Italia-Inghilterra: opinioni pubbliche a confronto

Circa un mese fa, Gigi ha segnalato in un post l'ennesima iniziativa del governo inglese per favorire la partecipazione dei cittadini all'azione di governo e ne ha preso spunto per invitarci ancora una volta a riflettere sulle differenze tra italiani (deleganti) e inglesi (partecipanti).

In tema di e-Participation, quello inglese è un esempio ricorrente, un caso di successo a livello europeo, un pò perchè l'opinione pubblica inglese è tradizionalmente più attiva di quella italiana nell'esercitare un controllo verso la propria classe politica un pò perchè, per una prassi abbastanza diffusa, tutti i governi, a prescindere dall'orientamento politico, hanno spesso aperto spazi di discussione e ascolto degli elettori nei momenti di maggiore dibattito politico o di presa di decisioni particolarmente importanti per il paese.

Perciò mi ha colpito stamattina, ascoltando il  GR2 la notizia del parziale dietro front del governo inglese su due iniziative, la prima, Spending Challenge, promossa dal Ministro delle Finanze Osborne e la secondo, YourFreedom, lanciata dal vice premier Clegg.

Sono entrambi dei siti web creati allo scopo di raccogliere suggerimenti, idee e proposte provenienti dall'opinione pubblica, in un caso su come ridurre la spesa pubblica in tempi di crisi, nell'altro per identificare, con l'aiuto dei cittadini, le leggi ingiuste o inutili  da abrogare o modificare.

Sembrerebbe che, nonostante l'alto numero di accessi e di contributi arrivati (solo su Spending Challenge, circa 60mila idee in meno di un mese) la qualità dei contenuti sia stata tale da suggerire un fermo temporaneo del sistema. Se avete tempo e voglia di dare uno sguardo sui siti, potete farvi un'idea delle proposte inviate, alcune davvero singolari.

Il problema non sta ovviamente, nella sfrenata fantasia dei cittadini inglesi ma nell'aver messo online un sistema che pubblica in modo automatico i contributi senza prevedere un presidio costante e una valutazione da parte della redazione responsabile del sito su quanto andava in linea.

Verrebbe da dire che nessuno è perfetto (e si, anche loro sbagliano!) ma errori come questo non devono indurre a pensare che la scelta di aprire alla partecipazione e all'ascolto dei cittadini anche su temi complessi, come può essere la manovra finanziaria o la semplificazione normativa, sia sbagliata.

Anzi.

Rafforzare o creare una cultura della partecipazione e dell'ascolto attivo deve rimanere un obiettivo strategico della pubblica amministrazione, da governare certo con strumenti e metodologie adeguate ma dal quale non si può prescindere. Inghilterra docet.

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commenti

Sarà l'età (la mia ovviamente), ma ....

ritratto di Attilio A. Romita

.....se prima pensavo di aver capito la nota di Elena, adesso, dopo la spiegazione, vedo che non avevo capito e continuo ad avere le idee confuse.
Parlando di commenti ad un sito, secondo me, esistono tre tipologie che tento di esemplificare:
1. Distruttiva a priori ed offensiva: "Il sito fa schifo, chi lo ha progettato è un "zuzzurellone" accomapgnato da stupidi". Ho usato eufemismi per carità di pattria. In questo caso è ovvio che il filtro di base è obbligatorio.
2. Vaga ed inessenziale: "Il sito non contiene il link a youtube e si potrebbero inserire dei cartoons così anche i piccoli sono contenti". In questo caso il filtro è doveroso visto che commenti così sono solo uno spreco di bit, una volta si sarebbe detto di inchiostro!
3. Di commento correttivo o di suggerimento migliorativo: "per la ricerca del "dato x" potrebbe essere utile....." oppure " il link nella schermataa relativa a ...... non funziona" oppore "per una migliore leggibilità si potrebbero usare caratteri verdi su sfondo giallo" etc.
Chiaramente solo quelli di tipo 3 sono i più utili e dvono essere presi in considerazione in due modi:
1. Accettando la segnalazione semplicemente
2. Spiegando i motivi, solo se sostanziali, di non accettazione.

