IV Conferenza Italiana sul software libero – Cagliari, Facoltà di Ingegneria, 11 e 12 giugno 2010

La IV Conferenza Italiana sul software libero (ConfSL) ha aperto i battenti alle ore 9 dell'11 giugno 2010, presso l'aula magna della Facoltà di ingegneria dell'Università di Cagliari.

Oltre alla sessione “istituzionale”, la Conferenza è stata l'occasione che ha portato alla organizzazione di numerosi eventi co-locati, tutti comunque ispirati al settore del FLOSS (Free/Libre Open Source Software).

Si deve rilevare un corposo filone di relazioni e/o interventi dedicato al tema del FLOSS in ambito PA: purtroppo, a chi scrive è mancato il dono dell'ubiquità, oltre alla possibilità di partecipare al keynote del sabato mattina.

Per onestà intellettuale, quindi, è necessario specificare che chi scrive ha potuto partecipare, in qualità di uditore, alla sessione principale che si è svolta nell'aula magna al mattino dell'11 giugno, ed all'evento co-locato organizzato da Tzente srl al pomeriggio, ed in entrambi ha riscontrato particolari punti di interesse e conseguenti spunti di riflessione.

Ovviamente, si deve specificare anche che i relatori appartenevano alle diverse realtà che formano l'ecosistema dell'universo FLOSS: associazionismo, sviluppatori (professionisti e non), utenti, e, last but not least, mondo accademico.

In particolare, si sono dimostrati di interesse estremo gli interventi di:

  • Marco Ciurcina di AsSoLi (Associazione italiana per il Software Libero), il quale, tracciando un excursus della storia dell'associazionismo italiano dedicato alla promozione dei principi etico/culturali che muovono questo filone di volontari, ha mostrato alcune interessanti iniziative portate avanti da AsSoLi, a partire da un ricorso al TAR per una mancata valutazione comparativa eseguita tra le diverse offerte pervenute per una gara bandita dal Ministero del Lavoro (obbligo imposto dall'art. 68 del D.Lgs. 82/05, il famoso – e tanto largamente disatteso – CAD, Codice dell'Amministrazione Digitale), ricorso peraltro vinto, all'iniziativa CaroCandidato (carocandidato.org) o la promozione del Free Software Pact ();

  • Cristina Rossi Lamastra del Politecnico di Milano, la quale ha illustrato un lavoro di ricerca (tuttora in corso) di tipo econometrico che si occupa di effettuare delle misurazioni sulle imprese che offrono soluzioni ICT nel settore FLOSS le quali diano risposte a quesiti ai quali nessuno ad oggi può opporre dati certi, rilevati con rigore scientifico e di estremo interesse, come ad esempio quanto l'adozione di FLOSS contribuisca all'innovazione delle aziende, quanto l'adozione di FLOSS contribuisca all'impiego di personale con titoli di studio superiori, ed altro ancora; purtroppo la ricerca è ancora in fase di svolgimento e sono stati mostrati pochi dati.

Comunque di interesse, ma in quanto spunto per alcune riflessioni, sono stati gli interventi di:

  • Flosslab, che ha descritto l'attività della propria azienda ponendo l'accento su un lavoro teso a porre il Documento al centro del software prodotto (o la soluzione di integrazione prodotta, per essere più precisi: si tratta del progetto MOSIAP, finanziato dal MIUR);

  • Rita Mascia e e Roberto Arras del Comune di Selargius, che hanno illustrato come l'Ente di appartenenza, avendo ottenuto una premialità a valere sui fondi del POR 2003-2007 per il lavoro svolto all'interno della implementazione dello sportello SUAP, l'abbia reimpiegata per la realizzazione di portali con servizi ai cittadini;

  • Luisanna Cocco e Filippo Eros Pani del DIEE (Dipartimento di Ingegneria Elettronica ed Elettrotecnica della Facoltà di Ingegneria ospitante), i quali hanno illustrato un lavoro di ricerca condotto a livello europeo sull'impatto e sul rischio economico dell'adozione di FLOSS da parte delle PP.AA..

