Dedicato a chi sta per mollare: vietato cedere, obbligo di RESISTERE!

letto 5574 voltepubblicato il 19/03/2011 - 20:53 nel blog di Laura Strano, in MOBBING NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: una malattia silenziosa

 

postata da un'amica del gruppo facebook "mobbing: contiamoci per contare" creato da Caterina Ferraro Pelle autrice del libro autobiografico "Mobbing" storia di una donna che non si arrende

la condivido per dedicarla a chi, dopo aver lottato ogni giorno contro ignoranza, illegalità, vessazioni , ipocrisia, soprusi, pensa di mollare.

 vietato cedere, obbligo di RESISTERE! 

Lettera ad un amico. Una vittima di mobbing.

caro X,

ho saputo, qualche giorno fa, che sei ammalato e ne avrai per un po'!

Subito, non ho commentato l'informazione, non mi interessa l'ipotesi neppure quando essa appare fin troppo vicina ad una scontata verità. Conoscendoti da molti anni, però, non mi è sembrata plausibile una ricaduta influenzale!

 

Ripercorrevo, giusto ieri, l'intero ultimo rapporto di lavoro e, con amara e sorprendente obiettività, non ho potuto evitare di classificarlo il peggiore tra tutti per le esperienze relazionali e l'amalgama di labili intelligenze.

 

La consapevolezza della nostra esistenza, ritenuta giusta a prescindere, a volte ci rende scientemente ciechi. Una sorta di oscurata visione, come le interruzioni per le prove tecniche, che proroga l'ansia della ripresa fino a generare surrogati d'aspettative in una verità già volutamente mimetizzata!

 

Da qualche tempo mi interesso al mobbing. Un termine che non vuole proprio trovare attenzione in questo paese. Un fenomeno così diffuso e così ben radicato nelle aziende pubbliche e private che è divenuto stile comportamentale e devianza deontologica.

Sono inserita in un gruppo di Persone che si prefiggono, inconsapevoli, di sostenere le vittime prima che il rapporto d lavoro si concluda. Una sinergia di esperienze e documentazione che intimidisce molti ruspanti professionisti.

 

Ho pensato di non telefonarti, la lettura di un pensiero lascia molto più spazio alla riflessione. Così ti ho scritto, per come nell'animo ho sentito di fare e per l'affetto sincero che mi lega a te.

 

Per questo aggiungo, senza esitazioni: non oscurarti, non assecondare il malessere devastante, non compiacere il ricatto, non lenire la pena ed il disagio con la presunzione di riscatto.  La dignità non può essere confiscata dai miserabili, non si può abdicare ai valori nei quali fortemente si è creduto neppure quando sul palcoscenico della nostra esistenza la scena sembra non avere altra storia!

 

Non si può soccombere, non ci si può rassegnare, non si può rinunciare!

 

"Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l'inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare". (Albert Einstein)

 

Un abbraccio fraterno

Tina

3 commenti

silvia benucci

silvia benucci15/04/2011 - 12:04
Mi chiedevo se quello che sto vivendo si può definire mobbing oppure.... Racconto brevemente la mia esperienza. Alla "veneranda" età di 39 anni, quando ormai non solo non lo cercavo più ma avevo impostato la mia vita in tutt'altre direzioni, ho scoperto di aspettare un figlio...Gioia ma anche tanta confusione.... Lavoro nella sanità pubblica e ne parlo subito al mio responsabile per capire insieme quali mansioni sarebbero state da evitare. Silenzio. La risposta è stata: finchè stai bene fai tutto, quando non stai bene mandi il certificato. Mah! Ho pensato, è giovane, forse non gli è mai successo che una sua operatrice gli ponesse il problema. Decido di contattare la sorveglianza sanitaria per capirci di più. Mi hanno spiegato quali mansioni devo evitare e quali posso fare, ma non hanno messo niente per iscritto, in quanto queste indicazioni sono contenute nella legge e devono essere conosciute dai datori di lavoro. Ritorno dal mio responsabile a riferire. Lui mi accusa di non voler lavorare! Falsissimo, io sto bene e a costo di essere considerata una madre poco attenta, voglio continuare a fare il mio "dovere" all'interno della PA, senza privilegi ma con le tutele che mi spettano. Dovrò rinunciare a malincuore a delle mansioni che mi gratificano tanto, per le quali mi sono formata anche a mie spese, ma lo dovrò fare solo per un periodo. Risposta: se davvero stai bene puoi firmare un documento in cui sollevi l'Azienda da ogni responsabilità e io ti autorizzo a continuare a svolgere quelle mansioni. Abbiamo discusso per un po', poi la conclusione è stata che si sarebbe informato personalmente. Nel frattempo però "sai quelle ferie che mi hai chiesto dal 9 maggio per partecipare al forumpa? Non te le autorizzo". Tutto questo in una pubblica amministrazione.
Laura Strano

