Ancora sulla "Spending Review"

letto 1895 voltepubblicato il 11/07/2012 - 21:18 nel blog di Luigi Sculco

 

Non si è certo spento il “tam tam” sulla Spending Review, anzi, quest’ultima adesso è entrata nella sua fase cruciale e già si evidenziano i vari dissapori nelle forze politiche, nel sindacato e nelle singole amministrazioni.

Purtroppo, assistiamo alla solita “commedia” sui mezzi di informazione, tra allarmismi, giustificazioni ed indicazioni di possibili soluzioni, alcune valide, altre che lasciano il posto a considerazioni associabili alla locuzione “Cicero pro domo sua”.

Avevo detto nell’esordio che il mio bolg sarebbe stato un po’ “eretico”, non tanto perché non prediligo le varie mode che da più parti vengono diffuse sul Web, ma per il fatto che la telematizzazione sembra, da più parti non sposarsi coi concetti di efficienza, efficacia, economicità ed aggiungerei, in questo frangente, sinergia.

La Pubblica Amministrazione è un corpo unico, non una costellazione di entità indipendenti e già il Codice dell’amministrazione digitale (D. Lgs. 82/2005) aveva asseverato il suddetto concetto. Adesso, le norme sulla decertificazione lo rafforzano: nessuna amministrazione deve richiedere informazioni che può attingere da altri enti in modalità telematica o che sono in suo possesso. E’ questa la norma guida, ma come al solito, tra il dire ed il fare ci sono di mezzo inerzie ataviche d’un mondo che, piaccia o non piaccia, deve cambiare per garantirsi uno scorcio di futuro, ma ancora non lo vuole fare.

E’ proprio qui che nascono le difficoltà, già evidenziate dai grandi numeri della Spending Review. Ci siamo chiesti come mai i tagli sono così ingenti e dolorosi? La risposta è, purtroppo, cruda e semplice: perché sinora non l’abbiamo mai fatta e molte storture si sono incrostate e incancrenite nel tempo.

Alcune domande (quasi retoriche):

·         Quanti dirigenti della Pubblica Amministrazione non hanno mai affrontato il problema della razionalizzazione del rapporto servizi/spesa (seppur in presenza di una telematica ormai ubiqua) semplicemente perché essa giustificava la consistenza d’un determinato organico?

·         Quante proposte organizzative ed operative, provenienti dal basso delle organizzazioni sono state tacciate come “inammissibili” e, in casi più eclatanti, “censurabili” per il semplice fatto che non si confacevano all’indirizzo imposto da un livello “più alto”?

·         E’ mai stato palese e misurabile il concetto di “investimento”nella Pubblica Amministrazione? In altri termini, è mai stato stimato, in maniera oggettiva, l’effetto d’una ben determinata iniziativa e questa stima s’è poi tradotta in progetto (correttamente condiviso) e questo, al riscontro delle varie “milestones”, ha mai dato risposta inequivocabile se andare avanti o fermarsi?

·         Qualcuno ha mai, ufficialmente, avuto il dubbio che nel rapporto P/C (efficienza d’un sistema economico), dove P rappresenta la quantità di beni/servizi prodotti e C il costo per produrli, oltre che massimizzare il numeratore (a volte molto “alla buona”) si poteva anche minimizzare (e contemporaneamente) il denominatore? Non è una questione squisitamente fatta di energie alternative, ma anche di sostenibilità d’un progetto e di, effettivamente, spendere meno perché la Fisica stessa afferma che non si può “consumare in eterno” quantità sempre maggiori di beni?

Ci sarebbero tantissime domande del suddetto genere, e tutte convergenti ad un’unica, amara, constatazione: la tecnologia ci offre una via d’uscita costituita da una innumerevole quantità di strumenti, ma si ha la paura (o l’inerzia) nel volerli utilizzare a pieno perché se ne temono gli effetti o le ripercussioni su una situazione futura che non si riesce a prefigurare (quindi, gestire) o, peggio ancora, perché questo mette in discussione equilibri ormai consolidati a livello nazionale ed internazionale.

La storia recente ci sta insegnando che questo paradigma non regge più ed i suoi costi finiscono quasi sempre per ricadere sulle fasce più deboli della società o, ancor peggio, su intere aree del pianeta.

Credo sia tempo di rivedere profondamente quelle costruzioni concettuali che si chiamano, nel complesso, Pubblica Amministrazione, facendo si che passino dall’essere “costo” all’essere “risorsa” e la telematizzazione è una delle principali leve, ma va abbinata alla valorizzazione della Risorsa Umana miscelandola adeguatamente col “rischio imprenditoriale” del dirigente decisore. Se, a tutti i livelli, un dirigente/manager non sa valorizzare le proposte dei suoi subalterni (magari trincerandosi dietro i commi d’una circolare), trasformandole in progetti misurabili e riscontrabili è bene che cambi mestiere… Inutile che esso venga “protetto” dal sistema complessivo, perché a lungo andare, tali soggetti presi nel loro insieme genereranno danni che motiveranno, probabilmente, un’altra Spending Review dolorosa.

Il limite ormai, è quasi costituito dalle idee, non dai mezzi, ma a tutti i livelli occorre avere l’umiltà d’ascoltare e di costruire… Così facendo, la Spending Review non andrebbe fatta a ondate, ma verrebbe naturalmente e da sé. Indubbio il riferimento alla valorizzazione della Risorsa Umana ed al “gioco di squadra”… Inutile il riferimento al fatto che è giunto il tempo per asseverare il concetto che la Pubblica Amministrazione non è subalterna al Sistema Politico (come del resto sancito dalla Costituzione della Repubblica), ma pur essendo fedele a tutte le istituzioni democratiche gioca indipendentemente e liberamente la sua partita di contro-leader, quando occorre.