Gli spunti di riflessione relativi a questi interventi non è opportuno siano riportati qui: sarà bene lasciare alla conclusione del testo un apposito spazio in cui sviluppare ragionamenti ed esprimere perplessità.

Al pomeriggio, l'evento co-locato organizzato da Tzente srl: “Un ecosistema sostenibile: l'esempio di jAPS”.

Una premessa: jAPS è un prodotto software open source distribuito sotto licenza GNU/GPL, sviluppato e mantenuto da una società di Cagliari, che pare stia cominciando a riscuotere un discreto successo a livello nazionale. La Provincia del Medio Campidano ha adottato questo software per la realizzazione del proprio portale interno (riservato ai dipendenti) e successivamente per il portale pubblico e dei servizi attualmente erogati attraverso lo stesso (archivio storico, portale dell'agroalimentare, portale dedicato alla ricettività turistica).

Grazie a questa scelta, è stata offerta la possibilità al CED di effettuare un intervento in cui si illustrasse il livello di adozione di FLOSS all'interno dell'Ente; l'intervento è stato preparato e presentato dal nostro collega Eugenio Urru, il quale ha dovuto affrontare l'ingrato compito di cercare un buon livello di compromesso tra l'esiguità del tempo a disposizione e la quantità di cose da dire.

L'intervento di Eugenio non è stato isolato: anche il Comune di Cagliari, nella persona di Piero Orofino, ha esposto un quadro delle proprie attività e dei propri progetti che trovano in jAPS un perno importante e significativo.

L'evento ha sostanzialmente confermato l'impressione che chi scrive ha già da qualche mese: intorno a jAPS, grazie al lavoro svolto dal maintainer Tzente, si sta sviluppando un interessante fenomeno di coagulazione (che come risultato sta portando alla creazione del cd. Ecosistema di jAPS) di realtà importanti sia a livello nazionale (di sicuro interesse il lavoro di Gestioni Elettroniche, che in quest'ottica sta portando avanti lo sviluppo di un software open source verticale – aDOC -, integrato nativamente col framework di jAPS, che integra funzioni di DB documentale e gestione del workflow per la gestione del protocollo e della conservazione sostitutiva dei documenti, ma anche di Fincons Group che sta utilizzando jAPS per la formulazione di offerte dedicate al mondo del media&publishing) che internazionale (Mule, MySQL, Pentaho, tanto per citarne alcuni di particolare interesse). Questo ecosistema promette di offrire una interessante gamma di soluzioni in ambito ICT sia per le PP.AA. che per il mondo enterprise, e merita di essere tenuto in particolare considerazione dal momento che si tratta di una iniziativa locale.

Cerchiamo ora di sviluppare qualche ragionamento, sulla base di tutto ciò che è stato detto negli interventi che ho potuto ascoltare (nonché sulla scorta di una personale – e perciò non oggettiva – esperienza).

La PP.AA. non è tutta uguale: aldilà di una distinzione (che è significativa, ma non esaustiva) tra Pubblica Amministrazione Centrale e Pubblica Amministrazione Locale, nella seconda abbiamo una tale varietà di soggetti (per dimensione, più che per competenze) che le politiche legate ai processi di innovazione (e a maggior ragione ai processi di innovazione metodologica ed organizzativa che l'innovazione ICT deve supportare) dovrebbero essere rivisti nell'ottica di una loro adeguata calibrazione sulle dimensioni e potenzialità degli enti e trovare nel principio della sussidiarietà verticale delle varie realtà di governo del territorio un principio ispiratore che aiuti a definire in quest'ambito (l'Innovazione, per l'appunto) le competenze e gli ambiti di intervento.

