La PA digitale non decolla

letto 3372 voltepubblicato il 05/11/2009 - 00:12 nel blog di Titti Cimmino, in Partecipazione , Processo alla PA digitale

e il piano di e-government 2012 annunciata dal Ministro Brunetta, non potranno avere come punto di partenza allo stato di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione italiana : l'e-goverment non decolla!

Questo è quanto emerge dal che il Ministro Brunetta ha illstrato il 7 ottobre scorso, nell'ambito dell'.

Non è vero che  la dotazione tecnologica degli uffici pubblici sarebbe carente: dall'indagine emerge  che quasi tutti i dipendenti pubblici dispongono di un personal computer , con qualche differenza tra le Amministrazioni centrali ,96%, e quelle dei piccoli Comuni, 91,5%, e la gran parte di essi ha accesso ad Internet - l'80% nelle PA centrali e il 70,7% nei piccoli Comuni.
Interessanti sono i dati  relativi agli indirizzi di posta elettronica: tutte le Amministrazioni centrali e la quasi totalità di quelle locali, il 98,5% hanno un indirizzo email, e a quello delle Amministrazioni dotate di siti web istituzionali:100% PA centrali, 78,8% PA locali.

Il rapporto esprime in cifre chiare il ritardo delle PA locali, specialmente di quelle meridionali, rispetto a quelle centrali, il fallimento della Carta di Identità Elettronica  e una scarsissima diffusione delle soluzioni open source solo nel 35% delle Amministrazioni locali. (Digressione: lo stesso Brunetta, in barba all'Open Source, ha firmato un contratto con Microsoft in merito

Domanda: perché la PA digitale non decolla? perché resta tutto sulla carta?

 
 
 

31 commenti

Attilio A. Romita

Attilio A. Romita10/11/2009 - 09:25
da: ADNKRONOS -Roma, 6 nov. Al bando carta e toner, arriva la giustizia digitale. Entro il 2012 tutti gli atti saranno navigabili Prima pagina Ultima ora Cronaca Politica Economia Esteri International Sport Data: 06/11/2009 09:04 L'eliminazione della carta dal sistema Giustizia italiano sarà completata prima del 2012, obiettivo fissato dal piano e-gov. A lanciarsi nell'ottimistica previsione è stato il titolare della Pubblica amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta in una conferenza stampa congiunta con il ministro della Giustizia Angelino Alfano. "Entro il 2010 ................. "con un risparmio di carta, toner e di tempo enorme, ................. "Non si tratta di sperimentazione ma di un prodotto già operativo e disponibile e non si tratta di un'idea limitata a Roma ma dell'avvio di una pratica virtuosa nel più grande tribunale d'Europa e forse del mondo", ......... "Questa pratica può e deve essere estesa ad ogni altra sede, quello che oggi si fa presso le cancellerie del gip dovrà diventare realtà anche nelle fasi successive del giudizio". .................. Da parte sua il Guardasigilli Alfano ha rimarcato che la digitalizzazione della giustizia è partita ed è già operativa a Roma, la prossima "tappa, che è già cominciata, sarà Catania. Una missione che vuole arrivare da Roma a Lampedusa". ''Stiamo realizzando un sogno - ha sottolineato Alfano -................ Infine, al settimo punto, "Nel concreto e senza ideologismi, portiamo avanti la parità tra accusa e difesa mettendo a disposizione degli avvocati di Roma in formato elettronico gli atti del processo penale - h..............." Tutto bellissimo, una partenza in quarta...come si diceva una volta .......purtroppo, e me ne dolgo, non è scritto da nessuna parte come si intende controllare che questo ciclo virtuoso sia messo in atto, non è scritto che chiunque stampi un atto disponibile in formato digitale sarà responsabile di violazione della legge, sicuramente qualche solerte "amante della polvere e della carta" troverà che il 17° capoverso di questa legge è in contrasto con l'imperial decreto emesso da Napoleone per la Repubblica Cisalpina. Per l'ennesima volta dichiaro che sinchè non si cambia lo spirito delle persone quando interpretano una legge, ci sarà sempre qualcuno capace di trovare un'appiglio nella lettera della legge per bloccare tutto, ma non per perfezionismo legalitario, ma soltanto perchè cambiare costa fatica. Scusate il mio pessimismo metodologico, ma mi sembra che sinora l'eccesso di zelo nel definire le cose perfettamente sia solo servito a "non fare", allora è forse giunto il momento di definre le cose in modo netto senza condizionali, eccezioni, congiuntivi, visto che..., considerato che..., nel caso di ..... Sono un semplicione semplicistico? ..... ebbene si ....non voglio la perfezione ...vorrei sopravvivere!
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita09/11/2009 - 20:03
Gianluigi Cogo il 06/11/2009, 09:46 Apriti cielo, se continuate su questo tema non è più finita. Ripeto URLANDO: A) LE INFRASTRUTTURE (NON ESALTANTI) CI SONO! B) I SERVIZI E LE APPLICAZIONI, CI SONO! C) LA CULTURA? NON C'E'! Ma che fad e regolamenti e altri surrogati. Il problema è il braccino corto e non è solo un problema della PA, è un problema del paese. La gente usa la rete per divertirsi, non per lavorare. Qui ce la cantiamo in 4 gatti, magari ancora appassionati e volenterosi di fare qualcosa. Ma il 90% dei nostri colleghi vuol essere lasciato in pace e della rivoluzione digitale non gli e ne po' fregà de meno! ----------------------------------------------------------------------- Io aggiungo Attilio A. Romita il 06/11/2009, 10:11 Gianliugi, sono perfettamente d'accordo con il tuo "urlo di dolore". E vorrei aggiungere che oltre le infrastrutture e servizi, ci sono anche le leggi inapplicate ricorrendo a cavilli e antiquati bolli tondi. In altissimo (chi fa le leggi) c'è una certa cultura; in basso, senza offesa, la cultura c'è; in mezzo c'è un gruppo di burosauri che per comodità, pigrizia e voglia di irresponsabilità fa il muro di gomma. Facciamo in modo che i "4 gatti" diventino una squadra di gatti talebani "guardiani dell'innovazione" che aiutino tutti a stanare chi non si vuole muovere. Per favore, però, finiamola con il coro delle lamentele sul fatto di non poter usare Internet in orario d'ufficio: quel divieto era nato perchè internet non era usato per attività di lavoro perchè il Capo voleva solo la carta ed i bolli tondi, ma visto che c'era e che era giusto essere pronti, molti si esercitavano pianificando viaggi o facendo solitari! Sono ingiusto e scorretto? Forse si, ma sono abituato a leggere i risultati prima di parlare di processi, protocolli, tavoli di lavoro ed altre amenità burosaurotiche! --------------------------------------- A me sembra che solo in due stiamo spingendi per far fare i primi passi ad un processo che non vuole decollare. Tutti gli altri mi sembra che di capire che ritengano non solo che i primi passi siano stati fatti, e che è il momento di rifinire lo stile. A me, perlomeno, mi sembra che sia un discorso tra sordi dove si parla di bellissime sinfonie che purtroppo nessuno è in grado di sentire, ma che importa, lo abbiamo letto da qualche parte che sonon bellissime. Scusate, ma credo di essere nel posto sbagliato, ma come ho detto più di un anno fa, prima o poi il bimbo innocente della favola griderà: "Il Re è nudo!!" e molti cortigiani non faranno una bella fine. Sono forse io che mi sbaglio? Fatemelo sapere, per favore, e non disturberò più "i grandi sarti del re"!!!!!
Salvatore Agostino Aiezza

