATI al meglio possibile su tutte le tematiche oggetto dei dibattiti. Insomma forse dovremmo imparare un pò anche noi dalle critiche che abbiamo fatto alla P.A. e migliorare la nostra "comunicazione interna", sempre che questo sia uno degli obiettivi di questo gruppo. Ho notato anche la nascita di diversi gruppi chiusi (sicuramente ci sarà un motivo che a me al momento rimane oscuro): se vogliamo divulgare la conoscenza, se vogliamo portare nuovi criteri di condivisione della conoscenza anche nella P.A. mi sembra strana la presenza di gruppi dei quali non si possa, anche senza magari poter intervenire, almeno leggere i contenuti, potrebbe esserci materiale di interesse anche generale e di utilità anche per altri. Un saluto. Daniela
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita04/11/2009 - 01:51
Penso che occorre tentare di definire bene tre momenti: 1. Il focus finale, cioè dove vogliamo arrivare e la rsiposta potrebbe essere del tipo: Vogliamo fare in modo che la PA sia effettivamente lo strumento che amministrando bene lo stato renda il miglior servizio al cittadino. 2. La Strategia, cioe come raggiungere il focus finale e potrebbe essere del tipo: Mettere in moto un cliclo virtuoso di idee ed azioni che tendano a migliorare il funzionamento della PA sfruttando tutte le best practice, gli strumenti moderni e, perchè no, le azioni di forza che alcuni membri del goveno, vedi Min. Brunetta, stanno lamciando. 3. Le tattiche, ciè tutte quelle azioni di supporto che possono facilitare la Strategia nel raggiungimento del Focus. E fra queste tattiche sono comprese sia idee per specifiche azioni sia utilizzo di strumenti che facilitino la documentazione e la discussione delle idee come il wiki, i forum, i blog, le fiere, le mostre ed i convegni. Chiaramente, perchè questa azione abbia un valore reale occorre che oltre l'impegno di tutti sia definita anche una tempificazione, dei criteri di controllo e di valutazione degli stadi di avvanzamento. Solo una organizzazione e pianificazione paraindustriale potrà portare a significativi progressi. E' sicuramente un compito difficile e complesso che affidiamo a noi stessi, ma, io penso, sia l'unico che ha qualche possibilità di successo pratico che vada oltre le "belle chiacchere".
Daniela Orfei

Daniela Orfei03/11/2009 - 20:11
Avevo già letto il tuo blog del 23/10/2009, anche con molto interesse. Ti ringrazio per la citazione che hai fatto in merito ai nostri approfondimenti e ribadisco per me sono stati davvero una esperienza interessante che mi auguro non finisca qui. Sono d'accordo sull'idea di partire dal wiki, che mi sembra già sintetizzi molti dei nostri punti di vista. La mia espressione "non siamo tecnici del web" non voleva significare: ci mettiamo in poltrona a guardare che cosa succede ma soltanto che, relativamente a questioni di carattere squisitamente tecnico, non possiamo certo competere, anche a livello di semplici riflessioni, con persone che hanno professionlità specifiche; d'altro canto noi abbiamo le nostre, forse in prevalenza di tipo tecnico-giuridiche e spesso più specificamente amministrative. Siamo coloro che adoperano la tecnologia, che possono rilevare se la tecnologia messa in opera è adeguata o meno per raggiungere lo scopo prefissato, che possono rappresentare le eventuali carenze, laddove ci sono, rapportandosi a situazioni in cui la tecnologia viene usata di più e meglio ma, a parte questo, con molta onestà intellettuale non penso sia possible per tutti apportare altro tipo di contributi anche per quella che è, parlando in particolare di me stessa, la specifica formazione culturale e professionale. Rimango ancora un pò confusa su quello che è l'obiettivo che ci stiamo prefiggendo...........; per poter contribuire a qualcosa devo prima comprendere un pò meglio quale sarà la "meta finale". A mio modo di vedere (io sono entrata nella rete quando molti