In pillole... (rossa o blu?)

letto 1535 voltepubblicato il 17/11/2009 - 10:25 nel blog di Armando Leotta, in Barcamp "InnovatoriPA", Processo alla PA digitale

 

In pillole... ma quale?E' un momento particolarmente convulso per l'ICT e per la PA. Sono state pubblicate le regole tecniche (CNIPA) che di fatto recepiscono le criticità dell' mentre impazza il di poste italiane (e ) con attori d'eccezione.

 Gli stanziamenti per la sono stati congelati (sai, la crisi...) ma il Governo spinge sull'innovazione (?).

Si parla delle opportunità dei nuovi (?) mentre si riscrive il testo unico del pubblico impiego e la modalità di comunicare dentro e fuori la PA. Si, adesso : siamo unici nel contesto europeo e sappiamo il fatto nostro. Tra le cose che sappiamo c'è anche il downtime del neosito  (praticamente non ha fatto in tempo ad esordire che è stato messo fuori gioco da un denial of service).

Le domande, lecite, sorgono  numerose...

 

5 commenti

Attilio A. Romita

Attilio A. Romita17/11/2009 - 12:55
In uno degli angoli di questo sito c'è un gruppo che si chiama Processo alla PA digitale e nel suo ambito una attività il cui nome è Decalogo .... dove sono elencate tutta una serie di attività previste, regolamentate, sancite e ....bloccate per eccesso di zelo. Lo stop non è stato conseguenza di un annuncio politico di partenza imprevidente, ma si è avuto perche mille burosauri cui seccava di dover assumere qualche responsabilità o di cambiare un comodo modo di lavorare, hanno trovato che non era rispettata la norme all'art.3 del codice della Repubblica Cisalpina, o il canone 27 del 1256 del stato di Capurnia o...o...o. A questo punto cosa è peggio fare ed incorrere in qualche inconveniente o non fare e restare imbalsamati in attesa ....di Godot di letteraria memoria. L'errore è un rischio da assumere, l'attendismo in attesa della perfezione è una colpa da evitare. Quando esce una auto nuova, sono stati fatti prima mille collaudi specialistici, poi escono fuori mille piccole magagne e talvolta uno "sputtanamento" del marchio eppure questo succede normalmente ed alle fabbriche non fa piacere perdere soldi. L'analisi che hai fatto freddamente elenca fatti veri, ma è solo un quarto della tecnica di analisi cosiddetta SWOT secondo la quale si elencano Punti di Debolezza (WEAKNESS) e Punti di Forza (Strength), Opportunità (Opportunities) e Treath (Minacce). Solo una analisi completa può far valutare l'opportunità di anticipare i tempi correndo qualche rischio. Ma è vero, la parola Rischio vale solo per gli affari, la PA è una candida vergine al di sopra di queste banali idee affaristiche. Un caro Saluto. Attilio
Armando Leotta