Salvatore Agostino Aiezza06/11/2009 - 20:22
Salve, Stiamo parlando di cose troppo interessanti per non sentire il dovere di intervenire. Poiché però i temi sono tanti,cercherò di “limitare” questo passaggio ad alcuni aspetti: Come già ebbi modo di dire rispondendo ad Ernesto Belisario in occasione della presentazione del suo libro,sono tuttora ancora convinto che lo stato di attuazione del dd.ll.82/05 sia molto blando e,direi,a macchia di leopardo,con amministrazioni più adempienti e maggiormente coinvolte ed altre meno o affatto uniformi ai principi contenuti nel citato testo normativo. Fatta questa premessa,non si può però sottacere delle "colpe" di un legislatore forse troppo frettoloso nel costruire un impianto normativo di tal peso senza prima aver reso fertile il terreno dove le norme avrebbero dovuto operare. In realtà lo stesso legislatore inserisce nel testo due articoli per me assolutamente fondamentali per la buona,non dico ottima! applicazione della legge. Mi riferisco gli artt. 8 e 9 che prevedono l'alfabetizzazione e la divulgazione dell'utilizzo dei mezzi informatici anche agli strati di popolazione, e nel nostro Paese sono moltissimi,che non dispongono di tali nozioni (ne, per questo ,possiamo dare loro la croce!). Non solo,si prevede al successivo art.13,analoga formazione per i dipendenti pubblici. Mi domando: Quanto di tutto ciò è stato fatto?? Prendiamo per esempio la PEC, in molti uffici pubblici questo sistema ha sostituito il tradizionale sistema di posta elettronica ma,in molti casi,ha creato talmente tante difficoltà da restare inutilizzato; infatti nessuna minima formazione è stata fatta per coloro che avrebbero dovuto utilizzarla(tranne poche eccezioni) questo sistema comporta anche l'assunzione di responsabilità civili,penali e amministrative. Aggiungiamo a questo il vecchio malvezzo (o furbizia!!) del legislatore nostrano di parcellizzare le competenze e il capolavoro è compiuto. Non tutti infatti possono disporre della pec allo stesso modo; c'è quello che la può solo leggere (sic!) il responsabile che può eliminarla (risic!) ecc.ecc. Per finire,credo che allo stato attuale ci siano diversi modi di attuazione di questa legge,fondamentale per la comunicazione informatica nel nostro Paese: Uno,più avanzato tra le amministrazioni dello Stato,centrali e locali. Tra di loro si dialoga sempre più per via informatica- L'altro,ancora lontano da una buona attuazione,tra p.a. e cittadini,certamente a causa delle motivazioni sopra specificate ma anche,inutile nasconderlo,per una certa riottosità delle stesse amministrazioni ad eliminare completamente la famosa....carta e penna. Quanto a Gianluigi ( punto3..manca la cultura… qui’ ce la cantiamo in 4 gatti…),anche qui, mi dispiace “scocciarVi” ripetendo le stesse cose,ma forse Attilio lo ricorda,nei miei primi interventi tra gli innovatori ebbi a dire più o meno le stesse cose. Moltissimi sono quelli che si “guadagnano” lo stipendio senza essere ne’ fannulloni,ne’ particolarmente interessati a “spendere” più di tanto delle loro energie per l’Amministrazione. Sono persone che fanno il loro dovere,anche bene, rispettando regole e procedimenti e riscuotendo,perché no,anche apprezzamenti tra gli utenti. Questo “rapporto” che si crea tra –dipendenti diciamo così standard (vecchia maniera per intenderci…) e utenti,comunque soddisfatti ( a prescindere dal tipo di rapporto che hanno avuto con la p.a. (informatico,cartaceo,verbale,ecc) è il nocciolo duro che unito alla “vecchia” guardia della dirigenza,(che per fortuna sta cambiando e non possiamo negarlo), per la quale : se tutto va bene perche’ si deve cambiare?...rende difficile far “penetrare” certi concetti,in particolare quelli legati all’utilizzo dell’informatica- E’ vero che le nostre amministrazioni sono piene di p.c.,reti,ecc. Il problema è,come è stato da Voi detto, che la stragrande maggior parte delle volte nessuno!!! ti dice cosa devi farci. E se è sacrosanto dire che le leggi ci sono e dobbiamo farle applicare e rispettare anche esponendoci in prima persona,è anche vero che non si può pretendere che tutti siano degli informatici. E non stiamo qui a parlare di formazione e delle Leggi e direttive che ci sono in materia e delle quali tutti siete a conoscenza, e mi collego,con questo a quanto detto da Laura: “ …Occorre prendere dimestichezza,imparare,familiarizzare ecc.ecc…” A Laura voglio dire, per confortarla di non essere sola. che anche io oramai da diverso tempo,grazie all’impegno,personale!! E alle “ricerche” sulla rete di interventi migliorativi,ho proposto e subito ricevuto l’ok (ecco perché dicevo che la Dirigenza giovane è dalla nostra parte…) di colloquiare con i nostri utenti per e-mail,di pubblicizzare quanto più possibile notizie e dati che potessero aiutare i cittadni e magari evitare di farli venire a fare lunghe file o chiedere banali notizie spostandosi da casa. Queste e altre piccole cose sono ovviamente per chi usava sino a poco tempo fa solo “carta e penna”, grandi conquiste. Ma…c’è sempre un ma..! purtroppo.., abbiamo potuto,statisticamente, renderci conto che molti cittadini (ben oltre il 60 per cento) ha timore di lasciare la propria mail nella domanda presentata,per i più vari servizi,alla P.A. Risposte del tipo: “No,meglio di no,preferisco telefonare,la mail è una cosa privata non mi và che l’abbiate anche voi” sono state a l l’ o r d i n e d e l g i o r n o….. e questo è solo un esempio,potrei scrivere(non è escluso che lo faccia!) un libro sulle bizzarre (paure!) dei cttadini quanto contattano con le P.A.,in particolare con alcune. Questa paura bisogna vncerla e non ci sono e saranno leggi decreti e circolari che potranno farlo perché devono cambiare,e per questo ci stiamo impegnando,le mentalità nostre e dei nostri utenti. Per secoli il rapporto tra p.a. e cittadino è stato del tipo: -Io p.a. non mi fido,in genere,di te cittadino perché tu “sei furbo” ,forse vuoi “imbrogliarmi” e allora ti obbligo quando hai a che fare con me, ad “obbedire” a tutte le mie richieste,se vuoi ottenere ciò che vuoi. -Io,cittadino,non mi fido di te p.a. perché,forse,vuoi “intrufolarti” nella mia vita e “spiare” nelle mie cose, inoltre tu,p.a. sei più forte di me,povero cittadino,per cui puoi sempre farmi del “male” (in senso tecnico inteso) e,per questo,ti sono sottomesso. Non datemi del “pazzo” se dico queste cose,sono fatti reali,tratti da esperienze assolutamente non solo mie. Lo scorso mese,in occasione di un corso di aggiornamento frequentato a Roma,mi sono confrontato con tantissimi dipendenti di p.a. e tutti raccontano di difficoltà nel far comprendere ai cittadini che le cose stanno cambiando e che devono fidarsi di quanti lavorano nella p.a. e che,oggi,hanno i mezzi per difendersi e devono imparare ad usarli. Le cose che ho detto sono, oltre che una riflessione anche uno sfogo perché,almeno per me,più ci leggiamo tra di noi,più mi arrabbio perché sento l’impotenza a poter raggiungere, senza aspettare le famose “calende greche”, gli obiettivi che ci siamo proposti ma,se è vero che “i duri la vincono,……..Ce la faremo . Un saluto a tutti
Gianluigi Cogo