Secondo me, se si va fuori di questo schema operativo, parte il chattificio dei 64 milioni di esperti allenatori italiani che, per l'occasione, si tramutano in specialisti di Scienza delle Comunicazioni.

Partecipazione, contribuzione e libertà

ritratto di Attilio A. Romita

Sono, vorrei dire banalmente, d'accordo con Laura ed, ovviamente in disaccordo con Elena.
Elena apre il suo commento con "Perché pensiamo che la partecipazione debba essere solo "buona, intelligente, propositiva"? Perché aprire i commenti solo a chi ha dei supposti titoli per farlo?" sottolineando il fatto che stiamo parlando di siti pubblici, cioè di proprietà di tutti che devono funzionare seriamente fornendo utilità a tutti e per i quali inutlli fronzoli modaioali non sono ammessibili. Non voglio dire che siano inutilmente seriosi o che usino un linguaggio burocratico asburgico tanto per darsi importanza, ma debbono rapidamente fornire la soluzione ad una richiesta. Secondo perchè: tutti devono avere la possibilità di proporre, ma, proprio perchè tra i tutti ci sono intelligenti e sciocchi, buoni e cattivi, propositivi o dispersivi, è bene che "il padrone del sito", cioè l'amministratore pubblico cui è demandato il dovere di servire il pubblico, faccia le sue considerazioni e scarti gli inutili, cattivi e dispersivi.
Se poi l'amministratore pubblico non è capace di fare il proprio lavoro .........ma questo è un altro film!!!

Forse ho espresso male il mio

ritratto di e.rapisardi

Forse ho espresso male il mio pensiero.
So bene cosa significhi ricevere commenti su un sito istituzionale (compresi anche quelli delle aziende), l'ho fatto anche per un sito che tratta una materia molto delicata come la protezione civile (non del formez).
Penso innanzitutto che ogni persona che scriva un commento debba assumersi in primis la responsabilità delle proprie affermazioni. Questo è già di per se stesso un elemento importante. In un sito - pubblico o privato che sia - nessuno vuole veder comparire commenti "irresponsabili, offensivi", e per questo si scrive sempre "i commenti lesivi....etc. etc." e si avvisa preventivamente l'utente che commenti non propriamente rispettosi verranno tolti d'autorità.
E su questo nessun problema.
Ma se io apro ai commenti, apro alle opinioni degli altri, che possono anche essere superficiali e a volte poco utili, ma io "utente" so che quelli sono commenti e li prendo per quello che sono, commenti per l'appunto.
Se voglio fare alcuni approfondimenti, mi comporto come ha giustamente agito il Formez con Innovatori PA e richiedo un'iscrizione che possa identificare l'identità di chi partecipa in modo da responsabilizzarlo.
Se poi anche così non si raccoglieranno idee di "pregio", pace, ma sicuramente insieme a quelle ci saranno anche quelle utili e interessanti. E' come nella vita reale: in un gruppo di persone accade di tutto, si dice di tutto. E' il gruppo che mette in secondo piano ciò che è estraneo al gruppo o poco interessante.
Di una discussione importante, si potrebbe anche fare una sintesi, prendendo gli spunti migliori o stimolanti, o critici. Si "tirano le fila". E sarà la sintesi ad essere il risultato concreto di una lunga discussione. Il resto....rumore di fondo.
Spero di aver chiarito meglio la mia posizione.

Commento ergo sono

ritratto di e.rapisardi

Perché pensiamo che la partecipazione debba essere solo "buona, intelligente, propositiva"? Perché aprire i commenti solo a chi ha dei supposti titoli per farlo?
Noi cittadini, siamo multiformi, diversi. Per questo non sono d'accordo nel chiudere un sito perché i commenti non sono all'altezza delle aspettative.
Aprire ai cittadini significa accettare anche il fatto di ricevere valanghe di contenuti non tutti utili. Presidiare per selezionare è una scelta, politica non tecnica. Quando si vuole selezionare (ovviamente non parlo di contenuti lesivi) quale criterio si applica? Chi decide i criteri?
Open vuol dire aperto, anche aperto e «inclusive» da un punto di vista culturale.
Con questo approccio esiste il rischio di una deriva verso gli eccessi di chi vorrebbe cancellare dal web commenti non "allineati".
E poi i commenti sono lo specchio della realtà e farla sembrare diversa.... non credo che sia positivo.