Le regioni, e le province ed i comuni all'interno delle stesse, sono profondamente diversi, e questo rischia di incidere non poco sulle loro potenzialità e capacità di innovazione: queste ultime sono fortemente legate alle disponibilità economiche dei rispettivi bilanci, laddove queste si debbano tradurre in risorse per formazione e/o consulenze, o in investimenti per infrastrutture, hardware e/o software. Le disponibilità di bilancio, in genere, sono direttamente proporzionali a due variabili: popolazione residente ed attività produttive domiciliate sul territorio di competenza. Ora, per non fare un fin troppo facile paragone il quale però rischia di essere fuorviante tra la Sardegna e la Lombardia (fuorviante a causa delle profonde differenze in tanti ambiti), si provi a fare un raffronto tra la Sardegna e la Puglia, dove la meridionalità è forse una condizione di vantaggio rispetto all'insularità, ma certamente i dati quantitativi sulla popolazione residente (e quindi gli introiti legati alla fiscalità) già in partenza delineano un quadro di disponibilità di bilancio che in media è profondamente diversa.

La PP.AA. non è tutta uguale: sebbene all'interno della stessa categoria di enti servizi da erogare e norme di riferimento siano comuni, esistono differenze a volte anche profonde di carattere procedurale: questo da un lato limita i processi di riuso, e dall'altro pone necessariamente un obbligo di attenzione sulla componente “definizione dei worflow” di ogni soluzione (comprese quelle ispirate al FLOSS) molto alta; le soluzioni documento-centriche, se non adeguatamente supportate in quest'ambito, rischiano di imporre dei limiti che in un rapporto di costi e benefici possono comportare una valutazione negativa della soluzione proposta.

La PP.AA. non è tutta uguale: in quest'ottica chi scrive continua a non capire l'operato della Regione Sardegna che (aldilà dell'ennesima prova della sua autoreferenzialità: premia economicamente il lavoro di un comune legato all'adozione di un proprio strumento software, nella fattispecie il SUAP?); se da un lato opera (ed investe) per il superamento del digital divide, creando condizioni infrastrutturali quanto più possibili paritarie in tutto il territorio, dall'altro prevede l'interoperabilità dei sistemi delle Amministrazioni nei progetti affidati ai bandi di gara (penso al SIRA, ma non mi pare che per il SUAP si sia operato diversamente), ma poi non si “spinge” affinché le varie PP.AA.LL. avviino il processo di qualificazione della porta di dominio necessario a realizzare una vera interoperabilità (porta di dominio che può essere solo il punto di arrivo di un processo di riorganizzazione infrastrutturale e/o architetturale dei sistemi informativi – ma prima ancora di metodi e procedure dei vari enti - spesso anche complesso, ma necessario per conseguire gli obbiettivi ambiziosi di dematerializzazione, multicanalità dei servizi, semplificazione fissati da norme esistenti e piani - ? - recenti), interoperabilità che - ancorché conseguente a diversi obblighi di legge - pare sia un optional; questo modus operandi della Regione Sardegna sta creando dei paradossi giuridici (SIRA e SUAP a quale livello di D.Lgs. 196/03-compliant si collocano? I dubbi di chi scrive sul rispetto della normativa in questi progetti sono motivatamente molto forti); meglio sarebbe, a parere di chi scrive, che internamente alla Regione (con declinazioni più o meno importanti all'interno delle varie Province del territorio isolano) si costituisse un centro di competenze multidisciplinare il quale avesse l'obbiettivo di trasferire conoscenze, effettuare valutazioni econometriche comparative, essere d'ausilio a tutti gli EE.LL. che ne avessero necessità per la definizione prima e la realizzazione poi di progetti di innovazione (per i quali la componente ICT deve, e si ripete deve, essere strumentale) in linea con i tempi, i piani, la normativa, e le aspettative di cittadini ed imprese.

Infine, riporto un punto dell'intervento di Piero Orofino del Comune di Cagliari, che rileva "lo scarso livello di collaborazione tra PA": prescindendo da un approfondimento sul livello qualitativo e quantitativo al quale il collega si riferisce, secondo voi è così complicato individuare degli obbiettivi che possano essere raggiunti congiuntamente dalle PP.AA. locali attraverso un rapporto di collaborazione opportunamente disciplinato, e che si possano raggiungere grazie agli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione al giorno d'oggi?

Per chi scrive è solo questione di volontà, politica e non. Che si possa stimolare dal basso, purtroppo, è tutto da vedere.

Buona PA a tutti.