Gianluigi Cogo06/11/2009 - 14:05
Vabbè Titti, hai scatenato un flame :-) E io ci ho messo anche ulteriori considerazioni per dire che non è tutta colpa della PA: http://www.webeconoscenza.net/2009/11/06/controtendenza Enjoy
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita06/11/2009 - 14:03
Per cercare di illustrare, verificare, spingere, creare nuove strade, etc. abbiamo fatto partire varie iniziative in parallelo: http://www.innovatoripa.it/wiki/processo-alla-pa-digitale/manifesto-dell... http://manifestopa.pbworks.com/ http://www.innovatoripa.it/wiki/processo-alla-pa-digitale/decalogo-della... http://www.innovatoripa.it/groups/processo-alla-pa-digitale?page=2 alle quali tutti, INIZIALMENTE, abbiamo partecipato pieni di entusiasmo, nel tempo i vari rivoli non si sono unificati, malgrado qualche lodevole sforzo, ed ognuno, io per primo, non si è mosso dalla propria idea. Dalla contrapposizione di "l'Unione fa la forza", proposto da Noi, e di "divide et impera" sostenuto dalla Democrazia dei Burosauri, è uscito vincente il secondo per eccesso di "brillanti idee" di tutti noi innovatori. Ho, dall'inizio' sostenuto che "le leggi son, ma chi pon mano ad esse"; continuo ad essere di questa idea e con Coco a sostenere che INFRASTRUTTURE E REGOLE ci sono e come si diceva 150 anni fa "abbiamo fatto l'Italia, adesso facciamo gli Italiani". E' inutile parlare di WEB 2.0, quando non sono state digerite le schede perforate. Proviamo a muoverci su vari fronti: Facciamo emergere dove la legge, esistente, non è rispettata e tentiamo di coinvolgere Politici e Magistrati. Proviamo ad alfabetizzare i nostri concittadini che in molte parti sono ancora ....alla penna d'oca. Visto che al momento le nostre forze sono limitate, non disperdiamole per discutere ....su internet all'ora di pranzo!
Laura Strano