Ciao Elena, credo che il

ritratto di lmanconi

Ciao Elena,

credo che il punto in discussione non sia la titolarità a partecipare, che è riconosciuta a tutti i cittadini indistintamente e che mi sembra il governo inglese non metta in discussione (ha infatti aperto, senza limitazioni di sorta, spazi di discussione e partecipazione online).

Piuttosto la necessità di gestire i processi partecipativi online, rispetto agli obiettivi che un'amministrazione pubblica si propone di raggiungere attraverso questi strumenti e ai risultati che intende conseguire.

Non tutti gli spazi sono fatti per tutto. Se il mio obiettivo è raccogliere proposte di semplificazione legislativa e per questo metto a disposizione un sito web pubblico e delle persone che ci lavorano, penso di essere legittimata a non pubblicare i contributi inseriti dagli utenti non pertinenti con il tema in discussione.

Non è censura. E' una regola di partecipazione che vale da sempre su internet.

L'esempio del comunicato del Cabinet Office UK, citato nel post di Gianfranco è credo, illuminante sull'approccio del governo inglese alla partecipazione. Il rischio di derive, mi sembra davvero molto lontano, per fortuna.

Laura

partecipazione mediata

ritratto di gianfranco.andriola

Anche per rilanciare quanto detto da Laura a chiusura di questo suo post segnalo questo comunicato del Cabinet Office UK (più o meno il Dipartimento omologo alla nostra Funzione pubblica): Tell us which datasets you want released

Nella nota si legge l’invito di Francis Maude, Ministro del Cabinet Office, rivolto a tutti i cittadini e le imprese a suggerire datasets da pubblicare in formato aperto sul portale nazionale data.gov.uk. I suggerimenti, si legge, verranno presi in considerazione da un Tavolo tecnico sulla trasparenza governativa istituito dal Primo Ministro inglese il primo giugno di quest’anno (al tavolo siedono, tra gli altri, Sir Tim Berners-Lee, anche noto come “l’inventore del World Wide Web” e Tom Steinberg, fondatore di mySociety società che ha lanciato FixMyStreet e TheyWorkForYou)

Resta quindi l’approccio partecipativo e aperto che ha caratterizzato molte delle ultime iniziative inglesi, tra cui le due segnalate da Laura, ma rispetto a quest’ultime l’obiettivo su cui viene focalizzata l’attenzione dei cittadini è molto più mirato e puntuale; così come gli esiti della consultazione pubblica trovano una mediazione tecnica da parte di un organismo competete prima di essere pubblicati on line.

Tutti "consigliori"

ritratto di Attilio A. Romita

Sicuramente l'idea inglese, in astratto, era un bell'esempio di democrazia partecipata.
Devo dire che mi fà quasi piacere leggere che gli Inglesi, sempre posti ad esempio di democrazia e bei discorsi, siano stati costretti a chiuderli "per eccesso di partecipazione".
Come nel mondo del calcio siamo tutti "commissari tecnici", così in economia siamo tutti bravi "a dare buoni consigli, perchè non siamo più in grado di dare il cattivo esempio", citando d'Andrè.
E penso che l'idea di monitorare le proposte prima di pubblicarle, non sia buona in quanto non può esistere mai un filtro apolitico, acritico, atossico ed indipendente.
Quale è la soluzione? Forse si potrebbero mettere in rete delle proposte di cui si chiede la valutazione, ma così forse si perderebbero le reali proposte innovative!
Luigi e Laura hanno messo la palla in campo, io, malamente, ho tentato di ribatterla: chi vuole continuare la partita?

tra le varie, l'idea di

ritratto di gianfranco.andriola

tra le varie, l'idea di risparmio più votata in assoluto su Spending Challenge (ed è un peccato che adesso le abbiano tolte tutte dal sito) era di far pagare più tasse alla chiesa di Scientology...

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