Possibili evoluzioni della licenza IODL

letto 3172 voltepubblicato il 08/11/2011 - 18:34 nel blog di Gianfranco Andriola, in Open Government, Italian Open Data Licence

Il tema è stato affrontato durante la tavola rotonda che ha fatto seguito all’evento del 18 ottobre scorso, rilanciato qualche giorno fa da una di Ernesto Belisario e ripreso più volte tra i numerosi commenti del di Salvatore Marras dedicato a Dati.gov.it: è necessaria una revisione della licenza Italian Open Data License per i dati aperti della pubblica amministrazione italiana?

L’Italian Open Data Licence è nata – in versione beta – nell’ottobre 2010 per rispondere a una e poi aggiornata nell’aprile 2011 all’attuale versione 1.0. Nonostante quindi non sia passato poi molto tempo dell’ultima revisione è impossibile non notare come il quadro di riferimento sia profondamente mutato, “sdoganando” i temi dell’open government e dell’open data, portandoli dalla frontiera dell’innovazione nella PA ad asset strategico delle azioni di trasparenza amministrativa.

Al momento le pubbliche amministrazione che licenziano i propri dati aperti con licenza IODL versione 1.0 pongono le seguenti condizioni

  • indicare la fonte delle informazioni e il nome dell’amministrazione che ha prodotto i dati, includendo, se possibile, una copia o un link alla IODL;
  • pubblicare e condividere gli eventuali lavori derivati con la stessa licenza o con una licenza compatibile;
  • non riutilizzare le informazioni in un modo che suggerisca che abbiano carattere di ufficialità o che il l’amministrazione che ha prodotto i dati approvi l'uso che viene fatto delle Informazioni;
  • prendere ogni misura ragionevole affinché gli usi innanzi consentiti non traggano in inganno altri soggetti e le informazioni medesime non vengano travisate

In particolare è il secondo dei quattro punti riportati che potrebbe in qualche modo “inibire” possibili riutilizzi dei dataset. Ad esempio, il Piemonte con suo ha ovviato il problema aprendo all’uso della licenza che sostanzialmente permette di copiare, modificare e distribuire i lavori derivati da – in questo caso – i dati pubblici della PA anche a fini commerciali, senza chiedere nulla all’ente che li ha prodotti. Attraverso questa licenza quindi i dati assumono una totale possibilità di riutilizzo, diventando più “appetibili”, ad esempio, per possibili sviluppatori di applicazioni web o smartphone.

Sarebbe interessante aprire un dibattito sulla possibilità di far evolvere ulteriormente l’attuale licenza IODL verso la licenza CC0; oppure creare una seconda licenza “IODL 0”, e quindi lasciare alle pubbliche amministrazioni la possibilità di valutare – caso per caso - quando adottare la IODL (un po’ più restrittiva) o quando invece licenziare i propri dati con questa seconda IODL 0 (completamente aperta). Che ne pensate?

8 commenti

Gianfranco Andriola

Gianfranco Andriola30/11/2011 - 13:04
ringraziando Federico ed Ernesto per i commenti postati fino ora, ne approfitto per aggiungere un po' di link utili per seguire al meglio questa discussione:
Laura Spampinato

Laura Spampinato30/11/2011 - 15:02
grazie ragazzi, non ero sicura riguardo l'aggiunta di SA. Adesso mi è chiaro. www.slideshare.net/redditopertutti
profilo vuoto