Laura Strano05/11/2009 - 21:35
Ciao a tutti! Perché non decolla? Perchè come dice Gigi acculturarsi è faticoso e Non c’è formazione! Internet non è accessibile a tutti gli impiegati ! (ricordate la bella direttiva Brunetta ?) Il senso dell’accesso libero alla rete, che piaccia o no, è anche quello di consentire di prendere dimestichezza, familiarizzare, scoprire, imparare, sperimentare il digitale! Il mese scorso, io .. che al computer perdo tempo, in ufficio ho proposto che la modulistica venga inserita sul sito web dell’Ente, una proposta banalissima, scontata, comune, ma che da noi sarebbe innovazione, e aiuterebbe utenti e dipendenti . Peraltro quasi tutti gli IACP della Sicilia hanno sul sito web la modulistica on-line, tranne noi. Ho potuto formulare la proposta perché io perdo tempo al p.c. e guardando le altre Amministrazioni ho comparato, perdendo tempo. Sarà una piccolissima cosa ma sarebbe già qualcosa. Non ho ricevuto ancora risposta ! Volevo quindi mostrare ai colleghi la differenza tra i siti web di varie Amministrazioni. Ma, la stragrande maggioranza dei colleghi non ha l’accesso libero! Qualcuno l’altro giorno ha portato il portatile da casa … con il pennino! Insomma la vogliamo finire con i blocchi? Se poi pensiamo di utilizzare la mail per comunicazioni tra Enti, colleghi o con cittadini, siamo veramente lontani………. La stragrande maggioranza delle “carte” vengono firmate da due, tre persone! Condivisione delle responsabilità funzionale allo scaricabarile …! Le determinazioni, comunicazioni, istanze, gli atti, interne ed esterne di norma sono firmate dal Capo Area, poi dal Dirigente e magari anche dal Direttore Generale, o da tre Dirigenti insieme. Ma in pratica chi dovrebbe mandarla questa mail un B, un C, un D ? Un Capo Area? O solo il Dirigente? E chi la dovrebbe ricevere dall’altra parte? E il Dirigente come controlla quello che faccio? E il collega che non la sa inviare che farà ? E il Responsabile di posizione organizzativa che il p.c. neanche lo apre perché tanto non lo conosce, può consentire che un misero funzionario innovi? IL MINISTRO BRUNETTA REVOCHI LA DIRETTIVA E NE FACCIA UN’ALTRA e la dirami anche in TV: Formazione, accesso libero e una settimana al mese di “controllo digitale”: controlli a tappeto e sanzioni pecuniarie alle p.a. che violino la normativa e producano carta! Non andremo certo in fallimento …..!
Laura Spampinato

Laura Spampinato06/11/2009 - 09:35
una cosa che mi ha molto impressionato nei miei periodi di somministrazione e co.co.co./pro. nella PA, è stata la disinvoltura con cui venivano inviate le catene di email con angioletti, guai a te se non rispondi almeno a 10 amici ecc., e la curiosità con cui venivo guardata (aliena?) perchè non rispondevo (si, perchè il più delle volte si "imponeva" di rimettere il nome del mittente perchè potesse controllare!). Poi, quando inviavo link importanti di interesse per il Settore, intorno a me il gelo! Già, pensavano: adesso che succede, dovremmo connetterci regolarmente anche noi, secondo lei? Non tutti, naturalmente: c'erano anche quelli che ritenevano questa "presenza" un tesoro. Ero un D1 e sopra di me un Funzionario, al quale bastava dicessi: che dici, gli mandiamo una email e ci facciamo mandare la documentazione? Preferisci mandarla tu? E lui: Manda tu a nome mio. Il livello, B-C-D per l'invio delle email fra amministrazioni, secondo me può variare a seconda dell'organizzazione interna (dimensioni Comune, Settori ecc.), nel senso che se il Dirigente non ha D C come collaboratori può essere il B a provvedere, ma quel che conta è l'accordo preventivo, che basta una piccola riunione di 1 ora per darsi una regola e tagliare la testa al toro. Per le catene compulsive, direi di vietarle severamente sul posto di lavoro, pena ... 10 ore di formazione, a catena! Scusa Laura, se ho un po' ironizzato, e la questione è molto seria. Dovrebbe esserci una figura che dedichi del tempo (relazionando poi sugli esiti) IN OGNI ENTE su regole, proposte di lavoro in rete, connessioni per FAD, modulistica da inserire, ecc. e francamente pensavo che già fosse prevista, invece a quanto sento dire non lo è ancora. Ritenete il nostro gruppo possa lanciare una proposta, in sintesi, che aiuti in questa direzione, da inviare direttamente a qualcuno là, nell'alto dei cieli?
Gianluigi Cogo

Gianluigi Cogo06/11/2009 - 09:46
Apriti cielo, se continuate su questo tema non è più finita. Ripeto URLANDO: A) LE INFRASTRUTTURE (NON ESALTANTI) CI SONO! B) I SERVIZI E LE APPLICAZIONI, CI SONO! C) LA CULTURA? NON C'E'! Ma che fad e regolamenti e altri surrogati. Il problema è il braccino corto e non è solo un problema della PA, è un problema del paese. La gente usa la rete per divertirsi, non per lavorare. Qui ce la cantiamo in 4 gatti, magari ancora appassionati e volenterosi di fare qualcosa. Ma il 90% dei nostri colleghi vuol essere lasciato in pace e della rivoluzione digitale non gli e ne po' fregà de meno!
Luigi Selmi