Laura Strano20/04/2011 - 19:46
Ciao Silvia, Il termine mobbing è un po’ inflazionato. Anche se a mio avviso il fenomeno nella pubblica amministrazione è molto diffuso, preoccupante e non riceve la dovuta attenzione, un singolo episodio non può configurare mobbing. In base alla giurisprudenza occorre un periodo protratto nel tempo di “vessazioni” perché si realizzi la fattispecie “mobbing”. Le ferie (art. 19 comma 8 CCNL 1994/1997 sanità personale del comparto ) sono un diritto irrinunciabile ma vanno fruite in periodi compatibili con le oggettive esigenze di servizio, tenuto conto delle richieste del dipendente. E’ bene presentare richieste formali scritte e protocollate, e conservarne copia, perché se c’è un diniego deve essere motivato. Per quanto riguarda le tutele del periodo di gravidanza e fino ai sette mesi di età del figlio (art. 7 del T.U. dlgs 151/2001) è vietato adibire le lavoratrici al trasporto e al sollevamento dei pesi e ai lavori pericolosi, faticosi e insalubri. Puoi dare tu stessa un‘occhiata all'elenco di tali lavori pericolosi, faticosi e insalubri che è contenuto nell'allegato A al Testo Unico dlgs 151 del 2001 http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/01151dl.htm Non essendo mai stato adottato il Regolamento di esecuzione della L.1204 del 1971 per le tipologie di lavori elencate in allegato c’è anche un rinvio alla vigente normativa Sono citati, ad esempio, lavori nei reparti malattie infettive, nervose, mentali, lavori con utensili che trasmettono vibrazioni, lavori a bordo di mezzi di comunicazione in moto (pullman, treni ecc.) ecc, lavori che comportano esposizioni alle radiazioni ionizzanti, lavori che espongono al virus della rosolia, toxoplasma ameno che la gestante non sia immune ecc.). La normativa prevede che in alcuni casi possono essere anche variate le mansioni se i Servizi ispettivi del Ministero del Lavoro, d’ufficio o su istanza della lavoratrice, accertino che le condizioni di lavoro o ambientali sono pregiudizievoli alla salute , ad es. se vi è pericolo di contagio derivante da contatti di lavoro con il pubblico o con particolari strati di popolazione ecc. Dipende anche molto dalle mansioni che svolgi e dal contesto in cui operi. Tieni presente che il datore di lavoro è tenuto alla valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza e deve informare i lavoratori e i Rappresentanti per la sicurezza a cui puoi provare a rivolgerti per chiedere di conoscere la relativa documentazione. Per garantire la sicurezza in generale è' importante la più ampia informazione negli ambienti di lavoro e ogni figura preposta, dal datore di lavoro al Responsabile Servizio Prevenzione e Sicurezza, che può anche coincidere con il primo, fino al Rappresentante della Sicurezza dei lavoratori, ha un preciso ruolo, doveri e responsabilità. Anche i lavoratori non hanno solo diritti ma doveri in merito ad es. di segnalare malfunzionamenti di apparecchi ecc. Io non firmerei il documento che solleva l'Amministrazione da eventuali responsabilità.......... Se stai bene, puoi continuare a lavorare svolgendo le mansioni che non arrechino pregiudizio alla salute tua e del bambino. Ma il tuo datore di lavoro ha precisi doveri e responsabilità in merito e non può essere sollevato da una dichiarazione della lavoratrice. Tanti auguri!
silvia benucci

silvia benucci21/04/2011 - 10:10
Mille grazie per i tuoi preziosi consigli. Effettivamente parlare di mobbing pare eccessivo anche a me, anche se questa ultima "vessazione" fa parte di una serie di segnali che non mi fanno amare più come una volta il mio lavoro. Mi salva solo il rapporto che ho con l'utenza: di grande soddisfazione! In particolare mi pesa il fatto di non essere coinvolta nei compiti più organizzativi (il direttore interpella sempre le stesse colleghe) e di essere relegata, ora più che mai, a compiti di "segretariato personale" delle colleghe "furbe". Sono l'ultima arrivata e capisco di non riscuotere la stessa fiducia di un gruppo di lavoro consolidato, ma noto che ogni volta che provo a dire la mia vengo trattata con indifferenza, quasi fossi trasparente.