Sull'ambiguità del concetto di Open Government e sul linguaggio di chi ne parla

letto 3285 voltepubblicato il 16/04/2012 - 09:37 nel blog di Salvatore Marras

Premessa: dopo aver letto il post date un sottoposto a consultazione dal DFP.

Un recente  ricostruisce la storia e fa un quadro dell'Open Government e di Open Data.

Forse non ne faccio una sintesi corretta, ma la prima riflessione che vorrei condividere, dopo aver letto l'articolo, è che ognuno parla di Open Government partendo da un punto di vista preferenziale.

OG è un ideale che esprime una democrazia compiuta, insieme agli ideali di etica, uguaglianza, fraternità e libertà.

OG è un concetto politico e filosofico che implica partecipazione e coinvolgimento, assenza di barriere alla circolazione della conoscenza e alla innovazione, creazione di capitale sociale.

OG è una politica pubblica (nel senso di policy), basata sulla trasparenza, il libero accesso alla informazione pubblica (PSI), l'accountability, la partecipazione ai processi decisionali, la creazione di nuovi servizi e lo sviluppo di una economia che usa dati pubblici.

OG è quella parte di innovazione tecnologica che abilita il riuso dei dati (open data), delle applicazioni (open source), delle risorse di elaborazione (cloud), che rende l'e-government transattivo e interattivo, la città e il cittadino smart, i sensori e l'internet delle cose.

Quando un geek (OG come tecnologia) parla con un politico  (OG come filosofia) non si capiscono. Quando un funzionario pubblico (OG come politica) parla con un attivista della partecipazione (OG come ideale) non si capiscono.

Quando un funzionario pubblico parla con un geek, poi la cosa si complica.

Il dialogo è però fondamentale! Lo scambio di commenti che si intreccia sull'Action Plan che ho linkato all'inizio rappresenta queste distanze, ma anche la volontà e l'occasione di confrontarsi e capire meglio. Nell'interesse comune.