Luigi Selmi06/11/2009 - 10:38
Il dibattito sulla PA digitale ha due aspetti, uno interno alla PA stessa e l'altro esterno, quello dei servizi alla cittadinanza. Sul primo aspetto non posso pronunciarmi, mi soffermo quindi solo sul secondo. Concordo sul fatto che il problema è essenzialmente culturale: i servizi non ci sono anche perchè i cittadini non li richiedono. Non esiste ancora in Italia una cultura del diritto all'informazione pubblica, della trasparenza su quanto viene fatto dalle amministrazioni con le risorse pubbliche. Anche all'estero questa cultura è in sviluppo non si può dire certo che sia consolidata da anni in quanto il mezzo stesso, Internet, è recente. Tuttavia la cultura la fà ciascuno di noi contribuendo con le idee e le azioni. Personalmente sono dell'idea che siano i cittadini stessi a dover fare la loro parte, giocare il proprio ruolo in una moderna democrazia e farsi promotori di istanze. Su questo piano credo sia importante in Italia aprire il dibattito sull'accessibilità dei dati prima ancora che investire denaro pubblico in applicazioni preconfezionate da parte delle innumerevoli amministrazioni. Un esempio è quanto sta facendo il governo americano con un sito come data.gov (http://www.data.gov/) il cui scopo è raccogliere i dati delle amministrazioni federali e statali e fornirle ai cittadini secondo i principi dell'Open Government Data (http://www.opengovdata.org/). Un ottimo esempio in Italia per questo approccio è il sito dell'ISTAT che fornisce dati statistici in formato Excel facilmente riutilizzabili da terze parti. Un esempio negativo sono i siti della Camera e del Senato. Anche il nuovo sito della Camera ha gli stessi difetti del precedente: i dati dei parlamentari, delle leggi e delle votazioni non sono facilmente riutilizzabili. Quello che le amministrazioni devono fare verso la cittadinanza è fornire i dati grezzi (raw data) in tempo e con formati accessibili. Sarebbe interessante organizzare un BarCamp o qualcosa di analogo per far partire questo tipo di iniziative, raccogliere siti buoni, quelli che forniscono i dati grezzi secondo i famosi otto principi e quelli cattivi.
Marcello Testi

Marcello Testi06/11/2009 - 23:12
Credo che tu nutra troppa fiducia nelle potenzialità derivanti dalla disponibilità pubblica dei dati. Sinceramente credo che in questo momento ci siano in circolazione molti più dati che in passato; d'altro canto credo che la trasparenza non sia mai troppa, ma non è questo il punto. Il punto è: chi è in grado di gestire questa enorme mole di dati? Chi ha le competenze per farlo in modo efficace e utile dal punto di vita di chi prende decisioni? Se tu avessi a disposizione un foglio di calcolo con la "pagella" dei deputati, questo ti darebbe una mano decisiva nel decidere per chi votare? Sul serio???? (e con questo sistema elettorale?) Non credo che essere inondati di dati grezzi dalla PA porrebbe le basi per un salto di qualità democratico: molto spesso, anzi, la complessità (ineluttabile) dei dati diventa proprio uno schermo opaco invece che una fonte di trasparenza, la scusa per "tecnicizzare" oltre misura l'amministrazione e la politica. Oppure per estrapolare sottoinsiemi di dati che servono solo a corroborare (per il solo fatto di essere "dati", participio passato) una posizione o il suo contrario.
Tommaso Del Lungo

Tommaso Del Lungo09/11/2009 - 19:24
Beh il punto è proprio questo invece... Datemi i dati che me li organizzo io. I casi di applicazioni di vero e-governemnt nate negli Stati Uniti dal connubio tra estro creativo-tecnologico di qualche utente e la disponibilità di dati dell'amministrazione americana sono innumerevoli, anche in italia ce n'è uno (con le dovute specifiche tutte italiote) ed è openparlamento.it Ce ne fossero!
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita06/11/2009 - 11:25
Luigi, tu parli del "terzo livello" trasparenza, Raw data, excel, ma per raggiungere questo occorre salire i primi due livelli. Hai mai cercato di ottenere un certificato di nascita dal, forse non giustamente citato, Comune di Canicattì per inviarlo per posta elettronica certificata all'altrettanto ingiustamente esemplare Comune di Rovello. Hai mai cercato di capire quale sono i documenti per avere la licenza di pesca sul lago Trasimeno. Hai mai trovato qualcuno che ti sappia indicare dove inviare per posta elettronica una richiesta di chiarimenti, e nel caso fortunato, hai mai ricevuto una risposta. Eppure tutte queste prestazioni sono "obbligatorie per legge", ma non sono applicate per cavilli pseudolegali, perchè non è ancora arrivata la circolare esplicativa sul quesito riguardante il fatto che non è chiaro se la prima lettera del cognome deve essere scritta con la lettera maiuscola o è accettabile anche la minuscola. Di esempi ottimi, buoni, meno buoni, accettabili ce ne sono tanti, è la giornaliera pratica comune che dimentica di applicarli. E' vero devono essere anche i cittadini a farsi parte diligente per chiedere il rispetto dei propri diritti, ma troppo spesso si è presi per stanchezza o per fame: più si tenta di ottenere qualcosa di cui si ha diritto, più esce fuori che il Regio decreto nel 1870 o il Codice Sabaudo del 1760 o De iure ab urbe condita del 500 a.C hanno una postilla che richied ......poi i termini stanno per scadere ed il cittadino è costretto a riempirsi la borsa di carte malcompilate. Non è bello citarsi, ma per non ripetere le risposte/proposte che ho postato qui ed altrove, ti invito a leggerle.
Luigi Selmi

