Outsourcing informatico per la PA fornito da Coop. di tipo B. fonte: Guglielmo Pinton

 copio e riporto qui una discussione che stenta a decollare e imho merita attenzione. La riporto esattamente come è stata formulata da Guglielmo Pinton e senza commenti aggiuntivi. Laura Spampinato

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Come è evidente dalla data e dai riferimenti che compaiono nel testo, questa è una proposta lanciata qualche tempo fa a rappresentanti di Confindustria e a Pubblici Amministratori (Sindaci e Dirigenti ULSS della mia zona), senza peraltro che ne conseguisse alcunché. Per ignoranza della materia, suppongo. E anche per la scarsa sensibilità nei confronti delle molte persone disabili (come mio figlio, vittima 10 anni fa di un incidente motociclistico) che, pur non potendo più accedere a un posto di lavoro "normale", sanno usare le nuove tecnologie molto meglio di molti funzionari e dirigenti di alto livello.

Sarò grato a chiunque da tecnico in ambito informatico e amministrativo, e da esperto in cooperative di tipo B, vorrà integrare quanto scrivo da autodidatta

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Padova, 13.11.2008

PROGETTO TABULARIA

Si sentono spesso evocare i ritardi con cui le PMI e la PA si servono delle opportunità che le nuove

tecnologie offrono, per cui devono, quando indispensabile, servirsi dell'outsourcing informatico

fornito da società private, che agiscono a tutt'oggi in regime di semi-monopolio e a costi che

appaiono talvolta esagerati.

Se si riflette poi, ad esempio, sulla macchinosità di dover conservare e gestire un archivio cartaceo,

mentre le recenti leggi hanno aperto la possibilità della conservazione sostitutiva, con il risparmio in

termini di tempo, di spazi occupati, di risorse umane che questa potrebbe permettere, è

immediatamente intuibile a cosa stiamo pensando.

L'idea sarebbe quella di creare una rete di Cooperative di tipo B, da distribuire nel territorio della

provincia o delle province interessate, che si occupassero appunto di questa materia e che servissero

al duplice intento di:

1)affrontare lo stato di digital-divide di PMI e PA e contribuire alla piena realizzazione dell' egovernement;

2)impiegare un buon numero di soggetti di cui alla legge 68/99.

Il prodotto da vendere al Cliente sarebbe:

1)il servizio di data entry,

2)la trasposizione dal formato cartaceo a quello digitale sul tipo di supporto prescelto di qualsiasi

genere e quantità di documenti, compreso il riordino e la digitalizzazione di interi archivi, fino alla

conservazione di tutto sul proprio server o su quello del Cliente per poterne fruire in tempo reale. Il

cartaceo, ove si desiderasse conservarlo, dovrebbe tornare al proprietario; qualora invece il Cliente

si orientasse verso la conservazione sostitutiva, si dovrebbe fornire il servizio di certificazione e

provvedere alla distruzione della carta,

3)eventuale stampa e spedizione di circolari e dépliants.

Le attrezzature sarebbero costituite da:

1)una postazione informatica per ogni operatore (10?, più eventuale lavoro on line da casa),

2)alcuni scanner piani nel formato A3,

3)2 scanner A3 professionali alta velocità,

4)uno scanner planetario,

5)uno scanner grandi formati per disegni tecnici,

6)un plotter per la stampa degli stessi,

7)una o più stampanti nei vari formati,

8)un server di capacità adeguata,

9)un automezzo di servizio attrezzato per trasportare eventuali soggetti in carrozzina.

Il software potrebbe essere reperito gratuitamente presso i ministeri competenti nell'ambito dei

progetti di riuso, in particolare interessando i ministeri della funzione pubblica e del welfare.

Il mercato da servire sarebbe potenzialmente costituito da:

1)aziende industriali e commerciali,

2)studi tecnici e professionali,

3)banche e assicurazioni,

4)comuni e loro associazioni,

5)aziende pubbliche.

L'immagine che ne ritornerebbe ai promotori di una iniziativa del genere crediamo sarebbe

notevole. Penso in particolare alle Camere di Commercio, a Confindustria e alla Regione Veneto.

La forma giuridica più adeguata sarebbe, come detto, quello della cooperativa di tipo B, che

prevedendo che almeno 1/3 dei soci e/o collaboratori appartengano alle categorie protette,

contribuirebbero in buona misura a risolvere il problema delle assunzioni di tali soggetti da parte

delle aziende, con tutti i benefici di costi che ne conseguono, e in più potrebbero accedere in favor

iuris ai contratti pubblici.

I soci-collaboratori da coinvolgere in tale progetto sarebbero, per ogni unità operativa:

1)un dirigente, anche per più cooperative, e almeno inizialmente, con funzione di venditore;

2)un tecnico informatico di buon livello (laureato);

3)un archivista che dovrebbe anche diventare il garante per la conservazione sostitutiva (laureato);

4)operatori di terminale diplomati (ragionieri, geometri, periti informatici) sia con contratti normali

che ex-lege 68/99;

5)un operatore di terminale con laurea in psicologia e con la responsabilità di curare l'ambiente di

lavoro in modo che tutti si trovino a loro agio;

6)un operatore di terminale con competenze infermieristiche per seguire eventualmente i non

totalmente autosufficienti;

7)un autista e operatore manuale.

Il capitale necessario per avviare l'impresa potrebbe essere reperito con capitale privato e contributi

da parte di regione, stato, comunità europea, enti vari e fondazioni. Per allestire ogni singolo punto

operativo potrebbero essere sufficienti non più di € 250.000,00.

Fòrema potrebbe occuparsi della preparazione delle singole figure necessarie, compresa quella dei

soggetti svantaggiati con il contributo determinante della ULSS di appartenenza. In seguito le stesse

Cooperative potrebbero fare degli accordi con il settore sociale delle ULSS e con i SIL (Servizio

Inserimento Lavorativo) per la preparazione di altri operatori appartenenti alle categorie protette.

DACCAPO si augura che queste brevi note possano accendere l'interesse di qualcuno in grado di

elaborare un business plan vero e proprio, tenendo presente che la realizzazione di un tal progetto

porterebbe innegabili vantaggi

1)sul piano sociale: far lavorare chi è più sfortunato, dandogli uno scopo e una ragione di vita,

2)sul piano aziendale: facilitare l'applicazione della legge 68/99 da parte delle aziende appartenenti

a codesta associazione (Confindustria),

3)sul piano promozionale: si tratterebbe di una iniziativa innovativa e facilmente spendibile sul

piano dell'immagine aziendale, associativa, politica.

 

Guglielmo Pinton

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