In principio era Linkedin: le nuove frontiere del "social recruiting"

letto 3174 voltepubblicato il 28/06/2011 - 15:34 nel blog di Giuliana Ruiu, in Servizi per l'Impiego

E' ormai risaputo che i canali informali sono quelli più utilizzati per il reclutamento del personale. In Italia, ricorre ad internet per il recruiting solo il 15,4 % delle imprese industriali e il 14,7 % di quelle di servizi. Ma è altrettanto risaputo che il fenomeno dell'incontro "informale" tra domanda e offerta, condizionato dai costi elevati di selezione, è controproducente per tutte le parti in causa. Partiamo da uno sguardo oltreoceano. Nel suo , Richard Donkin ha parlato recentemente delle potenzialità dei social network per l'emersione, a costi sostenibili, di questa fetta "sommersa" di domanda di lavoro, analizzando una particolare applicazione di Facebook ancora poco nota in Italia: (la cui traduzione letterale sarebbe l'imperativo "ramificati"). 

Parlando di BranchOut, Donkin dice: "Al momento non sono alla ricerca di un lavoro (malgrado sia sempre alla ricerca di un lavoro) quindi non sto tentando di trovarne uno attraverso la mia rete di conoscenze su Facebook, ma questo è esattamente ciò che fa BranchOut". "Non sono ancora in grado di spiegare come funziona" - prosegue - "ma mi ha già abbondantemente seccato il fatto di aver ricevuto un badge di "early adopter" da pubblicare sul mio profilo di Facebook."
 

Eppure le potenzialità del "social recruiting" devono essere davvero enormi se anche ,  il colosso mondiale degli annunci di lavoro online,  ha deciso di investire su  un'app di Facebook che permetterà agli utenti di creare un network lavorativo all'interno della piattaforma sociale più diffusa del mondo. L'applicazione si chiama ed è scaricabile in 19 lingue diverse. 

Tutto questo "movimento" in direzione del recruiting all'interno dei social network generalisti merita forse una riflessione: quali vantaggi si possono trarre, anche a livello locale? Secondo Donkin, è difficile esplorare il potenziale di questi strumenti se ci si limita a "voltare loro le spalle", come accade in molte amministrazioni pubbliche e in altrettante aziende private. I social network sono uno specchio della società; ci sono le aziende, anche le più piccole, e ci sono i lavoratori. E' possibile, come già fa , "inserirsi" in questo dialogo e renderlo creativo e produttivo?