Luigi Selmi06/11/2009 - 11:38
Per la verità neanch'io conosco i miei diritti digitali. Puoi indicarmi un sito o documento dove documentarmi ? Possiamo cominciare a raccogliere queste informazioni, i diritti, e quei comuni che non si adeguano. E' inutile chiedere a chi non ti apre nemmeno la porta e rimanere fuori a lamentarsi. Occorre rivolgersi ai cittadini, dire loro quali sono i loro diritti, dare gli esempi di come dovrebbe essere un servizio pubblico, fornire la lista dei buoni e dei cattivi magari con tanto di nomi dei responsabili.
Tommaso Del Lungo

Tommaso Del Lungo06/11/2009 - 13:11
Oltre al manifesto citato da Gigi... tutti nostri diritto digitali sono citati dal CAD... http://saperi.forumpa.it/story/41875/il-nuovo-codice-della-pa-digitale Mi piacerebbe sapere quali e quanti di quei diritti sono realizzabili tecnicamente con le procedure "Burocratiche" che indica lo stesso CAD (Datato 2005, ma contenente soluzioni tecniche precedenti), e quanti lo sarebbero se invece si facesse semplicemente ricorso alle soluzioni tecnologiche disponibili in rete oggi. (Google è del 2001 no...?)
Gianluigi Cogo

Gianluigi Cogo06/11/2009 - 12:17
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita06/11/2009 - 10:11
Gianliugi, sono perfettamente d'accordo con il tuo "urlo di dolore". E vorrei aggiungere che oltre le infrastrutture e servizi, ci sono anche le leggi inapplicate ricorrendo a cavilli e antiquati bolli tondi. In altissimo (chi fa le leggi) c'è una certa cultura; in basso, senza offesa, la cultura c'è; in mezzo c'è un gruppo di burosauri che per comodità, pigrizia e voglia di irresponsabilità fa il muro di gomma. Facciamo in modo che i "4 gatti" diventino una squadra di gatti talebani "guardiani dell'innovazione" che aiutino tutti a stanare chi non si vuole muovere. Per favore, però, finiamola con il coro delle lamentele sul fatto di non poter usare Internet in orario d'ufficio: quel divieto era nato perchè internet non era usato per attività di lavoro perchè il Capo voleva solo la carta ed i bolli tondi, ma visto che c'era e che era giusto essere pronti, molti si esercitavano pianificando viaggi o facendo solitari! Sono ingiusto e scorretto? Forse si, ma sono abituato a leggere i risultati prima di parlare di processi, protocolli, tavoli di lavoro ed altre amenità burosaurotiche!
Laura Spampinato

Laura Spampinato05/11/2009 - 18:30
scusa Attilio, ma ho sentito in tv Carlo Infante che spiegava bene la questione: nativi sono quelli nati con la playstation mentre noi siamo immigrati digitali perchè nati prima, anche se quelli esperti come te hanno creato l'universo digitale. La differenza di definizione è a livello di generazione (non di competenza, per cui tu puoi ben insegnare ai nativi). Anche se nel 70 scrivevo in ottico e ho perso la vista sulla 3741 http://musi.fwtunesco.org/wolz/index.html , non posso definirmi nativa. Ne convieni?
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita05/11/2009 - 19:48
Laura S., sicuramente Carlo Infante è un guru della comunicazione e dell'universo digitale, ma non sempre si può essere seri e prendere le cose alla lettera. In pittura ci sono i moderni e i post moderni, perchè nel "digitale" non ci possono essere "digital native ante litteram"? Nel corso degli anni ho imparato una grande lezione: mai prendersi sul serio e mai sentirsi "della generazione precedente". Per questo motivo mi sento baby digital native .....sarà forse metempsicosi? Un caro saluto
Laura Spampinato

Laura Spampinato06/11/2009 - 09:37
pensa che io mi presento come flexicologa!:)))
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita05/11/2009 - 19:49
non è vero che mi sento "digital native", ma solo per una ragione: io quando parlo cerco di farmi capire.
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita05/11/2009 - 16:04
Ciao Titti, sono un digital native sin da quando di digitale c'erano solo ...i buchi sulle schede. La signora Digitale mi ha aiutato a nutrirmi, bene, negli ultimi quasi 50 anni. Per questi motivi sono d'accordo con Te quando dici "ma a mio avviso ci sta che questo approccio digitale male si adatta all'andamento analogico di lentezza culturale o di velleità da avanguardia che pervade alcune Amministrazioni.". E' vero dobbiamo fare in modo che una nuova cultura entri nella testa dei burosauri e, come ho detto da qualche parte, uniamoci per formare gruppi talebani di "guardiani dell'innovazione" che scoprono e denunciano ogni impedimento alla applicazione delle leggi che sugli strumenti "DIGITALI" fanno affidamento per arrivare ad una reale modernizzazione della nostra burosaura PA. E se serve forziamo le dosi!
Tommaso Del Lungo

