Barcamp 2010: Social network nella PA

letto 2257 voltepubblicato il 25/05/2010 - 12:19 nel blog di Mauro Murgioni, in Barcamp "InnovatoriPA"

Al tavolo 3 del Barcamp InnovatoriPA 2010 si è discusso di social network nella PA, sulla scia degli interventi nella sessione Ignite di Flavia Marzano con "Social Network e PA: opportunità e rischi" e di Caterina Policaro con "Social Network: vietarli o educare all'uso".

Sono due le frasi che riassumono la discussione al tavolo: "all'interno delle amministrazioni non c'è domanda di condivisione: le opportunità devono essere colte per il cittadino" e "Facebook è lo strumento peggiore ma è quello che la gente ha in mano, Youtube fa parte del processo ed il processo culturale è in atto: il cambiamento c'è già stato".

Se da una parte quindi si è concordi nell'affermare l'utilità dei social network nel dialogo con i cittadini, dall'altra bisogna valutarne l'effettiva utilità a seconda delle Amministrazioni, anche in considerazione dei costi che comporta, sia in termini di risorse necessarie (umane e di infrastrutture) che di efficienza del servizio erogato. Se infatti per un comune o per i servizi turistici di una regione, il canale social network può essere richiesto dal "target" e risultare efficiente ed efficace, per un ufficio della PA centrale può risultare inutile o comunque inefficiente, comportando una carico ulteriore nella gestione di flussi informativi già sovraccarichi.

Nella divisione tra PA centrale e PA locale pesa inoltre l'età media dei dipendenti: la PA centrale non indice concorsi dal 1992 e l'età media è di 50 anni. Se quindi già l'introduzione negli uffici di Internet e dell'email è stata difficoltosa, ma ormai acquisita, a maggior ragione lo è l'uso dei social network visti attualmente come "il nuovo" che spaventa.

Chi si trova a gestire i sistemi informativi solleva un problema ulteriore: il costo in termini di risorse e di sicurezza che l'accesso personale e non controllato ai social network comporta. Chi ha voluto sperimentare la buona fede dei dipendenti, non ponendo dei vincoli, ha dovuto poi fare marcia indietro riscontrando un abuso nell'utilizzo della banda di rete disponibile. La produttività del dipendente pubblico non è infatti considerato il problema principale, considerato che i social network sono solo uno degli strumenti utilizzabili per perdere tempo e non lavorare, e che, in fin dei conti, si tratta di un aspetto culturale che invece proprio l'uso dei social network potrebbe aiutare a superare, grazie alla loro intrinseca trasparenza e alla cultura della condivisione che comportano.

L'errore che viene fatto da alcune PA è di voler "sbarcare" sui social network per una spinta emozionale "modaiola", senza una attenta progettazione, su richiesta sia della dirigenza che della parte politica (per esempio l'assessore che vuole mostrare la modernità della sua gestione). Il risultato è pagine Facebook o account Twitter non aggiornati e presidiati. Ci sono invece casi di eccellenza tra i quali sono stati citati da Flavia Marzano i Comuni di Castelnuovo Magra, Fiorano Canavese e Lodi.

Relativamente al Comune di Lodi sono disponibili online il piano di comunicazione e quello relativo all'adozione dei social network da parte dell'Ufficio Relazioni con il Pubblico:

Sul sito Social Media Governance sono invece disponibili le policy di adozione dei social network da parte di varie organizzazioni pubbliche e private anglosassoni. Per quanto riguarda le PA:

Un discorso a parte meritano i social network nella scuola: due insegnanti presenti al tavolo hanno sottolineato quanto i ragazzini siano veri e propri nativi digitali, per i quali Internet e social network sono strumenti quotidiani di informazione, interazione e condivisone. Quando un giorno si troveranno a interagire come cittadini con la PA, pretenderanno che i canali e i linguaggi siano quelli da loro comunemente utilizzati e parlati. Il rischio è che se oggi la PA viene vista come arretrata e incapace di rispondere alle esigenze di trasparenza e di comunicazione richieste, un domani (non poi così lontano), il dialogo diventerà impossibile tra dei cittadini digitali e una PA ferma, metaforicamente, all'età della pietra.

2 commenti

Flavia Marzano

Flavia Marzano26/05/2010 - 17:34
I comuni citati da me durante l'incontro (Comuni di Castelnuovo Magra, Fiorano Canavese e Lodi) sono quelli dell'articolo di Annalisa Collaciani http://www.pubblicaamministrazione.net/infrastrutture-it/articoli/2184/f...
Annalisa Collacciani

Annalisa Collacciani26/05/2010 - 12:04
Sono pienamente d'accordo. Vi segnalo in proposito il mio articolo pubblicato a febbraio su pubblicaamministrazione.net, nel quale effettuavo un'analisi dell'utilizzo di Fb nelle amministrazioni comunali, evidenziando errori comuni e casi di eccellenza (facevo gli esempi di Castelnuovo Magra, Fiorano Canavese e Lodi, che naturalmente non sono gli unici comuni ad utilizzare Fb correttamente). Traevo infine regole generali. http://www.pubblicaamministrazione.net/infrastrutture-it/articoli/2184/f...