Formazione in Protezione civile

letto 1737 voltepubblicato il 29/06/2010 - 10:46 nel blog di elena rapisardi, in Comunità Protezione Civile

Mark Twain con il suo affilato umorismo diceva: «Ho fatto in modo che la scuola non interferisse con la mia istruzione.»

In un certo senso, questa battuta potrebbe essere interpretata con l'idea che la scuola, da sola, non riempia il vuoto di conoscenza, che invece è come una pianta che deve essere curata e alimentata, se si vuole che viva e produca i suoi frutti. 
Questo vale anche in protezione civile, materia complessa e articolata e che, come altre, necessita oltre ad un solido bagaglio di conoscenze e competenze tecniche e teoriche trasversali, di conoscenze acquisite con l'esperienza.
Chi si occupa di protezione civile, sia come operatore che come volontario, vive una sorta di paradosso, prepararsi a qualcosa che si spera non accada; e avere esperienza in questo campo significa che questo «qualcosa» sia accaduto.

Per questo la formazione continua, che comprenda anche esercitazioni pratiche, sono un modo per prepararsi agli eventi di rischio.

Molte sono le attività di formazione che vengono realizzate nel nostro paese, a diversi livelli e con diversi obiettivi.

Secondo voi quali sono i punti di forza e di debolezza dei corsi di formazione che avete sperimentato personalmente.

Cosa secondo voi manca e cosa invece va bene?
 

 

4 commenti

elena rapisardi

elena rapisardi12/07/2010 - 12:27
Che le sensibilità e la percezione dei propri bisogni siano diversi, non credo che sia una novità. Spesso bisogna "lavorare" con costanza e continuità per far emergere e rendere evidenti bisogni, soluzioni, approcci. Sappiamo che la protezione civile diventa un argomento "caldo", il giorno dopo del disastro, quando si è vissuta l'esperienza di emergenza e si è provato sulla propria pelle cosa significa non essere pronti ad una catastrofe. A volte però si aggiunge un problema: la resistenza al cambiamento, che diventa incapacità di fare tesoro delle esperienze sia proprie sia altrui. Esperienza collettiva, istituzionale, individuale, emotiva. E così il motore dell'esperienza si blocca e viene reso sterile. La resistenza al cambiamento emerge anche nell'utilizzo delle nuove tecnologie, che potrebbero in diversi modi essere d'aiuto nella prevenzione, gestione e superamento dell'emergenza. E in qualche caso diventare la nostra memoria. Anche qui poco si sta riflettendo su come utilizzarle e poco si sa di tantissime soluzioni disponibili [gratuite e non proprietarie] che in altri paesi vengono promosse in progetti concreti, o anche in via sperimentale. Quante volte ci si è trovati con dati poco aggiornati, poco condivisibili, poco accessibili. E tutto questo crea blocchi e inefficienza, e chi "fa emergenza" lo sa bene. Per questo credo che anche in ambito formativo si debbano introdurre delle novità - dal web all'analisi delle esperienze, detta anche studio di caso - e trovare i modi per raccogliere e condividere informazioni e strumenti, cercando di evitare inutili e dispendiosi duplicati.
Angelo Ferri