Tommaso Del Lungo05/11/2009 - 15:22
Una possibile risposta alla domanda perchè l'e-gov non delolla me l'ha fornita Alessandro Osanghi, direttore del fu Centro tecnico RUPA e padre della cooperazione applicativa italiana. A dire il vero lo avevo già stuzzicato un anno fa sul tema delle carte elettroniche e già allora le sue indicazioni mi erano sembrate illuminanti. Nell'intervista di ieri è andato anche oltre ed ha elencato una serie di cause concrete per cui l'e-gov non decolla e non decollerà mai: Perchè non c'è un organo che se ne occupa!
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita05/11/2009 - 14:08
Tutti giusti, tutti corretti i commenti, peccato che ci sia un gap forte tra il dire ed il fare. Parlando di Processo alla PA, ci siamo resi conto che esistono leggi per l'ammodernamento che non sono applicate. Oggi leggo che nella prossima finanziaria sono inserite tutta una serie di regole di innovazione legata anche alle funzionalità e.qualcosa. Andranno mai in vigore realmente? Perchè tutte questi aggiornamenti delle procedure che regolano la PA, all'atto pratico si fermano? Eppure le leggi sono pubblicate eprevedono, magari, anche sanzioni. Andando poi a scavare si scopre che l'applicazione della Bassanini è bloccata perchè un solerte burosauro, supportato da un pignolissimo interprete delle leggi, ha scoperto che quanto definito, magari nelle norme transitorie, è in contrasto con il quato capoverso dell'articolo 27 del Regio Decreto 18 aprile 1865. Secondo me, per sbloccare la situazione, dovremo organizzarci come "talebani guardiani dell'innovazione" per scovare tutti i burosauri, che per comodità o per eccesso involutivo di garantismo, ritardano o bloccano il cabiamento. Tante piccole azioni e denunce di "blocchi di comodo" possono essere fatte anche da chi lavora ai livelli minimi della PA. E, come si fa in tempo di guerra, garantiremo l'anonmato a chi scopre qualche baco! Una grande rivoluzione, può anche essere figlia di tanti piccoli cambiamenti! Infine web 2.0, amministrazione digitale, e.tizio, e.caio diventano facili se chiudiamo in angolo i burosauri: amministratori, politici, giudici, etc.
Luigi Selmi

Luigi Selmi05/11/2009 - 09:56
Salve, sono iscritto da un po' a questo sito perchè mi interessano i temi della partecipazione e dell'e-government ma non sono mai intervenuto per la regola che non permette ai nuovi iscritti di postare articoli se non sottoforma di commenti. Ho girato un po' di siti italiani sull'e-government e confrontandoli con quanto succede all'estero in particolare USA e UK è impressionante la distanza prima ancora che tecnologica filosofica su ciò che si intende per e-government. Da un lato, il nostro, siamo rimasti ancora al concetto di amministrazione pubblica di tipo paternalistico che guida lo sviluppo della cittadinanza decidendo cosa è giusto fare e come. Dall'altro, quello anglosassone, siamo a richieste ben chiare e precise e alla definizione di ruoli che lasciano al cittadino e alle associazioni la libertà di utilizzare i dati forniti, rispettando tempi e formati, dalle amministrazioni. Non ho ancora sentito parlare in Italia dei principi dei dati governativi aperti (vedi http://resource.org/8_principles.html ). Non tutta la colpa è comunque delle amministrazioni. Anche i cittadini sembrano accontentarsi di utilizzare Internet per comunicazioni personali o di lavoro o per divertimento e non sembrano credere molto alla possibilità di partecipare a dibattiti pubblici e alla formazione delle scelte politiche del paese.
Gianluigi Cogo

Gianluigi Cogo05/11/2009 - 10:59
Ciao Luigi, ottimi spunti. Ieri scrivevo sul mio blog un post sui "principi": http://www.webeconoscenza.net/2009/11/04/the-open-declaration/ e nel mentre rileggevo il nostro manifesto dell'Amministrare 2.0 e la Open declaration europea, mi venivano i tuoi stessi dubbi: cit. "..... Anche i cittadini sembrano accontentarsi di utilizzare Internet per comunicazioni personali o di lavoro o per divertimento e non sembrano credere molto alla possibilità di partecipare a dibattiti pubblici e alla formazione delle scelte politiche del paese......". Su questo spunto sto raccogliendo delle idee che prima o poi diventeranno un elaborato (mannaggia il tempo tiranno...) ma che comunque, IMHO, si possono riassumere facilmente in due concetti: a) acculturarsi (digitalmente) è faticoso, quindi web sociale o web 2 o web partecipato è sinonimo di "fatica"! b) il nuovo status di cittadino digitale viene visto SOLO come portatore di nuovi diritti e non di nuovi doveri Insomma Kennedy (stracitato) lo aveva sostenuto in tempi non sospetti: "prima di chiederti cosa fa lo stato per te, chiediti cosa fai tu per lo stato".
Luigi Selmi

Luigi Selmi05/11/2009 - 11:40
Ciao Gianluigi, sono d'accordo su entrambi i concetti. La partecipazione alla vita pubblica è un fatto tecnicamente realizzabile ma occorre un cambiamento culturale profondo della cittadinanza che sembra lontano da pensare realizzabile in Italia. Non credo che il cittadino italiano sia costituzionalmente inferiore su questi aspetti dal resto della popolazione europea, lo dimostra il numero delle persone che commentano i blog dei giornali o di personaggi diciamo engagé. La partecipazione ha diversi aspetti ma tutti presuppongono la trasparenza delle informazioni, la credibilità dei soggetti pubblici e privati, la convinzione che ciascuno è chiamato ad assumere un ruolo propositivo e di controllo nell'ambito di un discorso politico che deve essere aperto a tutti nel rispetto di regole precise. Internet ci offre questa possibilità attraverso gli strumenti della comunicazione, l'interoperabilità, i nuovi formati machine-understandable del Semantic Web, i social networks. Come ogni nuova tecnologia ci saranno gli early adopters e quelli che seguiranno. I primi potranno insegnare ai secondi. Ci vorrà tempo ma il processo di democratizzazione dovrà proseguire oltre l'epoca della carta. Prima o poi passeremo dallo scambio dei saluti su facebook all'organizzazione di un discorso pubblico argomentato e alla gestione di un processo decisionale veramente democratico.
Laura Spampinato