dibattiti erano già in corso) durante le nostre analisi, e con l'aggregarsi di ulteriori elementi facenti parte, a vari livelli, della macchina pubblica e, quindi, anche dignitosi conoscitori di alcuni meccanismi che di fatto regolano la pubblica amministrazione, i temi analizzati si sono ampliati ed alcuni dibattiti si sono spostati su argomenti, che forse inizialmente, non erano stati considerati come "rilevanti". Questa "pausa di riflessione" forse può essere utile ma con l'augurio che essa sia un "nuovo inizio" di qualcosa che possa essere più vicino anche alla nostra realtà professionale di, funzionari e operatori della P.A. e anche di fruitori della Stessa P. A. Non dimentichiamo che noi stessi, che ci troviamo all'interno, siamo da una parte strumenti per realizzare la soddisfazione del cittadino ma siamo anche i cosiddetti "clienti interni" della pubblica amministrazione, clienti diversi ma pur smpre clienti. Un saluto Daniela
Salvatore Agostino Aiezza

Salvatore Agostino Aiezza04/11/2009 - 17:28
Cari Laura,Attilio,Daniela, mi sembra dunque di capire che siamo giunti ad una specie di “redde rationem!” sul nostro lavoro; poco,il mio,molto quello dei tanti professionisti ed esperti che partecipano a questi dibattiti. Spero,naturalmente che cosi’ non sia perché tanto ancora c’è da costruire per la “nostra” p.a. Ho fatto un po’ il riassunto degli ultimissimi interventi e commenti sul tag di Attilio “A che punto siamo?” e da tutti mi sembra di rilevare,finalmente,un elemento comune che dia tangibilità alla nostra azione. Dice Laura Manconi: “Non penso ad un catalogo delle buone pratiche né ad una raccolta di successo. Piuttosto, come dice anche Attilio, a stimolare la creazione di una strategia comune, basata su esperienze concrete, non isolate, di una nuova P.A.possibile” Sempre Laura,aggiunge: “Sento però l'esigenza di introdurre elementi di concretezza nel dibattito e per questo motivo ho invitato a segnalare esperienze che possono essere sia di servizi e soluzioni orientate al al cittadino che interne alle amministrazioni”. Daniela,dal canto suo,giustamente ci ricorda che: “Siamo coloro che adoperano la tecnologia, che possono rilevare se la tecnologia messa in opera è adeguata o meno per raggiungere lo scopo prefissato, che possono rappresentare le eventuali carenze, laddove ci sono, rapportandosi a situazioni in cui la tecnologia viene usata di più e meglio ma, a parte questo, con molta onestà intellettuale non penso sia possibile per tutti apportare altro tipo di contributi anche per quella che è, parlando in particolare di me stessa, la specifica formazione culturale e professionale. Non dimentichiamo che noi stessi, che ci troviamo all'interno, siamo da una parte strumenti per realizzare la soddisfazione del cittadino ma siamo anche i cosiddetti "clienti interni" della pubblica amministrazione, clienti diversi ma pur sempre clienti” Sono questi due passaggi che dovrebbero,secondo me,permeare se non tutto gran parte dei dibattiti che qui andiamo facendo. In altri miei interventi in questo gruppo avevo chiaramente detto che bisogna trarre dalla rete,dalle esperienze collettive ma anche personali,dai suggerimenti degli esperti,dagli esempi ecc,i cambiamenti,i miglioramenti,le semplificazioni,e tutto ciò che poi noi,nel nostro piccolo e per quello che sono,come dice Daniela,i nostri limiti oggettivi e soggettivi, possiamo proporre e attuare sui “nostri” posti di lavoro. E siccome i “nostri” posti di lavoro sono uffici o strutture che fanno parte della pubblica amministrazione,i benefici e le ricadute collettive comincerebbero ad essere fatti e non chiacchiere. E se,come dice Laura occorrono “esperienze ed elementi concreti” ed invita a segnalare “…esperienze di servizi e soluzioni orientate al cittadino…”, non credo che dica cose molto diverse da quelle che ho ricordato. Se poi,come dice il sempre puntuale e concreto