Angelo Ferri12/07/2010 - 10:34
Gentmo Dott. Giandonato, nel cordialmente salutarLa mi consenta un secondo per felicitarmi sulla fine della latitanza del Forum Sindaci e per l'innovativa opera di questo sito. Detto ciò,vorrei entrare nel merito della Sua domanda riportata nell'oggetto della mia. Premesso che sono volontario di P.C. da 12 lunghi anni,(questa premessa serve a delinare il mio percorso conoscitivo sulle problematiche legate al volontariato di P.C in un delimitato spazio temporale)finalmente sento porre la magnifica domanda che lei ha posto.Infatti Lei vede il famoso "bicchiere mezzo pieno".Ci hanno preparato al peggio ma non a prevenirlo.Come spegnere un incendio boschivo,come affrontare un'alluvione,come salvare persone intrappolate sotto le macerie,come intervenire in caso di evento NBCR.Ma nesuno ci ha mai insegnato a prevenire tutto ciò.E badi bene,mentre scrivo rifletto sul fatto che,forse forse non è neanche il compito dell'istituzione,bensì è un dovere dello Stato che deve preparare(sin dalla tenera età) a prevenire,cioè a far 'si che non avvengano catastrofi testè citate,o quanto meno prevenire il loro verificarsi. Traggo lo spunto di questa pedestre argomentazione da un episodio che le vorrei raccontare. Dopo il terremoto di Haiti (e si noti che noi abruzzesi eravamo stati colpiti da poco da un sisma "niente male"),quando tutti eravamo certi che l'italia fosse pronta a fare la sua parte,e quindi a farci partire,almeno noi squadre USAR,la nostra regione manda una e-mail chiedendo di fornire nominativi di persone pronte a partire nell'arco di pochi giorni per quell'isola martoriata.Tutti hanno risposto,ma subito dopo un'altra mail c'informava che servivano "esperti in logistica di campi profughi".Azz...(mi consenta) e adesso che facciamo?Niente!!! Succede, ci diciamo,a nulla è servito scrivere per informare che nelle lunghe notti d'inverno,spesso inattive per il volontarito,ci eravamo studiati a memoria tutto il manuale dell'UNHCR.Da quella esperienza ,come una fenice,mi è nata l'idea. Il presupposto è stato il seguente:Se hai bisogno (tu Stato) di persone con la qualifica richiesta e non le formi,come fai a richiedere queste figure quando ti servono? La conseguenza: mi sono "corciato le maniche" e con l'ausilio del Dipartimento di Protezione civile (Dott. F. Palombi) il prossimo Ottobre ,per tutti i Volontari della provincia di Pescara (aventi i requisiti) abbiamo organizzato un corso per "Logisti di campi profughi".Siamo i secondi in Italia a fare questo corso. Ma dico io siamo in 20 regioni? perchè solo a 2 regioni è venuta questa idea? E mi riallaccio alla Sua domanda,perchè non ci preparano a prevenire il peggio? Non so,io so soltanto che se non ci facciamo domande,non ci creiamo i bisogni,non riusciremo a prevenire il peggio,continueremo a subirlo,magari nel migliore dei modi,ma comunque a subirlo.Come sono solito dire ai miei volontari l'emergenza prevenute sarà al suo verificarsi un grosso fastidio da risolvere,al contrario un'emergenza subita sarà un dispendio di forze,uomini,denaro e disagi tale che il lavoro fatto sarà una "pezza a colore" pronta a ripresentarsi quando meno ce l'aspettiamo. Chiedo scusa della lunghezza del mio intervento e La ringrazio per la benevolenza con la quale è voluto arrivare sino in fondo a questa mia. Distinti saluti A.Ferri volontario.
Pietro Blu Giandonato

Pietro Blu Giandonato12/07/2010 - 11:14
Gentilissimo sig. Ferri, la ringrazio per la cordialità e l'entusiasmo con il quale ha contribuito anche a questa discussione. La sua esperienza mi pare emblematica: l'esigenza di persone qualificate da parte del Governo viene raccolta dagli stessi volontari, che si autorganizzano per fare formazione a se stessi. Purtroppo siamo in emergenza anche in questo... ben vengano le iniziative come la vostra. Riguardo la sua osservazione su come mai solo 2 regioni su 20 abbiano sentito il bisogno di organizzare un corso sulla logistica per campi profughi, penso che le esigenze riguardanti la formazione possano essere poste proprio nell'ambito del Consiglio Nazionale di Protezione Civile, del quale fanno parte le Regioni e i vostri rappresentanti. Insomma, i luoghi dove porre le problematiche ci sono, si tratta "solo" di organizzarsi e far sentire la propria voce.
Pietro Blu Giandonato

Pietro Blu Giandonato30/06/2010 - 09:54
A mio avviso, uno dei maggiori problemi in Protezione civile è l'atteggiamento culturale che si ha nella stessa formazione alla "preparedness". Agli operatori, ai volontari, ma anche agli esperti negli svariati ambiti di rischio, viene chiesto di ragionare sempre e solo nell'ottica dell'emergenza. Essere preparati a tutto... è tutto. Vivere questo lavoro in modo così spiccatamente "emergenziale", porta tutti ad auspicarsi che qualcosa accada, altrimenti "che ci stiamo a fare?". So di estremizzare, ma in fin dei conti è questo lo spirito di fondo con il quale si opera quotidianamente nel nostro ambito. Ecco, secondo me molta della formazione "prepara al peggio", ma non "prepara a prevenire il peggio". Voglio rimanere volutamente secco e tranciante, perchè mi piacerebbe capire quanto questo sentire sia diffuso anche in altre realtà di protezione civile.