profilo vuoto29/11/2011 - 12:33
Carissimi, accolgo con grande piacere l'apertura di un dibattito pubblico su questo tema e suggerisco di procedere alla scrittura di questa nuova versione della IODL in modo strutturato. In particolare, sarebbe utile elencare puntualmente i bisogni delle pubbliche amministrazioni, per valutare se e come far evolvere la licenza (o quali altri strumenti possano soddisfare tali bisogni). Una IODL 0, se utile a porre più dati e contenuti nel pubblico dominio, sarebbe certo ben accetta, specie per favorire i riusi da parte delle imprese, che la IODL attuale potrebbe scoraggiare. Tuttavia, il mio personale parere, che già conoscete, è che l'ideale sarebbe far diventare la IODL un "protocollo d'uso" di licenze standard internazionali. Cerco di spiegarmi meglio, scendendo un po' nel tecnico (ma non troppo). Ritengo che le licenze come CC0, CC BY e/o CC BY-SA o ODC ODbL soddisfino già tutti i bisogni delle PA in termini di gestione della proprietà intellettuale. Resta invece opportuno (1) rassicurare le PA sul fatto che questi strumenti siano adatti a loro e (2) chiarire il divieto di adottare eventuali condotte illecite o abusive, che poco hanno a che fare con la proprietà intellettuale. Ad esempio, è certamente bene "non riutilizzare le informazioni in un modo che suggerisca che abbiano carattere di ufficialità o che il l’amministrazione che ha prodotto i dati approvi l'uso che viene fatto delle Informazioni", inoltre, è sempre necessario rispettare la normativa sulla tutela dei dati personali, etc. Riguardo (1), se la IODL fosse un protocollo di licensing, il "marchio" IODL resterebbe e sarebbe utilissimo a comunicare con le PA; ma il diretto uso di licenze standard favorirebbe la standardizzazione legale a livello internazionale, ponendo l'Italia come leader a livello internazionale in questo settore (poiché sapremmo trovare una buona via di mezzo tra l'approccio Neozelandese - usiamo direttamente Creative Commons - e quello Inglese - facciamoci una licenza ad hoc, che però è di fatto del tutto compatibile con Creative Commons ed Open Data Commons). Le esigenze relative a (2), infatti, possono probabilmente essere soddisfatte tramite disclaimer e note, che precedano il rilascio con licenze standard internazionali, le quali lasciano impregiudicati diritti come quelli relativi ai dati personali. [Estremizzando, cercare di risolvere i problemi relativi alla privacy o al fatto di non trarre in inganno gli utenti riguardo il carattere di ufficialità di un database modificato è un po' come usare un contratto di vendita per imporre a chi compri un coltello di non usarlo per ferire il prossimo... Va benissimo scrivere nelle note/istruzioni di stare attenti - "ché il coltello taglia" - e di non lasciarlo alla portata dei bambini, ma non serve un contratto per sancire che col coltello non si possa uccidere il prossimo!] My two cents, restando a disposizione per approfondire il dibattito. Federico
Ernesto Belisario

Ernesto Belisario30/11/2011 - 07:54
Federico, come sai, condivido la necessità di una revisione della IODL che vada nel senso del superamento della clausola "condividi con stessa licenza o con licenza compatibile". Entro la settimana, posterò qui una bozza di revisione (che tenga conto anche delle altre segnalazioni che ci sono giunte) e vi chiedo di fare tutte le proposte emendative che riterrete. Sul pubblico dominio, invece, continuo a nutrire (e non sono il solo) alcuni dubbi e perplessità.
Salvatore Marras

Salvatore Marras29/11/2011 - 11:30
Credo che dopo il lancio del contest Apps4Italy sia importante riprendere il confronto su questo tema valutando se modificare la IODL attuale in modo più aperto o introdurre due diverse licenze IODL
profilo vuoto

profilo vuoto30/11/2011 - 15:20
IMHO ci sono situazioni nelle quali è bene che la PA distribuisca dati con clausola SA. Quindi, se si vuole creare una licenza che non prevede la clausola SA, è meglio farne due. m.c.
profilo vuoto

profilo vuoto30/11/2011 - 15:52
Se ho inteso è proprio quello il pensiero. Infatti, ribadisco, sarebbe opportuno fare poi un piccolo vademecum che dia una idea di massima di vantaggi/svantaggi delle due modalità e di casi di uso concreti.
profilo vuoto

profilo vuoto30/11/2011 - 14:12
ottimo! un passo ulteriore, che si potrebbe fare successivamente, e' quello di creare un vademecum sul come e quando applicare le due casistiche e delle considerazioni sulle conseguenze. Si tratterebbe di fare una analisi spiccia di alcune situazioni. Personalmente poi sono dell'idea che convenga sempre spingere sulle licenze che non mettono costrizioni sull'uso di utilizzare la stessa licenza nella redistribuzione dei lavori derivati.