Attilio la pubblica amministrazione riuscirà a darsi “una organizzazione e pianificazione paraindustriale e portare significativi progressi”,specie attraverso le applicazioni informatiche, ben venga. Magari!!! Questo è l’obiettivo di tutti.Ma,dovrà pure consentire l’amico Attilio ,che giustamente e professionalmente parla da una prospettiva privilegiata che è quella di un professionista esterno alla p.a. seppure a questa legata da rapporti di consulenza, di dire che ciò,lo ricorda anche Daniela, non può essere compito di noi appartenenti alla pubblica amministrazione sia come impiegati che funzionari o anche dirigenti; ciò fa parte dell’indirizzo politico amministrativo che si vuole (effettivamente e non a parole!!) perseguire. Noi possiamo al massimo contribuire attraverso le nostre esperienze e i nostri progetti,attraverso questa rete,ma occorrerà pur sempre qualcuno (tra quelli dell’indirizzo di cui sopra!!) che abbia voglia di leggere e farle proprie. Chiudo questo mio intervento ricordando, a me prima di tutti,che Il Ministro Brunetta subito dopo il suo insediamento nel sito “Ministero della funzione pubblica e dell’innovazione” lanciò l’idea di raccogliere le esperienze di “buona amministrazione” che vengono praticate nel nostro Paese per metterle a disposizione degli altri. Gli altri….siamo anche e soprattutto noi operatori della p.a! Ma se sull’iniziativa del Ministro taluni potrebbero non essere d’accordo per i più svariati motivi ecco allora che ne cito un’altra,questa volta apolitica,dove pure c’è un ottima raccolta di ottime esperienze di amministrazione positiva e propositiva e che,per coloro che non la conoscessero,invito vivamente a visitare. Si tratta del sito “buoni esempi.it” raggiungibile o dalla home page del –Formez – oppure direttamente su-http://www.buoniesempi.it/guida.asp- Grazie a tutti per la “pazienza” di leggermi.
Laura Manconi

Laura Manconi04/11/2009 - 11:46
Ciao Daniela, io credo che l'obiettivo finale sia quello di avere un numero sempre crescente di amministrazioni pubbliche che condividono l'approccio alla digitalizzazione della PA così come lo abbiamo proposto (dico noi in senso allargato, sto includendo Amministrare 2.0 perchè mi sembre che i due documenti convergano sui temi e nei contenuti). In questo momento, credo sia importante "chiudere" o comunque fermare il documento e farne una versione stabile che possa essere il punto di partenza per la discussione e il confronto successivi. Sento però l'esigenza di introdurre elementi di concretezza nella dibattito e per questo motivo ho invitato a segnalare esperienze che possono essere sia di servizi e soluzioni orientate al cittadino che interne alle amministrazioni. So che non si dovrebbe rispondere ad una domanda con una domanda, però...quale era il vostro obiettivo quando avete iniziato a scrivere nel wiki? Un caro saluto, Laura :-)
Daniela Orfei

Daniela Orfei07/11/2009 - 19:37
Ciao Laura M. Come mi sembra di aver già detto non ero tra i presenti quando il progetto è iniziato e mi sono aggiunta successivamente nel corso dei dibattiti in rete. Come devo aver già esposto mi è sembrato che il tema centrale del dibattito ( inizialmente il documento mi era smbrata una lunga elencazione di norme, magari non attuate, ma sicuramente esistenti nella P.A.) è andato spostandosi sulle cause della macata attuazione della digitalizzazione delle P.A. italiane. Certamente non mi è sembrato di aver letto qualche tipo di intervento che avesse anche solo fatto immaginere che qualche altro gruppo stava lavorando a qualcosa che, nella sotanza, anche se diverso nella terminologia aveva a che fare con i nostri approfondimenti. Questa mancanza di comunicazione all'interno della nostra rete (che mi sento di rilevare) ha, a mio avviso, portato a vanificare ( non ad annullare) gli sforzi di molti che hanno spontanemente deciso di confrontarsi nel nostro dibattito. Lavorare