A PROPOSITO DELL’ART. 29 DEL DDL INTERCETTAZIONI.

letto 1203 voltepubblicato il 17/10/2011 - 10:36 nel blog di Attilio A. Romita

 Uno spunto di discussione su quanto scritto, ripetuto, commentato ed affermato sul famoso art.29 del DDL Intercettazioni.

La mia interpretazione, che vorrei commentata o confutata da giuristi specialisti, discende da una lettura banale dell’articolo di legge  e da una visione che ritengo relaistica del mondo normale, in rete o no.

La Notizia: (tratta da un blog)

Il ddl intercettazioni all’esame della Camera ripropone l’obbligo di rettifica per i siti web non facendo distinzione tra siti professionali, d’informazione e semplici blog.

Il comma 29 dell’art. 3 del Dd sulle intercettazioni prevede ancora che “Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”.

La mancata rettifica nel termine, comporterebbe, per il blogger una sanzione pecuniaria sino a 12 mila euro.

La norma oltre che sciocca è anche pericolosa per la libertà di espressione sul web non tanto per i contenuti immessi direttamente dai bloggers o per gli articoli immessi nelle testate telematiche quanto per i commenti espressi dai singoli lettori che, probabilmente non vedremo più.

Il mio commento e spunto di discussione.

Il mio punto di vista è di molto difforme dalla vulgata dei commenti fatti da tante persone, addette ai lavori o no, protestatori di professione o professionisti impegnati.

Prima considerazione: E’ cognizione comune che una notizia in rete ha una velocità di diffusione e di penetrazione molto maggiore rispetto a qualsiasi altro mezzo di comunicazione.

Seconda considerazione: E’ cognizione comune che non tutte le notizie e commenti pubblicati in rete  possono essere considerati, vista la tanto difforme provenienza, esatti e perfettamente aderenti la realtà.

Terza considerazione: E’ tradizione del web, riaffermata e rivendicata da tutti i blog, una completa libertà di espressione e, soprattutto, di pubblicazione senza filtri di quanto i partecipanti ad un blog inviano.

Sulla base di queste considerazioni, vediamo cosa avviene oggi nel caso di una notizia falsa che potrebbe ledere la dignità o gli interessi di qualcuno.

Primo tempo: Il blogger TIZIO scrive un post, su “Pincopallo in rete”, del tipo: “L’imprenditore CAIO è un ladro, stupratore e sfruttatore di minori” e non importa se la notizia è vera e falsa.

Secondo tempo:Il signor CAIO, sentendosi insultato, scrive un post su “Pincopallo in rete” e suqualsiasi altro sito lui vuole: “Blogger TIZIO è uno sporco falsario che parla di cose che non conosce ed io somo considerato anche un benefattore dell’umanità”.

Terzo tempo:Sia il post di Tizio che il post di CAIO sono pubblicati su “pincopallo in rete” esattamente allo stesso modo in quanto questo sito dichiara di non fare monitpraggio preventivo su i post che arrivano.

Commenti conclusivi.

1.  L’art.29 prevede che notizia e smentita abbiano la stessa dignità, e questo già avviene anche ora quasi automaticamente e questo articolo soltanto ribadisce un concetto.

2.  La rete ed il web sono un mondo nuovo che come accade normalmente hanno avuto un primo periodo in cui vigevano le “leggi di frontiera”, ma che, vista la attuale diffusione universale, è giusto che rientrino nelle “leggi universali del vivere comune”.

3.  La rete ed il web, se non vogliamo considerare un luogo pubblico, devono essere almeno considerati come un luogo aperto al pubblico e come tale soggette ad una legge “normale”.

4.  Forse sarebbe utile che tutti i post fossero firmati o, ed avviene già ora, che fossero immessi da “utenti registrati” e che queste registrazioni possano essere rese disponibili su ordine del Magistrato. E tutto ciò non lederebbe la libertà di nessuno.

Conclusione.

Tutta la bagarre scatenata a tutti i livelli contro l’art.29 è solo inutile vocio senza alcun valore ed al massimo indica una assoluta incapacità di andare oltre la lettura delle prime due parole di una qualsiasi cosa scritta e di voler trarre conclusioni che nel migliore dei casi possono essere qualificate come pretestuose intendendo la protesta, basata o solo altisonante, come pretesto per farsi conoscere.