Armando Leotta17/11/2009 - 13:24
E' proprio la visione strategica completa che sembra mancare e, a guardarsi in giro, non solo a me. A proposito di SWOT analysis il mercato pressa perchè vede (O) opportunità ma anche in questo campo, ancora, basta guardarsi attorno e si vede che la confusione è ancora tanta. Le minacce (T) sono tutte quelle che possono far naufragare un progetto di questa velleità (vedi la mancanza di benchmark internazionali, vedi il digital divide e le priorità relative al congelamento dei fondi da destinare alla banda larga). I punti di forza (S) sono meritori, sulla carta. Una PA trasparente (sulla carta c'è già anche normativamente), flessibile (idem), performante e moderna (idem) e che comunica con i cittadini tramite PEC (novità decisamente interessante e rilevante). Non si parla dei costi (tanto è "gratuita") (cost analysis?) nè si tiene a mente che milioni di italiani non hanno alcun tipo di connettività degna di tale nome. (Gap analysis?) Personalmente credo che anche la PA possa accettare un rischio ma dovrebbe innanzitutto rispettare le priorità affinchè lo scenario ed il mercato a contorno si assestino e consolidino la posizione ed il ruolo dell'utente fruitore. Il core business della PA è diverso da quello delle società che le girano intorno: deve fornire servizi al cittadino. Ripeto, al momento credo ci siano tante belle idee ed un po' troppa confusione e fretta: spero vivamente che il tempo non mi dia ragione.
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita17/11/2009 - 18:42
Sono contento che il richiamo alla SWOT sia stato compreso e non ne avevo dubbi. Cerchiamo allora di entrare nel dettaglio per evitare confusioni e farintindimenti. Partiamo dal padre e madre di tutti gli aspetti dell'innovazione, quel digital divide da cui si fanno discendere tutte le polemiche. Primo dettaglio importante. Per un utilizzo "normale" della rete la banda larga non serve. Un collegamento "antico" a 56 kbyte permette di accedere ad Internet ed usarne le funzioni principali. Con il mio palmare ed un collegamento a 56kB, quando sono in giro, uso tranquillamente le funzioni di Internet con l'unica limitazione che lo schermo è di 3 pollici. Girando per l'Italia sono stati pochi i posti dove non ho potuto usare la mia posta. Secondo dettaglio. La copertura nazionale a 2Mb è oltre il 70% (Osservatorio Banda Larga). Questo fatto unito al primo dettaglio ci dice che il non uso della rete è legato ad altri fattori. Terzo dettaglio. Il 70% delle famiglie italiane possiede un PC, ma solo il 40% ha un collegamento. Considerati i due dettagli precedenti, forse vale la pena fare qualche riflessione ulteriore. Quarto dettaglio. Cost analysis e gap analysis sono parole eclatanti, ma devono essere fatte su dimensioni reali e non su eclatanti leggende metropolitane. Quinto dettaglio. La spinta ad adeguarsi alle innovazioni può ottenersi o con una lunga educazione diffusa o creando la necessità di adeguarsi. La prima tecnica è sicuramente la più corretta, la seconda ha una efficacia immediata anche con qualche sforzo in più. Sesto dettaglio. A forza di voler essere i migliori siamo quasi arrivati al capolinea della nullità. Ultimo dettaglio. Sono quasi d'accordo con la tua conclusione. L'importante è avere delle idee, la confusione si riesce a risolvere, una certa fretta aiuta ad andare avanti, l'inazione, aspettando Godot nel Deserto dei Tartari, porta sicuramente all'insuccesso. Un caro saluto.
Attilio A. Romita

Attilio A. Romita17/11/2009 - 10:57
Sicuramente in momenti di cambiamento possono verificarsi errori e ritardi. Se, come nostra tendenza, aspettiamo per partire che sia tutto perfetto, non cambieremo mai niente. Se, come nostra tendenza, siamo solo bravi ad alzare il ditino per criticare e tentare di mettersi dalla parte dei bravi e di quelli che sono solo capaci di dire soltanto " te l'avevo detto", allora non andremo mai avanti. Se, come è successo, restiamo per troppo tempo frenati per paura di cambiare qualcosa, al momento di mollare il freno dovremo partire di corsa e può essere che faremo qualche errore. Tutti i siti importanti del mondo sono stati oggetto di attacchi più o meno virulenti, perchè i nostri dovrebbero essere esenti? Forse, ognitanto, dovremmo vedere il nostro bicchiere semipieno e provare a riempirlo del tutto. Un caro saluto.
Armando Leotta

Armando Leotta17/11/2009 - 11:12
Sicuramente. A volte però si ha l'impressione che si parta per poter dire di esser partiti. Spesso la politica ci ha insegnato che questa linea paga (nel breve termine però). Ho fatto una fredda analisi, cinica se vuoi ma reale. Forse partire qualche mese dopo ma con le idee chiare sarebbe stato meglio (vedi pec e fondi). Il DoS va segnalato e archiviato così come è avvenuto: singolare episodio, capita a tanti ma vista la caratura ed i fior di esperti in campo certe figuracce potrebbero e dovrebbero essere evitate. Tornando alla metafora del bicchiere, ben venga vederlo semipieno ma lo vedo un po' troppo frettolosamente riempito e non tutti, si sa, sono equilibristi. Saluti, A.