insieme avrebbe sicuramente potuto portare a risultati che avrebbero permesso di integrare le due inziative. Sono tornata di recente dalla partecipazione al COM-PA a Milano, precisamente ho preso parte a tre "work-shop" che riguardavano proprio le tematche di poter amministrare con il web 2.0 e sicuramente ora ho le idee molto più chiare, anche riguardo a quante e di quale portata saranno le difficoltà per poter dare reale appilcazione nelle P.A. ad una tale, anche se affascinante, metodologia. Non mi dilungo, altrimenti ripterei cose già dette, che peraltro ho sentito dire anche dai partecipnati ai work-shop, in quanto tutti operatori e funzianri della P.A. dall'interno e, quindi, profondi conoscitori della realtà. La tua richiesta di elencare casi di malfunzionmento è sicuramente interessante ma a mio avviso va rivolta un pubblico diverso. Il privato cittadino, ad esempio, che si può permettere di dire e fare ciò che gli pare e piace, chi collabora con la P.A. ma non ne fa parte oppure chi, per il ruolo istituzionale che riveste, può entrare nel dettaglio di certe tematiche e sono certa che avrai compreso le motivazioni di questa mia affermazione. Pertanto, se non sarà possibile ritagliare , in qualche modo, uno spazio per coloro come molti di noi che vorrebbero una P.A. migliore nell'ambito di quelli che sono e saranno i vostri progetti futuri come rete degli innovatori ( dico vostri perchè questa volta mi è sembrato che noi siamo stati "messi da parte" ) considerando la nostra specificità e la tipologia di contributo che potremmo offrire ( che onestamente se preso in seria considerazione, come anche sottolineato da Salvatore, potrebbe essere rilevante ) penso che al momento non ci sia molto da aggiungere. Aspetto di sapere se ci saranno iniziative che ci potranno coinvolgere in modo più concreto e diretto. Un saluto. Daniela
Laura Strano

Laura Strano07/11/2009 - 20:12
cara Daniela, Laura parlava non di malfunzionamenti, ma di esperienze concrete da trasferire, quindi esperienze positive. Concordo sul fatto che sarebbe stato carino avvisarci che c'era già in atto qualcuno che lavorava ad un "Manifesto", ma, come ha detto Laura, la rete degli innovatori e in qualche misura anche noi abbiamo contribuito con il nostro dibattito. D'altra parte le idee convergono, il Manifesto 2.0 ha un wiki dove si può ancora intervenire con contributi di idee e lì agganceremo le nostre. Probabilmente la differenza in atto è che nella nostra dimensione di operatori interni, di dipendenti, abbiamo un'attenzione un pò più incentrata alle dinamiche organizzative interne, come a volte ci rimbrotta anche Attilio. Ma io credo che il nostro contributo sia essenziale. E parlo come dipendente, che però lavora anche in un'Organizzazione Sindacale. Quindi non mi sento di avere una microdimensione, ma al contrario una visione abbastanza ampia, avendo a che fare quotidianamente con svariate Amministrazioni e decine di dipendenti che hanno tutti i nostri problemi. Forse un'altra differenza è la terminologia che stiamo adottando noi, un pò più semplice, meno tecnica, alla portata di tutti. Questa è una rete anche di idee, tutte con pari dignità. Ci stanno gli "addetti ai lavori", i curiosi, i visionari, gli idealisti, i sognatori. E' bella per questo. Ma poi le idee devono essere concretizzate, devono mirare ad un obiettivo. Vorrei che continuassimo, per chiudere il documento, il nostro primo obiettivo. Poi ci confronteremo, convergeremo o magari urleremo che per innovare la p.a. ci vogliono altri elementi oltre il 2.0 e che secondo noi se non si risolvono problemi concreti di valutazione e meritocrazia non si và da nessuna parte. (è un esempio perchè queste cose in qualche modo stanno scritte anche nel Manifesto 2.0. ) Andiamo avanti. D'altra parte qualcuno che sintetizzi la complessità nella rete ci vuol pure. Ci serve anche il tuo contributo. L.