Laura Spampinato05/11/2009 - 10:39
ciao Luigi, tu dici: "Anche i cittadini sembrano accontentarsi di utilizzare Internet per comunicazioni personali o di lavoro o per divertimento e non sembrano credere molto alla possibilità di partecipare a dibattiti pubblici e alla formazione delle scelte politiche del paese." Da disoccupata ex precaria nella PA, devo dare atto a questo network di avermi dato ampio spazio, e con le mie pazze idee su flexihousing e indipertutti (atromita può dirtelo perchè fa parte del mio gruppo "cambio posto da domani"!) cerco proprio di partecipare e mantenermi attiva proponendo nuovi stili di vita e modelli per una flessibilità in sicurezza. Sicuramente la fiducia testarda in un confronto producente, che io mantengo, non è prerogativa di tanti, e suggerisco ai comunicatori, ai vari livelli, di rendere molto chiara ed evidente la possibilità di partecipazione anche a chi non sia precisamente "addetto ai lavori attualmente" e di fornire sempre incoraggiamento a non uscire dai circoli vicini alle proprie competenze, in modo da non sotterrare le proprie esperienze, che magari potrebbero essere utili ad altri. Per esempio, quando Sacconi lanciò il libro verde, solo guardando bene con la lente trovai che anche i singoli cittadini potevano mandare contributi e non solo associazioni ed enti. Quanti media lo colsero e resero evidente? La responsabilità quindi è anche di chi non evidenzia, sapendo.
Luigi Selmi

Luigi Selmi05/11/2009 - 11:03
Ciao Laura, non conosco il contenuto del libro verde. Il titolo del libro mi sembra di averlo già sentito ma era di un autore Libico mi sembra :) Scherzi a parte scorrendo il libro, mi sembra un ennesima guida spirituale scritto da un ministro che si è dimostrato ostinato nella difesa di certe ideologie che a mio modesto parere vanno contro la libertà della persona. Proverò comunque a leggerlo.
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita05/11/2009 - 09:22
Tutto questo sito è dedicato alla Innovazione nella PA e spigolando tra post e forum mi sembra che il fatto di base che si legge è che la PA "non vuole evolvere" per mille ed una ragione diverse che però hanno un unico denominatore riassumibile con la frase: "La prassi è comoda e consolidata, ci da certezze e non ci fa correre rischi". Può essere che io abbia riassunto in modo molto semplicistico, ma rifletteteci bene..... Il decollo, areonauticamente parlando, è uno stadio di un lungo processo che parte dalla progettazione dell'aereo e termina con il volo. Nella PA siamoa ncora alla leggenda di ICARO come la leggevano i nostri antenati medievali. Noi parliamo di OpenSource, di Microsoft, di e.gov, ma le Amministrazioni stanno ancora pensando se vale la pena di passare dalla penna d'oca al pennino di ferro. Titti Domanda: "perché la PA digitale non decolla? perché resta tutto sulla carta?" La risposta è insita nella domanda: Perchè siamo ancora restati all'epoca della carta!!! Perchè "digitale" è un termine femminile, "absit iniuria verbis", che indicava una pianta medicinale (http://it.wikipedia.org/wiki/Digitalis_purpurea) che poteva avere effetti benefici ed allo stesso tempo molto velenosi. Non voglio essere distruttivo, ma penso che prima di usare termini che per molti di noi sono ovvi occorre fare in modo che questi concetti, per amore o per forza, diventino patrimonio degli Amministratori della PA. A proposito, negli ultimi tempi ho usato spesso le parole "Amministratori della PA" senza definire cosa volevo dire. Per me "Amministratori della PA" è tutto l'establishment politico-amministrativo che decide cosa la PA deve fare; in alte occasioni li ho chiamati burosauri; in modo scherzoso, ma non troppo li potrei definire "i freni a disco della PA". Io ci spero nella modernizzazione prima e nella digitalizzazione poi! Se l'aumento della vita media procede con lo stesso ritmo dei (miei) 70 anni precedenti, ho ancora 50 anni per vedere cosa succederà!!!
Titti Cimmino

Titti Cimmino05/11/2009 - 15:00
Caro Attilio, a me piace riferire il Digitale alla più prosaica definizione di tutto ciò che si rappresenta con i numeri e che parte da digit (cifra) , inglese , o se preferisci la versione più aulica, da digitus (dito). E di rimbalzo mi viene in mente la RETE. Forse sarà anche questione di genere ( lo è sempre, prima o poi come diventa questione ambiente ogni questione che sa di aria fritta), ma a mio avviso ci sta che questo approccio digitale male si adatta all'andamento analogico di lentezza culturale o di velleità da avanguardia che pervade alcune Amministrazioni. Questione di comodità? Questione di lucro ? Questione di ritorno di immagine? Ci può stare. Il tempo della digitalizzazione è già qui e ha investito anche la PA : la risposta evidentemente va ricercata insieme nel tentativo,contemporaneamente, di una maggiore condivisione, di una maggiore connessione e interconnessione. Fino a quando le realtà consolidate resteranno tali senza lanciare messaggi forti e chiari di compartecipazione alle altre realtà che lo sono meno, per esempio non gettando alcun ponte ma restando cluster o entità isolate, bene allora altro che Network, altro che condivisione. Altro che continuità. A quel punto se presa in dosi non consigliate la digitalis purpurea potrebbe provocare effetti indesiderati.