Linee guida UK sull’opendata

letto 2679 voltepubblicato il 05/09/2010 - 23:49 nel blog di Gianfranco Andriola, in Open Government

Il del COI - Central Office of Information (più o meno l’omologo inglese del nostro DIT), che da tempo pubblica e aggiorna una serie di dedicate alla comunicazione pubblica on line e destinate alle pubbliche amministrazioni britanniche di tutti i livelli,  ad agosto ha resto disponibile la bozza preliminare (funzionale ad animare la discussione) del documento Underlying data publication dove vengono definiti gli standard per la pubblicazione dei dati governativi in formato aperto.

Le Linee guida, disponibili sia in formato che in , affrontano il tema dell'opendata con un taglio molto operativo e rilanciano la politica di apertura dei dati governativi iniziata dal governo inglese con il lancio del portale . Di seguito una sintesi delle parti principali:

  • Introduzione. Il documento si apre con una panoramica sull'importanza strategica dei dai aperti e definisce i soggetti pubblici che dovranno, dal 20 luglio 2010, rilasciare i propri dati in formato open standard. Viene specificato inoltre che le PA, nella scelta di quali dati rilasciare, dovranno adottare il principio di “presumption of openness (/presunzione di apertura)”, cioè rendere disponibili in formato aperto il maggior numero di data sets in loro possesso, fatti salvi ovviamente i vincoli imposti dalla privacy.
  • Rilascio dei dati. Sia per le informazioni che verranno pubblicate che per quelle già diffuse, gli enti editori dovranno quindi identificare i diversi tipi di dati e rilasciarli: in formato aperto; con il maggior livello di granularità possibile;  aggregati per data sets tematici; con una licenza d’uso specifica () che ne consenta il riutilizzo da parte di soggetti terzi. Rispetto al quadro che viene definito dalla Linee guida c’è un passaggio che spiega perfettamente l’approccio del governo inglese: "Data should be available to support both the intended and unintended uses of the data (/I dati dovrebbero essere resi disponibili per supportare sia gli usi previsti e che imprevisti)” che credo colga perfettamente il senso di dato "libero".
  • Reperibilità. Le Linee guida indicano che ad ogni data sets dovrà essere associato un URL univoco, al fine rendere i dati sempre reperibili sia da parte degli utenti che dalle applicazioni che li riutilizzano come base informativa. Anche la reperibilità per i motori di ricerca dovrà essere garantita attraverso l’inclusione nella sitemap delle pagine web che contengono i dati. Ogni data sets sarà considerato pubblicato solo se riportato, oltre che sul sito dell’ente editore, sul portale nazionale data.gov.uk, visto in quest’ottica come punto di convergenza di tutti i dati aperti resi disponibili dalla pubblica amministrazione inglese. In questo momento l’operazione di registrazione sul portale va svolta manualmente, ma presto – si legge - verranno sviluppati sistemi automatici di raccolta dei dati.
  • Descrizione e formati dei dati. Il documento si chiude con gli aspetti più tecnici riguardanti i medatadati con cui descrivere i data sets e i formati da utilizzare. In particolare la descrizione che viene fatta di questi ultimi può essere vista come una breve rassegna delle possibilità dei formati standard da utilizzare per i dati aperti: si parte dal CVS (visto un po’ come formato base), per passare all’RDFa, all’XML e in fine all’ RDF / XML. Per ogni formato vengono definiti gli ambiti di applicazione a seconda della tipologia dei dati da pubblicare.

Oltre alla completezza e al taglio operativo citato in apertura, trovo che la cosa più interessante di queste Linee guida sia l’idea che restituiscono. E cioè che il tema dei dati aperti nel Regno Unito venga affrontato come una azione di sistema ad ampio raggio, che vede il portale nazionale Data.gov.uk come punto di accesso principale ai dati, alimentato da tutte gli enti pubblici secondo con standard comuni e definiti a livello centrale. Proprio per queste caratteristiche il percorso di apertura dei dati governativi intrapreso da più di un anno a questa parte dal Regno Unito potrebbe rappresentare un riferimento importante anche per l’Italia.
 

2 commenti

Pietro Blu Giandonato

Pietro Blu Giandonato07/09/2010 - 07:41
Sul nostro blog abbiamo scritto un articolo per stimolare la discussione. In un’Italia che (finalmente) apre sempre più i dati, qualcuno pensa di chiuderli perché male utilizzati. Temere in generale l’informazione vuol dire darla vinta a quella superficiale, strillata. Sarebbe sufficiente applicare ai dati sui terremoti una licenza “ share alike ” con divieto di modifica ma libertà di utilizzo degli stessi. http://blog.spaziogis.it/2010/09/06/nessun-dato-sui-terremoti-il-problem...
Sergio Agostinelli

Sergio Agostinelli06/09/2010 - 19:04
Segnalo il paradossale approccio di alcuni decisori italiani che possiedono i dati pubblici e la lontananza ancora da una cultura dell'open data come elemento di civiltà/cittadinanza digitale: da Repubblica del 6/9/2010 "Il direttore dell'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia pensa a oscurare il sito e tutti i dati relativi agli eventi sismici in Italia. "Vengono usati per arrivare a conclusioni che non stanno né in cielo né in terra". http://www.repubblica.it/scienze/2010/09/06/news/boschi_terremoti-680097...