L’apoteosi del crowdsourcing

letto 2190 voltepubblicato il 08/09/2010 - 22:48 nel blog di Gianluigi Cogo

Basta seguire la politica di casa nostra per tafaziarsi ed intristirsi. Abbiamo creato una classe politica che ha perso ogni contatto con la gente e che ormai è convinta di poter risolvere quello che ormai è irrisolvibile e, per di più, senza accettare consigli da nessuno.

Alcuni mesi fa di come il neo eletto Cameron chiedesse aiuto a tutti i dipendenti pubblici per risolvere la crisi. Oggi mi tafazio ancor di più e mi rammarico di non vivere in USA:

Già, l'ennesima scommessa di Obama passa per l'eDemocracy e per la partecipazione. E davvero significativa e piena di suggestione è la del solito Kundra: "...We need all hands on deck.." che annuncia l'apertura del portale.

Mannaggia a me che mi innamoro dei paesi dove democrazia si scrive ancora con la D maiuscola!

3 commenti

elena rapisardi

elena rapisardi09/11/2010 - 12:54
mi viene in mente una canzone cantata da mina e alberto lupo "parole, parole, parole". Come Gianluigi anch'io mi innamoro di paesi dove si sta cercando di cambiare approcci e pratiche della pubblica amministrazione. Non è un caso che da noi il termine burocrazia sinonimo di pubblica amministrazione, venga inteso in un'accezione non proprio positiva che rimanda al potere degli uffici, all'esercizio di un potere irrazionale, moloch statico e immoto. Ora arriva il crowdsourcing e se guardiamo alle esperienze oltre confine rimaniamo un po' perplessi di quanto accade da noi. All'estero sul crowdsourcing si stanno realizzando progetti e esperienze notevoli e coraggiose, che hanno un ulteriore denominatore il software libero. Esperienze come quella di Manor [http://cityofmanor.org/wordpress/] è illuminante. Crowdsourcing + piattaforme gratuite: wordpress, see-click-fix per citarne alcuni. Mi chiedo: la e-Democracy, l'e-participation, sta diventando territorio di business prima che una prassi consolidata? le parole corrono più veloci dei fatti che alla fine sembrano non trovare spazio. [Le parole sono importanti, ma i fatti ancor di più.] Perché invece di sviluppare su ciò che c'è, si sviluppa ex-novo? Perché nel secondo caso si può fare business, mi verrebbe da dire. E la gratuità? Chiediamo al cittadino la partecipazione, il suo tempo e la sua conoscenza gratuitamente, ma pochi sono disposti a contribuire perché tutti possano condividere e usare soluzioni concrete e gratuite. Ci sono numerose esperienze e strumenti a disposizione di tutti, sono veramente tanti, l'elenco aumenta ogni giorno e forse pochi ne sono a conoscenza. Da noi, in Italia, è difficilissimo far comprendere che ad esempio sviluppare un sito in Drupal, piattaforma gratuita scelta anche da Obama e da tanti altri, è garanzia di trasparenza e di efficienza offerta da un network internazionale che sviluppa e risolve problemi. Il Formez ha scelto questa strada e devo dire che ho apprezzato molto la scelta. Meriterebbe una medaglia. Da noi solitamente hanno maggior mercato soluzioni proprietarie e le copie proprietarie di ciò che è libero e messo a disposizione di tutti in rete. Come dico spesso, usare una piattaforma proprietaria è come il matrimonio. E se un giorno cambi idea devi affrontare molti livelli di complessità, tanto che per farlo ci vuole determinazione e costanza. Forse l'eredità della cultura cattolica si esprime anche in questo campo, facendoci preferire i matrimoni, qualsiasi sia il nostro grado di soddisfacimento o aspirazione. Il software libero e gratuito è un cambio di registro epocale e culturale. Yochai Benkler lo spiega molto bene nel suo libro "La ricchezza delle reti", che guarda caso nella sua versione originale inglese e scaricabile in rete [http://cyber.law.harvard.edu/wealth_of_networks/Download_PDFs_of_the_book] mentre in italiano ci sono solo i primi otto capitoli.
profilo vuoto

profilo vuoto15/10/2010 - 17:09
A proposito di crowdsourcing vorrei segnalarvi un progetto in cui sono coinvolta e che credo possa interessarvi. Si chiama Crowdsourcing Network (http://www.crowdsourcingnetwork.it/) ed è un wiki, aperto i contributi di tutti, che raccoglie i progetti di crowdsourcing più interessanti e innovativi, con particolare attenzione alla realtà italiana. Il sito ((http://www.crowdsourcingnetwork.it/), proprio come wikipedia, è aperto ai contributi di tutti. Quindi, se siete a conoscenza di progetti, magari proprio nel settore della Pubblica Amministrazione, o imprese che si fondano sul crowdsourcing, e vi va di partecipare, siete i benvenuti! Il wiki è semplice da usare: si possono inserire nuove voci o modificare quelle esistenti, senza bisogno di registrarsi. L'intento è quello di costruire una mappa, quanto più completa, delle organizzazioni e dei progetti, specialmente italiani, di crowdsourcing. Vi invito anche al gruppo LinkedIn Crowdsourcing Network (http://www.linkedin.com/groups?mostPopular=&gid=3087297), uno spazio rivolto a esperti, addetti ai lavori e appassiionati per discutere sugli sviluppi di questo modello e condividere informazioni utili. Grazie per lo spazio e l'attenzione. Chiunque volesse ulteriori informazioni può contattarmi a annalisabaiocco@theblogtv.it
Franca Grosso

Franca Grosso10/09/2010 - 11:35
Caro Gigi, lo sai, le parole si prestano facilmente alle mistificazioni. Grandi o piccole che siano. Poi ciò che contano sono i fatti. A buon intenditor...