Laura Manconi

Laura Manconi03/11/2009 - 10:59
Cari Attilio e Daniela, innanzitutto, grazie a voi e agli altri colleghi del gruppo, per il lavoro svolto in questi mesi sui temi lanciati in occasione del Barcamp. Sono daccordo con Daniela che sia giunto il momento di tirare le somme e di dare una struttura al documento wiki per renderlo più leggibile anche da parte di chi non ha partecipato alla scrittura sia del Decalogo che del Manifesto. Mi piacerebbe anche (l'ho scritto in questo post: http://www.innovatoripa.it/posts/2009/10/739/dal-forumpa-2009-al-venezia...) trovare un modo per far convergere la riflessione nata dentro innovatori con quella che ha generato Amministrare 2.0 Il gruppo che ha promosso il VeneziaCamp e che ha sostenuto in questi mesi l'idea del Manifesto, come ha scritto qui ieri Gigi Cogo (http://www.innovatoripa.it/posts/2009/11/753/venezia-nuova-tappa-il-mani...), sta lavorando alla sistematizzazione degli spunti emersi a Venezia e sulle successive fasi operative, funzionali alla realizzazione del percorso verso la P.A digitale. E' vero che non siamo dei tecnici del web (almeno, non tutti) ma questo non deve essere visto come un limite: il modello di pubblica amministrazione digitale che vorremmo richiede competenze tecnologiche così come organizzative e gestionali ma soprattutto, attenzione all'innovazione e disponibilità al cambiamento. Lavorando dentro la P.A. in differenti settori, con diversi ambiti di competenza e responsabilità, abbiamo quotidianamente occasione di conoscere o di realizzare, iniziative, progetti, attività più o meno in linea con la direzione indicata nel Manifesto. La mia idea è quella di partire dal wiki per arrivare a discutere di casi concreti, da condividere e se possibile trasferire. La rete degli innovatori (siamo 1400, non 3 milioni ma nemmeno 10, per fortuna!) potrebbe condividere le proprie esperienze di formazione, comunicazione, organizzazione dei servizi e delle risorse...avendo attenzione a segnalare quelle che si riconoscono nei principi guida individuati nei documenti. Non penso ad un catalogo delle buone pratiche nè ad una raccolta di casi di successo. Piuttosto, come dice anche Attilio, a stimolare la creazione di una strategia comune, basata su esperienze concrete, non isolate, di una nuova P.A.possibile. Laura
Daniela Orfei

Daniela Orfei02/11/2009 - 15:27
Carissimo Attilo, mi dispiacerebbe che tutto quello su cui abbiamo dibattuto ( e penso che alcune nostre riflessioni siano anche molto realistiche e di reale interesse), finisca "nel cestino" ma ................................. non vedo muoversi alcunchè. I dibattiti sono spenti, le riflessioni forse hanno toccato la maggior parte delle tematiche che c'erano da affrontare. Ora sarebbe il momento di tirare le somme. E' vero, noi non simo un gruppo di "tecnici del web", siamo, almeno mi sembra nella maggior parte, un gruppo di soggetti che, a diversi livelli, dal di fuori o dal di dentro opera e si relaziona con la P.A. Mi farebbe piacere che tutte le nostre riflessioni non andassero nel dimenticatoio ma che potessero almeno trovare una collocazione in una relazione, in un lavoro, in un ........chiamimolo come ci pare, in qualche cosa che, pur racchiudendo tutti gli spunti tematici che abbiamo affrontato, possa essere FORSE più raprresntativo della nostra identità. Se così non potrà essere per me è stata comunque una bella esperienza e spero avremo l'oppotunità di lavorare su qualche altro tema. Un saluto.