Moriremo ignoranti

letto 2644 voltepubblicato il 19/03/2012 - 07:44 nel blog di Gianluigi Cogo

Dell'Agenda Digitale del governo italiano avevo già scritto nelle scorse ore.

Dopo aver dato una rapida occhiata all'estratto di principi e di buoni propositi, mi era rimasto l'amaro in bocca e non riuscivo a digerire la pastoia di slogan.

Sia chiaro, tutto il tema delle Agende Digitali (da quella Europea a quelle locali e condominiali) mi interessa e fa parte del mio lavoro, al punto che ho sostenuto sin dalla nascita il movimento di opinione dal basso che le reclamava e ne ho sottoscritto l'appello: 

Il punto ora è un altro, e riguarda uno dei temi che mi stanno più a cuore, ovvero l'inclusione digitale e l'alfabetizzazione. Su questo blog ne ho parlato spesso e la mia posizione è chiara a quelli che mi seguono e dunque la sintetizzo: 'L'alfabetizzazione digitale delle famiglie e delle aziende italiane va fatta con la televisione!'

Troppo sintetico?

E allora mi spiego meglio. Il Ministro Profumo che si è assunto questa delega all'interno del Ministero dell'Istruzione????????, ha definito 101 temi e 6 tavoli di lavoro.

E vabbè, diamo per buono che sia stato circondato da saggi ed esperti e tutto ciò sia il risultato di un analisi condivisa con ?????? E diamo pure per assodato che le 6 teste chiamate a coordinare i 6 tavoli di lavoro, siano il meglio che il governo potesse esprimere. Andiamo oltre.

Il tema dell'inclusione digitale che mi sta particolarmente a cuore, a mio modo di vedere, viene messo in secondo piano rispetto a quello (molto importante) della digitalizzazione dei sistemi educativi ed educazionali. Il che tutti abbiamo letto, parla di LIM, eBook e elearning tutti sistemi e cazzabubboli che ai nativi digitali interessano quasi zero.

Dunque dopo aver buttato milioni di euro in LIM che pochi sanno attivare (non dico usare) e altrettanti in tecnologie (portali di elearning) vuoti o al massimo riempiti con contenuti inutili, ora puntiamo nuovamente sulla scuola per gli eBook. Auguri.

Me li vedo gli insegnanti di 60 anni che dovranno essere formati per insegnare, non tanto a leggere (ripeto: NON A LEGGERE) ma a produrre e interagire con un tablet. Auguri, davvero. Auguri!

Perché allora dimenticare aziende e anziani digitali? Perché relegarli a problema di inclusione sociale e produttiva? Perché non renderli parte del processo attraverso una nuova scolarizzazione digitale di massa?

I giovani tamarri non hanno bisogno di formatori nell'ambito digitale, sono loro i formatori da eleggere a protagonisti dell'Agenda Digitale. E dunque vado a spiegarmi, anche per rispondere a una sollecitazione di Mante che già aveva posto il tema su : 'Dobbiamo ricordarci che gli strumenti tecnologici in sé non posseggono alcuna intrinseca funzione salvifica'.

Infatti l'Italia di oggi ha bisogno di recuperare il ritardo attraverso un'azione rovesciata che individui i giovani 'Technology Steward' (tamarri digitali) proprietari di linguaggi e metodi come formatori e inclusori di anziani e di aziende. Non devono spiegare solo il funzionamento dei cazzabubboli ma devono farne capire l'utilità e i VANTAGGI!

Agli anziani devono spiegare i ritmi e i linguaggi della rete e alle aziende concetti come consumerization e gamification che sono i primi ingredienti per l'ebusiness di successo.

Dice Mante che '... abbiamo bisogno di una didattica quotidiana ..' e questo ruolo lo può soddisfare solo la televisione, come ai tempi del che più volte ho citato in questo blog. Quindi prendiamo Carlo Massarini e diamogli questo compito, perché nessuno meglio di lui, ad oggi, può farlo come già faceva benissimo ai tempi di Mediamente. Ovvio che andrebbe messo in prima serata e a reti unificate, per quanto mi riguarda.

Per gli che ci rappresentano nei gruppi di lavoro, spero che queste mie osservazioni servano a capire che è meglio lasciare che la scuola si occupi di formazione e di educazione e che il Ministro dell'Istruzione si occupi di questo suo compito (anche, ma non solo, con le nuove tecnologie). Al resto deve pensarci il Ministero per lo Sviluppo Economico (mettendoci il grano) e quello della Cultura e Spettacolo (competente per la RAI) che, come nel caso della BBC, è tenuto a cambiare e adeguare i suoi palinsesti.

Il nostro paese (al netto del problema culturale ed ideologico) è ancora un paese telecratico. Sfruttiamo questa negatività e circondiamo Massarini di giovani tamarri e mettiamoli in prima serata. Proviamo a immaginare una trasmissione che sia il 118 digitale di questo paese, in modo che la scuola torni a fare la scuola, le aziende tornino a fare business e lo spettacolo, per qualche mese, lasci il palco alla cultura, perché quella digitale è la nuova cultura che nel paese che ha dato i natali all'Umanesimo e la Rinascimento, oggi è scomparsa.

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2 commenti

Gianluigi Cogo

Gianluigi Cogo19/03/2012 - 09:57
A dire il vero, pur essendo stato scritto di domenica, questo post ha fatto il botto ieri, sia su Twitter che su Facebook. Credo che il tema sia sentito. Non vorrei fare il presuntuoso, anche perchè ho solo scoperto l'acqua calda, ma son anni che predico questo. La televisione non va demonizzata, va riconvertita, in meglio. Ormai c'è e ce la dobbiamo tenere, anche perchè si sta ormai ibridando con la rete. My two cents
Francesca Sensini

Francesca Sensini19/03/2012 - 09:35
Non credo ci sia altro da aggiungere. Se non condividerle ovunque, sperando che arrivino anche ai famosi tavoli della cabina di regia (anche direttamente a Saxa Rubra)